Entracque (Antràigue o Entràiguas in occitano o provenzale alpino, Entràive in piemontese), Entraque fino al 1940R.D. 20 marzo 1940, n. 249, è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte, all'interno della comunità montana delle Alpi del Mare e di parte del Parco delle Alpi Marittime.

Geografia fisica Nel territorio del comune sono presenti due importanti dighe artificiali gestite dall'Enel che vengono sfruttate per la produzione di energia idroelettrica. La prima si trova ai piedi delle montagne, appena fuori dal paese, in località Piastra; la seconda è la diga del Chiotas, di dimensioni maggiori, che si trova a circa 20 minuti di auto (più un'ora circa di cammino, oltre il lago della Rovina) dalla prima, ed è raggiungibile anche tramite bus navetta. Subito sopra si trova il rifugio Genova-Figari, dove si sono tenute diverse edizioni del concerto di Ferragosto (l'ultima nell'agosto 2008).

Rinomata stazione turistica fin dal primo '900, grazie alla vicina Riserva Reale di Caccia, con una popolazione fluttuante di 5.000-6.000 presenze soprattutto turistiche, che qui trova alloggio soprattutto in "seconda casa", il comune si rivolge sia al turismo estivo, sia a quello invernale, disponendo di 3 impianti di risalita (1 seggiovia e 2 skilift), per un totale di quasi 2 km per lo sci alpino, nonché circa 40 km di piste di fondo che hanno anche ospitato gare di rilevanza nazionale e internazionale.

Origini del nome Entracque deriva dal latino Intra aquas, cioè "tra le acque". Tale è appunto l'ubicazione di Entracque, essendo bagnata da tre corsi d'acqua: torrente Gesso, rivo Bousset e rivo Pramalbert (o Colletta), che divide in due il paese.

Questa stessa origine è riscontrabile nelle Alpi occidentali a Introd e a Entrèves, in Valle d'Aosta.

Storia Le origini Non è facile precisarne le origini: documenti esistenti presso la parrocchia e presso il Comune parlano di origini ultracentenarie e di tradizioni immemorabili. La presenza di migliaia di figure simboliche (15.000 e più), incise probabilmente nel periodo di transizione dal Neolitico all'Età del Bronzo, sulle rocce di Valmasca, Fontanalba, Val Lauretta, Colle del Sabbione, fino al 1947 appartenenti al Comune di Entracque, e del lago Vej del Bouc ci possono portare a credere che queste zone fossero luoghi di frequentazione, ma soprattutto vie di percorrenza, di gruppi umani protostorici e più tardi delle antiche popolazioni liguri. E, ancora, la presenza di una colonia romana a Pedona (Borgo San Dalmazzo) e le rovine di un tempio romano dove oggi sorge il santuario di Madonna delle Finestre, sopra San Martino in Vesubia, i ponti del Souffiet e di Burga, di indubbia architettura romana (la loro costruzione risale intorno al periodo dei Flavi) e tutt'oggi in uso, provano alla evidenza che la zona di Entracque era luogo di transito e di contatto tra le popolazioni della costa ligure.

Il cristianesimo penetrò per tempo in queste zone, intorno al 250, con i monaci di San Colombano; in seguito, nel 600, arrivarono a Borgo i primi benedettini. Che le zone del Gesso siano state bonificate dai religiosi di san Benedetto è storico: ancora oggi tutti i parroci della Valle (Andonno, Roccavione, Roaschia, Valdieri, Entracque) hanno il titolo di "Priore". L'ordine benedettino, che ebbe tanta importanza storica, religiosa e sociale, provvedeva, dove arrivava, ad ogni necessità, insegnando a coltivare la terra, regolare le acque, sviluppare varie arti, creando spesso intorno ad ogni monastero centri di vita e difendendo, nei momenti difficili, i popoli oppressi.

Secondo una tradizione locale il borgo "Autarì" sarebbe stato il primo centro abitato, occorre precisare che le costruzioni più antiche, di cui si ha notizia sono situate in località cosiddetta "Ciastlas", alle spalle dell'attuale chiesa Parrocchiale, mentre i borghi "Pascher", luogo dove si radunavano i capi di bestiame affidati al vaccaro o al pastore comune per il pascolo, e "Chiapera", cumuli di sassi, si sarebbero aggiunti più tardi nel Medioevo. Dopo il mille i Benedettini lasciarono Entracque (nessun documento ne ricorda l'anno e tanto meno i motivi), le loro proprietà passarono così sotto il dominio temporale del Vescovo di Asti, che è Abate Commendatario di Borgo San Dalmazzo. Sappiamo poi che i signori di Entracque nel 1198 concorsero alla fondazione di Cuneo e ne ebbero il diritto di cittadinanza.

Nel XIII secolo, dopo un breve dominio del marchese di Saluzzo, Entracque e la Valle Gesso sono parte della Contea eretta in Piemonte dalla Casa degli Angiò.

Probabilmente Entracque, alla data del riconoscimento dei diritti feudali, inizi del XIV secolo, è già eretta in Comune autonomo con una sua propria amministrazione. Nel 1372 il Conte Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, cede Entracque e la Valle Gesso al Marchese Carlo di Ceva. Nel secolo successivo controversie distrettuali impegnarono Entracque e i vicini Comuni di Valdieri, Andonno, Roccavione e Borgo San Dalmazzo a difendere i propri diritti di autonomia e libertà da attacchi e rivendicazioni militari, territoriali, politiche e amministrative, portati loro dalla Città di Cuneo. Nel 1424, con 101 fuochi (famiglie) e 500 abitanti, Entracque è il paese più densamente popolato della castellania di Borgo, superato soltanto nel 1443 da Borgo stesso.

I Valdesi, verso fine secolo, si erano infiltrati nella popolazione particolarmente al borgo Pascher.

Fu forse in questi anni o nel successivo periodo della Riforma che sono nate "Le Parlate" rappresentazione della Passione e Morte di Cristo che ancora oggi, interpretate da attori del luogo, rivivono, ogni cinque anni, nella tradizione folkloristica del paese. Nel 1561 gli abitanti della contrada di Entracque erano circa 1700 e, dieci anni più tardi, circa 1800. È in questi anni del Cinquecento- Seicento che sono sorte le diverse Cappelle che brevemente ricordiamo: la Confraternita di Santa Croce, la Cappella della Madonna del Bealetto, la Cappella di S. Rocco, la Cappella di S. Antonio da Padova, la Cappella della Visitazione di Maria Vergine al Cornaletto, la Cappella di S. Giovanni Battista, la Cappella di S. Lucia, la Cappella della Trinità, ancora oggi esistenti e la Confraternita della Misericordia, la Cappella di S. Pietro in Vincoli, la Cappella dello Spirito Santo, abbandonate, in rovina o destinate ad altri usi. Il Santuario di Nostra Signora delle Finestre, come già ricordato, appartenente ad Entracque fino al 1947, fu costruito, secondo un'antica tradizione, per ricovero di viaggiatori e commercianti, dall'Ordine Militare dei Templari.

La chiesa di Sant'Antonino Martire sorta sulle rovine del castello signorile e divenuta in seguito, nel 1673, Parrocchia secondo gli statuti del Concilio di Trento, risale molto probabilmente agli inizi degli anni mille: la troviamo menzionata una prima volta nel 1246 in una bolla di papa Innocenzo IV, e annoverata tra i possessi dell'Abazia di Borgo. La stessa bolla ricorda l'Ospedale di Noceto o Neyereto con la Cappella - Ricovero di S. Giacomo officiata fino al 1882, quando furono trasformati in caserma estiva dei Carabinieri a servizio della Casa Reale. Fino al 1817, anno in cui fu creata la Diocesi di Cuneo, Entracque appartenne sempre, come risulta da una bolla di papa Clemente X, alla diocesi di Mondovì. Nel 1619 abbiamo una novità importante: il Duca Carlo Emanuele I di Savoia, Serenissimo Principe Cardinale e Vicario perpetuo del Sacro Romano Impero, il 10 giugno, erige il Comune in Marchesato e lo infeuda al conte Carlo Solaro di Moretta suo Gran Scudiere.

Gli Entracquesi non sono molto soddisfatti del nuovo signore tanto che oppongono una formale protesta conservata nell'archivio comunale. Dal Conte Carlo Solaro di Moretta gli Amministratori del luogo ebbero ad acquistare i diritti, per usi civici, del territorio e delle acque. Nel 1628 il paese passa ad un altro signore perché il Conte Carlo Solaro di Moretta lo dona con titolo di Marchese al conte Arduino Valperga di Rivara e nel 1631, il 12 dicembre, viene investito signore del paese il conte D. Federico Tana che ha sposato Maria, figlia del conte Arduino Valperga. Nel 1688 da Vittorio Emanuele I di Savoia ebbe la concessione dello stemma civico con il motto Propitiis astris.

Dal '700 a oggi Il Settecento è tempo di guerra. Le zone di valico dell'Alta Valle Gesso e delle Valli confinanti, Vermenagna e Stura, furono teatro, prima, del conflitto franco-spagnolo, e poi, della guerra per la successione austriaca.

Nel 1708 con il pagamento di 1.500 ducati gli Entracquesi ebbero per decreto di Anna di Orléans, duchessa di Savoia il diritto di eleggersi i propri sindaci. Nel 1716 Entracque conta 600 famiglie, 2700 anime. Nel luglio del 1789 scoppia la rivoluzione francese e nel 1793 le regie truppe del Duca di Aosta, divenuto poi re Vittorio Emanuele I, stabiliscono per due mesi il quartier generale ad Entracque. Truppe francesi dal nizzardo entrano in Piemonte nel 1798 e truppe Savoiarde passano e ripassano in questi anni dal Colle del Sabbione e dal colle delle Finestre.

L'insediamento dei francesi è duramente contrastato da bande locali sorte con buoni ideali di libertà ed indipendenza ma ben presto inquinate da facinorosi e scapestrati. Ad Entracque due mali sembrano preoccupare in modo particolare l'autorità francese: il contrabbando del sale e tabacco e la presenza di delinquenti che vengono comunemente detti "Barbetti".

Nulla di veramente importante da segnalare sotto l'impero napoleonico: Entracque, incorporata alla Francia, come del resto quasi tutto il Piemonte e viene assegnata al Dipartimento della Stura. Nell'anno 1810 si provvede alla costruzione della nuova gradinata della chiesa Parrocchiale e si impianta l'acquedotto; per l'occasione la secolare fontana ottagonale in piazza del Municipio, che reca la data 1565, viene spostata e sistemata in luogo più comodo. Nel 1813 si contano circa 650 famiglie e persone. Con la Restaurazione (1814, caduta dell'impero napoleonico) e al grido: "Viva il nostro Re di Sardegna", si ritorna, con grande sollievo per le popolazioni locali, al vecchio regime amministrativo e politico. Nel 1820-1825 si costruisce il nuovo cimitero.

Nel 1830, su disegno dell'architetto Gioachino Rossi di Andonno, si costruisce il Palazzo Comunale; Michele Grosso, con testamento, lega lire 3.000 per l'erezione e manutenzione di un Ospedale per i poveri e gl'infermi, l'attuale Centro Socio Assistenziale San Michele, la cui costruzione ha inizio nel 1834.

Nel 1850 si ricostruisce, in collaborazione con il comune di Valdieri, dopo lunghi rapporti epistolari e discussioni sulla scelta del luogo, il ponte di Marmorere, comunemente detto Ponte Rosso, distrutto da piogge torrenziali.

Verso la metà del secolo Entracque è un pulsante centro di attività: cinquanta lanifici danno lavoro a 300 operai, senza contare le donne occupate a filare la lana a mano; vi si fabbricano drappi e panni a vari colori; la produzione ascende a 3000 pezze l'anno.

La lana viene importata dalla vicina Briga del contado di Nizza e soprattutto dalla francese Marsiglia. Due sono le scuole ad Entracque: una di italiano ed aritmetica, l'altra di latino.