Biografia Pietro Gonnella è stato un buffone di corte fiorentino al servizio dei signori ferraresi nel XV secolo e specialmente di Obizzo III d'Este e Niccolò III d'Este. Le prime, pochissime e misteriose notizie sulla sua vita si hanno dall'umanista Domenico Bandini da Arezzo dove parla di un certo "Petri Florentini histrionis" soprannominato il Gonnella. Altre notizie si hanno da Franco Sacchetti dove nella sua opera Trecentonovelle lo designa come un buffone che gira di corte in corte ma che è legato a quella di Ferrara in primis. Meno autorevoli invece sono le notizie che si hanno da Matteo Bandello in cui narra nella dedica alla XXIII novella che era figlio di un cuoiaio fiorentino (chiamato Bernardo) e che a venti anni lasciò Firenze per andare alla corte estense in veste di giullare.

Fortuna letteraria Intorno alla sua vita fiorì in breve tempo una vasta leggenda e la memoria della sua figura divenne oggetto di divertenti storie narrate da novellieri e cantimbanchi.

Probabilmente, il primo a mettere in versi le sue gesta fu il misterioso letterato conosciuto come Francesco da Mantova, che pubblicò le Facecie del Gonnella, stampate a Bologna nel 1506 da Giustiniano di Rubiera. In seguito se ne fecero molte altre edizioni, sempre stampate anonime, con il titolo Le buffonerie del Gonnella. Tra il XVI e XVII queste storie sono state legate al più celebre testo faceto, intitolato Le facezie del Piovano Arlotto, e dal 1565 furono stampate assieme, col titolo Facetie, motti, buffonerie et burle del Piovano Arlotto, del Gonnella et del Barlacchia.

Celebre è la scena (Matteo Bandello, Novelle, 1554, novella XVII) in cui fu vittima fatale di una burla ordita ai suoi danni dal suo stesso padrone, Niccolò III d'Este (adirato da un'iniziativa del Gonnella volta alla guarigione del medesimo dalla febbre quartana, tra l'altro andata a buon fine). Questi simulò una condanna a morte del buffone per decapitazione. Nel giorno fissato per la finta esecuzione, ignaro di tutto, Gonnella si inginocchiò e poggiò la testa sul ceppo affinché il boia gliela tagliasse. Nel momento cruciale, però, invece della scure, sulla sua testa si abbatté una secchiata d'acqua gelata. Tra gli scoppi di risa degli spettatori, tuttavia, il povero Gonnella fu talmente preso da paura che fu colpito da un infarto, e morì.

La stessa scena ha ispirato il film E ridendo l'uccise, di Florestano Vancini, in cui il buffone protagonista, che muore allo stesso modo, porta però il nome di Moschino, parassita ricordato da Ludovico Ariosto nelle sue Satire.

Di Gonnella si hanno anche alcuni accenni nel Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Un famoso ritratto di Gonnella, dipinto su tavola e attribuito a Jean Fouquet, databile fra il 1447 e il 1450, è conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. Fu dipinto dall'autore durante il suo viaggio in Italia del 1455-1458, nel corso del quale ebbe modo di soggiornare alla corte ferrarese degli Este. Molto probabilmente il ritratto fu dipinto postumo.

Bibliografia Tito Saffioti, Professione status symbol, in Medioevo, 2008, Vol. XII, p. 108 e segg. Carlo Ginzburg, Jean Fouquet: Ritratto del buffone Gonella, F. C. Panini, Modena 1996. ISBN 88-7686-750-3 Carlo Emilio Gadda, Gonnella Buffone, Guanda, Milano 1985. ISBN 978-88-235-0004-4 Domenico Maria Manni, Vita di Pietro Gonnella buffone, Stamperia del Pubblico a spese di Giacomo Beniamino Kross, Carpi 1762. Giancarlo Schizzerotto, Gonnella, il mito del Buffone, Pisa, ETS, 2000.

Voci correlate Jean Fouquet, Ritratto del Buffone Gonella Buffone Giullare Este Pievano Arlotto

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