Eboli (AFI: ; Jevule in dialetto ebolitano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno, in Campania.

Geografia fisica Territorio La città è sorta sulle pendici del Montedoro, un contrafforte del gruppo montuoso del Raione e del Ripalta. Il territorio è in larghissima parte pianeggiante, situato nella piana del Sele (pianura alluvionale) che ne delimita il territorio a sud. La restante parte, di morfologia collinare-montuosa, ricade nel parco regionale Monti Picentini. Oltre al Montedoro, il territorio comprende la zona collinare dei Monti di Eboli, suddivisa fra il comune di Olevano sul Tusciano e quello di Battipaglia.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona C, 1134 GR/G

Origini del nome Il nome Eboli potrebbe derivare dal greco Eu bòlos (εὖ βῶλος, "buona zolla"), o dal mitico fondatore Ebalo, figlio della ninfa Sebeti e di Telone, re di Capri, menzionato da Virgilio alla fine del settimo libro dell'Eneide ("Oebale quem generasse Telon Sebetide Nympha"). Si tratta, tuttavia, di ipotesi non documentate da fonti scritte. Tuttavia, queste due possibili etimologie erano note già almeno dal XVII secolo poiché riportate nell'opera di Enrico Bacco Nuova, e perfettissima descrittione del Regno di Napoli diviso in 12 Provincie. Lo stesso riporta anche un'altra possibile etimologia: il toponimo potrebbe derivare da Obolo, Capitano Generale dell'armata di Teseo, Re d'Atene. Egli avrebbe fondato la città, ed avrebbe anche dato per primo il nome al fiume Sele per onorare il compagno omonimo (secondo altri fonti Silaro) perduto nelle sue acque.

Quando i greci arrivarono ad Ebhura (trascrizione indoeuropea), trovando il nome simile a quello di numerose località pelasgiche della Grecia, la indicarono come "Ephýra katà Kampánian" (Ἐφύρα κατὰ Καμπάνιαν). Difatti, il nome "Ephýra" (Ἐφύρα) è l'antico nome di Corinto. Un'ulteriore origine potrebbe essere "Εὖ πόλις", ossia "buona città": la π, tramite un normale processo linguistico di sonorizzazione per lenizione, avrebbe dato origine a "Εὖ βόλις", trasformatosi nel latino Eburum e che sarebbe sfociato poi nella variante del latino medievale "Ebolus", dunque "Evoli" e poi, infine, "Eboli".

Storia

Il territorio fu frequentato sin dalla preistoria, come testimonia il ritrovamento di una mummia neolitica in località Corno d'Oro.

Ricca di reperti archeologici rinvenuti in diversi siti dislocati sulle colline (numerosi corredi funerari risalenti all'eneolitico, reperti della cultura del Gaudo e all'età del bronzo ritrovati su Montedoro), in Eboli risulta consolidata nei secoli successivi la presenza della civiltà villanoviana. A partire dalla fine del V secolo a.C. furono fiorenti i rapporti commerciali tra le popolazioni etrusche a nord e quelle greche a sud, tanto che Eboli divenne un centro di riferimento importante per le tribù lucane dell'entroterra, come testimoniato dalle numerose necropoli sparse lungo il perimetro del centro storico.

Con l'arrivo dei romani e la costruzione della via Popilia (che congiungeva Capua a Regium) Eburum divenne un importante e fiorente centro artigianale e commerciale, come dimostrano i resti di un antico quartiere artigianale (datato III-II secolo a.C.) dedito alla produzione di ceramica, grazie alla presenza di tre fornaci romane ubicate a pochi passi dal santuario dei SS. Cosma e Damiano. "[…] Terra antiqua, potens armis atque ubere glebae": così ne parla Virgilio nellEneide. Del IV secolo è la villa romana rinvenuta in località Fontanelle, distante meno di un chilometro dal centro.

A testimonianza della grande vitalità di questo centro i romani concessero ad Eburum lo status giuridico di municipium, rendendo i suoi cittadini a tutti gli effetti cives romani pur mantenendo il diritto a governarsi con leggi proprie, come dimostra la stele eburina (oggi conservata presso il museo archeologico della media valle del Sele). Il piedistallo di una statua al tempo dedicata al console Tito Flavio Silvano, ritrovata nel basamento dell'antica chiesa di Sancta Maria ad Intra nel centro storico, riporta in calce un'iscrizione in latino (un latino non perfetto, o forse già frammisto ad elementi di volgare) che definisce "Eburum, municipium romano".

Già prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente, Eboli fu distrutta una prima volta da Alarico nel 410 d.C. e secoli dopo venne saccheggiata e devastata dai saraceni nel IX e X secolo. Tuttavia, gli insediamenti sul Montedoro sopravvissero fino a quando giunsero in queste terre i Longobardi. Nel Medioevo fu identificata con il nome Evoli (nel dialetto locale ancora oggi persiste la forma Jévule, evidente eredità del nome medievale). La città in quel periodo storico divenne un caposaldo del sistema difensivo del Principato di Salerno grazie al suo imponente castello, eretto da Roberto il Guiscardo, circondato da mura e dalle sue cinque porte. Numerosi furono gli interventi di recupero di antiche chiese e complessi monumentali attuati dai Normanni: ne è un esempio ancora tangibile la basilica di San Pietro Alli Marmi, oggi sede del convento dei frati Cappuccini.

Dal 1811 al 1860 Eboli fu capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie. In questo periodo, con la creazione di un apposito istituto, fu avviata la bonifica degli acquitrini e delle paludi che ricoprivano vaste aree di territorio coltivabile della piana del SeleBattipaglia, 70 anni nella sua storia, Massa Editore 1999, pag.41.

Per l'epoca delle lotte per l'Unità d'Italia, nel centro storico della città una targa ricorda ancora l'ospitalità che una famiglia locale concesse a Giuseppe Garibaldi (alcuni accenni sparsi raccontano anche che proprio a Eboli trovarono rifugio alcuni membri della spedizione organizzata da Carlo Pisacane, sopravvissuti all'eccidio di Sapri). Dal 1860 al 1927, durante il regno d'Italia, Eboli fu capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al circondario di Campagna. Nel 1929 dal territorio ebolitano si distaccò la frazione di Battipaglia, che divenne comune autonomo.

Il 26 luglio 1943 formazioni di aerei anglo-americani effettuarono una prima incursione su Eboli, sganciando bombe nei pressi del mercato coperto, in corso Matteo Ripa. Vi furono tre morti, un civile e due soldati. Quella prima incursione fu un campanello d’allarme, infatti, la popolazione temendo il ripetersi di altre incursioni abbandonò la città riversandosi sui monti limitrofi o in altri paesi vicini. Una seconda incursione si ebbe la sera del 4 agosto e questa fu molto più devastante: le varie formazioni di aerei che vi parteciparono fecero cadere tonnellate di bombe sulla città, con l’evidente scopo di raderla al suolo. Le abitazioni di Eboli furono distrutte per il 70%.

Eboli deve gran parte della sua fama contemporanea grazie al libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, benché gli eventi dell'opera non siano ambientati nel comune campano, ma in Basilicata durante il regime fascista. La città fu inoltre sede di un discorso bellicoso di Benito Mussolini poco prima dell'inizio della guerra d'Etiopia (discorso che il dittatore stesso ricorderà all'inizio della campagna italiana di Grecia).

Nel 1980, il terribile terremoto dell'Irpinia non risparmiò la città con il crollo di palazzi e il danneggiamento di scuole, la cui ricostruzione è stata completata solo al fine degli anni '90. Durante il sisma due ebolitani persero la vita.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone del comune di Eboli sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 21 aprile 1999. Stemma

Gonfalone

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili Palazzo Martucci - Mauro - Cuomo (XV secolo). Palazzo de Consulibus (XVI secolo). Palazzo Paladino La Francesca (XV secolo). Palazzo La Francesca (XVIII secolo) Palazzo Romano Cesareo (XII secolo). Palazzo Romano (XVII secolo) Palazzo Campagna (XVI secolo). Palazzo Romano (XIX secolo). Palazzo Novella (XV secolo). Palazzo Corcione (XV secolo). Palazzo Zuccaro (XIX secolo)

Architetture militari Castello Colonna (XI secolo) Castello Pezzullo (XIX secolo)

Architetture religiose Basilica di San Pietro Alli Marmi (1076). Chiesa collegiata di Santa Maria della Pietà (XII secolo). Santuario dei Santi Cosma e Damiano (Eboli) (XX secolo). Monastero di Sant'Antonio Abate (XIV secolo). Cappella di Santa Maria ad Intra (X secolo). Chiesa della S.S. Trinità - Ex Convento di Sant'Antonio di Padova (XII secolo). Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (1771). Chiesa di San Nicola de Schola Graeca (XII secolo). Ex Chiesa di San Lorenzo (XI secolo) Chiesa di San Francesco - Ex Convento di San Francesco (1286): l'interno della chiesa è uno scrigno di opere d'arte che consente una panoramica di un certo rilievo sull'arte rinascimentale campana e meridionale, sebbene gli importanti affreschi contentuti in essa siano in uno stato di conservazione assai compromesso a causa di secoli di incurie. Tra le opere che vanno ricordate vi sono appunto gli affreschi nelle vele della parte absidale rappresentanti i profeti (nell'ordine: Isacco, Giacobbe, un profeta non identificato, Ezechiele, Gioele, Esdra, Giona, Abacuc) attribuiti ad Agostino Tesauro, e nella parete centrale absidale le scene della vita di S. Giorgio e i martirii di Sant'Erasmo e San Felice attribuibili a Giovanni Luce de Magistro di Eboli, pittore cinquecentesto ebolitano influenzato dai modi umbri rinascimentali. Vi è custodito inoltre un polittico del 1472 opera di Pavanino da Palermo, raffigurante la Vergine col Bambino, Sant'Eustachio e Santa Caterina d'Alessandria (trasportati nel Museo Diocesano di Salerno furono invece la Crocefissione di Roberto d'Oderisio e la Madonna di Costantinopoli di Andrea Sabatini). Tra le opere scultoree vanno ricordate il Tabernacolo Eucaristico attribuito a Girolamo Santacroce (scultore), il monumento funebre a Giovanni Nicola De Troiano (1578) ed un altro a un membro della famiglia De Cristofaro di Eboli. Chiesa della Madonna delle Grazie (XV secolo). Chiesa di San Biagio (XIV secolo). Chiesa di San Vito al Sele (X secolo). Chiesa della Madonna della Catena. Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Cappella di Santa Margherita (XII secolo) Chiesa di San Giuseppe (XI secolo) Cappella di San Berniero (XVIII secolo) Cappella di Santa Cecilia (X secolo)

Monumenti Monumento ai caduti in piazza della Repubblica (1924) Leoni di piazza della Repubblica (1872) Monumento a Vincenzo Giudice, maresciallo della Guardia di Finanza, vittima della rappresaglia nazi-fascista Monumento a Carlo Levi lungo il viale Amendola. Monumento a padre Matteo Ripa, missionario e fondatore del Collegio dei Cinesi (ora Istituto Universitario Orientale). Monumento al colonnello Calò. Epitaffio del Regio Cammino di Matera (1797)

Aree archeologiche Villa romana di epoca imperiale in località Paterno. Due tratti di cinta muraria del IV secolo a.C. Area artigianale del IV-II secolo a.C. in zona SS. Cosma e Damiano. Acquedotto medievale sul Montedoro. Fornaci romane

Aree naturali Riserva naturale Foce Sele - Tanagro, sito di Interesse Comunitario IT 8050010 comprendente le fasce litoranee a destra e sinistra del fiume Sele e parte del litorale tirrenico. Area Protetta Dunale Legambiente Silaris, comprendente parte della Riserva naturale Foce Sele - Tanagro. Area naturale di San Miele Parco naturale comunale di San Donato

Sentieri naturalistici Percorso dei mulini: percorso naturalistico e archeologico lungo 358 m così chiamato per la presenza di mulini e frantoi. Sentiero San Donato.

Grotte Elenco delle cavità naturali presenti nel territorio comunale: Grotta Cozzolino Grotta Tiranna Grotta dei Morti Grottone di Eboli Grotta di Giacobbe Caverna dei Tre Ingressi Grotta dei Briganti

Clima

Società Evoluzione demografica

Etnie e minoranze straniere