Lantisionismo è l'atteggiamento di coloro che si oppongono al sionismo,Webster's 11th Collegiateo Dictionary, ("Zionism,"), "An international movement originally for the establishment of a Jewish national or religious community in Palestine and later for the support of modern Israel." cioè al movimento politico fondato nel 1897 volto alla costituzione di uno Stato nazionale ebraico nella cosiddetta Terra Promessa, ossia parte del territorio della Palestina storica, che a quel tempo faceva parte della Siria ottomana, per poi passare sotto il mandato britannico.
Dal 1897 al 1948, l'antisionismo rappresentò l'opposizione ai tentativi di creazione del futuro Stato ebraico. Fra gli oppositori storici, vi sono alcuni gruppi di ebrei che negano legittimità di un tale Stato costituito nella Terra Promessa prima dell'arrivo del Messia; altri, come i Neturei Karta, ripudiano in toto l'idea stessa di uno Stato ebraico.Raffaella A. Del Sarto,
Dopo la fondazione di Israele del 1948, a cui seguirono la prima guerra arabo-israeliana e la Nakba, l'antisionismo crebbe considerevolmente anche tra i non ebrei. Da allora, gli antisionisti si propongono di difendere i diritti dei palestinesi: con ciò si intende sia i profughi fuggiti e dispersi per il mondo (principalmente in altri Paesi arabi), sia coloro che rimasero e acquisirono la cittadinanza israeliana, sia infine coloro che vivono nei territori occupati da Israele dal 1967.
L'antisionismo è un argomento controverso. Alcune personalità, del mondo ebraico e non, sostengono che l'antisionismo sia una nuova forma velata di antisemitismo,, intervista di Michael Krasny a Yehuda Bauer su KQED-FM l'11 gennaio 2005 per la quale si è proposto il termine di neoantisemitismo.
Antisionismo religioso L'antisionismo ha un versante religioso interno alla cultura ebraica: fra gli oppositori per motivi religiosi si ricordano i Neturei Karta (נטורי קרתא, in aramaico "Guardiani della città") che rifiutano di riconoscere l'autorità e la stessa esistenza dello Stato di Israele, accusandolo di essersi dotato di una facciata religiosa (con l'uso di nomi religiosi per i partiti politici, la presenza di rabbini negli stessi, etc.) e di alterare i commentari alla Tōrāh secondo le esigenze sioniste. Aliyah Il sionismo ha la sua origine dal concetto di Aliyah, cioè il desiderio di tornare alla Terra Promessa. Tale parola ha descritto anche le migrazioni di alcuni ebrei verso la Palestina fin dai tempi antichi, ma il concetto, di stampo religioso, è più spesso legato al ritorno del messia.Taylor, A.R., 1971, 'Vision and intent in Zionist Thought', p. 10,11 Sostenere laliyah non significa automaticamente sostenere il sionismo: alla nascita di questo movimento politico, esso fu avversato dalla grande maggioranza dei correligionari.Ebrei erranti, Roth, Adelphi Rachael Gelfman, Religious Zionists believe that the Jewish return to Israel hastens the Messiah Ehud Bandel - President, the Masorti Movement, Zionism
"Eretz Israel" e "Medinat Israel" Due concetti-chiave sono Eretz Israel o Terra d'Israele, espressione usata nella Bibbia (più nota in italiano come "Terra promessa"), e Medinat Israel, che corrisponde allo Stato di Israele, costruito dai sionisti. Gli ebrei antisionisti rifiutano l'idea che queste due entità possano coincidere.Raffaella A. Del Sarto,
Antisionismo laico L'opposizione politica allo stato di Israele contesta il fatto che esso si sia organizzato come uno Stato degli ebrei, identificando i propri cittadini su base etnica e religiosa, discriminando di fatto i non ebrei, che ammontano al 20% dei cittadini israeliani, principalmente arabi.
Secondo lo storico Benjamin Balthaser, la sinistra ebraica è stata antisionista nel Novecento, e questo atteggiamento si sta rafforzando negli anni 2020. Tra le personalità antisioniste di spicco nel mondo ebraico figurano Norman Finkelstein, Gabor Maté, Judith Butler,US-Philosophin Butler: Israel vertritt mich nicht, Der Standard, 15 settembre 2012 Noam Chomsky e Moni Ovadia.
Matrimoni interreligiosi In particolare, la questione dei matrimoni interreligiosi ha attirato molte critiche. Si tratta di un tema controverso in Israele, in quanto non sono riconosciuti legalmente se celebrati nel Paese, anche se vengono riconosciuti quelli celebrati all'estero; sui matrimoni è tuttora in vigore il sistema detto millet usato nell'Impero ottomano. In effetti, i matrimoni interreligiosi trovano forte opposizione tra gli ebrei israeliani: nel 2015 riguardavano approssimativamente il 2% della popolazione, ma, secondo uno studio condotto nel 2014-2015, il 97% degli ebrei israeliani si sentirebbe a disagio se un loro figlio sposasse un musulmano; la percentuale scenderebbe all'89% nel caso in cui il figlio sposasse un cristiano. Secondo il quotidiano Jerusalem Post, nel 2021 la percentuale era arrivata al 7%, il che veniva percepito come una grave minaccia per la sopravvivenza degli ebrei.
Nel 2005, Bentzi Gopstein fondò l'organizzazione contro la "mescolanza" Lehava, chiamando i matrimoni tra ebrei e non ebrei un "secondo Olocausto" Membri di questa organizzazione hanno pattugliato alcuni insediamenti a Gerusalemme Est per scoraggiare le donne ebree dal frequentare uomini palestinesi. Nel 2019, Gopstein è stato formalmente accusato di incitamento al terrorismo, alla violenza e al razzismo. Alcune municipalità hanno preso delle misure per impedire relazioni interreligiose: nella città di Petah Tikva, alcuni funzionari hanno aperto un numero di telefono da chiamare per segnalare le donne ebree che frequentassero uomini palestinesi, e si offriva loro "sostegno psicologico". Alcune organizzazioni offrono aiuto alle donne che frequentano un uomo arabo, definendole "prigioniere".
Post-sionismo
Seppur non definibili esplicitamente antisionisti, molte personalità di cultura ebraica sono o sono stati molto scettici verso l'ideologia sionista. Tra gli intellettuali ebrei più famosi a rientrare in questa categoria sono Albert Einstein e Hannah Arendt: preoccupati della visione etnonazionalista di uno "Stato ebraico", nel 1948 scrissero, insieme ad altri intellettuali ebrei, una lettera al New York Times in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, definendo i metodi e l'ideologia del suo partito Tnuat Haherut (formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun) come ispirati a quelli dei partiti nazisti.
In Italia, Primo Levi fu favorevole alla fondazione dello Stato israeliano, anche se l'idea di un trasferimento in Palestina non lo attraeva; tuttavia, assistendo alla repentina trasformazione di Israele in uno stato "diverso, militare e spregiudicato", ne prese progressivamente le distanze, fino a condannarlo apertamente durante l'invasione israeliana del Libano. A seguito dell'attentato di Monaco, Natalia Ginzburg scrisse un articolo in cui rifletteva sulla sua identità e distingueva nettamente tra l'immagine storica degli ebrei come popolo perseguitato, fragile e "randagio", e la nuova realtà di Israele come nazione potente, aggressiva e vendicativa, esprimendo il timore che il sionismo avesse smarrito la storica "attitudine alla riflessione" e alla sofferenza tipicamente ebraica.
Ad oggi, sono considerati post-sionisti gli storici della nuova storiografia israeliana, una corrente che mette in discussione l'ideologia sionista dalle fondamenta da un punto di vista sia storico che politico.
Antisionismo e antisemitismo In anni recenti, molti commentatori hanno sostenuto che la difesa dei palestinesi in alcune manifestazioni antisioniste coprano in realtà sentimenti antisemiti. A tal proposito è stato coniato il termine di nuovo antisemitismo, cioè una forma di razzismo antiebraico che si serve di argomentazioni antisioniste.Nevertheless, I believe that the more radical forms of anti-Zionism that have emerged with renewed force in recent years do display unmistakable analogies to European anti-Semitism immediately preceding the Holocaust....For example, "anti-Zionists" who insist on comparing Zionism and the Jews with Hitler and the Third Reich appear unmistakably to be de facto anti-Semites, even if they vehemently deny the fact! This is largely because they knowingly exploit the reality that Nazism in the postwar world has become the defining metaphor of absolute evil. For if Zionists are "Nazis" and if Sharon really is Hitler, then it becomes a moral obligation to wage war against Israel. That is the bottom line of much contemporary anti-Zionism. In practice, this has become the most potent form of contemporary anti-Semitism....Anti-Zionism is not only the historic heir of earlier forms of anti-Semitism. Today, it is also the lowest common denominator and the bridge between the Left, the Right, and the militant Muslims; between the elites (including the media) and the masses; between the churches and the mosques; between an increasingly anti-American Europe and an endemically anti-Western Arab-Muslim Middle East; a point of convergence between conservatives and radicals and a connecting link between fathers and sons.“For a totalitarian Zionism, any criticism of Israel is proof of the rankest anti-semitism. If you do not refrain, you will be hounded as an anti-semite requiring the severest opprobrium. In the Orwellian logic of American Zionism, it is impermissible to speak of Jewish violence or Jewish terror when it comes to Israel, even though everything done by Israel is done in the name of the Jewish people, by and for a Jewish state.”
Dibattito sulle due nozioni
Scrivendo nel 1973 sul Congress Bi-Weekly dellAmerican Jewish Congress, il ministro degli esteri israeliano Abba Eban identificò l'antisionismo come "il nuovo antisemitismo":
Nel 1974, Arnold Forster e Benjamin Epstein della Anti-Defamation League pubblicarono il libro Il nuovo antisemitismo. Essi esprimevano preoccupazione per quelle che descrivevano come nuove manifestazioni di antisemitismo provenienti da figure della sinistra radicale, della destra radicale e filo-palestinesi negli Stati Uniti. Forster e Epstein sostengono che si tratta di indifferenza nei confronti delle paure del popolo ebraico, di apatia nei confronti dei pregiudizi anti-ebraici e di incapacità di comprendere l'importanza di Israele per la sopravvivenza degli ebrei.
Recensendo il lavoro di Forster ed Epstein sulla rivista Commentary, Earl Raab, direttore del Nathan Perlmutter Institute for Jewish Advocacy della Brandeis University, ha sostenuto che un nuovo antisemitismo stava effettivamente emergendo in America negli anni 1970, sotto forma di opposizione ai diritti collettivi del popolo ebraico, ma ha criticato Forster ed Epstein per averlo confuso con i pregiudizi anti-Israele.
Negli anni 1980, Allan Brownfeld ha criticato il lavoro di Forster ed Epstein: nel Journal of Palestine Studies ha scritto che la nuova definizione di antisemitismo di Forster e Epstein banalizza il concetto, trasformandolo in "una forma di ricatto politico" e "un'arma con cui mettere a tacere qualsiasi critica a Israele o alla politica statunitense in Medio Oriente",
Negli anni 1990, Edward S. Shapiro, in "A Time for Healing: American Jewry Since World War II", ha scritto che "Forster e Epstein insinuavano che il nuovo antisemitismo fosse l'incapacità dei gentili di amare abbastanza gli ebrei e Israele".
Negli anni 2000, Brian Klug sostiene che il neoantisemitismo è "un mito" che confonde l'antisionismo con l'antisemitismo, banalizza il significato di antisemitismo e anzi lo sfrutta per mettere a tacere i dibattiti, trattando da "demonizzanti" le legittime critiche a Israele.
Ebreo che odia sé stesso L'espressione ebreo che odia sé stesso è usata, con valenza peggiorativa, per indicare una persona di origine ebraica che nutre pensieri antisemiti. È apparsa per la prima volta nel libro Der Jüdische Selbsthass (let. "L'odio di sé ebraico") di Theodor Lessing (1930), in cui descriveva l'atteggiamento di ebrei che simpatizzavano per il nazismo.