Biografia Gli inizi oscuri Le sue origini sono alquanto incerte e gli stessi dati di nascita tutt'altro che accertati: secondo alcuni, invece che a Crema, Brigida Giorgi sarebbe nata a Monticelli d'Ongina, località in provincia di Piacenza, non lontana però da Cremona, nel 1756Questa è la versione riportata da Carr; secondo l'enciclopedia curata da Caruselli ed il Dizionario di Rosenthal e Warrack, i dati corretti dovrebbero essere quelli ripresi nella presente voce, mentre Staccioli e Genesi anticipano addirittura al 1755 la data della sua nascita a Monticelli d'Ongina. o anche nel 1758. Figlia del mandolinista di strada Carlo Giorgi, cominciò anch'ella a esibirsi prestissimo come cantante di strada, al seguito del padre, secondo alcuni, insieme con un ancor bambino Domenico Dragonetti, futuro contrabbassista di gran nome, che l'accompagnava al semiviolone, secondo altri.Francesco Caffi, Storia della musica sacra nella già Capella Ducale di San Marco in Venezia dal 1318 al 1797, Venezia, Antonelli, 1855, II, pp. 80-81 (accessibile gratuitamente online come ebook-gratis Google). Il semiviolone era un piccolo contrabbasso da camera. Certo è che nel 1777/1778, nel suo peregrinare per l'Europa meridionale, ella giunse a Parigi dove avvenne l'incontro che mutò la sua vita. Anche sulla natura di tale incontro le fonti divergono: secondo gli uni sarebbe stata notata niente meno che da Antonio Sacchini, dallo stesso rapidamente addestrata e quindi ingaggiata al Théâtre-Italien (nel quale erano provvisoriamente confluite lOpéra Comique e la Comédie Italienne); secondo altri a notarla sarebbe stato invece il Direttore nominato dellOpéra Comique, che, sempre previo addestramento da parte di Sacchini, l'avrebbe fatta scritturare per lOpéra. Le notizie sul suo soggiorno parigino sono comunque incertissimeSecondo Staccioli e Carr, ella avrebbe addirittura debuttato allOpéra già nel 1776 cantando negli entr'acte dellIfigenia in Aulide di Gluck; tale versione è anche confermata dall'Almanacco di Amadeusonline di Gherardo Casaglia (accesso 2 febbraio 2009), il quale precisa anche il ruolo interpretato dalla Banti (Diana)., così come quelle relative al suo successivo trasferimento a Londra: di certo c'è soltanto che qui incontrò il ballerino e coreografo Zaccaria Banti (1756 c. - 1836) ben introdotto nell'ambiente teatrale cosmopolita che sposò ad Amsterdam nel 1779 e di cui adottò il cognome anche come nome d'arte.

Secondo il Dizionario della Musica del Ducato di Parma e Piacenza, la coppia ebbe due figli maschi: Pietro, nato a Varsavia nel 1787, tenuto a battesimo dal re di Polonia Stanislao Poniatowski in persona... per recarsi nell'autunno 1786 e nel carnevale 1787 a interpretare opere serie italiane al Teatro Reale di Varsavia dove il re la colmò di onori e tenne a battesimo suo figlio [Pietro]. Vedi: Dizionario della Musica del Ducato di Parma e Piacenza Giorgi Banti Brigida., e Giuseppe, nato a Madrid nel luglio del 1793, tenuto a battesimo dalla duchessa di Osuna, María Josefa Pimentel.Gaspare Nello Vetro, Giorgi Banti Brigida, in Dizionario della Musica del Ducato di Parma e Piacenza curato dalla Casa della Musica di Parma. Secondo altre fonti, però, la coppia aveva avuto anche una femmina, evidentemente la maggiore, «andata sposa a certo Dott. Barbieri»,Philip H. Highfill Jr., Kalman A. Burnim and Edward A. Langhans, A Biographical Dictionary of Actors, Actresses, Musicians, Dancers, Managers and Other Stage Personnel in London, 1660-1800, Carbondale e Edwardsville, Southern Illinois University Press, 1973, I, p. 278. il cui nome, Vittoria,Riportato anche, sia pure con l'erronea notazione che era l'unica figlia, da Francesco Sforza Benvenuti, Dizionario biografico cremasco, Bologna, Forni, , p. 10. insieme a quello completo del marito, sono del resto anche attestati da un'iscrizione monumentale nel cimitero di Bologna (cfr. anche infra).Collezione dei Monumenti Sepolcrali Del Cimitero di Bologna Pubblicata da Giovanni Zecchi, Bologna, Zecchi, 1825, Parte seconda, n. 50 (accessibile gratuitamente online presso Google Books). L'immagine del monumento è anche reperibile presso il Museo Virtuale della Certosa di Bologna . L'iscrizione recita come segue : «Monumento della Brigida Giorgi nata a Cremona, e cittadina bolognese, moglie di Zaccaria Banti, lodatissima per la eccellenza nell’arte della musica, socia onoraria dell’Accademia Filarmonica, vissuta anni 47, e morta li 18 febbraio 1806. Il presente monumento le fu da prima innalzato da Vittoria Banti di lei figliuola, e dal marito di questa dott. Domenico Barbieri, e dal pittore ornatista Giuseppe Fancelli: nel 1813 fu poi dal marito della defunta, Zaccaria Banti, trasportato in altra parte del Cimitero, e rinnovato per opera dei pittori Luigi Gibelli, e Filippo Pedrini.»

La grande carriera europea Dopo essere passata per Vienna nel 1780, la Banti decise di rientrare in Italia scritturata, per la stagione di carnevale 1782/1783, dal Teatro San Benedetto di Venezia, dove riscosse un notevole successo nelle prime del Piramo e Tisbe di Francesco Bianchi (che sarebbe diventato il suo compositore preferito) e dellAttalo, re di Bitinia di Giuseppe Sarti, nonché in una ripresa dellOrfeo ed Euridice di Bertoni che destò l'entusiasmo di un ascoltatore d'eccezione come il tenore irlandese Michael Kelly. Cantò successivamente a Torino, Milano, di nuovo a Venezia, e anche, nel 1786/87, a Varsavia, ove si esibì in opere di Giordani, Persichini e Tarchi.Staccioli. Nello stesso 1787 approdò infine al Teatro San Carlo di Napoli, creando il ruolo di Sofonisba nella prima rappresentazione dello Scipione Africano del suo prediletto Bianchi, ed eseguendo anche opere di Paisiello, Anfossi e Guglielmi. La Banti rientrò quindi, nel 1789, al San Benedetto di Venezia, dove fu la prima protagonista della Zenobia in Palmira di Anfossi, che divenne uno dei suoi cavalli di battaglia, assieme al ruolo di Semiramide, creato per la prima rappresentazione de La vendetta di Nino di Bianchi alla fine dell'anno successivo.

Nel 1790 la città di Bologna conferì a Lei, al marito Zaccaria Banti e ai loro figli presenti e futuri la cittadinanza onoraria. A Bologna si esibì nell'autunno 1792 al Teatro Marsigli Rossi

Nel giugno del 1792 partecipò all'inaugurazione del nuovo Gran Teatro La Fenice a Venezia, a fianco di Gaspare Pacchierotti (il quale non mancò di influenzarla notevolmente nelle sue attitudini artistiche), nella prima rappresentazione de I giuochi d’Agrigento di Paisiello. Dopo una breve stagione a Madrid nel 1793 dove rivaleggiò con la altrettanto famosa Todi, dal 1794 al 1802 ella fu scritturata, come soprano principale al King’s Theatre di Londra, dove esordì con il ruolo di Semiramide nell'opera citata di Bianchi e dove incontrò Lorenzo Da Ponte che, nelle sue Memorie, le attribuì, con notevole malevolenza, caratteristiche umane piuttosto sgradevoliDa Ponte, op. cit. , versione digitale (terza parte) : la Banti «era una femminaccia ignorante, sciocca e insolente, che, avvezza nella sua prima giovinezza a cantar pei caffè e per le strade, portò sul teatro, dove la sola voce la condusse, tutte le abitudini, le maniere e i costumi d'una sfacciata Corisca [personaggio negativo de Il pastor fido, n.d.r.]. Libera nel parlare, più libera nelle azioni, dedita alla crapola, alle dissolutezze ed alla bottiglia, appariva sempre quello che era in faccia di tutti, non conosceva misure, non aveva ritegni; e, quando alcuna delle sue passioni era stuzzicata dalle difficoltà o dalle opposizioni, diventava un aspide, una furia, un demone dell'inferno, che avrebbe bastato a sconvolgere tutto un impero, nonché un teatro»., oltre che una relazione con William Taylor, direttore del teatro. Ritornata in Italia nell'autunno del 1802 a seguito del rientro in patria di Elizabeth Billington, continuò per qualche anno a esibirsi sia alla Scala sia alla Fenice, ma la sua voce stava deteriorandosi e fu quindi costretta a ritirarsi, peraltro poco prima di morire, nel 1806.

In questo periodo prese sotto la sua protezione il giovane tenore Diomiro Tramezzani che avviò alla carriera artistica.

Tanto splendida e così potente era stata quella stessa voce che, alla sua morte, il suo corpo fu sottoposto a un'autopsia che rivelò due polmoni di straordinaria ampiezzaCelletti, R. La grana ..., "San Carlo e Scala", pag. 66.

Il monumento funebre dedicato alla cantante, realizzato nel 1813, si trova alla Certosa di Bologna, nell'arco 101 del Braccio di ponente del Chiostro III; esso fu commissionato dal vedovo Zaccaria Banti ai pittori Luigi Gibelli e Filippo Pedrini, dopo che un precedente monumento commemorativo, eretto dalla figlia Vittoria e dal genero Domenico Barbieri, con sculture di Enrico Barberi e ornati di Giuseppe Fancelli, dovette essere forzatamente rimosso a seguito dell'ampliamento del cimitero.

Nel 1869, oltre sessant'anni dopo la morte della cantante, il figlio Giuseppe Banti redasse un brevissimo ospuscoletto con uno schizzo biografico della madre.Gaetano Gaspari e Federico Parisini (a cura di), Catalogo della Biblioteca del Liceo musicale de Bologna, Bologna, Roagnoli dall'Acqua, 1890, I, p. 127.

La città di Piacenza le ha dedicato una strada.

Caratteristiche artistiche Un vero e proprio fenomenale talento naturale: questa potrebbe essere la definizione sintetica della Banti. Priva di ogni educazione musicale (non sapeva nemmeno leggere la musica e rifiutò sempre di imparare), aveva un orecchio prodigioso ed era in grado di imparare a memoria le parti soltanto facendosele eseguire un paio di volte. I suoi contemporanei, dal citato Kelly, all'altro grande tenore e didatta Pierre Garat, dalla pittrice Élisabeth Vigée Le Brun, al grande conoscitore del canto, Lord Mount Edgcumbe (1764–1839)Mount Edgcumbe, anche compositore dilettante, scrisse per la Banti la sua unica opera Zenobia, andata in scena, per una sola rappresentazione, al King's Theatre, nel 1800., concordano nell'esaltarne le qualità. Mount Edgcumbe ad esempio scriveva, nelle sue "Musical Reminiscences", di una voce estesissima, ricca e priva di smagliature in tutta la sua ampiezza, una "vera voce di petto dal principio alla fine"Her voice was of most extensive compass, rich and even, and without a fault in its whole range – a true voce di petto throughout", Mount Edgcumbe, Musical Reminiscences of an Old Amateur Chiefly Respecting Italian Opera in England for Fifty Years from 1773 to 1823, Londra, 1824, citato dal Grove Dictionary, I, pag. 304 (accessibile on line su google.books The second edition, continued to the present time, Londra, Clarke, 1827).. Garat per parte sua riferì meravigliato da Londra a un collega parigino: "Che espressione! Che anima! E soprattutto che voce! [...] Ho sentito tante cantanti in vita mia, ma non ne conosco che siano state così beneficiate dalla natura".Citata da Ernest David in Vocalistes et Virtuoses: Mme Todi, «Le Menestrel», 2342, anno 40, n. 49, 8 novembre 1874, pp. 388-389 (accessibile gratuitamente online presso Books Google. Ella possedeva, in effetti, una voce estremamente potente, dal timbro squisito e notevolmente flessibile, in grado quindi di affrontare senza tema la coloratura più spericolata. Il suo stile di canto, secondo una notazione quanto mai acuta della Vigée-Le Brun, era simile a quello del castrato Pacchiarotti (con il quale, del resto, la Banti ebbe modo di esibirsi innumerevoli volte) ed eccelleva cioè nell'intensità espressivaCaruselli, S. (a cura di), op. cit., I, pag. 98..