È stato anche ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione dal 2001 al 2004, durante il governo Berlusconi II, e ministro delle riforme per il federalismo durante il governo Berlusconi IV, oltre che senatore (X e XVIII legislatura), deputato (XI, XII, XIII, XIV, XVI, XVII e XIX) ed europarlamentare.

Dopo aver orbitato in ambienti di sinistra durante gli anni 1970, sul finire del decennio Bossi si interessò all'autonomismo e nel 1984 fu tra i fondatori della Lega lombarda, di cui divenne segretario. Fu eletto per la prima volta al Senato della Repubblica nel 1987 e in virtù di ciò ricevette il soprannome di Senatùr (lombardo per "Senatore"), usato soprattutto nel gergo giornalistico. Il 4 dicembre 1989, al momento della nascita della coalizione della Lega Nord (poi divenuta partito vero e proprio nel 1991), assunse la carica di segretario federale.

Fu tra i più noti protagonisti della Seconda Repubblica e tra i principali leader del centrodestra in Italia. Rappresentò uno dei principali alleati di Silvio Berlusconi, con cui formò una prima alleanza elettorale nel 1994. A seguito del ribaltone del dicembre dello stesso anno e il successivo appoggio al governo Dini, Bossi portò la Lega Nord contro il Polo per le libertà e, contemporaneamente, il partito abbracciò istanze secessioniste, tanto da cambiar nome in Lega Nord per l'indipendenza della Padania.

Tra il 1999 e il 2000 Bossi si riavvicinò al polo berlusconiano e, riportando il partito su posizioni federaliste, entrò nella coalizione de La Casa delle Libertà e prese parte al secondo governo Berlusconi. Divenuto ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione, Bossi fu vittima di un grave ictus l'11 marzo 2004 e dovette lasciare il proprio ministero per avviarsi ad una lunga pausa dalla politica. Partecipando alla coalizione con Il Popolo delle Libertà e il Movimento per l'Autonomia, egli fece parte del governo Berlusconi IV come ministro per le riforme per il federalismo.

Il 5 aprile 2012, per via del proprio coinvolgimento nel caso Belsito, Bossi rassegnò le dimissioni da segretario federale, venendo nominato quello stesso giorno presidente a vita del partito.Statuto Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario del 1 – 2 – 3 marzo 2002 ; dal sito ufficiale. Nel 2013 partecipò alle primarie per la segreteria della Lega Nord, in cui venne sconfitto da Matteo Salvini. Da quel momento in poi, fino alla morte, assunse un ruolo di secondo piano nel partito.

Biografia Gli anni giovanili

Umberto Bossi fu il primogenito dell'operaio tessile Ambrogio Bossi (1913-1989), originario di Gallarate e della portinaia Ida Mauri (1918-2013), originaria di Verghera di Samarate; dopo di lui nacquero i fratelli Franco (1947-2022), proprietario di una concessionaria, e Angela (1951), dirigente medico. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, Questo è quanto scritto sul sito della Lega Nord: «Dopo aver conseguito il diploma di liceo scientifico, si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Pavia, ove esercita anche la professione di tecnico elettronico applicato alla medicina.». s'iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università degli Studi di Pavia, dove tuttavia non conseguì la laurea; lo stesso Bossi in merito dichiarò: «Ho fatto l'operaio, il perito tecnico, ho lavorato nell'informatica, ho studiato medicina a Pavia, ho insegnato matematica e fisica».

Bossi ebbe una breve esperienza come cantautore, col nome d'arte di "Donato"; nel 1961 partecipò insieme al suo complesso al Festival di Castrocaro.. Bossi venne eliminato in semifinale perché «troppo triste» Sempre accompagnato dall'orchestra di D. U. Mazzucchelli, incise nel 1961 per la Caruso, l'etichetta del maestro Vitaliano Caruso, un disco 45 giri con i brani Ebbro (boogie woogie) e Sconforto (rock-slow), dei quali era co-autore con Mazzucchelli.

Gli inizi dell'impegno in politica Esistono diverse testimonianze della militanza di Bossi a sinistra negli anni giovanili, anche se non fu un sessantottino. Nei primi anni settanta militò, in rapida successione, nel gruppo comunista de Il manifesto, nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, nell'ARCI e nei movimenti ambientalisti. Nel 1975 risultava iscritto al Partito Comunista Italiano, in quanto versava un contributo d'iscrizione presso la sezione locale di Verghera di Samarate. Dai registri ufficiali dell'organizzazione risultava essere registrato in qualità di medico, pur non avendo mai conseguito né la laurea né il titolo abilitante all'esercizio della professione. Inizialmente negata la militanza comunista, in seguito ammise che per alcuni mesi, tra il 1974 e 1975, fu impegnato in un'iniziativa di solidarietà del PCI di Verghera di Samarate, collaborando all'organizzazione di una raccolta di fondi a sostegno dei dissidenti del regime dittatoriale di Pinochet. Il conferimento della tessera potrebbe essere avvenuto per l'impegno svolto a favore del partito.

L'incontro con le idee autonomiste e federaliste avvenne per caso nel 1979: un giorno, entrando in università a Pavia, notò un avviso dell'Union Valdôtaine, partito autonomista della Valle d'Aosta, del quale conobbe il leader Bruno Salvadori, decidendo immediatamente di unirsi alla sua causa e attivandosi per la creazione di una rete di movimenti autonomisti dell'Italia settentrionale. Nello stesso anno conobbe Roberto Maroni, con cui cominciò un lungo sodalizio politico. Bossi partecipò, inviato da Salvadori, alle riunioni dell'Unione Ossolana per l'Autonomia, partito autonomista della Val d'Ossola. Ispirato dall'attività di tale movimento, nel 1980 Bossi creò la sua prima sigla politica: l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia, il cui acronimo "UNOLPA" lo scelse «anche per assonanza con la sigla UOPA». Insieme a Salvadori e Maroni fondò la società editoriale Nord Ovest, che editò la rivista Nord Ovest: «Mi misi con lui [Salvadori] a fare il giornale, però non avevo ancora deciso di dedicarmi solo al federalismo».Guido Passalacqua, Il vento della Padania, Mondadori, pag. 10. L'8 giugno 1980 Salvadori morì in un incidente automobilistico e il giornale cessò di esistere, in quanto finanziato dallo stesso Salvadori. «Mi mancava qualche esame alla laurea, ma decisi di buttare tutta la mia vita per togliermi quel chiodo».Quando Nord Ovest chiuse, il deficit di bilancio ammontava a una ventina di milioni di lire.

L'autonomismo lombardo Nel 1982 Bossi creò un nuovo giornale: Lombardia Autonomista. Il primo numero uscì nel marzo 1982 come supplemento di Rinascita Piemontese di Roberto Gremmo. Alle elezioni politiche del 1983 si presentò in alcune circoscrizioni della Lombardia, insieme ad altri autonomisti, sotto il simbolo della Lista per Trieste, senza essere eletto (nella circoscrizione Como-Sondrio-Varese ottenne 157 preferenze: «Sapevo che lo facevo solo per portare la valigia e fare esperienza», si presentò anche nella circoscrizione Mantova-Cremona con 3 preferenze e nella circoscrizione Milano-Pavia con 6). Il 12 aprile 1984 Bossi fondò la Lega Autonomista Lombarda, che sarebbe poi divenuta la Lega Lombarda; ne venne eletto segretario nazionale e tale rimase fino al 1993, prima di dar vita al progetto della Lega Nord e lasciare la Lega Lombarda nelle mani del nuovo segretario Luigi Negri. Firmarono l'atto di fondazione, davanti a un notaio di Varese, Umberto Bossi, la sua compagna Manuela Marrone, Pierangelo Brivio (cognato di Bossi, marito della sorella Angela), Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Emilio Sogliaghi. Manuela Marrone mise a disposizione la propria abitazione per le riunioni del movimento.Anni dopo Bossi dirà: «I soldi per fare la Lega li ha messi mia moglie, che ci diede addirittura la prima sede, casa sua, perché non avevamo altro.» (Cfr. La Padania, 4 ottobre 2011). La neonata formazione partecipò alle elezioni europee del 1984, in alleanza con altri movimenti regionali e autonomisti, quali la Liga Veneta, il Partito del Popolo Trentino Tirolese e il Moviment d'Arnàssita Piemontèisa, sotto il nome della lista Liga Veneta - Unione per l'Europa Federalista. Bossi ottenne preferenze.

Alle elezioni amministrative del 1985 la Lega elesse i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese, mentre alle elezioni regionali non ebbe successo, conseguendo 943 preferenze nella provincia di Varese senza essere eletto.

Alle elezioni politiche del 1987 Bossi si candidò sia alla Camera dei deputati, ottenendo 9.115 preferenze e conseguendo un seggio nella circoscrizione Como-Sondrio-Varese (poi assegnato a Giuseppe Leoni in sua sostituzione), che al Senato della Repubblica, venendo eletto per la prima volta senatore nel collegio di Varese, fatto che gli valse il soprannome di "Senatùr" (senatore in dialetto varesotto), con il quale continuerà ad essere noto per tutta la vita, nonostante nei decenni seguenti abbia passato più tempo a Palazzo Montecitorio che a Palazzo Madama.

La Lega Nord

Alla fine degli anni ottanta, visto anche il progressivo successo della Lega Lombarda a livello regionale, portò avanti il suo progetto politico di unire i vari movimenti politici autonomisti dell'Italia settentrionale, che si tradusse nella creazione dell'Alleanza Nord alle elezioni europee del 1989, che videro l'elezione di Bossi al Parlamento europeo grazie alle 68.519 preferenze raccolte nella circoscrizione Italia nord-occidentale. Il 4 dicembre di quell'anno Bossi fondò la Lega Nord, di cui venne nominato segretario federale al raduno di Pontida. L'anno successivo fu eletto consigliere comunale a Milano, dove la Lega ottenne l'11,95%.

Alle politiche del 1992 Bossi venne rieletto, questa volta alla Camera dei deputati, con preferenze, una delle cifre più alte di tutta Italia. Nello stesso anno esplosero le inchieste epocali di Tangentopoli, evento che vide Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del pool di Milano (i magistrati della procura di Milano intenti a indagare sui fenomeni di corruzione). Ma anche Bossi e la sua Lega vennero coinvolti, nel 1993, per una questione legata a un finanziamento illecito di 200.000.000 di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Fino ad allora Bossi aveva sostenuto la linea del pool di Milano, partecipando a una manifestazione con il Movimento Sociale Italiano, il Partito Democratico della Sinistra e la Federazione dei Verdi. Emblematica fu alla Camera dei deputati l'agitazione di una corda a forma di cappio da parte di Luca Leoni Orsenigo. Il 5 gennaio 1994, durante il processo Enimont, Bossi ammise il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Nel 1995 venne condannato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi, pena confermata in appello nel 1997 e in cassazione l'anno dopo.

Breve alleanza con Forza Italia nel 1994

Nello stesso anno avviò a nord con Forza Italia, il nuovo partito politico fondato dall'imprenditore Silvio Berlusconi, la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme al Movimento Sociale Italiano, alleato con Forza Italia nel centro-sud nel Polo del Buon Governo, vinse le elezioni politiche di marzo, andando al governo. Bossi stesso fu rieletto alla Camera dei deputati, nel collegio elettorale Milano 1, con il 48,72%, superando Franco Bassanini dei Progressisti (25,43%) e l'ex calciatore del Milan Gianni Rivera, candidato del Patto per l'Italia (11,84%). Nel giugno dello stesso anno ottenne 387.546 preferenze nella circoscrizione Italia nord-orientale alle elezioni europee, venendo eletto.

Il 24 agosto 1994 Bossi apparve in TV da Porto Cervo per rilasciare delle dichiarazioni politiche in canottiera. L'inusualità della veste lo renderà molto popolare.