Biografia Era il fratello dell'avvocato Wilfredo (1934-2009). Si laurea in Giurisprudenza all'università La Sapienza nel 1958. Iscritto dal 1951 ai gruppi giovanili della Democrazia Cristiana, dal 1954 al 1960 è segretario politico della sezione della DC di Monteverde Vecchio. Vince cinque concorsi pubblici, tra cui quello di funzionario di polizia, per il quale opta. Dopo un anno passato come commissario di PS presso la Squadra Mobile della Questura di Roma, entra in magistratura il 31 ottobre 1961, classificandosi tra i primissimi del suo concorso, e in qualità di uditore è assegnato alla procura della Repubblica di Roma. Pretore a Castiglion del Lago fino al 1966, in tale anno è nominato sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, funzioni che ha esercitato sino all'aprile 1979. Fu in quel periodo (1977) che sottopose a sequestro il film di Paolo Pietrangeli "Porci con le ali", in parte ispirato all'omonimo romanzo , censurato per cosiddetta "oscenità", provvedimento in seguito revocato.

Con decreto ministeriale del 20 ottobre 1978 è applicato alla Procura generale presso la corte d'appello di Roma, e nel 1979 è nominato sostituto procuratore generale presso la medesima corte. È sempre stato considerato come un magistrato vicino a Giulio Andreotti. Dal giugno del 1979 è collocato in aspettativa per mandato parlamentare, e in tale situazione è mantenuto nel corso di quattro legislature (dall'VIII all'XI) fino alle dimissioni da deputato rese il 31 luglio 1992. In occasione della formazione del primo governo Amato, infatti, la direzione della Democrazia Cristiana aveva approvato una risoluzione che prevedeva l'incompatibilità dell'incarico di ministro con il mandato parlamentare.

Nell'estate del 1993, dopo le dimissioni del governo Amato e la costituzione del successivo governo Ciampi, Vitalone lascia l'incarico ministeriale e, privo di mandato elettivo, di fatto abbandona politica attiva. Alla conclusione delle sue vicende giudiziarie, nelle quali è assolto con formula piena e con sentenze definitive, sistematicamente e con la piena assoluzione, perugina, Vitalone, decide di rientrare in magistratura. Chiede e ottiene la ricostruzione della carriera in base alla cosiddetta "legge Carnevale" come previsto per i dipendenti pubblici cui sia stata interrotta a causa di un procedimento penale poi concluso con un’assoluzione. In un primo tempo è presidente di sezione alla corte d'appello di Firenze, successivamente è nominato presidente di sezione della corte di cassazione.

Il suo impegno istituzionale di quasi mezzo secolo - come magistrato prima e come politico poi - nella lotta all'eversione terroristica, alla criminalità organizzata e al traffico internazionale di droga, è innegabile. Nel processo relativo all'omicidio del giornalista Mino Pecorelli che lo ha visto sul banco degli imputati insieme al Giulio Andreotti, Vitalone è assolto in tutti i tre gradi di giudizio, mentre la sua principale accusatrice è condannata per falsa testimonianza. E' assolto con formula piena e con sentenza definitiva anche in un altro giudizio che lo aveva visto imputato per il reato di estorsione e che vide condannato per calunnia un imprenditore che lo aveva chiamato in causa.

È deceduto a Roma nel 2008.

Incarichi politici Claudio Vitalone ha avuto una lunga carriera politica, ricoprendo diversi incarichi: il 20 giugno 1979, fu eletto senatore nella VIII Legislatura per la Democrazia Cristiana nel collegio di Tricase. Fu presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Eni-Petromin, vicepresidente della commissione Antimafia, sottosegretario agli Esteri nel governo Andreotti del 1989, ministro per il Commercio con l'estero nel governo Amato del 1992, coordinatore per l'Italia della lotta alla droga in ambito comunitario. In quest'ultima veste chiamò il giudice Giovanni Falcone a collaborare con lui al CELAD (il cosiddetto "Comitato Mitterrand"), l'organismo costituito a livello europeo per combattere la produzione e la vendita degli stupefacenti, lavorando fianco a fianco al compianto magistrato nell'elaborazione delle strategie italiane sul piano internazionale volte al contrasto del narcotraffico e della criminalità organizzata.

Nello svolgimento dell'attività parlamentare ha fatto parte della Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, della Commissione Giustizia. Dal 1984 è stato componente effettivo, Capo Gruppo e vice Presidente fino al luglio del 1989 della "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia".

Componente effettivo della Commissione parlamentare per i procedimenti d'accusa sin dal 1979 e fino allo scioglimento della Commissione stessa per intervenuta modifica della relativa disciplina costituzionale (1988). Nell'ambito di tale attività si è occupato pressoché esclusivamente – in ragione della peculiare natura della giurisdizione penale-costituzionale, affidata nel previgente sistema al Parlamento – di reati contro la PA. Si è trattato di un'attività giudiziaria in senso stretto, conclusa assai spesso con ponderose relazioni e dibattiti a Camere riunite, davanti alle quali ha rappresentato le proposte ed i giudizi della Commissione. A titolo meramente esemplificativo, si ricorda la relazione sul "caso Eni Petromin", presentata al Parlamento il 16 gennaio 1985 ed approvata il 24 gennaio 1985. Si tratta di un documento di alcune migliaia di pagine, versato agli atti del CSM, riepilogativo di un'intensissima attività d'inchiesta svolta prevalentemente in ambiti internazionali.

Dal luglio del 1989 al giugno del 1992 ha svolto le funzioni di sottosegretario agli Affari Esteri con delega per l'Europa e le Repubbliche della Comunità degli Stati Indipendenti (in gran parte l'ex-URSS), per le Relazioni culturali, l'Emigrazione e gli affari sociali, la Cooperazione scientifica, la lotta alla criminalità internazionale ed al narcotraffico. Nell'ambito di quest'ultima competenza, è stato rappresentante permanente dell'Italia in seno al CELAD. In detta qualità ha elaborato il "piano europeo di lotta alla droga", che è stato approvato dai Paesi membri, ed ha costituito e diretto un apposito "gruppo di lavoro per il coordinamento delle iniziative italiane sul piano internazionale nel campo della lotta alla droga ed alla criminalità organizzata". Ha chiamato a far parte di tale gruppo - tra gli altri esperti – i magistrati Adolfo Beria d’Argentine, Giuseppe Di Gennaro e Giovanni Falcone. Nell'ambito della delega alle "Relazioni culturali", ha presieduto la speciale Commissione cui è stato demandato il riordino della normativa italiana in materia di patrimonio culturale.

Nel luglio del 1992 si è dimesso dalla carica di senatore e ha assunto l'incarico di ministro per il Commercio estero nel Amato I. A tale titolo è rimasto fuori del ruolo organico fino al 28 aprile 1993, data alla quale il governo si è dimesso. Il giorno successivo (29 aprile) ha chiesto il prescritto richiamo in ruolo. Dal momento della sua reintegrazione in servizio, è stato destinato alla Corte d'appello di Firenze, ove ha svolto di fatto le funzioni di presidente della I e II sezione penale. Con decreto del 9 marzo 2000, è stato designato quale presidente effettivo della Commissione per il gratuito patrocinio per il distretto della Corte d'appello di Firenze.

Attività parlamentare

Nello svolgimento dell'attività parlamentare ha assunto numerose iniziative legislative sul piano della lotta al terrorismo, al crimine organizzato ed alla mafia in particolare, nonché su materie attinenti all'ordinamento giudiziario, al sistema penale ed al processo penale, alle misure di prevenzione ed all'assistenza giudiziaria internazionale. Ha tenuto numerose conferenze sui temi della politica internazionale, dell'integrazione europea e della lotta alla droga.

Ha presentato dei disegni di legge in materia di ordinamento della professione forense, disciplina della prevenzione, riabilitazione e reinserimento sociale dei tossicodipendenti e norme per la repressione del traffico illecito di droga, modifica dell'art. 2 del codice di procedura penale in ordine alla trasmissione del rapporto da parte degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria.

Missioni internazionali Tra il 1989 ed il 1991, ha rappresentato il governo italiano in 127 missioni internazionali.

Nel semestre di presidenza italiana della Comunità europea (1º luglio-31 dicembre 1990), ha risposto davanti al Parlamento Europeo sul processo di Unificazione delle due Germanie, sulla crisi del Golfo, sul razzismo, sulla criminalità e su interrogazioni concernenti materie diverse.

Unione Interparlamentare (U.I.P.) È stato componente della Sezione italiana dell'Unione Interparlamentare e Capo della Delegazione italiana alle conferenze di: Bangkok (12 ottobre 1987) Guatemala city (11 aprile 1988) Sofia (19-24 settembre 1988) Budapest (10 marzo 1989)

Alla Conferenza di Londra (4-9 settembre 1989) è stato eletto Presidente della Commissione Politica dell'Unione Interparlamentare, carica conservata sino a quando (luglio 1992) ha assunto la carica di Ministro della Repubblica. Ha rappresentato l'Italia altresì alle conferenze di: Delhi (18-24 marzo 1988) Nicosia (30 marzo - 7 aprile 1990): 83ª Conferenza Interparlamentare Uruguay (11-12 ottobre 1990): 84ª Conferenza Interparlamentare.

Alla Conferenza di Budapest (marzo 1989) ha proposto una risoluzione concernente «Le iniziative dei Parlamenti per favorire le strategie internazionali di lotta contro il traffico di droga, che costituisce una minaccia per le nostre società e, particolarmente, per i giovani». Tale proposta ha riscosso l'approvazione delle delegazioni di tutti i più importanti Paesi del mondo. Nella qualità di Presidente della Commissione politica, ha diretto il dibattito interparlamentare che ha condotto all'adozione di risoluzioni sulla crisi del Golfo, sulla questione palestinese, sul disarmo, sulla tutela dei diritti umani, sul problema della violenza nei confronti delle donne e dei bambini. Ha rappresentato la posizione italiana, svolgendo l'intervento ufficiale, a: Bangkok sulla "Tutela dei diritti umani"; Guatemala City sugli "Orizzonti di un nuovo ordine internazionale"; Sofia sulle "Strategie della lotta internazionale al narcotraffico ed alla diffusione delle tossicodipendenze"; Budapest sul "Processo di integrazione europea e l'Atto finale di Helsinki".

Il golpe Borghese