Formazione e apostolato L'ordinazione e la formazione Diego de Landa nacque nel novembre del 1524 a Cifuentes, in Spagna. De Landa entrò nell'ordine francescano nel 1541. A 17 anni entrò al monastero di San Juan de los Reyes a Toledo, dove s'impegnò alacremente per trent'anni nell'opera di evangelizzazione dei popoli Maya. Nel 1549, all'età di 25 anni, giunse nello Yucatán. Imparò la lingua e la cultura Maya, superando presto il suo maestro, frate Luis de Villalpando: quest'ultimo è stato il primo occidentale a studiare la lingua Maya e a redigerne un dizionario.

Diego de Landa avvertiva analogie tra Cristianesimo e religione maya per quel che concerne la sacralità dei riti che prevedevano sacrifici umani e offerte di sangue, qualcosa che ricordava il carattere sacrificale della figura del Cristo il quale offerse la propria vita per l'umanità.

Le violenze contro la popolazione Maya Nel giugno 1562, a causa della reticenza dei Maya ad accettare la nuova fede cattolica e ad abbandonare i propri riti, de Landa fece arrestare i governatori di Pencuyut, Tekit, Tikunché, Hunacté, Maní, Tekax, Oxkutzcab e di altre zone limitrofe, tra gli arrestati c'erano Francisco Montejo Xiu, Diego Uz, Francisco Pacab e Juan Pech che vennero torturati. Il 12 luglio 1562 si realizzò l'autodafé di Maní, nel corso del quale furono ridotti in cenere idoli di diverse forme e dimensioni, furono distrutte le grandi pietre utilizzate come altari, piccole pietre lavorate, terrecotte e codici con geroglifici. Si calcola che andarono distrutti, scritti che illustravano la civiltà maya in tutti i suoi aspetti.

Il richiamo il Spagna e il processo

Nel 1563, a seguito delle accuse mossegli dal missionario francescano Francisco de Toral di esercizio abusivo dell'autorità inquisitoriale e dell'uso di violenza gratuita, fu richiamato in Spagna, dove giunse nell'aprile di quell'anno.

In memoria da Diego de Landa è stata eretta una statua in bronzo posta lungo un lato del convento: la targa commemorativa, tuttavia, ne sottolinea la contraddittorietà della figura.

Tali notizie giunsero alle orecchie di Filippo II (su segnalazione del francescano Francisco de Toral): di conseguenza, ad aprile 1563 Landa dovette tornare in Spagna dove fu convocato per difendersi dalle accuse di abusi da lui commessi a danno degli indios. Inoltre, De Toral accusò De Landa di avere esercitato l'autorità inquisitoriale senza esserne titolare, inoltre abusandone con uso di violenza, e sulla base di falsa motivazione.

Al suo arrivo in Spagna del 1563, De Landa trovò un atteggiamento molto ostile nei suoi confronti da parte del Consiglio Reale delle Indie, che era totalmente convinto del punto di vista di de Toral. Fu pertanto sollevato subito dall'incarico missionario, restando sotto processo per molti anni: durante questo periodo scrisse la Relación.

Contributo allo studio della cultura Maya

Intorno al 1566, a tre anni dalla sua convocazione dal Re di Spagna per rispondere delle accuse (come si evince dai capitoli 17 e 18 e dalla conclusione) mossagli anche da altri religiosi e ancora sotto processo, De Landa pubblicò la Relazione sulle cose dello Yucatan, un'opera tuttora basilare per capire il mondo maya all'epoca della conquista. In essa narra dei maya e della loro storia, con una cronaca delle scoperte e della conquista spagnola.

Nella maturità, infatti, De Landa si dedicò allo studio di quella cultura che tanto aveva fatto per annientare. Forse per redimersi dal suo passato, cercò di raccogliere quante più informazioni poté su quella cultura che, da inquisitore, aveva cercato di far scomparire ad ogni costo. De Landa mise insieme una gran quantità di dati sulla storia, lo stile di vita e le credenze religiose del popolo maya.

De Landa cercò anche di comprendere il sistema vigesimale, che i Maya utilizzavano in matematica, del loro calendario e - con scarso successo - della scrittura maya. De Landa partì infatti dal presupposto errato che la lingua maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su sillabe e logogrammi. Ricavò dunque una tavola comparativa tra lettere dell'alfabeto latino e caratteri maya del tutto inaffidabile.Tre secoli dopo, lo studioso fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg rinvenne nella biblioteca dell'Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, libro che nel frattempo era andato perduto, come del resto buona parte della conoscenza della scrittura maya. Brasseur si applicò subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando l'"alfabeto maya" inventato da Landa, ottenendo un testo piuttosto incoerente che diede origine al "mito" del continente perduto di Mu.Lyon Sprague De Camp, Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi (Lost Continents- The Atlantis Theme, 1954, 1970), Fanucci, 1980 In seguito tuttavia tale alfabeto, una volta interpretato in modo corretto (come, essenzialmente, un sillabario) dal linguista russo Jurij Knorozov, si sarebbe dimostrato strumentale alla decifrazione della civiltà Maya.

Paradossalmente, l'opera di Diego de Landa, colui che voleva annichilire la cultura maya, oggi rappresenta il riferimento principale per tutti i ricercatori e gli studiosi di questo mondo. In particolare, lo studioso William E. Gate afferma che il 99% di ciò che conosciamo sulla civiltà Maya lo dobbiamo alla Relacion di de Landa.

Gli ultimi anni Dopo la conclusione del processo, avvenuta nel 1569, fu chiamato da Filippo II a continuare tornare nelle Americhe a causa della sua competenza nella lingua e cultura Maya. Nel frattempo, nel 1571, De Toral era morto: questi si era sempre opposto al ritorno di Landa nelle Americhe finché era in vita. Landa tornò così nelle Americhe, nel 1572, venendo nominato nuovo vescovo dello Yucatán, secondo uomo a tenere questa carica dopo de Toral.

Genealogia episcopale La genealogia episcopale è: Arcivescovo Cristóbal Rojas Sandoval Vescovo Diego de Landa, O.F.M.

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