La storia afroamericana si fa risalire al 1619 quando una nave olandese che trasportava delle merci in Africa, sulla via del ritorno portò a Jamestown, nella Virginia, i primi neri. Costoro, come risulta da alcuni documenti di quell'epoca, non erano ancora schiavi ma con ogni probabilità semplici servitori come riferisce nei suoi studi il saggista Rayford W. LoganRayford W. Logan, Breve storia dei negri d'America, Opere Nuove, Roma, 1962.

Solamente nel secolo precedente i neri furono partecipi alle prime esplorazioni degli spagnoli in quei territori che si fanno oggi corrispondere agli attuali Stati Uniti, come Estebanico che, dal 1528 al 1534, fu compagno di viaggio, dal Texas al Nuovo Messico, di Cabeza de Vaca e che divenne la guida della spedizione di Marcos de Niza nel 1539 dalla zona messicana al Texas e al nuovo Messico.

La schiavitù nelle colonie

Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servi bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi Rayford LoganRayford Logon, op. cit., pag. 11 «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico».

A partire dalla fine del XVII secolo, nella Virginia, il numero di coloro che arrivavano dall'Africa erano aumentati a velocità incredibile tanto che i padroni iniziarono a preoccuparsi delle numerose rivolte che avvenivano. Così a decisione dell'assemblea coloniale venne, per necessità, adottato un codice schiavista molto rigido che riduceva all'estremo la libertà di movimento degli schiavi ai quali venivano spesso inflitte gravi pene anche per piccoli reati e vennero esclusi tutti i diritti penali e quelli civili.

Alla vigilia della Rivoluzione americana, il numero degli schiavi era a tal punto aumentato che costituiva più del 30% della popolazione. Non solo in Virginia ma anche nelle altre colonie la schiavitù, cresciuta sino all'epoca della rivoluzione, fece temere il pericolo delle rivolte e quindi portò a rendere più severi i codici schiavisti. Ciò accadde soprattutto in quelle colonie del Sud, come il Delaware, il Maryland, la Carolina del Sud e la Georgia, dove gli schiavi erano assai numerosi e raggiungevano un rapporto con i bianchi di due a uno. Nelle colonie del Nord, come nella Carolina del Nord, dove il numero degli schiavi era minore e notevole l'influenza dei Quaccheri, le tensioni erano meno forti e di conseguenza meno severe le regole della schiavitù.

Le colonie del Nord, più che altro dedite al commercio, avevano meno bisogno del lavoro degli schiavi che era invece assai richiesto dalle colonie del Sud ricche di piantagioni. Come riferisce Rayford Loganop. cit., pag. 12«Alla vigilia della Rivoluzione americana la percentuale di schiavi andava da poco meno dell'uno per cento nel New Hampshire a circa l'undici per cento a New York» facendo sì che anche questa colonia adottasse un codice penale simile a quelli in vigore nel Sud che durò per quasi tutta la prima metà del Settecento, fino a quando le rivolte avvenute nella città di New York nel 1712 e nel 1741 fecero diminuire il numero degli schiavi importati e aumentare i lavoratori bianchi.

L'opposizione alla schiavitù A partire dalla Rivoluzione americana fino all'anno dell'invenzione del macchinario per separare le fibre di cotone (1793) si fece sentire sempre più accentuata l'opposizione alla schiavitù e al commercio degli schiavi soprattutto negli Stati dell'estremo sud e nel South Carolina dove si avvertiva la poca coerenza dimostrata dai bianchi che lottavano per liberarsi dalla tirannia inglese e nello stesso tempo si imponevano come tiranni dei neri costretti in schiavitù. Il 24 ottobre 1774 era stata infatti stabilita dal Congresso Continentale che a partire dal 1º dicembre non si potevano né importare, né acquistare schiavi e nella dichiarazione finale si leggeva: «Noi riteniamo come verità evidente per se stessa che tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dotati dal loro Creatore di certi inalienabili diritti, quali, tra gli altri, la vita, la libertà ed il perseguimento della felicità».

L'opposizione alla schiavitù aumentò anche a causa della partecipazione attiva ed eroica di soldati neri alla Rivoluzione. Uno tra i primi a morire per gli Stati Uniti fu il giovane Crispus Attucks, nel Massacro di Boston del 1770, e circa cinquemila neri, sia schiavi che liberi, prestarono in quel periodo la loro opera nelle forze armate di terra e di mare. Il giurista James Madison, che partecipò alla stesura della Costituzione, sosteneva che fosse di estrema importanza per l'emancipazione dei neri la loro presenza in reparti armati e Alexander Hamilton, per sollecitare l'utilizzo dei soldati neri scriveva, il 14 marzo 1779, al Presidente del Congresso Continentale John Jay: «Questo ci garantirà la loro fedeltà, animerà il loro coraggio e credo che eserciterà una buona influenza su quelli che rimangono, poiché apre loro la strada verso l'emancipazione».

Alla fine della guerra e dopo che i soldati neri avevano contribuito alla vittoria degli Stati Uniti, molti padroni liberarono i loro schiavi e le loro famiglie anche se l'oppressione schiavista continuò a persistere. Nel 1775 venne a formarsi la prima associazione antischiavista e negli anni seguenti vennero approvate dagli Stati del Rhode Island, del Connecticut e della Pennsylvania alcune leggi per l'abolizione della schiavitù. Nel 1783 la Corte suprema del Massachusetts condannò la detenzione di schiavi come reato di violazione della costituzione che sanciva l'uguaglianza degli uomini e nel 1787 venne stabilito dall'Ordinanza del nordovest che sul territorio, in seguito trasformatosi negli Stati dell'Ohio, dell'Indiana, dell'Illinois, del Michigan e del Wisconsin, non poteva esserci la schiavitù e nemmeno la servitù forzata.

Il 25 giugno del 1788, dopo la ratifica della Costituzione, fu riconfermata dal Primo congresso l'ordinanza ma vennero fatte tre concessioni ai proprietari di schiavi. Fu infatti deciso che per calcolare la popolazione di uno Stato, perché esso potesse essere rappresentato all'interno del Congresso, venissero contati anche i tre quinti degli schiavi; che non fosse proibita l'importazione di schiavi avvenuta prima del 1808 ma che venisse solamente applicata una tassa non superiore ai dieci dollari per ogni schiavo importato e che gli schiavi fuggiaschi in altri Stati venissero presi e rimandati ai loro padroni.

Lo sviluppo dell'industria del cotone

L'invenzione della cotton gin, la macchina sgranatrice per separare le fibre di cotone dai semi, inventata nel 1793 da Eli Whitney, invece di permettere l'abolizione degli schiavi ne aumentò la richiesta. Diventando infatti i tessili di cotone motivo di una ricca industria fu sempre maggiore il numero dei proprietari di terra degli stati del Sud che abbandonarono gli altri tipi di coltivazione, come il riso, l'indaco e il tabacco, per coltivare il cotone. La richiesta di schiavi pertanto aumentò impedendo in questo modo che la legge promulgata dal Congresso nel 1807 che vietava il commercio di schiavi a partire dal 1º gennaio 1820 venisse applicata. La tratta degli schiavi così continuò fino alla vigilia della Guerra Civile malgrado un'altra legge, del 1820, ne dichiarasse la condannabilità.

Il primo telaio meccanico che apparve nella Nuova Inghilterra nel 1814 ebbe gran successo e presto essa fu in grado di competere nel commercio del cotone con l'Inghilterra e i Paesi Europei. Intanto anche i nuovi stati della Louisiana, del Mississippi e dell'Alabama aprirono nuove piantagioni di cotone impiegando quindi largamente la manodopera degli schiavi.

I neri liberi nel Nord Nel Nord la situazione era ben diversa e la schiavitù stava scomparendo. Anche lo Stato di New York e quello del New Jersey promulgarono due leggi, una nel 1799 e l'altra nel 1804, per l'abolizione della schiavitù e agli inizi del XIX secolo anche gli altri Stati del Nord emanarono leggi simili. Nel 1860 i neri liberi del Nord erano circa 225.000 ma la loro libertà era soggetta a molti vincoli, come la limitazione del suffragio, la costruzione di scuole separate da quelle dei bianchi, l'impedimento allo svolgimento di alcuni lavori e altri tipi di segregazione che crearono nel 1829 a Cincinnati, a Rhode Island nel 1824 e poi nel 1831, a Filadelfia nel 1834 e in alcune città dello Stato di New York, nel 1834 e nel 1839, gravi tumulti.

Malgrado tutto ciò, alcuni neri riuscirono a superare le barriere create dal razzismo e ad emergere nella scena culturale del paese, come Phillis Wheatley che fu la prima scrittrice afroamericana a veder pubblicata una propria opera. I suoi scritti rappresentano la nascita del genere noto come letteratura afroamericana, John Brown Russwurm che si laureò, primo fra i neri, nel 1826 presso il Bowdoin College situato sulla zona costiera del New England nella città di Brunswick, nel Maine e che, insieme a Samuel Cornish, fondò il "Freedom's Journal" che è da considerarsi il primo giornale dei neri.

Nel 1829 un nero, David Walker, riuscì a pubblicare un "Appello" contro la schiavitù. Altri neri, come Frederick Douglass e Samuel Ringgold Ward furono tra i più efficienti abolizionisti, Henry Highland Garnet fu predicatore presso una congregazione di bianchi a Troy (New York) e James Forten, che abitava a Filadelfia, accumulò una grossa fortuna. Nel 1830 si iniziò ad assistere all'intesa tra alcuni neri importanti e alcuni bianchi che organizzavano riunioni per discutere dei problemi più urgenti e attuali, come quello della colonizzazione, dell'istruzione e dell'occupazione e nel 1850 venne fondata a New York la "Lega dei Lavoratori di Colore" e nel 1853, a Rochester, si riunì il primo "Consiglio Nazionale della Gente di Colore".

Le rivolte degli schiavi Nel XIX secolo le rivolte degli schiavi aumentarono. Un primo importante attacco, fallito, venne progettato nel 1800 a Richmond, nella Virginia, al quale parteciparono più di mille neri guidati da Gabriel Prosser e Jack Bowler, seguito, nel primo ventennio del secolo, da numerose ribellioni nel Kentucky e nella Louisiana. Nel 1822 un nero libero, Denmark Vesey, organizzò un complotto a Charleston, nella Carolina del Sud, che venne però, come già quello del 1800, fermato dalle autorità che fece fallire l'insurrezione arrestando più di quaranta neri oltre a giustiziare lo stesso Vesey. Nel 1831, Nat Turner, uno schiavo di Southampton, in Virginia, capeggiò un'insurrezione che si risolse con l'uccisione di circa una sessantina di bianchi, la morte di più di cento neri e l'impiccagione di Turner stesso.

Il movimento abolizionista

Verso la fine del XVIII secolo alcuni nordisti, appartenenti al movimento abolizionista, fortemente contrari alla schiavitù iniziarono ad aiutare gli schiavi a fuggire e durante i primi anni del XIX secolo venne sviluppata la Ferrovia Sotterranea, un'organizzazione che favorì in modo sistematico la fuga degli schiavi attraverso questa cosiddetta "ferrovia sotterranea". Tra coloro che guidavano l'organizzazione vi erano sia neri che bianchi e fra i più coraggiosi figurava una ex schiava, Harriet Tubman, che, pur avendo una taglia sul capo, ritornò numerose volte nel Sud riuscendo a mettere in salvo numerosi schiavi.