La controversia sulla remissione della scomunica al vescovo Richard Williamson ed agli altri tre vescovi scismatici della Fraternità Sacerdotale San Pio X, da parte di papa Benedetto XVI, è stata una polemica internazionale avvenuta fra il gennaio e il marzo 2009.

La polemica ha avuto principalmente ad oggetto la posizione negazionista della Shoah espressa da Williamson e la tempistica sulla remissione della scomunica.

Gli altri tre vescovi lefebvriani cui il Papa ha rimesso la scomunica sono Bernard Fellay (superiore della Fraternità), Bernard Tissier de Mallerais, Alfonso de Galarreta; come gli altri membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rimangono tutti sospesi a divinis sino a nuova decisione.

Antefatti

La scomunica ai quattro vescovi era stata comminata latae sententiae il 30 giugno 1988 al momento della loro ordinazione da parte dell'arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre, dichiarata dalla Congregazione dei Vescovi il 1º luglio e sanzionata formalmente da Giovanni Paolo II con il motu proprio "Ecclesia Dei" del 2 luglio seguenti.

La comunità fondata da Lefebvre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X con altre istituzioni collegate, era considerata scismatica dal 1976, con la sospensione a divinis al vescovo francese da parte del Papa Paolo VI. Lo scisma consiste nella non accettazione, da parte dei seguaci di Lefebvre, del Concilio Vaticano II e dell'insegnamento dei papi successivi a Pio XII.

Il 21 gennaio 2009Remissione della scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X il Papa, Benedetto XVI, ha rimesso la scomunica ai Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X mediante un decreto della Congregazione per i Vescovi, accogliendo una lettera di mons. Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il Presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione».

La remissione della scomunica è una tappa importante del cammino auspicato da Benedetto XVI che dovrebbe portare «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».

Nel decreto della Congregazione per i vescovi si esprime l'intenzione di «consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione.»

E si aggiunge un richiamo rivolto a tutta la Fraternità: «Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile».

La remissione della scomunica dei lefebvriani è stata accompagnata e seguita da malumori e dissensi in seno alla Chiesa cattolica. Il teologo svizzero Hans Küng, ad esempio, ha accusato il Papa di «restaurazione» e «svolta conservatrice», lamentando «un'atmosfera opprimente nella Chiesa». Lo stesso Küng ha dichiarato: «È inspiegabile che il Papa si preoccupi più dei lefebvriani che di un miliardo di cattolici».. Uno dei problemi ravvisati da Küng è la mancata sottoscrizione, da parte dei lefebvriani, dei documenti conciliari concernenti la libertà religiosa ed il rapporto con l'Ebraismo.L'attacco del teologo ribelle Kung Nella Chiesa in corso una restaurazione, articolo de La Repubblica, 27 gennaio 2009.

Secondo il cardinale Dionigi Tettamanzi, la Fraternità dovrà compiere il passo fondamentale «dell'adesione a tutti i testi conciliari». Un chiarimento supplementare riguardo alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate relativa al dialogo con ebrei e musulmani potrebbe essere necessario secondo il mediatore papale Darío Castrillón Hoyos, essendo l'«integrale riconoscimento» del Concilio Vaticano II il principale nodo da sciogliere.Israele minaccia la rottura. Ma il Papa: "Subito la piena comunione" , articolo di Giacomo Galeazzi, La Stampa, 1º febbraio 2009. Infatti, una settimana dopo il decreto di remissione della scomunica, il superiore dei lefebvriani Bernard Fellay ha nuovamente confermato «le riserve» sul Concilio Vaticano II.

Il cardinale Walter Kasper, responsabile in Curia per i rapporti ecumenici e il dialogo con l'Ebraismo, spiegando la remissione della scomunica, ha dichiarato: «È un gesto pensato per favorire la ricostituzione dell'unità nella Chiesa. È solo un primo passo, perché c'è ancora da discutere su una serie di temi. Bisognerà vedere in che modo accettano il Concilio. E resta da vedere quale sarà lo status della Fraternità Pio X [...] Si è voluto togliere un ostacolo al dialogo. Per loro era importante che venisse tolta la scomunica allo scopo di parlare meglio insieme in vista del ristabilimento di una piena unità, che ancora non c'è. E credo che non sarà un processo facile».Da Williamson parole inaccettabili la Chiesa non c'entra, articolo de La Repubblica, 26 gennaio 2009.

Critiche all'operato del papa e della Curia

Il 1º novembre 2008, Richard Williamson è al seminario di Zaitzkofen, nel comune di Schierling, non lontano da Ratisbona, in Baviera, dove procede all'ordinazione del primo diacono svedese della Fraternità Sacerdotale San Pio XBringe den Seelen das Licht Christi, Bericht Laber-Zeitung, 3. Nov. 2008 , riprodotto sulla pagina « Nachrichten » del sito internet del seminario, consultata il 16 febbraio 2009 , consultata il 16 febbraio 2009..

Lo stesso giorno Williamson, portrait de Richard Williamson, La Vie, pubblicato il 28 gennaio 2009 - n° 3309 rilascia un'intervista al giornalista svedese Ali FeganSvenska Dagbladet, "Vatikanen anklagar SVT för kupp mot påven", 3 febbraio 2009 : http://www.svd.se/nyheter/utrikes/artikel_2417671.svd nella quale gli viene domandato di ritornare sulle sue affermazioni sulla Shoah fatte a Sherbrooke, in Québec, nell'aprile del 1989 Peter Wensierski, « Wie die Piusbrüder gegen Juden, Muslime und Schwule hetze», Der Spiegel, 3 febbraio 2009 e che avevano suscitato l'invio, da parte del presidente della conferenza episcopale del Canada, l'arcivescovo di Halifax James Martin Hayes, di un telegramma al Congresso ebraico canadese nel quale si disapprovavano tali affermazioniMichael McAteer, "Chief Canadian bishop denounces clergyman's anti-Jewish comments", The Toronto Star, 14 aprile 1989 : .

Il 15 gennaio 2009, in previsione della diffusione della trasmissione Uppdrag granskning, programmata per il 21 gennaio, sul tema della Fraternità Sacerdotale San Pio X, l'incaricata delle relazioni con la stampa della diocesi di Stoccolma, Maria Hasselgren, diffonde un comunicato con il quale la diocesi «rigetta completamente ogni forma di razzismo o di antisemitismo»«Vi tar fullständigt avstånd från alla former av rasism och antisemitism», sito internet della diocesi, consultato il 16 febbraio 2009.

Il 17 gennaio l'avvocato José Fernández de la Cigoña, con un breve post sul blog "La cigüeña de la torre" (che gestisce personalmente) e nel quale appare un'immagine di San Pio X, anticipa brevemente e senza ulteriori particolari una "notizia bomba" sulla base di indicazioni fornitegli personalmente dal cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi. La cigüeña de la torre "Noticia bomba." messainlatino.it «Suspense....» La cigüeña de la torre "Mañana, mañana sale." messainlatino.it «Aggiornamento: mañana, mañana sale»

Il 19 gennaio 2009, il contenuto dell'intervista è reso pubblico dal settimanale tedesco Der SpiegelPeter Wensierski, Problem für den Papst, Der Spiegel, N° 4/2009 du 19 janvier 2009, pagina 32: .

Il momento di crisi nel rapporto con la comunità ebraica comincia all'indomani della remissione della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009 (durante la settimana che la Chiesa dedica alla preghiera per l'Unità dei cristiani), lo stesso giorno viene mandata in onda dalla televisione di Stato svedese un'intervista in cui mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) ha pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah affermando che nei campi di concentramento nazisti fossero morti 200.000-300.000 ebrei, nessuno dei quali nelle camere a gas, sostenendo inoltre che «L'antisemitismo può essere cattivo solo quando è contro la verità, ma se c'è qualcosa di vero non può essere cattivo. Non sono interessato alla parola antisemitismo».

Il 24 gennaio la Sala Stampa della Santa Sede con il suo bollettino quotidiano rende ufficialmente nota la revoca della scomunicaLettre de S.E. Mgr Bernard Fellay aux fidèles E Ratzinger riabilita il lefebvriano antisemita, articolo de La Repubblica, 25 gennaio 2009.. La notizia, assieme alle parole pronunciate dal mons. Williamson si diffonde immediatamente, e ciò, soprattutto in mancanza di una spiegazione circa l'intervista di Williamson, fa infiammare la polemica e, poiché essa è considerata come legata alla remissione della scomunica, investe direttamente anche il Papa e la sua posizione sull'olocausto.

Ciò spinge il Gran Rabbinato d'Israele a rendere nota il 26 gennaio l'intenzione di voler sospendere ogni colloquio col Vaticano.

Lo stesso giorno, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana afferma:

Ma le scuse del priore della Fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, non bastano a placare la polemica, soprattutto perché indirizzate al Papa e non alla comunità ebraica. Fellay nel suo comunicato comunque dichiarava che «Le affermazioni di monsignor Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità. Perciò io gli ho proibito, fino a nuovo ordine, ogni presa di posizione pubblica su questioni politiche o storiche».

La presa di distanze di Fellay, tuttavia, è stata ritenuta contraddittoria dal Southern Poverty Law Center, secondo cui le parole di Williamson riflettono bene le basi dottrinali della Fraternità.

Il 27 gennaio 2009 la Conferenza Episcopale Svizzera - nel cui territorio ricade la sede centrale della Fraternità - dirama una nota per chiarire la posizione della Fraternità all'interno della Chiesa cattolica e il significato da attribuire alla revoca della scomunica. Nella nota - tra le altre cose - si legge:

Ad una settimana dalla decisione di rimettere la scomunica, il Simon Wiesenthal Center chiese pubblicamente al papa di annullare tale decisione nei confronti di Williamson, definito un "negazionista impenitente" (an unrepentant Holocaust-denier) appartenente alla "notoriamente antisemita Fraternità Sacerdotale di San Pio X" (belonging to the notoriously anti-Semitic 'Society of Saint Pius).

Sollecitato da più parti, Benedetto XVI nell'udienza generale del 28 gennaio 2009 ha contestato ogni forma di negazionismo della Shoah e ha espresso piena solidarietà agli ebrei:

Nella stessa occasione Benedetto XVI ha esplicitato che la remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici è stata compiuta come «atto di paterna misericordia» e che egli auspicava che a questo gesto facesse séguito «il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell'autorità del Papa e del Concilio Vaticano II».