Il castello di Torrechiara è un maniero quattrocentesco dai tratti contemporaneamente medievali e rinascimentali. Collocato sulla cima di un colle roccioso panoramico alle porte della Val Parma, è affiancato dal piccolo borgo medievale di Torrechiara, frazione di Langhirano, in provincia di Parma.
Voluto dal conte Pier Maria II de' Rossi quale possente struttura difensiva ed elegante nido d'amore per sé e l'amante Bianca Pellegrini,. è considerato uno dei più notevoli, scenografici e meglio conservati castelli d'Italia, nonché uno dei "più begli esempi di architettura castellana quattrocentesca" del Paese.. Dal 1911 monumento nazionale italiano, è inserito nel circuito dell'Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.
Dal 1º giugno 2024 afferisce al Complesso monumentale della Pilotta di Parma.
Storia Il castello originario L'originario fortilizio di Torchiara fu costruito in epoca medievale; la prima testimonianza della sua esistenza risale al 1259, quando il podestà di Parma ne deliberò l'abbattimento, in quanto più volte utilizzato dai ribelli come rifugio e base d'attacco alla città.... Nel 1267 il Comune di Parma stabilì di non ricostruire più alcuna fortificazione in zona...
Ciò nonostante, pochi anni dopo la famiglia Scorza edificò sulle rovine una casaforte, che nel 1293 fu attaccata e distrutta per volere del podestà Marco Giustiniani, come reazione a un'ingiuria fatta da Egidiolo Scorza nei confronti del figlio di un certo Carretto... Nel 1297 il Comune di Parma decretò che non potesse esservi più ricostruita nessuna struttura difensiva...
Fu disatteso anche questo divieto e nel 1308 Gilio Scorza accolse a Torrechiara per la famiglia Lupi i marchesi Bonifacio, Rolando e Lupo e per la famiglia Rossi i fratelli Ugolino e Guglielmo, tutti cacciati da Parma per volere di Giberto III da Correggio... Dopo aver ricostruito il maniero, i ribelli ne fecero la loro base per la conquista della fortificazione di Giarola, appartenente al monastero di San Paolo. Giberto reagì immediatamente: dapprima attaccò e distrusse il castello di Giarola, poi mosse contro la casaforte di Torrechiara, che pose sotto assedio, raggiungendo dopo lungo tempo un accordo con Rolandino Scorza, figlio di Gilio... Nel 1313 Cabrietto Scorza, fratello di Rolandino, e Guglielmo de' Rossi si allearono e attaccarono Giberto su vari fronti;. nel corso degli scontri la fortezza di Torrechiara fu presa d'assalto e distrutta.
Il castello dei Rossi
Tra il XIV e gli inizi del XV secolo i conti Rossi estesero notevolmente i propri domini in buona parte del Parmense, fino a controllare quasi interamente il territorio compreso tra le valli dei torrenti Parma e Baganza..
Nel maggio del 1448, senza alcuna opposizione da parte del Comune di Parma, Pier Maria II de' Rossi diede avvio al cantiere di costruzione di un grande castello.... sulle rovine dell'antico fortilizio di Torrechiara,. intervenendo personalmente nel disegno delle strutture difensive.. Per consentire di ampliare la superficie di appoggio dell'edificio, il Conte fece realizzare un'ampia piattaforma sulla cima del colle, retta sull'intero perimetro da massicce murature rinforzate da contrafforti.. Grazie alla sua posizione di eccezionale visibilità in tutta la vallata, la nuova possente fortezza, rientrante nell'ambizioso progetto di ristrutturazione territoriale dei domini rossiani, estesi su circa un quinto del Parmense, doveva dimostrare il ruolo di primo piano della famiglia nella zona.. Lo scenografico maniero, dal carattere fortemente difensivo grazie alla tripla cerchia muraria e ai quattro massicci torrioni angolari, nasceva anche quale elegante dimora isolata ove il conte potesse incontrare l'amante Bianca Pellegrini di Arluno; per questo Pier Maria si rivolse ai più importanti artisti della zona per decorare le sale interne e in particolare la Camera d'Oro, che fu affrescata in stile gotico da un artista ignoto, sul cui nome gli studiosi si dividono: molti storici propendono per Benedetto Bembo, alcuni critici per Francesco Tacconi e altri ancora per Bonifacio o Girolamo Bembo..... I lavori di costruzione furono completati nel 1460..
Nel 1464 il Conte assegnò nel testamento il castello a Ottaviano,. che, pur risultando formalmente figlio di Bianca e del marito Melchiorre Arluno, in realtà era molto più probabilmente figlio naturale dello stesso Pier Maria.. Tuttavia, Ottaviano premorì al Conte, perciò i beni a lui destinati furono assegnati all'erede principale Guido.
Probabilmente verso il 1475 fu edificata la galleria coperta di collegamento tra il maniero e il borgo; l'ingresso principale all'epoca era collocato all'interno di un rivellino affacciato sul lato opposto, verso il rio delle Favole.
In seguito all'assassinio di Galeazzo Maria Sforza nel 1476, la situazione per Pier Maria, suo fedele alleato, subì un profondo cambiamento, che si accentuò soprattutto dopo l'ascesa al potere di Ludovico il Moro: quest'ultimo fin da subito si affiancò come consigliere Pallavicino Pallavicini e iniziò a favorire la sua famiglia, mentre allo stesso tempo rivolte onerose richieste al Rossi, che rifiutò di accettarle. Il Conte, ormai isolato, cercò l'appoggio da parte dei veneziani, in vista degli ormai inevitabili scontri. Nel febbraio del 1482 scoppiò infatti la disastrosa guerra dei Rossi,. che Pier Maria non riuscì a portare a termine: il Conte morì nel maniero di Torrechiara il 1º settembre di quello stesso anno.. e, secondo la leggenda, fu esposto per alcuni giorni seduto in trono nella Camera d'Oro, per poi essere tumulato nell'oratorio di San Nicomede. In seguito alla spartizione dell'eredità, la fortezza passò a Guido, ma il suo possesso durò soltanto pochi mesi: dopo il castello di Felino, anche quello di Torrechiara, posto sotto assedio da Gian Giacomo Trivulzio nel maggio del 1483, il mese seguente si arrese alle truppe milanesi non appena giunse la notizia della fuga del Rossi dapprima a Genova.. e successivamente a Venezia. Le principali rocche rossiane di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnate a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore.. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, i tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, sempre per donazione del marito Ludovico..
In seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi nel 1499, il castello di Torrechiara cambiò proprietario più volte. Il re Luigi XII investì dei manieri di San Secondo, Felino e Torrechiara Troilo I de' Rossi, figlio di Giovanni il "Diseredato", ma il conte poté prendere possesso solo del primo; il cugino Filippo Maria de' Rossi, figlio di Guido, poteva infatti contare sull'appoggio di alcuni abitanti dei due feudi, che si opposero all'ingresso di Troilo; per questo nel mese di settembre Gian Giacomo Trivulzio si recò a Felino e Torrechiara in veste di luogotenente regio intimando ai castellani di consegnare le rocche al legittimo proprietario. Tuttavia, in ottobre, nonostante le proteste di Troilo, il re assegnò Torrechiara e Felino al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè.. L'anno seguente Filippo Maria, alleato dei veneziani e di Ludovico il Moro, quando quest'ultimo si rimpossessò di Milano, occupò con facilità i due manieri,. approfittando dell'assenza del maresciallo.. Il successivo ritorno dei francesi spinse Filippo Maria a fuggire a Mantova; Luigi XII riassegnò i castelli di Felino e Torrechiara a Pietro di Rohan,. che nel 1502 li alienò per 15 000 scudi al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto..
Nel 1512 Filippo Maria pianificò di riconquistare i manieri di Felino, Torrechiara e Basilicanova, ma fu costretto a desistere. e nel 1522 rinunciò definitivamente a ogni pretesa..
Dagli Sforza di Santa Fiora al Demanio
I castelli di Felino e Torrechiara, unitamente ad altri, passarono per divisione ereditaria a Pallavicino II Pallavicini, che, alla sua morte nel 1522, li lasciò all'unica figlia Luisa. Quest'ultima nel 1545 sposò in seconde nozze il conte Sforza I Sforza, figlio di Costanza Farnese, portandogli in dote le sue proprietà..
Nel 1551, durante la guerra di Parma che oppose il duca di Parma Ottavio Farnese, appoggiato dal re di Francia Enrico II, e il papa Giulio III, aizzato dal governatore di Milano Ferrante I Gonzaga, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo, il Gonzaga conquistò i due manieri sforzeschi. e pose l'accampamento nei pressi della badia di Santa Maria della Neve; poco tempo dopo le truppe ducali di Ottavio, cugino di Sforza, contrattaccarono vittoriosamente il castello di Torrechiara, occupato dal capitano imperiale Ascanio Comneno.
Negli anni seguenti, Sforza I Sforza di Santa Fiora, con l'intento di accentuare la funzione residenziale della fortezza, apportò alcune modifiche alle strutture: fece costruire sulle due grandi torri angolari della seconda cerchia muraria due ampie logge panoramiche affacciate sulla Val Parma, fece allargare numerose porte e finestre, fece abbassare le mura di cinta del borgo e fece demolire parte della terza cerchia della fortezza, trasformando gli spalti in frutteti e giardini pensili.. Il Conte e soprattutto suo figlio Francesco incaricarono inoltre alcuni importanti artisti, tra i quali Cesare Baglione, della decorazione ad affresco delle sale interne..
Nel 1707 ereditò il titolo di conte di Santa Fiora il cugino Federico III Sforza, duca di Onano, che dal 1673 aveva aggiunto al proprio il cognome della moglie Livia, dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.
Nel 1821 il duca Marino Torlonia sposò Anna Sforza Cesarini,. che portò in dote il castello di Torrechiara..
Nel 1909 i duchi alienarono il maniero a Pietro Cacciaguerra, che iniziò subito a rivendere tutti gli arredi. Nel 1910, in previsione delle celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia, fu avviata la realizzazione di una replica esatta della Camera d'Oro, su progetto dell'architetto Lamberto Cusani, che si avvalse della partecipazione di numerosi artisti, tra i quali i pittori Amedeo Bocchi e Daniele de Strobel, gli scultori Renato Brozzi ed Emilio Trombara e l'ebanista Ferdinando Dall'Argine. L'anno seguente l'opera fu esposta a Roma presso la mostra etnografica delle regioni, ove vinse il primo premio,. contribuendo in modo decisivo alla notorietà del castello, che fu dichiarato monumento nazionale per interrompere le spoliazioni.. Nel 1912 il Demanio comprò il maniero ormai vuoto e lo aprì al pubblico,
Il 23 dicembre 2008 un forte terremoto causò numerosi danni al maniero, in particolare alle mura esterne della torre di San Nicomede e alla merlatura di coronamento; alcuni ambienti furono immediatamente chiusi e nel 2009 furono effettuati i lavori di consolidamento strutturale dell'edificio. Fu successivamente ristrutturato l'oratorio di San Nicomede al livello terreno, ove fu ricostruito il solaio di copertura crollato agli inizi del XIX secolo; al piano nobile fu così ricreata e restaurata l'originaria sala della Sera, posta al termine dell'infilata delle sale dell'Aurora, del Meriggio e del Vespro; gli ambienti furono riaperti al pubblico nel 2014.
Dal dicembre 2014 l'edificio fu gestito per dieci anni dal Ministero per i beni e le attività culturali tramite il Polo museale dell'Emilia-Romagna, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. All'inizio del 2024 furono eseguiti alcuni lavori di restauro del loggiato orientale della Corte d'Onore, mentre il 1º giugno dello stesso anno, su decisione del ministro Gennaro Sangiuliano, il castello fu accorpato al Complesso monumentale della Pilotta di Parma, insieme all'Antica spezieria di San Giovanni e al parco archeologico di Veleia.
Descrizione