La tomba del Colle Casuccini (o anche solo "del Colle") è una tomba etrusca dipinta del secondo quarto del V secolo a.C., una delle circa venti tombe a camera dipinte conosciute a Chiusi,. situata a est dell'abitato, vicino all'attuale cimitero. Scoperta nel 1833 in un terreno della famiglia Bonci Casuccini, è con la tomba della Scimmia la più nota del gruppo e una delle poche che conservano le pitture sul posto. I suoi fregi con banchetto, giochi atletici, corsa di bighe e danze ripetono i soggetti della pittura funeraria di Tarquinia e sono stati accostati ai rilievi dei cippi chiusini in pietra fetida.
Scoperta e storia La tomba fu scoperta per caso il 10 maggio 1833, durante lavori agricoli in un terreno di proprietà di Pietro Bonci Casuccini, e risultò già violata. Le pitture furono presentate da Francesco Inghirami nel 1835 negli Annali dell'Instituto di corrispondenza archeologica e da allora furono copiate più volte: nei disegni e acquerelli di Ludwig Gruner del 1840, nelle incisioni pubblicate dall'Instituto nel 1851, negli acquerelli e nei facsimili eseguiti nel 1903 da Alessandro Morani per la Ny Carlsberg Glyptotek e nei lucidi, disegni colorati e tele in facsimile realizzati fra il 1910 e il 1916 da Augusto Guido Gatti per la galleria della pittura etrusca del museo archeologico di Firenze. Nel 1953 due frammenti delle pitture furono staccati e trasportati al museo archeologico di Chiusi. Stephan Steingräber cita la tomba, con quelle della Scimmia e del Leone, fra gli ipogei chiusini sottoposti a tecniche di restauro meno invasive di quelle dell'Ottocento e degli anni cinquanta del Novecento.. Dopo un nuovo intervento conservativo, al quale è dedicato un volume del 2015, la tomba è stata riaperta al pubblico il 22 marzo 2015 all'interno della passeggiata archeologica di Chiusi.
Architettura La tomba presenta affreschi simili a quelli della tomba della Scimmia ed ha una pianta articolata sul dromos di accesso, con tre ambienti che vi si aprono e due cellette per urne cinerarie. Steingräber la inserisce nel gruppo delle grandi tombe monumentali chiusine tardo-arcaiche e subarcaiche a pianta cruciforme, insieme alle tombe della Scimmia, del Leone, del Pozzo a Poggio Renzo, di Poggio al Moro, di Montollo e quelle di Poggio Gaiella: una pianta che non ha riscontro nell'architettura profana e che trova paralleli a Tarquinia, Tuscania, Blera e Vulci, non a Caere.. La camera principale misura 3,50 per 4,25 metri con un'altezza di 2,14; la camera di fondo 2,10 per 2,85.
Due elementi la distinguono. La porta è a due battenti di travertino che ruotano su cardini, con maniglie di ferro: per Steingräber è la prima comparsa di questo tipo di porta in Etruria, dove porte di pietra, di solito a un solo battente, si ritrovano altrimenti solo più tardi, in alcune tombe chiusine a volta.. Le porte interne hanno la forma dorica e, come nella tomba di Poggio al Moro, alcune sono porte finte, che simulano camere laterali inesistenti.. Il vestibolo ha un soffitto a doppio spiovente con columen e travi a forte rilievo e lacunari dipinti; i soffitti a cassettone che coprono le camere laterali e di fondo di queste tombe chiusine sono, per Steingräber, senza precedenti in Etruria all'inizio del V secolo a.C. e anticipano di oltre un secolo la loro diffusione nel resto della regione.. I letti funebri, nelle tombe monumentali chiusine, stanno nelle camere laterali e di fondo e solo raramente nel vestibolo, che aveva carattere di rappresentanza e forse di culto.
Le pitture L'atrio
Le pareti dell'atrio sono decorate da un fregio continuo con giochi funebri (atleta con pesi, pirrichista, crotalista, pugile, lottatori, corsa con bighe) e una scena di banchetto. Il fregio è più basso di quelli di Tarquinia che gli fanno da modello; gira intorno a tutta la camera e ogni scena continua oltre l'angolo sulla parete accanto..
Il banchetto occupa la parete d'ingresso e le porzioni contigue delle pareti laterali. Su klinai con materassi, cuscini e coperte fiorite, davanti a tavolini, sono distesi a coppie giovani coronati, avvolti in mantelli rossi, neri o azzurri bordati di colore diverso e annodati alla vita; tengono fiori, ghirlande, una patera, uno skyphos, una kylix. Un suonatore di doppio aulos con la phorbeia legata intorno alla testa accompagna la scena. Tre servi nudi assistono i banchettanti: uno, sulla parete sinistra, regge un vaso in ciascuna mano e un colino; sulla parete destra un altro si china su un lebes posto su un tripode a zampe leonine, nel quale è immerso uno stamnos, e un terzo cammina gesticolando. Ranuccio Bianchi Bandinelli, che pubblicò le pitture chiusine nel 1925 e nel 1939, vi vedeva non un vero banchetto ma una riunione di carattere cerimoniale: i vasetti con cui il servo riempie la tazza del commensale sono così piccoli da suggerire una libagione rituale più che un convito. Jean-René Jannot ha riconosciuto nel bacino su tripode un tipo di lebes proprio degli usi conviviali chiusini, diverso per forma e uso dai lebetes di altri centri.
I giochi si svolgono sulla parete sinistra e su quella di fondo. A destra di una porta finta dorica un atleta nudo solleva un haltere in ciascuna mano; segue, in un salto, un guerriero nudo con elmo crestato, scudo rotondo e giavellotto, il pirrichista, poi un giovane in mantello rosso che suona il doppio aulos. Sulla parete di fondo, a sinistra della porta che conduce alla camera posteriore, una donna in tunica trasparente suona i crotali voltando la testa, seguita da un secondo suonatore di aulos, da un pugile nudo raffigurato da solo, con il pugno destro levato, da un uomo in mantello azzurro con un bastone, letto come giudice di gara, e da due lottatori nudi, dei quali uno è sollevato in aria dall'avversario. Per Jean-Paul Thuillier il pittore ha omesso il pugile sconfitto, sostituito da una danzatrice, e laulos suona soltanto per lui, mentre i lottatori sono accompagnati da un arbitro e non da un musico: la lotta ebbe a Chiusi uno sviluppo particolare, a differenza di Tarquinia, più interessata al pugilato. Jannot legge invece la posa del pugile isolato come un passo saltato, una saltatio, più che come una metonimia della gara. Per Giovannangelo Camporeale il guerriero nudo è un pirrichista, e la sua collocazione fra gli atleti e non fra i danzatori risponde al carattere sportivo che la danza armata etrusca ha fra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.
A destra della porta della camera di fondo e sulla parete destra corrono tre bighe al galoppo, guidate da aurighi in tunica bianca e berretto conico con le redini legate intorno alla vita e la frusta nella destra; sotto i cavalli della seconda un cane bianco con il collare, e davanti a ogni biga un arbusto. Bianchi Bandinelli intendeva gli arbusti come le metae del percorso e il cane come legato a una corda tesa fra due pali; per Adriano Maggiani la fila di alberi schematici definisce la spina e le bighe la tengono alla propria sinistra, correndo in senso antiorario come nell'antichità, mentre la tunica corta e il pilos bianco sono il costume proprio degli aurighi.
La camera di fondo Sulle pareti della camera di fondo sono rappresentate scene di danza (quattordici danzatori) tra cespugli di alloro. Le figure sono giovani nudi coronati, con il mantello gettato sulle spalle, che avanzano o saltano voltando la testa e allargando le braccia, alternati agli arbusti; sulla parete di fondo li accompagnano un giovane con la cetra e il plettro e un suonatore di doppio aulos. Bianchi Bandinelli osservava che qui, a differenza della prima camera, gli arbusti hanno una stilizzazione naturalistica, e attribuiva le pitture della camera di fondo a un terzo pittore, distinto dalle due mani da lui riconosciute nella camera principale.
Stile, botteghe e datazione Le tombe dipinte di Chiusi della prima metà del V secolo a.C. sono legate per stile e per soggetti alla pittura tarquiniese tardo-arcaica. Per Steingräber la pittura chiusina, relativamente provinciale e un poco più tarda, si sviluppò in larga parte perché botteghe di Tarquinia si trasferirono a Chiusi; i suoi soggetti (banchetti, musica, danze, gare atletiche e corse di carri) derivano da tombe tarquiniesi come quelle dei Giocolieri, delle Olimpiadi, delle Bighe e Cardarelli, e ricorrono anche nei rilievi coevi dei cippi e delle urne di Chiusi. Nella tomba del Colle Casuccini, posteriore di poco alla Scimmia, le scene di banchetto, i danzatori e i musici, le gare atletiche, la danza armata e la corsa dei carri stanno chiaramente nella tradizione di Tarquinia, ma non ne raggiungono la qualità.. Alessandro Naso ricorda che il rapporto è così stretto da aver fatto pensare alla chiamata di maestranze tarquiniesi.. Nigel Spivey e Maurizio Harari vedono nelle tombe della Scimmia e del Colle Casuccini l'imitazione delle formule iconografiche e stilistiche di Tarquinia, riconducibili per esempio alle tombe delle Bighe e del Triclinio: si può ammettere che i costruttori fossero chiusini, ma il modello tarquiniese è evidente, e il trapianto in Val di Chiana di questa tradizione di tombe di prestigio, propria dell'Etruria meridionale, è per loro il segno della crescita economica delle aristocrazie settentrionali..
Per Maria Donatella Gentili la Scimmia e il Colle Casuccini dimostrano quanto l'ipogeo dipinto fosse diffuso a Chiusi e nel suo territorio, ben oltre ciò che gli esempi superstiti documentano; i loro fregi tornano sui temi tarquiniesi del banchetto, delle gare atletiche ed equestri, delle prove di abilità e delle danze con musica. Se qualcosa della ceramografia attica arriva fino a questi pittori, il modo in cui il racconto è distribuito sulle pareti manca di unità, e in questo Gentili riconosce una cultura di periferia, che guarda al centro propulsore ma resta condizionata da modelli locali, primo fra tutti la forte tradizione chiusina della scultura in pietra. Camporeale mette la tomba del Colle accanto alle tarquiniesi delle Bighe, della Caccia al Cervo e Maggi, tutte fra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C.: sono i cicli in cui i pittori di tombe provano a imitare la maniera dei vasi a figure rosse, con fregi di figure che il disegno delimita e il colore riempie.. Jannot, che ha ricostruito la personalità di uno scultore chiusino di cippi, ricorda che le sole pitture di Chiusi ancora sul posto sono quelle del Colle e della Scimmia, e che il confronto con i rilievi in pietra fetida è praticabile solo per la Scimmia e per la tomba della Ciaia, perduta e nota da un acquerello.. Bianchi Bandinelli distingueva nella camera principale due pittori, il più anziano dei quali, ancora legato a convenzioni antiche negli occhi e nel profilo dei banchettanti, avrebbe dipinto la parete d'ingresso, mentre il più giovane, responsabile dell'insieme, avrebbe eseguito le pitture più in vista di fronte all'ingresso.
Sulla data le indicazioni sono vicine. Il registro delle tombe dipinte di Steingräber assegna la tomba al secondo quarto del V secolo a.C.,. come Gentili; Naso propone il 475-450 a.C., leggermente dopo la Scimmia.. Fra le altre proposte registrate dalla banca dati ICAR, E. P. Markussen indica il 475-460, Mette Moltesen e Cornelia Weber-Lehmann il 460 circa, Thuillier il 460-450 a.C.
Interpretazioni