Montisi è una frazione del comune italiano di Montalcino, nella provincia di Siena, in Toscana.

Geografia fisica

Territorio Montisi è situato a 413 m s.l.m.IGM F.121 III NE.Altitudine rilevata presso la Colonna. su una collina tufacea. che ha il suo punto più alto a 430 m s.l.m. nella piazza antistante il cassero.da rilievo aerofotogrammetrico (scala 1:2000). L'abitato si sviluppa lungo le strade via Umberto I (la parte dell'abitato più grande), via del Castello (la parte più antica e più piccola) e via degli Ortali (la parte più recente e in parte ancora in costruzione), le quali seguono la forma irregolare della collina.

L'unico corso d'acqua presente nei pressi di Montisi è il borro Rigo, affluente del torrente Asso, che scorre nella vallata fra il paese e Castelmuzio. A questo borro, che nella gran parte dell'anno è in secca, sembra aggiungersi una fonte non in uso, situata alle pendici nord-occidentali del paese. Questa sorgente fu usata come lavatoio fino ai primi anni del XX secolo, come possono testimoniare delle vasche attualmente vuote, ma con ancora dell'acqua che circola nei dintorni.

Montisi, poiché quasi sul confine dei due comuni di Montalcino (di cui fa parte) e di Trequanda, è situato all'interno della vasta zona collinare ed argillosa delle Crete senesi, di fronte al deserto di Accona, che costituisce il territorio del comune di Asciano.

Origini del nome Esiste una duplice etimologia del nome "Montisi" che, nel corso dei secoli, si è presentato in varie forme, tra le quali "Montegisi",V. Passeri, Il castello di Montisi, in . "Monte-Chisi", "Monte Ghisi[o]", "Monte Isi". L'etimologia tradizionale vorrebbe il toponimo frutto di una contrazione di "Monte" e "Isi[de]", poiché, tra il paese e quello di Castelmuzio sarebbe sorto, nel luogo dell'attuale Pieve di Santo Stefano a Cennano, un santuario dedicato alla dea Iside.. La seconda, invece, lo farebbe derivare dal nome di un antico guerriero o proprietario della zona, tal Chisio, Ghisio o Kisio, essendo citato nel testamento del signore Simone Cacciaconti (morto nel 1295) un "Kisio di Guasco" da Montelifré..

Storia Nell'VIII secolo a.C., Montisi era dominato dagli Etruschi, i quali vi costruirono una necropoli di cui si sono soltanto trovate delle tombe “a capanna” dove adesso si trovano la Grancia e l'oratorio di Sant'Antonio Abate. Questa popolazione, che aveva ingrandito i propri territori tra i fiumi Tevere e Arno, edificò anche un tempio dedicato alla dea Iside che contribuì, molto probabilmente, a dare il nome del paese. In seguito agli Etruschi, subentrarono i Romani.

Nel XII secolo d.C., Montisi era il castello dei conti Cacciaconti degli Scialenga. Questa famiglia, dopo aver riconosciuto la potenza di Siena, dovette partecipare alla vita politica e commerciale di Siena e quindi assentarsi per un lungo periodo. Ciò diede origine alla formazione del libero Comune di Montisi, il quale nel 1283 sarà già organizzato con dei propri massari. Nel 1291, Montisi diventa territorio di Simone Cacciaconti dopo aver fatto una spartizione con i suoi due fratelli: Fazio e Cacciaconte. I montisani, però, rifiutarono di sottostare a Simone, il quale, per riconquistare il paese, prima lo assediò con le sue truppe, poi vi entrò incendiando le case, uccidendo gli abitanti e depredando le fattorie. Ciò fece sì, che i montisani dovettero chiedere soccorso al Comune di Siena, il quale, seppur di poco, migliorò la situazione. Sul finire del XIII secolo, lo spedale di Santa Maria della Scala di Siena eredita dal conte Simone Cacciaconti Montisi e le terre circondanti.

All'inizio del 1371 Montisi diventa sede di un vicario del Comune di Siena, il quale aveva anche giurisdizione su Montelifré. In quel tempo, il castello di Montisi occupava la sommità della collina con una torre quadrata che è stata distrutta verso la fine del XIV secolo. Nel 1494 fu approvato lo Statuto di Montisi, frutto della rielaborazione di capitoli statutarii più antichi ad opera di sei uomini scelti dal consiglio generale del comune di Montisi; rimase in vigore fino al 1742.. Con la decadenza della Repubblica di Siena, il territorio fu saccheggiato da bande di mercenari francesi e spagnoli fino alla sua annessione al Granducato di Toscana sotto Cosimo de' Medici. Montisi andò sotto il controllo del Podestà di Trequanda e l'amministrazione della giustizia fu affidata al Capitano di giustizia di Pienza.

Seguirono secoli di grande povertà, che a Montisi vennero alleviati con la coltivazione dello zafferano. Alla fine del XVII secolo, la popolazione di Montisi era composta in gran parte da contadini e artigiani. nel 1624, il paese fu teatro di uno dei più celebri e particolari processi per stregoneria in Italia ove le indagini e gli interrogatori conseguenti alla denuncia di sei donne, talune prostitute, innescarono un'isteria collettiva che svelò le tensioni accumulatesi per decenni di competizione sessuale tra le villiche.

Nel 1777, Montisi diventa frazione del Comune di Trequanda con Montelifré, antica frazione di Montisi, Castelmuzio e Petroio e, nel 1778, Jacopo Mannucci-Benincasa acquista la Grancia e gran parte dei beni dallo Spedale di Santa Maria della Scala.

Per alcuni problemi legati al sistema idrico, nel 1878, per volere di Vittorio Emanuele II d'Italia, le frazioni di Montelifré e di Montisi vengono spostate all'interno del territorio del comune di San Giovanni d'Asso.

Durante la seconda guerra mondiale, esattamente il 30 giugno 1944, le truppe tedesche fecero saltare la Torre della Grancia nella speranza di chiudere il passaggio al nemico. Dopo le guerre mondiali, Montisi cercò di risollevarsi lavorando nelle circostanti miniere di lignite e alla produzione di terracotta. Più tardi in Toscana arrivarono diversi pastori sardi i quali portando la loro conoscenza di allevamento e la produzione del formaggio. Infine, nel 1970, arrivarono i primi turisti stranieri.

Nel XX secolo, la produzione dell'olio di oliva diviene un punto fermo dell'economia locale e dal 2007 il paese ospita la Piccola Accademia di Montisi, diretta da Bruce Kennedy.

I giorni 8, 9 e 10 maggio 2014 vi è stata nel paese la permanenza della statua della Madonna di Fátima, voluta dall'amministratore parrocchiale don Andrea Malacarne, anche con la partecipazione di Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza.

Il 1º gennaio 2017, Montisi insieme a tutto il comune di San Giovanni d'Asso è stato accorpato a Montalcino.

Monumenti e luoghi d'interesse Il principale luogo di culto del paese è la pieve della Santissima Annunziata, erroneamente detta dell'Assunzione, sede dell'omonima parrocchia, risalente al XIII secolo ed in seguito più volte rimaneggiata; al suo interno si trova la pala Madonna col Bambino tra i Santi Paolo, Giacomo, Pietro e Luigi re di Neroccio di Bartolomeo de' Landi (1496). La chiesa delle Sante Flora e Lucilla, citata per la prima volta in un documento del 1218 e già sede di parrocchia, è in stile barocco, con pianta a croce latina; al di sopra dell'altare maggiore, in stucco, vi è un Crocifisso ligneo scolpito, donato dai montisani nel 1941 per i concittadini in guerra; nel campanile a torre, risalente al 1857, vi è un concerto di quattro campane..

Altre chiese del paese sono l'oratorio di Sant'Antonio Abate, nei cui locali annessi è allestita un'esposizione di oggetti sacri, e il Santuario della Madonna delle Nevi, patrona di Montisi, lungo la strada per San Giovanni d'Asso. All'estremità meridionale dell'antico borgo abitato sorge la Grancia, dal 1295 alle dipendenze dello Spedale di Santa Maria della Scala e poi, dal 1778, di proprietà della famiglia Mannucci Benincasa. Il prospetto principale, rivolto verso sud, è preceduto da una salita e sormontato da un piccolo campanile a vela merlato ospitante una campana; attraverso l'ampio portale si accede ad un cortile e, passando sotto l'antica loggia, attualmente con le arcate tamponate, si passa in un secondo cortile.C. Prezzolini, La Grancia di Montisi, in . Faceva parte del complesso anche una torre, copia in scala di quella del Mangia di Siena, fatta saltare dalle truppe tedesche in ritirata nel 1944; attualmente rimane solo il basamento, ricostruito con pietrame originale.

Architetture religiose Pieve della Santissima Annunziata

La Pieve della Santissima Annunziata è il principale luogo di culto cattolico del paese, sede dell'omonima parrocchia.

Venne costruita nel XIII secolo in stile romanico sotto la giurisdizione della Pieve di Santo Stefano a Cennano e nei secoli successivi subì vari restauri che le donarono un aspetto barocco. L'ultimo restauro risale agli anni trenta del Novecento e fu promosso dal pievano Elio Benvenuti; con esso furono riparati vari danni dovuti all'incuria e l'edificio venne ampliato e portato ad un semplice stile neoromanico.

La facciata a capanna è in stile romanico e al centro di essa si apre l'unico portale, sormontato da una lunetta musiva raffigurante lAnnunciazione; in alto, una finestra a forma di croce greca. Alla sinistra della chiesa sorge la torre campanaria ottocentesca, caratterizzata dalla particolare cuspide conica in mattoni. L'interno è a navata unica con soffitto a travi lignee sorretto da tre serie di tre archi a tutto sesto poggianti su colonne in travertino. Nella parete di fondo si apre l'abside quadrangolare, con volta a crociera che ospita la pala di Neroccio di Bartolomeo de' Landi Madonna col Bambino tra i Santi Paolo, Giacomo, Pietro e Luigi re (1496); nell'unica cappella laterale, un Crocifisso dipinto su tavola della prima metà del XIV secolo, attribuito a Ugolino di Nerio o al Maestro di Monte Oliveto. Fra le altre opere presenti nella chiesa, una Madonna col Bambino e san Gaetano di Francesco Nasini (prima metà del XVII secolo) e un Crocifisso ligneo scolpito di Giuliano da Sangallo (fine XV - inizio XVI secolo).

Chiesa delle Sante Flora e Lucilla

Secondo luogo di culto per importanza del paese, la chiesa delle Sante Flora e Lucilla è anche detta "Cura" essendo stata fino agli anni 1960 sede di una curazia.

La chiesa venne costruita nel XIII secolo in stile romanico sotto la giurisdizione della Pieve di Santo Stefano a Cennano. L'edificio, di modeste dimensioni, formato da un'aula rettangolare priva di abside, venne restaurato in stile barocco nel 1721 ed ampliato nel 1858. Un nuovo restauro è stato effettuato tra il 2009 e il 2010.

La chiesa esternamente presenta una slanciata facciata a capanna priva di decorazioni. Sul fianco destro, sorge il campanile ottocentesco a torre, all'interno del quale è alloggiato un concerto di quattro campane. L'edificio ha una pianta a croce latina, con navata unica di tre campate coperta con volta a vela, con quattro altari laterali in stucco, risalenti ai restauri settecenteschi; transetto sporgente, costituito da due cappelle contrapposte, dedicate al Sacro Cuore di Gesù (transetto di destra) e a Nostra Signora di Lourdes (transetto di sinistra), con altari lignei. La navata termina con l'abside, quadrangolare ove trova luogo l'altare maggiore in stucco con decorazioni neogotiche novecentesche, sormontato da un Crocifisso ligneo scolpito donato nel 1941 per i montisani in guerra.

Oratorio di Sant'Antonio Abate

L'Oratorio di Sant'Antonio Abate, anche conosciuto come "chiesa della Compagnia", è situato lungo via Umberto I, nei pressi della Colonna.

La chiesa è sede della Confraternita (o Compagnia) del Santissimo Sacramento e venne costruita nel XVII secolo e restaurato nel 1717 in forme barocche. Un restauro conservativo è stato effettuato nei primi anni del 2000, in seguito al quale, nei locali annessi, è stato aperto un piccolo Museo d'arte sacra.