È scomparso nel 2005 all'età di 59 anni a causa di problemi circolatori.

Caratteristiche tecniche Più volte è stato decantato il suo "tocco vellutato", che usava per servire sapientemente i compagni di squadra (era un validissimo assist man) e talvolta anche per battere a rete. Ingrassava gradualmente e a quanto scrive lo storico barese Antonucci, sembra che questo problema fisico abbia ostacolato abbastanza la sua carriera..

Carriera Giocatore

Crebbe nell'Alessandria ed esordì diciassettenne in Serie B, nella stagione 1962-1963. Considerato in gioventù possibile erede di Gianni Rivera, Mario Fara, Marco Pastonesi. Dicevano che fossi come Rivera, da «La Gazzetta dello Sport», 18 febbraio 2001, p. 8. non conquistò mai i successi del suo conterraneo. Debuttò in Serie A con il Bologna nel 1964-1965, senza tuttavia riuscire a imporsi come titolare fra i rossoblu (6 presenze in due stagioni). Giocò poi principalmente in Serie B dapprima con e .

Arrivò a Bari nel 1968, quale uno dei cinque giocatori che il Bologna girò in cambio dell'attaccante Lucio Mujesan ed era particolarmente richiesto dall'allora allenatore biancorosso Lauro Toneatto.. Tra i galletti fu un importante artefice della promozione in massima serie nella stagione 1968-1969, tanto che fu soprannominato "l'ingegnere" per l'abilità nel servire i compagni o concludere le azioni con i suoi tocchi morbidi.

I tifosi baresi lo paragonarono anche al famoso Raúl Conti (estroso calciatore argentino che aveva militato nel Bari dieci anni prima) per le caratteristiche tecniche e tattiche in gran parte similari. In Serie A, nel campionato 1969-1970 il sostituto di Toneatto, Oronzo Pugliese, gli preferì spesso il brasiliano Cané. e il centrale piemontese realizzò due doppiette in occasione di due successi interni su Brescia e Juventus (praticamente 4 delle 11 reti all'attivo dei pugliesi, che quell'anno retrocedettero ultimi in classifica) Italy 1969-1970 Rsssf.com.

Nonostante continuasse a ingrassare vistosamente (venne ribattezzato "transatlantico" e affettuosamente "u gréss"grosso, ciccione in dialetto barese. dai tifosi biancorossi)., Mario Fara continuò a dare un apporto determinante al Bari e segnò 9 reti sia nella stagione 1970-1971 che in quella successiva, affermandosi quindi capocannoniere dei biancorossi in quelle due stagioni.Nel 1970-1971 condivise il titolo del club con la punta Corrado Marmo. Nell'estate 1972 fu venduto al , che giocava a sua volta in Serie cadetta.

Chiuse la carriera nel 1976, all'età di 31 anni, dopo aver giocato per tre stagioni nell', in Serie B. In carriera ha collezionato complessivamente 36 presenze e 4 gol in Serie A e 291 presenze e 37 reti in Serie B.

Dirigente Cessata l'attività agonistica fu direttore sportivo dell'Alessandria nella stagione 1988-89, in Serie C2, e poi dell'Arezzo, dopo il fallimento del club toscano, nel 1994.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

, da «La Stampa», 25 agosto 2005, p. 41.

Categoria:Dirigenti dell'U.S. Alessandria Calcio 1912 Categoria:Dirigenti della S.S. Arezzo