La basilica di San Bernardino è un edificio religioso dell'Aquila, situato nel quarto di Santa Maria. Venne costruita, con l'adiacente convento, fra il 1454 e il 1472 in onore di san Bernardino da Siena, le cui spoglie sono custodite all'interno del mausoleo del Santo realizzato a opera di Silvestro dell'Aquila., p. 314. La facciata, eretta nel secolo successivo da Cola dell'Amatrice con influenze michelangiolesche, è considerata la massima espressione dell'architettura rinascimentale in Abruzzo., p. 99.

L'interno, in stile barocco, è dovuto alla ricostruzione dell'edificio in seguito al terremoto del 1703 a opera di più progettisti — tra i quali sicuramente Filippo Barigioni, Sebastiano Cipriani e Giovan Battista Contini, p. 322. — e conserva importanti opere d'arte di Andrea della Robbia, Francesco Bedeschini, Pompeo Cesura, Rinaldo Fiammingo e Donato Teodoro, oltre al già citato Silvestro dell'Aquila, autore anche del mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi. Il soffitto in legno intagliato e ornato di oro zecchino è opera di Ferdinando Mosca., p. 96.

È stata inserita nell'elenco degli edifici monumentali nazionali nel 1902 ed elevata al rango di basilica minore — titolo che condivide con le concittadine San Giuseppe Artigiano e Santa Maria di Collemaggio — da papa Pio XII nel 1946. A causa del sisma del 2009 che ne ha gravemente danneggiato l'abside e il campanile, la basilica è stata sottoposta a lavori di riparazione e consolidamento ed è stata riaperta nel 2015.

Storia I precedenti; l'arrivo di Bernardino all'Aquila e la sua morte

Bernardino degli Albizzeschi nacque a Massa Marittima nel 1380 ma, già in giovane età, si trasferì a Siena dove rimase per buona parte della sua vita e cominciò la sua attività di predicatore. Nel 1437, al culmine della sua fama e dopo aver ripetutamente rinunciato alla carica di vescovo in alcune delle diocesi più influenti dell'epoca, divenne vicario generale dell'ordine dei francescani in Italia. Pochi anni dopo venne invitato dal vescovo Amico Agnifili in Abruzzo, per tentare di riappacificare le due fazioni cittadine; seppur malato, nei primi mesi del 1444, si recò quindi all'Aquila dove morì dopo poco tempo, il 20 maggio.

Inizialmente le sue spoglie vennero poste nella chiesa di San Francesco in piazza del Palazzo., p. 312. Immediatamente la cittadinanza, riappacificatasi, si prodigò per celebrare degnamente la figura del predicatore mediante la realizzazione di un tempio in suo onore; il principale fautore fu Giovanni da Capestrano, che ricevette l'appoggio di papa Niccolò V., p. 311. Il pontefice canonizzò Bernardino da Siena nel 1450 e l'anno seguente assegnò a Giacomo della Marca l'incarico di soprastante (termine usato all'epoca per indicare il soprintendente) della fabbrica.

L'edificazione della basilica I lavori ebbero inizio nel 1454, a soli dieci anni dalla morte del santo. Per il luogo venne scelto lo spazio tra il vecchio ospedale San Salvatore e la scomparsa chiesa di Sant'Alò, nel locale di Sinizzo del quarto di Santa Maria, a ridosso della cinta muraria orientale;Il locale di Sinizzo, in corrispondenza di Porta Leone, è ricompreso tra le attuali Via Vittorio Veneto, Via Signorini Corsi, Via San Bernardino e Via Sinizzo con quest'ultima che, a ridosso della basilica, assume la denominazione di Via Giacomo della Marca. L'intero centro storico dell'Aquila è suddiviso in locali ciascuno dei quali venne originariamente assegnato a ognuno dei castelli fondatori della città (in questo caso lo scomparso castello di Sinizzo, nei pressi di San Demetrio ne' Vestini), assumendone anche la denominazione. l'area venne preferita a quella, poco distante, di Santa Maria del Carmine individuata inizialmente. La cappella del santo, adiacente alla preesistenza di Sant'Alò, venne iniziata nel 1458 e l'anno seguente si dette inizio alla costruzione del convento, posto ugualmente sul lato destro della chiesa. Inizialmente la tomba di San Bernardino era invece prevista al centro della nuova basilica, in corrispondenza della grande cupola, così da determinarne un impianto architettonico a pianta centrale., p. 315. Il terremoto del 1461, che provocò alcuni danni alla costruzione, costrinse all'interruzione dei lavori che ripresero nel 1464 e si protrassero sino alla presunta conclusione del 1472:, p. 313. in quell'anno infatti il corpo di San Bernardino fece il suo ingresso nella nuova basilica per essere posto nella cappella a lui dedicata. In questa prima fase la chiesa presentava una facciata in laterizio di grande originalità, dotata di portico ed eretta tra il 1465 e il 1468 su progetto di Giacomo della Marca, p. 169. cui si sovrappose un progetto di ampliamento, opera di Silvestro dell'Aquila, che tuttavia — nonostante l'interesse di papa Giulio II — rimase incompleto. Dell'originaria facciata non rimane alcun disegno ufficiale ma si ritiene faccia da sfondo a un San Bernardino da Siena di un ignoto pittore napoletano, conservato nella Domus Vitellia a Roma.

Tra il 1488 e il 1489, su impulso di due dei frati del convento, Francesco e Ambrogio, la basilica venne «sormontata da una cupola che fu la più grande costruzione di questo genere in Abruzzo»,, p. 9. le cui dimensioni vennero poi ridotte nella ricostruzione successiva al terremoto del 1703. Si ritiene che essa fosse caratterizzata da una fine pilastratura nervata in stile gotico., p. 167.

Nello stesso periodo, si lavorò alacremente sull'apparato decorativo interno: sempre al 1488 risale il mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi, opera del già citato Silvestro dall'Aquila, che in seguito, tra la fine del secolo e il 1505, realizzò il monumentale mausoleo di San Bernardino. Nel Cinquecento cominciò anche l'edificazione delle cappelle laterali, per opera delle più influenti famiglie aquilane dell'epoca, che affiancarono quella di San Bernardino e di Sant'Alò: nella basilica trovarono così spazio gli Agnifili, di nuovo i Camponeschi, i Fibbioni e i Notar Nanni., p. 326. Qualche anno dopo, per volere della famiglia Vetusti Oliva, l'edificio venne impreziosito dalla Resurrezione di Andrea della Robbia, mentre nel secolo successivo comparvero dipinti realizzati da Francesco da Montereale, Pompeo Cesura e Francesco Bedeschini. I lavori sulle cappelle gentilizie si protrassero comunque sino almeno alla metà del Seicento., p. 327.

Nella prima metà del Cinquecento si decise, inoltre, di rimettere mano alla facciata e per realizzarla venne chiamato l'architetto Nicola Filotesio, meglio noto come Cola dell'Amatrice. I lavori iniziarono proprio nel 1525 e furono realizzati a scaglioni e completati nel 1542.

Il terremoto del 1703 e la ricostruzione barocca Nel 1703, la basilica venne, come detto, devastata dal Grande Terremoto che colpì la città. San Bernardino fu tra gli edifici a subire i maggiori danni, con la sola facciata e le mura laterali che rimasero in piedi. La ricostruzione della basilica cominciò qualche anno dopo la catastrofe e cambiò radicalmente volto alla chiesa, non solo per l'apparato decorativo — virato, come nel caso della basilica di Santa Maria di Collemaggio e altre chiese minori, verso lo stile barocco dell'epoca — ma anche per quanto riguarda l'organizzazione spaziale dell'aula., p. 321.

Nell'aprile del 1707, le famiglie Narducci e Visconti (quest'ultima di origine milanese e trasferitasi in Abruzzo in seguito al sisma) si impegnarono economicamente, dinanzi al notaio Perseo Capulli, nella riedificazione dell'edificio i cui lavori dovettero cominciare durante quell'anno. Rimane sconosciuto il primo progettista, probabilmente locale, cui si deve l'«invenzione architettonica» dell'impianto mentre già dal 1708 è documentato lo scambio epistolare tra i frati e Giovan Battista Contini, noto architetto allievo del Bernini e operante nel Regno Pontificio.

Secondo quanto ipotizzato dagli studi, l'architetto romano venne chiamato a supervisionare i lavori e a fornire la propria consulenza nella parte più impegnativa dell'opera, ossia la ricostruzione della cupola: per quest'ultima, il Contini propose inizialmente un'ardita struttura a prisma ottagonale alzata a tutta l'altezza del tamburo,, p. 548. secondo uno schema che poi venne realizzato nella chiesa di Sant'Agostino (1720) ma che fu invece rifiutato a San Bernardino., p. 323.

Nel 1730, a una prima mano dello sconosciuto aquilano e a quella del Contini, si aggiunse un terzo intervento a cura di Filippo Barigioni — altro noto architetto romano della scuola di Carlo Fontana — che probabilmente si occupò della stabilità della cupola e, soprattutto, del rivestimento delle navate., p. 551. Infine, va menzionato l'intervento di Sebastiano Cipriani — conterraneo del santo ma operante stabilmente a Roma — cui viene attribuita l'edificazione del portale laterale su Via Verdi; secondo il Vicari, al Cipriani sono riferibili anche la sistemazione dell'attico della navata centrale e quella della cantoria che sorregge l'organo a canne.

Gli interventi recenti L'arredamento basilicale, iniziato nel Cinquecento, è proseguito fino ai giorni nostri con la realizzazione di quindici simulacri per la processione del Venerdì Santo, in stile d'avanguardia, opera di Remo Brindisi e di altri artisti., p. 177. La tradizionale sfilata, d'origine trecentesca, era stata vietata nel 1768 da un editto reale e fu ripristinata solamente nel 1954 su iniziativa dei frati minori del convento di San Bernardino, con inizio proprio dalla basilica.

Tra il 1958 e il 1961 si operò un radicale restauro della facciata, con smontaggio e rimontaggio dei singoli elementi e che consentì una minuziosa operazione di analisi e rilievo della stessa., p. 55. Nello stesso periodo venne realizzata la fodera in calcestruzzo armato del campanile e del basamento, sempre in calcestruzzo e pietre, che occupò l'intera struttura sino al piano sottostante la cella campanaria, causando anche la perdita dell'originaria scala in pietra., p. 31.

Il terremoto del 2009 produsse nuovi danni alla basilica; a farne le spese fu soprattutto la parte absidale dove si registrarono il crollo parziale della torre campanaria e lesioni di grave entità sul tamburo della cupola. Si riscontrarono inoltre evidenti fessurazioni dell'apparato lapideo della facciata., p. 57.

A una prima fase di messa in sicurezza della struttura, sono seguite le operazioni di restauro che si sono inizialmente concentrate sulla navata centrale — e in particolare la ricostruzione della cupola, il restauro del soffitto ligneo e il consolidamento delle pareti longitudinali, p. 9. —, riaperta al pubblico il 2 maggio 2015. Per quanto riguarda il campanile, è stato operato un censimento e una raccolta del materiale lapideo originario, ricollocato poi minuziosamente in loco con la tecnica dell'anastilosi;, p. 33. all'interno della torre campanaria è stata inoltre inserita una cella in acciaio per consentire il consolidamento statico della struttura.

Nel 2017 è stato quindi completato il restauro della cappella e del mausoleo di San Bernardino, tornato a ospitare le spoglie del Santo nell'anniversario della sua morte. Nello stesso anno è stata nuovamente resa visibile al pubblico la Crocifissione di Rinaldo Fiammingo, posta nella cappella maggiore e le cui operazioni di smontaggio avevano riportato alla luce un precedente affresco del XV secolo.

Descrizione Insieme alla basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta nel XIII secolo per volere di papa Celestino V, San Bernardino fu il primo monumento cittadino a suscitare interesse al di fuori del circondario abruzzese, per arrivare a una sfera nazionale e transnazionale. Detto fenomeno è dovuto certamente alla notorietà del santo toscano, ma anche al coinvolgimento, nelle fasi costruttive, di personalità influenti della vita religiosa — tra cui due pontefici, Niccolò V e Giulio II — e, soprattutto, artistica dell'epoca.