Biografia Figlio di un agente assicurativo di tendenze mazziniane, Andrea Morgagni, e di una maestra elementare, Giuditta Monti, dopo aver ottenuto il diploma di scuola commerciale si trasferì a Milano col padre nel 1897 alla ricerca di un lavoro; nel 1912 divenne ispettore generale delle Messaggerie italiane (di cui era stato, in precedenza, "viaggiatore") e nel 1918 si sposò con Luigia Pozzoli (detta Bice), dopo dodici anni di fidanzamentoSergio Lepri, Le macchine dell'informazione. Ieri, oggi, domani delle agenzie di stampa, ETAS Libri, 1982.

Dapprima socialista e sindacalista, nel 1914 si era schierato a favore dell'intervento nella prima guerra mondiale. Iniziò l'attività giornalistica nel quotidiano Il Popolo d'Italia, fondato da Benito Mussolini, di cui Morgagni rimase sempre grande ammiratore: in quel periodo cominciò a frequentare spesso la casa del futuro Duce e nel suo libro di memorie Rachele Guidi lo definì "sempre indaffarato per trovare quattrini"R. Mussolini, La mia vita con Benito, Mondadori, Milano, 1948, p. 42.

Già nel 1919 un rapporto inoltrato alla Presidenza del Consiglio indicava Morgagni come uno dei principali intermediari tra Mussolini e gli ambienti politici francesi che contribuirono al finanziamento del giornaleR. De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Torino, Einaudi, 1995, pp. 723-737. Dal 15 novembre 1914 al 1919 fu direttore amministrativo del quotidiano; poco dopo la fondazione dei Fasci italiani di combattimento l'incarico passò ad Arnaldo Mussolini mentre Morgagni si dedicò alla raccolta pubblicitariaMORGAGNI, Manlio in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 76 (2012). A proposito della fondazione dei Fasci, Morgagnì asserì nelle sue memorie di essere stato tra i fondatori del movimentoF. Arbitrio, "L'agenzia Stefani e l'OVRA. M. M. nome in codice «Carlo»", in Nuova Antologia, 2000, vol. 584, n. 2213, p. 326; altre fonti invece sostengono che egli non partecipò alla prima assise del gruppo ma che, grazie all'intervento di Mussolini, ottenne il permesso di essere inserito tra i "sansepolcristi"S. Luconi, La città della grande depressione: M. M. a New York, 1932, in "Storia urbana", 2005, n. 109, p. 35.

A Milano fu consigliere comunale (1923-1926) e vicepodestà (1927-1928), nonché presidente della Commissione per l'abbellimento della città. Fu cofondatore, con Arnaldo Mussolini, e direttore della Rivista illustrata del Popolo d'Italia (1923-1943); fondò con Luigi Poli la rivista agraria Natura (1928-1932). È soprattutto noto come presidente e direttore generale dell'Agenzia Stefani, incarico che ricoprì a partire dal 1924: sotto la sua guida l'agenzia venne potenziata e ottenne importanza anche internazionale, tanto che Morgagni venne definito "il megafono del fascismo"Il megafono del fascismo , storialibera.it, tratto da un articolo di Avvenire del 16 marzo 2002.

Grazie al ruolo rivestito alla Stefani, la posizione di Morgagni si rafforzò sempre di più all'interno del regime, causandogli l'ostilità di molti gerarchi, che mal sopportavano la sua smaccata esaltazione del Duce: ad esempio il 16 aprile 1943, dalle colonne del Regime fascista, Roberto Farinacci descrisse la Stefani come «un'agenzia personale d'affari». Il 12 ottobre 1939 venne nominato senatore del Regno in base alla 21ª categoria dell'art. 33 dello Statuto Albertino («le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni»).

Il 25 luglio 1943 si diffuse a Roma la notizia che Mussolini non era più capo del governo. Morgagni, amico, ammiratore e fedele collaboratore di Mussolini, alla notizia dell'arresto del Duce, si tolse la vita con un colpo di pistola nella sua villa romana, sita in via Nibby 20. Prima di togliersi la vita lasciò il seguente messaggio:

Mussolini apprese del suicidio di Morgagni solamente il 13 settembre, quando era in Germania, dov'era stato condotto dopo essere stato prelevato dai tedeschi al Gran Sasso. Al Cimitero Monumentale di Milano gli è dedicato, col fratello, un artistico monumento funebre; Edicola Morgagni, particolare., realizzato da Enzo Bifoli, monumento su cui spicca l'epigrafe dettata dallo stesso Mussolini:

Opere M. Morgagni, L'agenzia Stefani nella vita nazionale, Alfieri e Lacroix, Milano 1930. M. Morgagni, Il Duce in Libia, Alfieri & Lacroix, Milano 1937.

Onorificenze Onorificenze italiane

Onorificenze straniere

Note

Bibliografia R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002. Luigi Orsini, In memoria di Manlio Morgagni, Imola 1944.

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