La Ladinia è una regione storico-geografica italiana, che nella sua accezione prevalente è composta dalle cinque valli dolomitiche di lingua ladina, a cavallo tra le regioni di Trentino-Alto Adige e Veneto: la Val Badia, la Val Gardena, la Val di Fassa, la Valle di Fodóm (Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia) e la Valle d'Ampezzo. Altre definizioni più estensive sono state proposte, includendo in essa le regioni del Cadore e dell'Agordino, e l'esatta definizione di Ladinia è pertanto oggetto di discussione.

Terminologia

Il termine Ladinia è utilizzato con due differenti accezioni. L'accezione classica di Ladinia per indicare le cinque valli dolomitiche di Badia, Gardena, Fassa, Fodóm e Ampezzo, pur non rappresentando attualmente un'unità amministrativa, è utilizzato come retaggio di eventi storici e sociali comuni. Tale termine è attualmente l'unico ad essere generalmente riconosciuto. In tempi recenti, però, si è fatto uso del termine Ladinia per indicare l'intera area di lingua ladina, comprendendo quindi anche altri comuni della provincia di Belluno. Tuttavia non è ancora di uso comune, in quanto tale definizione corre parallela ad una serie di discussioni in ambito linguistico e giuridico ancora da dirimere. D'altro canto è sempre più frequente l'uso di riferirsi alla Ladinia nella sua accezione originale (Badia, Gardena, Fassa, Fodom, Ampezzo) come "Ladinia brissino-tirolese" per distinguerla dall'area bellunese per la quale solo recentemente si è iniziato a fare uso del termine.

Entro l'area della Ladinia brissino-tirolese si sono svolti eventi storici che portarono a una coesione etnica e coscienza territoriale maggiore e precoce rispetto ad altre aree di parlata ladina. Tale processo trova la sua origine principalmente in tre elementi:

La lingua ladina, che ha sempre distinto quest'area dai territori tirolesi circostanti; L'appartenenza comune alla Contea del Tirolo, che ha portato la popolazione a identificarsi di conseguenza come tirolesi oltreché ladini e a fare proprio il concetto di Heimat e riconoscerla nel Tirolo. I ladini condividono la "superstimolazione identitaria" tipica dei sudtirolesi. Avendo condiviso anche gli eventi che in maniera particolare hanno contribuito a forgiare l'identità sudtirolese attuale, quali l'insorgenza tirolese e il periodo delle Opzioni.cfr. Thomas Benedikter, I sudtirolesi, 2017, Bolzano, pp. 102-109. L'inclusione di tutte e cinque le vallate per un periodo di diversi secoli nella diocesi di Bressanone, sia come amministrazione religiosa che politica (Principato vescovile di Bressanone).Infatti, del Principato episcopale di Bressanone fecero parte tutte e quattro le valli del Sella prima di essere, in tempi alterni, secolarizzate a favore della contea del Tirolo; tutte tranne Ampezzo che dopo essere stata conquistata da Massimiliano I d'Asburgo venne direttamente sottomessa al potere comitale. Il percorso comune in ambito diocesano è stato particolarmente influente. Furono infatti i vescovi di Bressanone, istituendo nel 1603 il decanato Cis et ultra montes, a dare la possibilità alle valli Badia, Fassa e Fodom di essere amministrate da sacerdoti (decani, parroci e curati) di lingua ladina. In secondo luogo questo permise ai sacerdoti ladini di entrare in contatto lungo il loro ministero con i dialetti ladini delle diverse vallate. Furono proprio sacerdoti i primi a riconoscere la specificità delle diverse parlate ladine, sia tra di loro sia rispetto alla lingua italiana. Ad esempio Jan Batista Julian (canonico e segretario del vescovo Karl Franz von Lodron, 1808), Micurà de Rü (1833), Antone Trebo (1835) e Ujep Antone Vian (1864). Infine ebbe una discreta importanza nella formazione dell'identità ladina la condivisione di tradizioni religiose, molto sentite e diffuse, tra le quali il pellegrinaggio dei ladini al Monastero di Sabiona, oggi ormai consuetudine della sola Val Badia, ma un tempo esteso anche alla Val Gardena e Fodom.

Da un punto di vista amministrativo la Ladinia, nel 1906, fu vicina a essere elevata a circoscrizione elettorale con la stessa denominazione di Ladinia, tentativo interrotto per opposizioni politiche e per lo scoppio della prima guerra mondiale. Tra il 1925 e il 1938, inoltre, fu usato quale nome ufficiale del comune di Corvara in Badia.

Storia Intorno all'anno Mille, le popolazioni retoromanze occupavano un'area molto estesa nelle Alpi centro-orientali, che andava dalla Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni) fino alle Alpi Giulie (attuale Slovenia occidentale).

Il ladino, parlato dai gruppi geograficamente più centrali di queste popolazioni, deriva dall'idioma latinizzato parlato dalle popolazioni indigene, di origine celtica e/o retica e romana, che a partire dal V secolo può aver ricevuto ulteriori apporti latinofoni dalla Rezia, dal Norico e dalla Pannonia a causa delle emigrazioni dovute alle invasioni dei Bavari e Rugi germanici, degli Avari e degli Slavi. Successivamente i parlanti di queste varietà neolatine (italiani inclusi) venivano indicati dai parlanti di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi). Il termine aveva spesso connotazioni dispregiative. Il ladini per contro si definivano "latini" (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo.

Ottocento Nel 1807, in epoca napoleonica, il territorio viene coinvolto nella guerra della quinta coalizione, alla quale parteciparono insorti al comando di Andreas Hofer. Fra gli insorti erano presenti anche combattenti delle zone ladine, che si trovarono spesso a combattere fianco a fianco con ladini delle altre vallate e che per la prima volta vennero riconosciuti dalle altre etnie come tali. Questa presa di coscienza sfociò poi negli anni successivi in una serie di movimenti nazionalistici ladiniWerner Pescosta, Storia dei ladini delle Dolomiti, Istitut Ladin Micurà de Rü, 2010, pag. 289.

Nel 1833 un sacerdote badioto, Micurà de Rü, stese la prima grammatica ladinaRut Bernardi, Paul Videsott, Geschichte der ladinischen Literatur, Bozen-Bolzano University Press, 2013, pag. 241.

Nel 1856 appare sulla rivista Schützenzeitung di Innsbruck il termine "ladinische Nation", mentre Ujep Antone Vian in una grammatica del ladino da lui pubblicata nel 1864 sosteneva che i ladini in Austria rappresentavano un popolo (Nation, nella sua accezione ottocentesca) a parteRut Bernardi, Paul Videsott, Geschichte der ladinischen Literatur, Bozen-Bolzano University Press, 2013, pag. 149. Nel Seminario Maggiore di Bressanone (un ambiente che raccoglie ladini di tutte e cinque le vallate) si formò, nel 1870, un gruppo nazionalistico denominato Naziun Ladina, più conosciuto con la denominazione inizialmente scherzosa La Gran Naziun fondato da seminaristi ladini tra i quali anche san Josef Freinademetz.

Nel Regno d'Italia invece è Graziadio Isaia Ascoli che per la prima volta identifica il ladino come sistema linguistico a sé stante, pubblicando nel 1873, i 'Saggi Ladini'. Da questo momento in avanti la questione della natura del ladino fu oggetto di dibattito, non esente da implicazioni politiche. La possibilità che il ladino e i ladini potessero essere autonomi rispetto agli italiani, faceva infatti diminuire la consistenza del gruppo etnico italiano nell'allora Tirolo, facendo diminuire il peso delle rivendicazioni italiane.

Nel 1906 il governo imperiale ipotizzò la creazione di una circoscrizione elettorale denominata Ladinia che comprendesse le 5 valli dolomitiche, che non ebbe seguito a causa di opposizioni politichePepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 132-138, 157-160.

Nel 1905 venne fondata a Innsbruck la Uniun Ladina (Ladinerverein), che assunse poi il nome di Union dei Ladins fino al 1951, la prima con statuti ben chiari e con l'intento di unificare tutti i ladini del Tirolo. Si batté per il riconoscimento della lingua, del gruppo etnico anche politicamente e amministrativamente, per l'introduzione del ladino a scuola. Inoltre diede il via alla creazione di una grammatica e scrittura unificante, alla raccolta dei canti popolari e delle leggende, allo studio e ricerca dei toponimi, delle usanze, dei detti popolari e dei documenti storici. Per la prima volta si presero contatti con i Grigioni della Svizzera e con i Friulani. Si organizzarono concorsi letterari e poetici. Ma tutto fu troncato dallo scoppio della prima guerra mondialePepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 166-168.

Dopo il passaggio all'Italia

Durante la Grande Guerra il fronte dolomitico attraversò il territorio della Ladinia. Il Regno d'Italia, uscito vincitore dalla guerra, occupò tutto il suo territorio nel novembre del 1918.

Il Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) sancì la sovranità italiana sul Trentino e sull'Alto Adige, secondo i termini del Patto di Londra.

Il 5 maggio 1920, 70 rappresentanti provenienti dalle cinque valli ladine manifestarono il dissenso sul passo Gardena. Fu in questa circostanza che fece la sua prima comparsa la bandiera ladina.Pepe Richebuono, La presa di coscienza dei ladini, Ladinia VI,Istitut Ladin Micurà de Rü, 1982, pag. 190

Il primo censimento eseguito dal Regno d'Italia nel 1921 prevedeva la possibilità di dichiararsi di lingua ladina, al contrario dei censimenti austroungarici che non distinguevano fra italiani e ladini.

Il Fascismo non diede alcun riconoscimento al ladino, come d'altronde a nessun'altra lingua o dialetto in Italia. In questo periodo si sostenne la tesi che il ladino fosse un dialetto italiano, onde rimarcare la precedente politica di germanizzazione effettuata in Alto Adige, a spese di popolazioni di parlata "italiana".Pepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, ladin dolomitanIstitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 178-183

Nel periodo delle Opzioni in Alto Adige una parte consistente (la maggioranza nella Val Gardena, quasi la metà a Livinallongo e Val Badia) della popolazione ladina optò per la cittadinanza tedesca e il trasferimento nella Germania nazista. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interruppe il trasferimento degli "optanti".

Dopoguerra Alla fine della guerra un nuovo movimento, il Zent Ladina Dolomites, fece nuove pressioni con l'obiettivo di unire Ampezzo, Fodom e Col all'Alto Adige, senza ottenere risultatiPepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 184-191.

LUnion dei Ladins riprese in buona parte tutti gli intenti e lavori lasciati in sospeso. Nel 1949 uscì il primo numero di Nos Ladins, il primo settimanale a riportare notizie delle cinque valli ladine, poi mutata in La Usc di Ladins nel 1972. Nel 1951 l'Union adottò il nome di Union di Ladins dla Dolomites, e a seguito della fondazione di numerosi comitati di valle, dal 1957, con il trasferimento ufficiale della propria sede da Bolzano a Ortisei, adotta l'attuale nome di Union Generela di Ladins dla Dolomites, quale espressione unitaria degli interessi e degli obiettivi delle sezioni autonome di Gardena, Fassa e della Val Badia.

Vengono formate numerose istituzioni prettamente culturali: l'Istitut cultural ladin Majon di Fascegn nel 1975, l'Istituto Ladino "Micurà de Rü" nel 1976, l'Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan nel 2004.