La storia di Gottolengo, comune italiano situato nella Bassa Bresciana a breve distanza dai confini con le province di Cremona e Mantova, può essere fatta iniziare già nel III millennio a.C., anche se il centro abitato attuale nacque solo in età romana per poi svilupparsi nel corso dei secoli successivi. In epoca altomedievale la storia del paese fu strettamente legata alla presenza del monastero benedettino di Leno, quindi Gottolengo passò sotto il controllo di potenti famiglie locali e, in seguito, della Repubblica di Venezia. Con l'avvento di Napoleone il comune fece parte della Repubblica Cisalpina e, dopo la sua caduta, del Lombardo-Veneto; nel 1861 venne infine unito al nascente Regno d'Italia seguendone le successive vicende storiche.
Età antica
Il territorio di Gottolengo iniziò ad essere popolato a partire dal 2000 circa a.C., come testimoniano gli insediamenti abitativi riportati alla luce sul cosiddetto "Castellaro" (toponimo composto dai termini gallici cashr e teiher, che significano fortificazione),. un'area ai margini meridionali dell'attuale centro urbano. costituita da un modesto altopiano circondato da acque e paludi. Quel terrazzamento, facilmente difendibile, favorì l'insediamento di comunità stabili dedite all'agricoltura e all'allevamento e in grado di praticare arcaiche forme di tessitura.. Oltre a rudimentali oggetti litici, i reperti ritrovati in loco comprendono anche esemplari di suppellettili, vasellame e armi, sia in pietra che in bronzo.
Per ragioni non ancora ben chiarite, probabilmente a causa di pestilenze o di invasioni e guerre,. il Castellaro venne progressivamente abbandonato fin dal 1000 a.C. a favore di un'area poco più a settentrione, là dove ora sorge l'attuale paese di Gottolengo. Secondo un'antica leggenda, un tunnel sotterraneo avrebbe garantito i collegamenti fra le due località anche in caso di scontri armati o incursioni. Sul finire del V secolo a.C. o agli inizi di quello successivo,Come testimoniano i numerosi reperti archeologici (armi soprattutto) rinvenuti in quest'area e ora conservati, almeno in parte, all'interno della ristrutturata "casa-torre". vi si stanziò il popolo celtico dei Cenomani, che stava espandendosi nella Bassa Bresciana e che basava la propria economia sulla lavorazione del ferro, sull'agricoltura e sull'allevamento. Tale gruppo etnico, residente in villaggi sparsi, prese a dare proprie denominazioni alle località del territorio e fu il primo ad introdurre nella zona forme di monetazione.Sull'argomento si possono vedere gli studi di Ermanno Arslan e, in particolare, Saggio di repertorio dei ritrovamenti di moneta celtica padana in Italia e in Europa e di moneta celtica non padana in Italia (testo aggiornato on line ). I Cenomani vennero poi in contatto con altri popoli: Insubri, Veneti e, nella seconda metà del III secolo a.C., con i Romani. Questi ultimi attuarono una politica d'integrazione nei confronti dei Celti (da essi chiamati Galli); tuttavia il territorio di Gottolengo passò sotto la loro definitiva egemonia solo nel 196 a.C., dopo che una coalizione di Romani e Veneti sconfisse i Cenomani costringendoli a un'alleanza forzata con i vincitori..
Il processo di romanizzazione (introduzione della lingua latina, del diritto romano e delle varie istituzioni politiche e militari) culminò nel 49 a.C. con la concessione da parte di Cesare della cittadinanza romana ai Cenomani e agli altri popoli dell'Italia settentrionale. Sottoposto al controllo del municipium di Brixia, città rientrante nella X Regio, Gottolengo non mutò la sua vocazione agricola mentre adeguò il proprio stile di vita a quello sviluppatosi nelle diverse parti dell'impero.
I reperti dissotterrati presentano numerose testimonianze e tracce della presenza romana: monete (di particolare importanza una collezione scoperta nel 1900 in un campo coltivato a sud del centro abitato),. vasellame, manufatti ed epigrafi,. fra cui spicca la cosiddetta Lapide dei Quattuorviri (i quattro supremi magistrati municipali) del I secolo d.C. Il testo di questa iscrizione
fa riferimento a una torre romana di cui non si sa nulla (forse era ubicata in un municipium come Brixia o Cremona), mentre per la lapide stessa si è ipotizzato che si trovasse già murata nell'antica chiesa parrocchiale, poi abbattuta e ricostruita nel XVIII secolo reinserendo ancora l'iscrizione al di fuori della nuova abside..
Medioevo Alto Medioevo
Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente Gottolengo conobbe il dominio di varie popolazioni barbariche, fra cui quella dei Longobardi che, dopo aver conquistato in modo non del tutto pacifico il territorio, vi impressero un'impronta di assoluto rilievo e lo incorporarono nel Ducato di Brescia (seconda metà del VI secolo). Desiderio, ultimo sovrano longobardo e originario di Brescia, con l'aiuto della moglie Ansa aveva fondato il monastero femminile di San Salvatore (poi di Santa Giulia), nel 758 fece erigere nel limitrofo comune di Leno un'abbazia maschile affidandola ai benedettini. Giunti da Montecassino, i monaci impressero non solo alla Badia leonense, ma a tutto il territorio della Bassa Bresciana che ne dipendeva, un fervore di rinascita religiosa, culturale ed economica iniziando una vasta opera di bonifiche.
Con la caduta del potere longobardo e l'instaurarsi dell'egemonia franca in Italia, il prestigio del monastero si incrementò ulteriormente grazie alla protezione accordatagli da Carlo Magno (e in seguito anche dai suoi successori), accanito difensore del Cristianesimo. Da allora la politica costante degli abati di San Benedetto di Leno fu di mantenere o procacciarsi il favore di imperatori e papi, cosicché nel corso dei secoli, tramite particolari contratti (bolle o diplomi), il monastero andò accrescendo il proprio potere e i propri possedimenti.
Gottolengo era allora una curtis appartenente all'abbazia e la forma di economia che vi si praticava era per l'appunto quella curtense, basata soprattutto sulle attività agricole e sull'allevamento; quasi tutti i contadini lavoravano alle dipendenze dei monaci e pochi erano quelli che possedevano degli appezzamenti di terreno.. D'altro canto, fu proprio la vastità e la continuità dei possedimenti che consentì ai benedettini di attuare quelle grandi opere di bonifica idraulica e agraria che ne caratterizzarono l'attività a cavallo del millennio.
Quando nella prima metà del X secolo un popolo invasore, gli Ungari, iniziò a minacciare villaggi e monasteri, terre e raccolti della prospera pianura bresciana con razzie e saccheggi, i monaci di Leno decisero di fortificare il piccolo borgo di Gottolengo costruendovi attorno palizzate e terrapieni.. Successivamente i benedettini si trovarono a fronteggiare un nuovo e diverso pericolo, quello rappresentato dalla sempre più potente famiglia dei Canossa e dalle pretese che questa avanzava su una parte dei possedimenti della Badia leonense. Tuttavia gli abati, mettendo in campo pazienza, diplomazia e appoggi autorevoli, furono in grado di risolvere le varie dispute a loro favore.
Basso Medioevo
Nel 1078, in una fase acuta della lotta per le investiture, divenne abate Artuico (o Arduico), uomo vicino alla Chiesa di Roma, la cui fedeltà venne premiata da papa Gregorio VII con un'importante bolla che, oltre a prerogative di minor importanza e ad ampliamenti territoriali per il monastero, conferì al suo abate la facoltà di istituire mercati, edificare castelli, mettersi in diretto contatto con qualsiasi vescovo d'Italia (in precedenza, invece, doveva avvalersi della diocesi bresciana come intermediaria) e consacrare chiese. La lealtà nei confronti del pontefice non impedì tuttavia al rettore del monastero di intrattenere buone relazioni anche con gli imperatori germanici, garantendo in tal modo un periodo di pace all'interno del territorio e il mantenimento dei beni all'abbazia. Del resto, successivamente l'elezione degli abati fu pilotata in vario modo dagli imperatori germanici.
Le cose mutarono radicalmente con l'avvento al trono del nuovo imperatore tedesco Federico I Barbarossa e con la sua politica autoritaria. Nel 1158, sceso per la seconda volta in Italia, distrusse e saccheggiò la Badia leonense, costringendo l'abate a rifugiarsi a Venezia e ad abbandonare il monastero in balia delle truppe imperiali, quindi espugnò Brescia, città guelfa, e vi mise a capo suoi consiglieri come già aveva fatto con altri comuni della regione.. La reazione delle città lombarde, riunite e riorganizzate nella Lega Lombarda, portò vent'anni dopo alla sconfitta di Federico I nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176). Il Barbarossa fu costretto a stipulare a Venezia un trattato di non belligeranza con i suoi avversari e a ristrutturare l'abbazia di Leno, alla quale vennero concessi ulteriori diplomi e bolle che riconfermarono i beni da essa posseduti, fra i quali anche il borgo di Gottolengo che molto aveva risentito delle invasioni e dei saccheggi delle soldatesche imperiali.
Reintegrato nel pieno dei poteri, l'abate aveva la possibilità di scegliere i propri vassalli ai quali assegnare i vari poderi di proprietà del monastero e dai quali riscuotere le decime e le tasse. Ciò comportò talvolta l'inevitabile insorgere di dispute e conflitti, non solo di natura giuridica, sia fra monaci e feudatari che fra il monastero e i contadini. A tale proposito particolare importanza ebbe la rivolta popolare scoppiata nel 1205, durante la quale l'abate Onesto dovette riconquistare la Badia facendo ricorso alle armi.
Tuttavia le conseguenze più deleterie per i benedettini vennero dal contrasto di natura legale, sorto già durante l'età comunale, con il sempre più potente vescovo di Brescia che pretendeva di sottomettere alla propria giurisdizione le terre appartenenti alla comunità monastica.. Alla fine i monaci lenesi, logorati dalle continue lotte e gravemente indebitati per le spoliazioni subite, si videro costretti a cedere molte delle loro proprietà alla diocesi di Brescia. L'antica abbazia entrò in una fase di lento ma costante declino che, nei secoli successivi, la porterà alla miseria, all'abbandono e infine alla demolizione (1783)..
Nel frattempo Gottolengo era divenuto un libero comune rurale di modeste dimensioni, dapprima sotto l'egemonia degli abati, poi sotto il controllo del vescovo e del comune bresciano. Nel Duecento fu teatro della sanguinosa lotta fra guelfi e ghibellini e dovette sopportare numerosi saccheggi; la guerra tra le fazioni si inasprì nel secolo successivo, quando il piccolo borgo di pianura fu messo a dura prova anche da pesti, carestie e persino da un'invasione di bruchi e di cavallette.. Risentì inoltre delle vicende politiche del comune di Brescia, trasformato prima in signoria e successivamente annesso dai Visconti nel loro stato. Nel corso del Quattrocento il comune di Gottolengo fu a lungo conteso fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Nel 1427, infatti, il territorio bresciano, venne occupato dai Veneziani che, guidati dal Carmagnola, scacciarono i Visconti. Qui il 29 maggio perse la vita Nanne Strozzi, capitano delle truppe Estensi, che appoggiavano in armi i Veneziani. Questi si insediarono sino al 1438., anno in cui i Milanesi di Niccolò Piccinino si impadronirono del borgo, ma la parentesi viscontea fu breve e due anni più tardi i Veneziani rientrarono in Gottolengo. Successivamente il borgo venne ripreso dal Ducato, ma con la pace di Lodi (1454) sia il bergamasco che il bresciano vennero riconosciuti alla Repubblica marinara..Anche durante la guerra di Ferrara il comune di Gottolengo fu interessato nel conflitto: venne infatti conquistato dai Gonzaga, nemici dei Veneziani nel 1483, e in seguito ripreso da questi ultimi; le belligeranze terminarono con la riconferma della supremazia della Serenissima in territorio bresciano..
Età moderna