Armo (Árem in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Fu comune indipendente del Trentino fino al 1928, anno in cui fu aggregato a quello di Turano. Dal censimento del 1921 risultava avere 305 abitanti.

Origine del nome Diverse sono le ipotesi avanzate sull'origine del nome e secondo il linguista Carlo Battisti che studiò il dialetto della Val Vestino e di Armo agli inizi del XX secolo, il toponimo del villaggio è di probabile origine retica, analogamente a quello di Dermulo, un antico comune della Val di Non oggi frazione di Predaia, che nel 1218, era chiamato "Armulo"., mentre per lo storico Luigi DalrìLuigi Dalrì, Il ducato longobardo di Trento, in Studi trentini di scienze storiche, n. 4, Trento 1973. la voce deriverebbe da un antico idioma tedesco e sarebbe riconducibile al dominio longobardo con il significato di ala dell'esercito.

L'etnografo Bartolomeo Malfatti nel suo "Saggio di toponomastica Trentina" edito nel 1896 riporta che: "In alcuni idiomi dell'Occitania "armas" significa luogo sterile, landa; onde l'aggettivo "armassi" incolto, selvaggio. Questo significato conviene abbastanza al nostro Armo, situato sopra un piano elevato fra due convalli, non molto fertile, ma con pascoli e boschi; talché gli abitanti sono per la maggior parte pastori o carbonai. Non credo tuttavia col Boucoiran che Armo, "armas" derivi da "eremus", perché la mutazione dell'"e" iniziale in "a" si può dire fatto anomalo nella fonetica neo-latina. Piuttosto inclino a supporre in quei vocaboli la radice "ar" col significato di arido, sterile. Non dico però che questa radice entri come componente in tutti i nomi indicati di sopra. In quelli di fiume, la radice "ar" ha probabilmente il significato di solcare (arare). In alcuni casi può darsi che arm sia alterazione di alm; per la facile mutazione dell' in r. Pare anche che alcuni nomi sieno contratti da altri più antichi; cosi l'odierno Armio di Lombardia è detto nelle carte antiche "Arminianum" (C.D.L.) ed "Armedanum" S. Maria dell'Arma, in Liguria. L'"ar" in alcuni nomi celtici è prefisso preposizionale col significato "ante", "ad"; Ar-morica=lungo o presso il mare (kimr, corn. bret. Mor=mare) Ar-verni=presso gli ontani (vern, fearn ontano)"B. Malfatti, Saggio di toponomastica Trentina, in Società degli Alpinisti Tridentini, XIX Annuario 1894-1895, Rovereto 1896, pag.159..

Altri ricercatori invece sostengono che il nome Armo derivi dalla parola prelatina "barma" che indica una sommità rocciosa o una grottaTra i vari esempi si possono citare sia l'appellativo personale di origine celtica "Aramo" sia quello della divinità topica nel Gard, "Aramon" (cit. Andrea Gandolfo, La provincia di Imperia: storia, arti, tradizioni, volume 1, 2005)., ovvero ipotizzano una derivazione dal nome personale celtico "Aramo" o dal germanico "Armo" col significato quindi di "terreno di Aramo o Armo", così come è stato ipotizzato per il borgo di Armo in provincia di Imperia, per Armarolo una località di Godiasco in provincia di Pavia o per la frazione di Armio di Maccagno con Pino e Veddasca in provincia di VareseAndrea Gandolfo, La provincia di Imperia: storia, arte, tradizioni, volume 1, 2005.. Anche secondo la ricerca di Arnaldo Gnagna nel suo "Vocabolario topografico-toponomastico della provincia di Brescia", edito nel 1939, l'abitato di Varmo in Friuli-Venezia Giulia avrebbe la stessa origine poiché il toponimo potrebbe derivare dalla base indoeuropea “wara” o “wor”, che significa "acqua". Un'ultima ipotesi si rifà alla parola latina "armentum" col significato di "luogo ove salgono gli armenti" al pascolo.

Il ritrovamento di tombe definite "etrusche" alla fine del XIX secolo, i cui materiali sono in seguito andati dispersi, ha permesso di ipotizzare una origine retico-etrusca per l'insediamento..

Il toponimo Armo, nella sua dizione dialettale di Árem, è riscontrabile nel vicino comune di Magasa nella località Val d'Árem, mentre è attestato una prima volta, in una pergamena del 21 agosto del 1405 quando fu stipulato un compromesso tra le comunità di Magasa, Armo, Persone, Moerna e Turano della Val Vestino con quella di Storo per stabilire i rispettivi confini sul monte Tombea.. e una seconda volta, il 25 aprile del 1480 in una pergamena del comune di Tignale. Questo documento, rogato nella frazione di Piovere dal notaio Bartolomeo del fu Dolcibene da Muslone, consiste in una concessione annuale fatta dai rappresentanti della comunità a "Pietro Baldassare da Moerna" e ai soci Pietro di Grecino da Armo e Pietro Domenichino da Moerna per lo sfruttamento di un monte in Val Vestino nella Valle del Droanello. Nella stessa pergamena è citato pure un certo Pietro da Armo, consigliere del comune di Tignale.. Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannominati: "Gàc", gattiDie Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Holder, 1913..

Storia

Armo trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni «reto-celtiche», Stoni o Galli Cenomani; il ritrovamento di tombe dette «etrusche» alla fine del XIX secolo ha permesso di ipotizzare per l'insediamento un'origine retico-etrusca. Secondo lo storico Luigi Dalrì la località sarebbe stata il capoluogo dell'antica centena longobarda della Val VestinoLuigi Dalrì, Il ducato longobardo di Trento, in "Studi trentini di scienze storiche", n. 4, Trento 1973..

Dal 1189 circa al 1826 Armo fu comune della Contea di Lodrone, territorio soggetto alla podestà dei conti Lodron, feudatari dei principi-vescovi di Trento. La comunità fu parte in causa nelle grandi contese confinarie della valle: è citata nella pergamena del 21 agosto 1405 con cui le comunità di Magasa, Armo, Persone, Moerna e Turano devolvevano ad arbitrato la lite con Storo per i confini del monte Tombea, e fu protagonista, il 5 luglio 1502, dell'atto di composizione con Magasa per lo sfruttamento consensuale della valle di Cablone, oltre che della grande divisione terriera del 31 ottobre 1511, che le attribuì una quota dei pascoli e dei boschi dei monti Camiolo e Tombea.

Nel 1908 Cesare Battisti, in visita alla valle, definì la posizione di Armo la migliore fra quelle dei sei villaggi.. Nel settembre del 2000 l'abitato fu interessato da uno dei primi avvistamenti bresciani dell'orso bruno reintrodotto in Trentino con il progetto Life Ursus.

La famiglia industriale degli Andreoli: da contadini a possidenti terrieri a cartai

La famiglia Andreoli, secondo lo storico madernese Donato Fossati, era originaria di Armo e, di professione allevatori di bestiame, si sarebbe poi trasferita nel corso del XVI secolo nella Riviera di Salò facendo una lunga sosta a Navazzo di Gargnano nella frazione di Santa Maria per poi spostarsi nuovamente nel borgo montano di Campediglio, meglio noto come Campei de Sima, a Toscolano Maderno. Difatti gli Andreoli iniziarono qui, a 1050 metri di altitudine in un ambiente isolato, le loro molteplici attività occupandosi dell'allevamento del bestiame per poi vendere i prodotti del caseificio e con i guadagni ottenuti, nel 1580, acquistarono pascoli e boschi dei dintorni come la malga di Campiglio di Cima, con le annesse Campiglio di Mezzo e di Fondo site nel comune di Toscolano Maderno. Le proprietà si estesero con gli acquisti di pascoli e boschi tra cui i Ronchi, Cessamale, le Folgherie, gli Albaredi, Montepiano, Maernì, le Luvere, la Selva oscura, le costiere e le pendici settentrionali. A Campiglio di Cima, nel 1602, visto che vi abitavano stabilmente circa 36 persone, gli Andreoli edificarono una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Neve. La cappella custodiva originariamente due dipinti di autore ignoto: uno raffigurante la Madonna della neve e l'altro S.Gaetano da Thiene ai piedi della Madonna. La data di costruzione della chiesetta risale al 1602. Tale data è stata possibile desumerla da una richiesta dell'Arciprete di Toscolano Lodovico Avancinus diretta al Vicario Episcopale di Brescia con la quale chiedeva la licenza di "erigere un Oratorio a Campeglio dove abitano 36 anime". Ogni anno al 5 di agosto, festa della Madonna della Neve, fino ad alcuni decenni fa si celebrava la festa con l'intervento di un Sacerdote e la partecipazione di pellegrini e gitanti dei paesi rivieraschi ed in tempi più lontani anche di tagliaboschi, falciatori, mandriani e carbonai che in processione da Gaino salivano alla chiesetta. Dopo il rito religioso la festa si svolgeva all'ombra dei faggi con colazioni al sacco, allietate da canti e danzeRegione Lombardia, Ambiente e Paesaggio, Sentiero dei Lodroni, 2006.. La famiglia Andreoli rappresentata dal capostipite Donato, trovò nel corso del Settecento fortuna e ricchezza a Toscolano, ove si era stabilita, nella produzione della carta presso la cartiera di loro proprietà a Maina Superiore nella Valle delle Cartiere lungo il corso del torrente Toscolano... Le cartiere di Toscolano iniziarono la loro attività nel 1780 utilizzando gli stracci quale materia prima per la fabbricazione della carta. L'opera del cartaio Donato fu poi proseguita dai figli Giacomo (1753-1821), Giovanni e Pietro (1763-1847) e si protrasse fino ai primi decenni del Novecento. Questo opificio degli Andreoli passò successivamente di proprietà alla famiglia dei Maffizzoli assieme ai Bianchi e infine fu acquisita dalla famiglia dei Fossati, già proprietaria di quella in località GardeGiovanni Perani, Uomini illustri della mia famiglia, Milano 2004.. La famiglia Andreoli fu Donato si estinse nel 1841 in Fossati.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

La chiesa parrocchiale La chiesa parrocchiale è dedicata al culto dei santi Simone e Giuda che si festeggiano il 28 ottobre. La chiesa è stata rimaneggiata più volte e il presbiterio, che è la parte più antica dell'edificio, reca sull'avvolto la data del 1117. Fu consacrata da monsignor Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, principe vescovo di Trento, il 12 agosto del 1837..

Legata fortemente alle proprie tradizioni religiose, la popolazione di Armo non mancò mai di venerare la propria chiesa e i propri santi ai quali era devota, così si recò l'11 gennaio 1712 in pellegrinaggio presso il santuario della Madonna di Valverde a Rezzato, luogo celebrato per l'apparizione mariana avvenuta nel 1399 e, l'anno precedente, nell'ottobre 1711Baldassarre Camillo Zamboni, Memorie storiche del santuario di Valverde di Rezzato, 1821..

Le santelle religiose Un tempo la profonda religiosità popolare delle genti di questa valle si esprimeva spesso con l'erezione di opere sacre e l'apposizione di "segni" che avevano lo scopo di garantire un quotidiano "filo diretto" con il Creatore. C'era sempre qualche buon motivo per ringraziarlo per invocarne la benevolenza. Cosi, lungo le stradine di campagna e le mulattiere di montagna è facile imbattersi in vecchi manufatti ormai spesso offuscati, dalla patina del tempo: croci, tabernacoli, capitelli, lapidi in ricordo di eventi tragici, piccoli dipinti votivi realizzati per grazie ricevute. Presso di essi il viandante sostava qualche attimo in rispettosa preghiera: anche il passante più frettoloso, vi gettava almeno uno sguardo, elevando un pensiero al Cielo.

I quattro capitelli o santelle siti nella campagna circostante l'abitato, lungo le antiche mulattiere che collegavano il villaggio con gli altri abitati della Val Vestino e i suoi alpeggi furono presumibilmente edificati tra il 1600 e il 1800, per volontà di pii benefattori. I manufatti si presentano con volta a sesto d'arco e le strutture verticali sono in muratura portante. Le coperture sono a due falde simmetriche con il manto in coppi e furono recentemente ristrutturate in quanto versavano in stato di abbandono, invase dalla vegetazione e con gli affreschi sbiaditi e esposti alle intemperie.