Poro o Poros ( in latino Porus) è un personaggio della mitologia greca che compare con ruoli e significati profondamente diversi sia nella cosmogonia arcaica sia nella tradizione filosofica classica.
Etimologia
Il nome Póros () significa passaggio, via d'uscita, "espediente", "risorsa" o "via per raggiungere uno scopo".
Dal punto di vista linguistico, il termine deriva dalla radice indoeuropea *per- (legata all'idea di "passaggio", da cui derivano anche il verbo , poreîn, "offrire/procurare" e il sostantivo , porthmós, "guado/stretto").
In origine, infatti, il vocabolo indicava un "passaggio", un "guado marittimo" o una "via d'uscita" fisica. In senso figurato e astratto, il termine è passato a designare lo strumento intellettuale, la scaltrezza o la risorsa con cui l'essere umano riesce a superare un ostacolo apparentemente insormontabile. Nella lingua greca, si contrappone concettualmente all'aporia (, aporía), che indica l'impasse, l'assenza di strade o la totale mancanza di vie d'uscita.
Genealogia
Figlio di Meti,Platone, Simposio, 203b: ("quando nacque Atena, gli dei banchettavano, e tra gli altri c'era anche Poros, figlio di Meti"). Testo consultabile in inglese consultabile su . o di Teti.Alcmane, fr. 5 Campbell (da Oxyrhynchus Papyri, XXIV 2390).
Fu il padre di Eros avuto da Penia.
Mitologia
La figura di Poro si sviluppa nella letteratura e nel pensiero greco attraverso due filoni mitologici nettamente distinti: da un lato la tradizione filosofica e allegorica di epoca classica legata a Platone, dall'altro una tradizione cosmogonica molto più arcaica, diffusa nella lirica corale della Grecia continentale.
Il mito platonico e il concepimento di Eros
Nell'opera di Platone (il Simposio), l'intera vicenda viene ambientata durante un grande banchetto sull'Olimpo, indetto per festeggiare la nascita di Atena e coincidente con le celebrazioni del compleanno di Afrodite. In questo contesto Poro (la personificazione dell'ingegno e della risorsa), introdotto come figlio di Meti (l'astuzia), partecipa alla festa insieme agli altri dei.
Durante il banchetto Poro, ubriaco di nettare, si addormenta nei giardini di Zeus e viene notato da Penia (la povertà) che, giunta per mendicare, si approfitta dello stato di incoscienza di Poro per unirsi a lui con l'intento di concepire un figlio che possa riscattarla dalla miseria. Da questa unione nacque Eros (l'Amore), il quale, essendo stato concepito proprio durante le festività di Afrodite, divenne da quel momento suo compagno e servitore.
Il mito cosmogonico in Alcmane
Questa differente tradizione arcaica colloca invece Poro tra le divinità primordiali della creazione ed in questo contesto arcaico Poro assume il ruolo di principio ordinatore del caos originario, ovvero colui che "apre la via" e traccia i confini del mondo primitivo.
Alcmane quindi, a differenza di Platone, non colloca la nascita di Poro all'interno della genealogia olimpica classica (che vedrebbe Meti, e Teti come figure successive della Teogonia di Esiodo), ma proietta il personaggio di Poro all'inizio assoluto del tempo. Nella sua cosmogonia arcaica Alcmane descrive le divinità femminili dell'acqua non come semplici ninfe o personificazioni secondarie, bensì come i motori ancestrali dell'universo che generano i primi elementi geometrici e fisici del cosmo quando la materia è ancora indistinta.
Il Frammento 5 ed il caos originario
Nel cosiddetto Frammento 5 (recuperato dai papiri di Ossirinco), Poro sorge all'inizio dei tempi per opera della dea marina Teti, qui intesa nel ruolo cosmogonico di divinità ancestrale e "creatrice o ordinatrice".
In questa specifica cosmologia spartana, l'universo originario era una massa informe, buia e priva di strade. Poro interviene insieme a Tecmor (il limite o l'obiettivo) per dare una forma e una direzione al mondo.Alcmane, fr. 5 Page-Davies. Quindi Poro rappresenta la "via d'uscita", il passaggio o il guado che fende l'oscurità e apre la strada alla creazione e Tecmor rappresenta il confine, ovvero il punto d'arrivo che fissa le regole e l'ordine delle cose.
Sempre secondo Alcame, solo dopo l'apparizione di Poro e Tecmor si assiste alla separazione degli elementi e alla successiva nascita del Giorno (Amar), della Luna (Melana) e dell'Oscurità (Skotos). Gli antichi commentatori del testo (gli scoliasti) specificavano che in questa dottrina Poro svolgeva una funzione analoga a quella del Caos citato nella Teogonia di Esiodo.Cfr. scolio a papiro Oxy. 2390.
Il Partenio del Louvre
La centralità di Poro nella teogonia di Alcmane è confermata anche nel celebre Partenio del Louvre (fr. 1 Page-Davies). In questo canto corale, eseguito da un coro di fanciulle spartane, il poeta racconta il mito della punizione dei figli di Ippocoonte, usati come esempio di superbia punita per ricordare che chi si crede superiore agli dei fa una brutta fine.
Subito dopo questa narrazione, a mo' di ammonimento morale per i mortali, il coro evoca le due forze supreme (Aisa [il Destino] e Poros [l'Espediente]), definendole espressamente come le più importanti e ancestrali del cosmo e le definisce tra gli dei i più antichiAlcmane, Partenio del Louvre (fr. 1 PMGF), vv. 13-14..
In questo contesto arcaico, Poro dunque non rappresenta ancora l'ingegno astuto della filosofia platonica successiva, ma la provvidenziale "via di scampo" o la risorsa che il cosmo offre per non soccombere alla ferrea necessità del destino (Aisa).
Interpretazione nel cristianesimo
In epoca tardo-antica, il mito platonico di Poro è stato ripreso e riletto anche all'interno della patristica cristiana. Nell'opera Praeparatio evangelica, il vescovo e teologo Eusebio di Cesarea, utilizza la figura di Poro all'interno di un'allegoria in cui il personaggio viene visto come il simbolo dell'essere umano stesso. Nella visione di Eusebio, l'uomo condivide la duplice natura del mito: pur essendo intrinsecamente mancante e indigente (caratteristica ereditata da Penia), possiede al contempo le risorse intellettuali e spirituali (rappresentate da Poro) per cercare una via d'uscita dalla propria condizione e tendere verso il divino.Eusebio di Cesarea, Praeparatio Evangelica, XII, 11: ("Considera se col nome di Poro figlio di Meti, di Penia e di Eros nato da entrambi, egli non indichi velatamente la natura dell'uomo... l'uomo infatti partecipa di una duplice natura: da un lato è Penia, la Povertà, perché indigente e debole, dall'altro è Poro, la Risorsa, poiché possiede la ragione per cercare una via d'uscita").
Note
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