Il Guatemala (AFI: ), ufficialmente Repubblica del Guatemala (), è uno Stato dell'America centrale. Nel 2019 risultava avere circa abitanti.
Confina a nord e nordovest con il Messico, a nord-est con il Belize, a sud e sud-est con El Salvador e con l'Honduras. Si affaccia a ovest sull'oceano Pacifico e a est sul golfo dell'Honduras, ampia insenatura del mar dei Caraibi. La capitale è Città del Guatemala, che con i suoi 5 milioni di abitanti risulta essere la città più popolosa dell'America centrale, dopo Città del Messico.
Il Guatemala è una repubblica presidenziale. Da qualche anno la situazione politica è abbastanza stabile, ma nel recente passato vi sono stati diversi colpi di Stato e periodi di guerra civile. Dal 2012 al 2015 fu presidente del Guatemala un ex-generale durante il regime militare, Otto Pérez Molina; il presidente in carica dal gennaio 2024 è Bernardo Arévalo. Le lingue ufficiali sono lo spagnolo e altre ventidue lingue indigene.
Etimologia Le origini del nome Guatemala non sono chiarissime. Potrebbe essere stato coniato dai soldati aztechi scesi dal Messico al seguito dei conquistatori spagnoli, e in lingua nahuatl significherebbe "Paese dei tanti santi" (cuauhtemalan), un riferimento ai “tanti alberi” delle foreste tropicali della penisola dello Yucatán.
Storia Epoca pre-colombiana (18/12.000 a.C.-1521)
I primi insediamenti umani in Guatemala vengono fatti risalire a un periodo compreso tra il 18.000 e il 12.000 a.C., in seguito alla migrazione umana dall'Asia nord-orientale. I primi abitanti erano cacciatori e raccoglitori. Intorno al 3500 a.C. l'area entra nella fase neolitica, con la nascita e la diffusione dell'agricoltura del mais (circa seimila anni dopo la rivoluzione neolitica in Medio Oriente).
Ai tempi in cui Roma si espandeva nel Mediterraneo (VI-I secolo a.C.), la città maya di El Mirador, oggi sepolta nella foresta tropicale del Guatemala settentrionale, era la più popolosa dell'America pre-colombiana, con una popolazione di circa abitanti e piramidi di 250.000 metri cubici (come El Tigre e Monos). Quello del Mirador fu il primo Stato politicamente organizzato dell'America, comprendente un complesso di 26 città e conosciuto nei testi antichi come Regno di Kan.
Mentre in Europa il mondo antico entrava in crisi e si viveva l'Alto Medioevo, in Guatemala la civiltà maya visse la sua fase classica e raggiunse il suo culmine (250-900 d.C.). All'inizio del X secolo d.C. la civiltà crollò afflitta tra l'altro da siccità e invasioni barbariche, e l'Impero Maya si frazionò in numerose città-stato sparse per gli altopiani centrali.
Epoca coloniale (1521-1821) La conquista
Dopo la distruzione della capitale azteca Tenochtitlán (1521), nel 1523 Hernán Cortés diede a due luogotenenti, i fratelli Alvarado, il permesso di conquistare l'attuale Guatemala. Gli Alvarado, famiglia nobile di Badajoz, nell'Estremadura spagnola, guidati dal fratello maggiore Pedro, si allearono inizialmente con il gruppo Maya dei Kaqchikel e con essi sottomisero i rivali del gruppo Quiché. In seguito sottomisero anche i propri alleati. Tra il 1524 e il 1527 i Maya del Guatemala vennero soggiogati e la conquista proseguì più a sud nell'attuale El Salvador.
Il carattere violento di Pedro de Alvarado è testimoniato da numerose fonti: “impiccava o bruciava vivo qualunque capo locale che osasse opporsi a lui”Richard Immerman, The CIA in Guatemala: The Foreign Policy of Intervention. (Austin: University of Texas Press, 1982), p.21. Pare fosse sua abitudine anche quella di dare gli indigeni in pasto ai suoi cani"Conquered Conquistadors", Florine G.L. Asselbergs, First Edition, published 2004. Dopo il suo passaggio la popolazione indigena chiamò quella terra Xoaticol, la terra “sotto il sangue”, il nome con cui il Guatemala è ancora oggi chiamato dalla popolazione autoctona.
Nel 1524 Alvarado fondò Santiago de los Caballeros de Guatemala ufficializzando così il potere spagnolo nella nuova regione. Venti anni dopo Santiago era il quinto capoluogo del Nuovo Mondo, e la Capitaneria generale del Guatemala (Capitanía General de Goathemala) la più grande provincia del Vicereame della Nuova Spagna, comprendente gli attuali Guatemala, Chiapas, Nicaragua, Honduras e Costa Rica.Laudiencia funzionava come una sorta di capoluogo regionale: era il supremo tribunale territoriale, rappresentava il volere della Corona, aveva poteri amministrativi ed esecutivi, controllava i vari cabildos (consigli municipali) e risiedeva nelle città capitali delle province più grandi. Le prime quattro audiencias furono quelle di Santo Domingo (1518), Città del Messico (1529), Panama (1538) e Lima (1542) Santiago era la città centroamericana più importante dopo Città del Messico, perché era lì che i Maya avevano costruito la loro gloriosa civiltà, e lì avevano lasciato un grande patrimonio e una discreta popolazione, che tradotti in spagnolo significavano oro e manodopera, i fattori necessari per soddisfare l'ambizione degli avventurieri del Cinquecento, ovvero “raggiungere un nobile status acquisendo ricchezza, terra e signoria sugli uomini”Edwin Williamson, The Penguin History of Latin America, p. 77.
Gli spagnoli restarono comunque molto delusi dal Guatemala: quando partivano per cercare l'Eldorado molti di loro scomparivano, inghiottiti dalla giungla, e di giacimenti aurei non si vide l'ombra. L'impatto tra la civiltà europea e quella autoctona fu drammatico, con un calo della popolazione locale del 70% circa.
La società coloniale La società del Guatemala coloniale era divisa sostanzialmente in tre gruppi: gli indios, i ladinos e l'élite spagnola.
Gli indios del Guatemala, dopo il massacro e le vittime dei primi decenni, poterono sopravvivere proprio perché quella terra era povera di beni ambìti dagli spagnoli: la regione non offriva né metalli né condizioni climatiche favorevoli alle grandi piantagioni e grazie a questo gli indios del Guatemala non si estinsero, come accadde a tanti altri, per fatica e malattie nelle miniere e nelle grandi piantagioni di canna da zucchero. La mancanza di importanti centri minerari o prodotti da esportazione rafforzò l'esigenza degli spagnoli di trarre le loro risorse direttamente dal lavoro della comunità indigena: “poiché gli spagnoli riuscivano a trovare pochi lucrosi utilizzi della terra e del lavoro indigeno, sfruttarono la popolazione rurale attraverso tasse, rendite e servizi”McCreery, An Odious Feudalism: Mandamiento Labor and Commercial Agriculture in Guatemala, 1858-1920, (Latin America Perspectives, Issue 48, Vol.13 No.1, Winter 1986), p. 102. Nel XX secolo la comunità maya del Guatemala era una delle comunità indigene più consistenti dell'intera America Latina.Jim Handy, Revolution in the Countryside: Rural Conflict and Agrarian Reform in Guatemala, 1944-1954, The University of North Carolina Press, Chapel Hill & London, 1994, p. 6
Nel corso dei secoli lo status indigeno di “subordinazione e soggiogamento fu costantemente rinforzato”.Jim Handy, Revolution in the Countryside, pp. 6-7 e Carol Smith, Origins of the National Question in Guatemala, pp. 73-74 Questo a sua volta rafforzò la tendenza delle comunità locali a chiudersi 'a riccio', nel tentativo di difendere la propria identità. La sussistenza di questa identità fu in effetti accettata dall'élite spagnola che non aveva alcun interesse a distruggere le comunità Maya visto che da essa e dal lavoro di quest'ultima traeva le sue risorse.
La Chiesa da una parte tendeva a cancellare la cultura indigena per convertire i Maya al cristianesimo, dall'altra la proteggeva dagli attacchi delle élite spagnole, quanto bastava per tenerla in vita, nel tentativo di "applicare" la nuova cultura cristiana su quella tradizionale. Ciò permise al clero di mantenere con le comunità indigene un rapporto migliore rispetto a quello esistente con le élite spagnole.
Il termine ladinos si riferiva in origine agli indigeni che avevano perso i legami con la comunità ed erano andati a vivere presso i conquistatori, ovvero indios parlanti lingua spagnola. Successivamente incluse anche alcuni bianchi economicamente decaduti e soprattutto i meticci, spesso prodotti di una coercizione fisica piuttosto che di un volontario accoppiamento, dato che gli spagnoli erano “più riluttanti a sposare le donne indigene che a violentarle”.Richard Immerman, The CIA in Guatemala: The Foreign Policy of Intervention, Austin, University of Texas Press, 1982, p. 26
I ladini andavano a coltivare terre non reclamate (numerose soprattutto nel Guatemala orientale), facevano i piccoli artigiani, vendevano cianfrusaglie nelle città, oppure diventavano gli scagnozzi dei signori della terra. Erano legalmente distinti dagli indios, ma non avevano uno status sociale né economico-politico superiore rispetto a essi nel periodo coloniale. Spesso subivano le stesse discriminazioni razziali a cui erano soggetti gli indios.
Lélite spagnola era indebolita dalle lotte per il potere tra i peninsulares e i creoles: i primi erano spagnoli nati in Spagna e avevano posti di comando nel sistema governativo imperiale; i secondi erano spagnoli nati in America, non gestivano l'impero, ma detenevano un effettivo potere locale, ottenuto in vari modi e basato sul loro radicamento nel territorio. Il crescente attrito tra i due gruppi fu una delle cause della corrosione del sistema imperiale spagnolo e quindi dell'indipendenza latinoamericana.Richard Immerman, The CIA in Guatemala, pp. 25-27; Jim Handy, Revolution in the Countryside, pp. 7-8; Carol Smith, Guatemalan Indians and the State, 1540-1988, p. 75
L'economia coloniale L'economia locale precolombiana, con villaggi proprietari di terre coltivate in comune, era inaccettabile sia per gli spagnoli sia per la Chiesa. Si deportarono le popolazioni di vari villaggi dentro uno solo, per controllarle meglio, e la terra abbandonata andava alla Corona (in media una ventina di villaggi vennero fusi in uno). A una cinquantina d'anni dalla conquista gli spagnoli avevano già rilevato tutte le migliori terre situate attorno agli insediamenti. Solo una piccola frazione della terra dell'intera regione trovò tuttavia un proprietario, e lontano dagli insediamenti gran parte del territorio rimase inesplorato, disabitato o ancora popolato da indigeni non-tributari.Jones Chester Lloyd, Guatemala Past and Present, p. 169 Durante il Seicento e il Settecento vennero avviate modeste produzioni di zucchero e di cacao e il maggior prodotto d'esportazione fu l'indaco, un colorante c
prodotto nelle pianure del centro e dell'est.
I Quechì soffrivano molto le condizioni climatiche delle pianure: quando l'impero maya era entrato in decadenza, per sfuggire alle "invasioni barbariche" i Maya si erano rifugiati negli altipiani e nel corso dei secoli si erano disabituati alle condizioni ambientali della giungla tropicale e delle afose e umide pianure. Quelli che scendevano a lavorare nelle pianure per le piantagioni dei conquistadores spesso si ammalavano gravemente e a volte trovavano la morte. La maggior parte tentava sempre di ritornare al proprio villaggio alla fine di una commessa signorile, ma in alcuni casi gli indios, per volontà o per costrizione, si stabilivano nei pressi del latifondo, perdevano i contatti con la comunità e col tempo si ladinizzavano.
Alla fine dell'esperienza coloniale la distribuzione etnica del Guatemala era la seguente: i ladini erano più numerosi nella fascia costiera pacifica, nella capitale e soprattutto nell'est, ovvero nelle zone più pianeggianti del paese; la popolazione indigena risiedeva prevalentemente negli altopiani, in particolare quelli occidentali, che erano più elevati e quindi meno accessibili, e da lì scendeva per rendere i propri servigi ai padroni bianchi.
I primi cinquant'anni di indipendenza (1821-1871)