¡A Luchar! (in italiano "A lottare!") è stato un movimento politico e sociale colombiano, formato nel 1985 da vari sindacati progressisti, organizzazioni studentesche, indigene, contadine e altri movimenti sociali. Influenzati dalle rivolte popolari in America centrale, in particolare in El Salvador e Nicaragua, e ispirati dalle idee del prete rivoluzionario Camilo Torres Restrepo, ¡A Luchar! mirava a prendere il potere instaurando una democrazia diretta.
Origini ¡A Luchar! nacque in opposizione ai negoziati di pace e alla tregua concordata nel 1984 tra il governo di Belisario Betancur e alcune guerriglie come le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, FARC), l'Esercito Popolare di Liberazione (Ejército Popular de Liberación, EPL), l'Autodefensas Obreras (ADO) e il Movimento 19 aprile (Movimiento 19 de Abril, M-19). Molte organizzazioni sociali ritenevano che le rivendicazioni del popolo non fossero rappresentate ai tavoli negoziali e che i punti discussi non raccogliessero le lotte di studenti, indigeni, contadini e sindacati.
Il movimento prese il nome dalla parola d'ordine "Di fronte ai negoziati: ¡A Luchar!" (Frente a la negociación: ¡A Luchar!). Sebbene inizialmente non avesse grande seguito a livello nazionale, ¡A Luchar! fu la prima espressione sociale che cercò di dimostrare al governo che, mentre negoziava con le guerriglie, c'era un settore della società civile che iniziava a organizzare politicamente i colombiani scontenti.
Le origini del movimento risalgono alla metà degli anni '70, quando le aree rurali iniziarono ad avere più contatti con i centri urbani del paese, rendendo visibili nelle città i problemi economici e sociali delle campagne. Negli anni '80, un periodo segnato dall'espansione dei gruppi paramilitari, dal narcotraffico e dall'irruzione dei movimenti sociali e politici, varie organizzazioni confluirono per dare un nome al movimento.
¡A Luchar! emerse da un lungo processo di discussioni e cooperazione fra tre correnti della sinistra colombiana: l'Esercito di Liberazione Nazionale (Ejército de Liberación Nacional, ELN), il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (Partido Revolucionario de los Trabajadores, PRT) e il Movimiento de Integración Revolucionaria-Patria Libre (MIR-PL). Le tre organizzazioni iniziarono a collaborare nel 1984 e l'anno successivo, il 16-17 marzo 1985, fondarono ufficialmente ¡A Luchar! durante un incontro commemorativo dedicato a José Antonio Galán. Nella sua fase iniziale ¡A Luchar! mobilitò uno sciopero il 20 giugno contro le politiche di liberalizzazione del governo.
Il congresso del 1986 Il movimento tenne il suo primo congresso nel teatro dedicato a Jorge Eliécer Gaitán a Bogotà dal 28 al 30 giugno 1986. Vi presero parte 850 delegati in rappresentanza di varie organizzazioni, tra cui: Colectivos de Trabajo Sindical (collegati all'ELN) Corriente de Integración Sindical (collegati al PRT) Movimiento Pan y Libertad (collegato al MIR-PL) Partito Socialista dei Lavoratori (Colombia) Comandos Revolucionarios de Trabajadores Frente Estudiantil Revolucionario-Sin Permiso (studenti dell'ELN) Comité de Activistas Creditarios Opinión Obrera
Oltre ai delegati, parteciparono circa 1000-1500 osservatori. Nelson Berrío fu uno dei principali leader di ¡A Luchar!. Come l'Unión Patriótica, il movimento divenne un bersaglio dei gruppi paramilitari e molti dei suoi membri furono assassinati.
Una decade dopo la sua fondazione, le divisioni interne tra le varie organizzazioni che componevano ¡A Luchar! e la repressione statale portarono alla rottura del movimento a metà degli anni '90.
Composizione e obiettivi ¡A Luchar! era composto principalmente da gruppi sindacali organizzati, movimenti di ispirazione trotzkista e organizzazioni politiche e sociali locali, come il Movimiento Pan y Libertad (MPL), la Corriente de Integración Sindical (CIS), i Colectivos de Trabajo Sindical (CTS) e il Partito Socialista dei Lavoratori (PST).
Il movimento si rivolgeva ai settori sociali astenuti dal voto, a coloro che cercavano vie di lotta diretta e a chi voleva formare governi paralleli allo Stato. Mirava a prendere il potere attraverso la democrazia diretta e il "potere popolare" (poder popular), concetto inteso come la forza trasformatrice della società.
Tra il 16 e il 17 marzo 1985, circa 7000 persone legate a questi gruppi si riunirono a Barrancabermeja per il lancio ufficiale del movimento. Uno degli obiettivi principali era indire uno sciopero civico nazionale per rivendicare aumenti salariali, la giornata lavorativa di 8 ore, sussidi di disoccupazione, il controllo dei prezzi dei beni di prima necessità. Altre richieste includevano la revoca dello stato d'assedio, la liberazione dei prigionieri politici e la punizione per gli ufficiali coinvolti in casi di tortura.
Il 20 giugno 1985 ¡A Luchar! debuttò sulla scena pubblica con una grande mobilitazione in occasione del secondo sciopero civico nazionale indetto dai sindacati, a cui parteciparono circa 50.000 contadini e settori popolari secondo il Cinep. Il governo reagì prontamente sospendendo lo status giuridico dei sindacati che appoggiarono lo sciopero. Questo fatto incrinò la fiducia nei portavoce sindacali e nei leader del movimento.
Il movimento studentesco Anche varie organizzazioni studentesche aderirono a ¡A Luchar!, influenzate dalle rivoluzioni di Cuba e Nicaragua. Tra queste c'era il Frente Estudiantil Revolucionario Sinpermiso (FER-Sp), il cui obiettivo era mobilitare gli studenti nelle università pubbliche per rivendicazioni specifiche e costruire il "potere popolare".
Il FER-Sp, fondato nel 1979 da ex militanti dell'EPL, mirava a portare le idee di ¡A Luchar! nelle università, collegandole alle esigenze degli studenti come più democrazia, maggiori finanziamenti, miglioramento del welfare. Incoraggiava anche il lavoro nei quartieri popolari in vista della "rivoluzione". Le sue attività erano pianificate nelle "Plenarie Nazionali Studentesche ¡A Luchar!" dove si discuteva del contesto nazionale, della situazione delle università in termini di infrastrutture e investimenti, delle politiche della Banca Mondiale e delle leggi sull'istruzione.
Alcuni militanti del FER-Sp erano anche membri di gruppi guerriglieri come l'M-19 e l'ELN. Questo portò a una stigmatizzazione del movimento studentesco.
Nei primi due anni, ¡A Luchar! riuscì a radicarsi nelle principali città e in regioni più colpite dal conflitto armato come Norte de Santander e Magdalena Medio, anche grazie al lavoro di agitazione e formazione del FER-Sp. Il dibattito su condizioni di vita dignitose, accesso alla sanità, istruzione e servizi pubblici fu portato dalle aule ai quartieri.
¡A Luchar! considerava le Juntas de Acción Comunal (JAC) uno spazio prioritario per sviluppare il lavoro pedagogico e sociale con gli abitanti dei quartieri popolari. Attraverso questi organismi di partecipazione senza scopo di lucro, regolamentati dal Decreto 380 del 1987, l'organizzazione poté espandere il suo lascito e ampliare la base militante.
Studenti, sindacalisti, lavoratori e organizzazioni di quartiere divennero quindi il nuovo fronte di lotta e la base sociale di ¡A Luchar!. Desiderosi di tornare alle pratiche di lotta diretta, convocarono un nuovo sciopero nella regione nord-orientale della Colombia per esigere migliori condizioni di vita e di lavoro nelle aree rurali.
Lo sciopero del 1987 nel nord-est Nel 1987, rafforzato dall'integrazione del movimento studentesco, di alcune comunità indigene e organizzazioni contadine, ¡A Luchar! convocò un nuovo sciopero nelle regioni nord-orientali della Colombia, in particolare a Barrancabermeja e nel Catatumbo. L'obiettivo era esigere dal governo il rispetto della sovranità nazionale, la fine del saccheggio delle risorse naturali da parte delle multinazionali e condizioni di vita dignitose per i contadini.
Lo sciopero iniziò il 7 giugno con il blocco della strada tra Bucaramanga e Barrancabermeja, a cui si aggiunsero marce di contadini verso le principali piazze di città come Barrancabermeja, Cúcuta e Tibú, e disordini nelle università guidati dal FER-SP. Secondo il movimento, circa 250.000 persone parteciparono allo sciopero che si estese anche ad Arauca, Santander e Cesar.
Il governo fu costretto a negoziare con i leader locali e nazionali per raggiungere accordi che permettessero la ripresa delle attività nelle aziende e lo sblocco delle strade. I principali punti richiesti da ¡A Luchar! erano la smilitarizzazione delle campagne e la difesa della sovranità nazionale, espellendo i battaglioni d'alta montagna e revocando le concessioni alle multinazionali. Il governo si impegnò a investire parte del budget nazionale nei comuni e a indagare su morti e persecuzioni dei leader locali.
Lo sciopero si concluse dopo una settimana con gli accordi di Ocaña e Saravena che prevedevano l'accesso ai servizi pubblici, salute, istruzione, la riparazione delle strade rurali e l'avvio della costruzione di una rete fognaria nel Catatumbo.
I Cabildos Populares Sull'onda del successo dello sciopero, ¡A Luchar! lanciò la campagna El pueblo habla, el pueblo manda ("Il popolo parla, il popolo comanda") per costruire il potere popolare a livello locale attraverso assemblee chiamate Cabildos Populares. L'idea era che in sei mesi i Cabildos diventassero enti autonomi extra-istituzionali capaci di proporre progetti per programmi popolari municipali, soprattutto nelle regioni più colpite dal conflitto armato e dall'abbandono statale.
I Cabildos, che funzionarono per oltre un anno a Pailitas e Barrancabermeja, discutevano di questioni come aumenti delle tariffe dei servizi pubblici e organizzazione di scioperi. Godevano di più legittimità dei consigli comunali e dei governatorati. Le autorità li accusarono di essere controllati dalla guerriglia e di obbligare le comunità a parteciparvi. In alcuni casi, come a Pailitas, i Cabildos arrivarono a convocare i sindaci per rendere conto pubblicamente del loro operato.
Tutti i tentativi di riunione furono repressi e spesso finivano in scontri con la polizia o con gli organizzatori arrestati. I Cabildos segnarono l'inizio del genocidio contro ¡A Luchar!: nelle regioni in cui ebbero maggior successo si concentrarono arresti di massa, omicidi selettivi e perquisizioni ai danni delle organizzazioni sociali e civiche aderenti, ad opera anche di gruppi paramilitari.
Secondo i piani, le decisioni prese nei Cabildos dovevano essere discusse in un'Assemblea Nazionale Popolare (ANP) che funzionasse allo stesso modo ma a livello nazionale, tracciando la roadmap per mobilitazioni e scioperi in tutto il paese. Ci fu un dibattito interno se invitare o meno le istituzioni a farne parte.
Le marce di maggio 1988 e lo sciopero generale Tra il 22 e il 30 maggio 1988, circa 80.000 contadini di vari dipartimenti marciarono verso i capoluoghi municipali per esigere ancora una volta dal governo rispetto per la sovranità, fine del saccheggio delle risorse naturali e condizioni di vita dignitose. L'agitazione riempì le strade di volantini, chiuse strade e creò un clima favorevole alla "sollevazione popolare".
La dirigenza di ¡A Luchar! pensava che il successo delle marce avrebbe determinato la realizzazione dell'ANP. Tuttavia, la repressione contro il movimento portò a un risultato avverso. La stampa denunciò il "fallimento" delle marce, accusandole di essere controllate da ELN e EPL per creare disordini. Le autorità impedirono le marce in vari dipartimenti, portando ad arresti di massa e scontri.