In biologia, le setae, anche chiamate setole, sono delle strutture di tipo e funzione differente fra loro ma somiglianti a setole o peli. Sono diffusi nel regno animale e in quello vegetale. Il termine "setae" deriva dalla parola latina omonima che ha il significato di "setola".

Anellidi

Le setae negli Anellidi sono presenti in forma di setole rigide lungo la parte esterna del corpo, sono chiamate anche chete. Sono presenti sia nei "Policheti" che nei Clitellati e sono composte da β-chitina e in minor parte da proteine, hanno al loro interno vari canali cavi longitudinali e dei muscoli indirettamente attaccati le possono muovere. Sono d'aiuto agli Anellidi per aderire al substrato o al terreno senza distaccarsene durante i moti peristaltici del loro corpo. Sono proprio questi "peli" che rendono difficile estrarre diritto un lombrico dal terreno. La forma e la disposizione delle chete sono usate per classificare i gruppi di Anellidi. Le chete sono state perse in vari gruppi di anellidi, in particolare in quelli interstiziali e nelle sanguisughe.

Classificazione in base alla posizione

Le acicule sono delle chete interne che sorreggono i parapodi. Le acicule possono cambiare l'orientazione grazie a dei muscoli attaccati alla loro base, muovendo così l'intero ramo del parapodio. Le acicule sono presenti in Apistobranchidae, Psammodrilidae, Chaetopteridae, Amphinomida, Myzostomida, Eunicida, Phyllodocida e Orbiniidae. Le acicule si possono trovare nel notopodio o nel neuropodio: le notoacicule si trovano all'interno del notopodio, le neuroacicule si trovano all'interno del neuropodio. Le chete esterne hanno almeno una parte esposta: le notochete si trovano sul notopodio, le neurochete si trovano sul neuropodio.

Le chete esterne possono essere anche classificate in base alla presenza o meno di un'articolazione o in base alla forma della punta.

Classificazione in base all'asta In base alla presenza di un'articolazione lungo l'asta della cheta possono essere semplici, composte o pseudocomposte. Le chete semplici non hanno né un articolazione, né una piega. Le chete composte hanno un'articolazione, questa è fatta da un incavo nel quale si inserisce una punta, i due pezzi sono tenuti insieme da una cerniera e da un legamento. In base al numero di parti poste tra le articolazioni (gli articoli) si possono distinguere in monoarticolate, oligo-articolate, se hanno meno di cinque articoli e multiarticolate se ne hanno molti (generalmente più di dieci). Le chete pseudocomposte hanno due parti che non sono libere di muoversi e formano quindi una semplice piega. Le chete anchilosate hanno delle vere articolazioni che però sono fortemente ridotte. Le chete composte e pseudocomposte sono tipiche degli ordini Phyllodocida, Eunicida e Terebellida. Le chete anchilosate si trovano nella famiglia Flabelligeridae.

Classificazione in base alla punta In base alla parte terminale si distinguono chete capillari, aristate, a gancio e irsute. Le chete capillari sono semplici (cioè senza articolazioni), rastremate e appuntite. Sono presenti nella maggior parte delle famiglie di Anellidi. In Amphinomidae sono fragili e sono usate come difesa. Quelle presenti sulla parte terminale dei parapodi sono usate nella locomozione poiché funzionalmente estendono l'appendice. Nelle specie che vivono infossate o in tubi sono usate per stabilizzarsi e per aiutare il movimento. Potrebbero anche avere funzione di meccanocettori. Le chete aristate hanno la punta molto assottigliata e fine. Le chete a gancio (hooked) sono formate da un'asta più o meno lunga e da una punta curvata. Possono essere falcate se hanno una sola punta o dentate se hanno più punte. Gli uncini sono chete a gancio semplici con più punte in cui l'unica parte della cheta che sporge è la punta ricurva e l'asta può essere ridotta o sprofondata all'interno del corpo. Le chete a gancio si trovano generalmente nelle specie che hanno bisogno d'ancorarsi. Le chete irsute hanno le fibrille di cui sono composte sfaldate tra di loro, facendole assomigliare alla punta di un pennello.

Artropodi Le setae sono spesso presenti nei Crostacei, specialmente nella zona orale e sugli arti. È ipotizzato che possano avere funzione sensoriale e sono usate per l'alimentazione: infatti le setae sulle zampe del krill e di altri piccoli crostacei sono d'aiuto nel raggruppare il fitoplancton prima di cibarsene.

Le setae in entomologia vengono spesso chiamate peli. Esse sono unicellulari e si formano come escrescenza da un tipo di cellula epidermica detta tricogeno. Sono generalmente cave e si sviluppano attraverso una cellula secondaria detta tormogeno. La parte esterna di questi peli non è cuticolarizzata e ciò rende possibili vari movimenti. In genere servono a proteggere il corpo.

Le setae nei ragni hanno la forma di piccole setole aderenti al corpo: ne sono ricoperte principalmente le zampe e l'opistosoma. Sono organi di senso molto sensibili alle variazioni di pressione, dalla brezza leggera dell'aria ad un contatto pressorio localizzato.

Gechi

Le setae nei gechi sono setole di forma molto piccola e applicate in gran numero alla parte terminale delle dita delle zampe. Esse consentono all'animale di arrampicarsi con agilità, nonostante la mole, su pareti verticali lisce come vetro e anche sui soffitti.

Botanica In botanica, le setae si riferiscono alla peluria che ricopre il supporto rigido dello sporangio dei muschi e lo aiuta nella crescita con nutrienti. Le setae conficcano un corto pedicello nel gametofito da quando comincia a crescere. Non sono presenti in tutti i muschi ma in alcuni possono raggiungere anche la lunghezza di 15-20 centimetri.

Note

Bibliografia

Voci correlate Tricoma Chetotassi dei Ditteri

Categoria:Terminologia zoologica Categoria:Anatomia animale Categoria:Anatomia comparata Categoria:Peli Categoria:Anatomia vegetale