Biografia Nato nella Somalia italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria di origini calabresi, e di Askhiro Hassan, somala della cabila Habar Gidir. Contrariamente alle usanze dell'epocaA. Triulzi, Giorgio Marincola: Una storia esemplare, prefazione a Razza Partigiana, 2008., il padre riconobbe entrambi i figli (oltre a Giorgio, Isabella, nata nel 1925) e li portò in Italia.
Giorgio, emigrato per primo, crebbe a Pizzo Calabro con gli zii, che non avevano figli. Isabella, invece, andò a vivere a Roma, col padre e la moglie italiana, Elvira Floris, sposata nel giugno 1926 e da cui ebbe due figli.
Giorgio si trasferì a Roma, in casa del padre, nel 1933. Qui frequentò il regio liceo Umberto I e per due anni scolastici ebbe come professore di Storia e Filosofia il militante azionista Pilo Albertelli, morto nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Nel 1941 si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, con l'intenzione di specializzarsi nelle malattie tropicali, per poi tornare a lavorare nel suo paese d'origine.
Nell'autunno 1943 entrò a far parte di un gruppo di partigiani legato al Partito d'Azione e operò a Roma nella terza zona del Pd'A, settore Salario. In seguito all'arresto di un compagno decise di trasferirsi a Corchiano, in provincia di Viterbo, dove partecipò ad azioni di sabotaggio e scontri armati.
Dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944 si arruolò nello Special Operations Executive e partì per la provincia di Brindisi, dove ricevette l'addestramento militare in diverse basi alleate. Come nome di battaglia scelse Mercurio e gli venne conferito il grado di tenente.
All'aeroporto di San Vito dei Normanni, venne aggregato alla missione Bamon e paracadutato nei pressi di Zimone in provincia di Biella. Sul suo stesso aereo militare viaggiava anche Edgardo SognoE. Sogno, Guerra senza bandiera, Bologna 1995, p. 267.
Il 15 settembre, durante l'attacco a una colonna di automezzi tedeschi, venne ferito ad una gamba e dovette restare fermo per qualche tempo.
Il 17 gennaio 1945 fu imprigionato da un reparto di SS nel carcere di Biella e di lì trasferito a Villa Schneider, presso il comando della polizia militare tedesca. Qui lo costrinsero a parlare durante una trasmissione di Radio Baita. Come già successo ad altri partigiani catturati, Giorgio avrebbe dovuto denigrare la ResistenzaC. Costa, Razza Partigiana, 2023, pp. 180-184.. Scelse invece di esaltarla, scagliandosi contro il regime fascista. La trasmissione venne interrotta, “con atroce rumore di percosse”.A. Conti, Missione Bigelow, cit. In seguito a questo episodio, i nazisti lo trasferirono nel carcere "Le Nuove", a Torino, e poco dopo, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, nel Campo di transito di Bolzano.
Quando il campo di transito di Bolzano fu dismesso dalle autorità germaniche, il 30 aprile 1945, Marincola si rifiutò di riparare in Svizzera su un mezzo della Croce Rossa. Decise invece di raggiungere la Val di Fiemme, dove i partigiani e la popolazione temevano ancora rappresaglie da parte dell'esercito nazista in ritirata.
Proprio i nazisti lo uccisero il 4 maggio 1945 a un posto di blocco, nei pressi dell'abitato di Stramentizzo, luogo assieme a Ziano e Molina di Fiemme dell'ultima strage nazista sul territorio italiano.L. Gardumi, Maggio 1945: A nemico che fugge, ponti d'oro. La memoria popolare delle stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme, Trento 2008.
Onorificenze
Riconoscimenti Nel gennaio 1946 l'Università La Sapienza gli ha conferito la laurea ad honorem in medicina.
A Mogadiscio, gli è stata intitolata un'aula della scuola italiana, oggi demolita.
Il 9 settembre 2009 il circolo ANPI Pigneto-Torpignattara di Roma viene intitolato alla memoria di Marincola.
Odonomastica
Nel 1964 gli è stata dedicata una via a Biella, nel quartiere Chiavazza, mentre nel 2007 gli è stata dedicata dal comune di Roma una via nel Municipio XX a Cesano.
Nell'agosto 2020, in seguito ad una petizione promossa dagli attivisti del movimento Black Lives Matter, una mozione del comune di Roma, appoggiata anche dalla sindaca Virginia Raggi, ha proposto di dedicare a Giorgio Marincola una stazione della linea C della metropolitana di Roma, quella già indicata come Amba Aradam-Ipponio, vicina all’omonima via Amba Aradam, dedicata all'omonima battaglia della guerra d'Etiopia. Tuttavia, in seguito è stato poi deciso di rispettare la toponomastica locale e chiamare la stazione Porta Metronia, come l'omonima porta cittadina delle Mura aureliane.
Anche la sezione locale dell'ANPI, ha proposto a Bolzano, sin dal 2020, la dedica del parco retrostante il Monumento alla Vittoria d'epoca fascista, alla memoria di Giorgio Marincola.
Note
Bibliografia Wu Ming, Vitaliano Ravagli, Asce di guerra, Postfazione all'edizione 2005, Torino 2005. ISBN 978-88-06-17607-5. Carlo Costa, Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945), Milieu, Milano, 2023, ISBN 979-12-80682-68-0. Roberto Trolli (a cura di), 60 anni dopo: ricordi vita, guerra e Resistenza in Fiemme e Fassa, Trento 2007. ISBN 978-88-7197-095-0. Basta uno sparo - storia di un partigiano italo somalo nella Resistenza italiana (2010) (testi e voce di Wu Ming 2. Musiche di Egle Sommacal, Paul Pieretto, Stefano Pilia, Federico Oppi) Wu Ming 2, Antar Mohamed, Timira, Einaudi 2012. ISBN 978-88-06-20592-8. Protagonista del romanzo è Isabella, sorella di Giorgio. pubblicato dall'autore del libro Razza Partigiana.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Quale razza: intervista ad Isabella Marincola
Categoria:Antifascisti italiani Categoria:Medaglie d'oro al valor militare Categoria:Partigiani operanti a Roma Categoria:Somalo-italiani Categoria:Studenti della Sapienza - Università di Roma Categoria:Vittime di dittature nazifasciste