San Vito al Tagliamento (San Vît dal Tiliment in friulano standard, San Vît nella variante locale) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

San Vito al Tagliamento è una città nota per il suo pittoresco borgo medioevale e per la sua importanza produttiva e industriale nell'area vasta pordenonese. Figura tra i dieci comuni più popolosi della Regione; centro culturale e economico di rilievo per tutto il Friuli è il secondo polo scolastico e sanitario del Friuli occidentale subito dopo Pordenone.

In un'indagine del 2015, promossa dal Il Sole 24 Ore, è risultato il primo centro tra i cosiddetti "borghi felici" in Friuli Venezia Giulia.

Geografia fisica Territorio Il comune è posto nella pianura veneto-friulana nelle vicinanze del fiume Tagliamento al confine con la provincia di Udine.

Clima

San Vito al Tagliamento, secondo la classificazione dei climi di Köppen, gode di un tipico clima temperato delle medie latitudini, piovoso o generalmente umido in tutte le stagioni e con estati molto calde. Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi, e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato. Classificazione climatica: zona E.

Sismologia Secondo la Classificazione sismica, il comune appartiene alla zona 2 (sismicità medio-alta)..

Idrografia Fiume Tagliamento Roggia Mussolera: corso d'acqua che segna il confina occidentale di Ligugnana Canale Roia Roggia Versa

Origini del nome Il nome della città è costituito da un agionimo, cioè dal nome di un santo. Spesso il culto di San Vito è associato a guadi o attraversamenti fluviali, a derivazione del fatto che, assieme al suo precettore Modesto ed alla nutrice Crescenzia, è stato martirizzato vicino alle acque del Sele (Campania). Se ne ha conferma anche dalla toponomastica di molti altri paesi: alla voce di Wikipedia "San Vito (disambigua)" sono citati decine di altri comuni e frazioni italiani con tale agionimo. Nel caso specifico dietro l'agionimo potrebbe però nascondersi una derivazione del latino "vìcus" (villaggio), il cui esito linguistico in friulano porta a "vìt". Ad esempio, in Friuli a tale derivazione è certamente da ricondurre Vito d'Asio, che nulla ha a che vedere con il santo. Per il nostro San Vito, quindi, in origine il nome dell'abitato potrebbe essere stato collegato a un villaggio d'epoca romana, poi convertito nell'agionimo..

Storia Età antica Insediamenti umani nel territorio sono stati riscontrati sin dalla preistoria, con reperti rilevati lungo la fascia a occidente dell'attuale centro cittadino, fra le attuali frazioni di Savorgnano e Prodolone.. La zona, ricchissima d'acqua trovandosi all'inizio della fascia delle risorgive, era una grande selva molto diversa dall'ambiente attuale, dove aree paludose si alternavano a luoghi più asciutti. Lo stesso Tagliamento presentava il suo mutevole alveo con grosse ramificazioni poste molto più a occidente rispetto all'attuale collocazione. Nell'età del bronzo recente (XIII secolo a.C. - XII secolo a.C.) è documentato un abitato di modeste dimensioni in località Boscat.. Altri reperti confermano la presenza umana anche in periodi successivi. Scavi eseguiti nel 1973 hanno rivelato una necropoli risalente a un periodo fra il IX ed il XVIII secolo a.C. presso la località di San Valentino, a sud dell'attuale frazione di Prodolone. In analogia a quanto riscontrato in siti coevi limitrofi, quali Bonzicco e Gradisca (nell'attuale comune di Sedegliano) è probabile la presenza di un castelliere. Tracce di stabili corti rurali sono state rilevate anche in età romana. I reperti citati sono raccolti nel Museo Civico "Federico De Rocco".

Età medioevale Nel 1028 Corrado II dona al principato patriarcale di Aquileia i diritti venatori della selva, primo passo verso il trasferimento dei pubblici poteri alla Patria del Friuli.. Nei documenti non si trova però ancora traccia di un toponimo riferibile a San Vito, che è citato per la prima volta in una bolla di papa Lucio III del 1182 ("Sanctum Vitum cum oratorio")..

Fra la fine del XII secolo e l'inizio del successivo i patriarchi incentivano la resa del territorio con l'utilizzo di pustoti (campi a riposo) e ronchi (nuove aree disboscate), presidiati da propri gastaldi, piccoli feudatari che dovevano risiedere stabilmente, con compiti di custodia e difesa ("feudo di abitanza"). Negli anni successivi San Vito si sviluppa unitamente ai flussi commerciali, in particolare grazie alla strada che lo collega a Cordovado e Portogruaro, quindi a Venezia. Nel prima metà del XIII secolo si hanno riscontri documentali sulla presenza di una cinta muraria e sulla necessità di riedificare il castello., la cui esistenza è quindi confermata anche in epoca precedente.

A fine XIII secolo, durante il patriarcato del lombardo Raimondo della Torre, sulla cinta muraria sono realizzate due torri a difesa degli accessi, "Torre di San Nicolò" a oriente (poi denominata "Torre Scaramuccia".) e "Torre Raimonda" a occidente. Viene confermata anche l'esistenza di un edificio riservato al patriarca, che vi risiede periodicamente, come usa fare anche in altre città fortificate della Patria del Friuli.. La frequente residenza a San Vito del patriarca, appartenente alla potente famiglia dei Della Torre, attiva un fenomeno migratorio dalla Lombardia..

Nel 1309 è assediata dal conte di Gorizia e dai suoi alleati Caminesi, con il supporto di Walterpertoldo di Spilimbergo. Dopo circa un mese di assedio i difensori acconsentono ad una resa condizionata.. In seguito all'invasione del Friuli da parte di Rodolfo IV d'Austria (1361) il patriarca Ludovico della Torre si rifugia nel castello di San Vito, che gli austriaci tentano invano di conquistare... Nel 1341 il patriarca Bertrando istituisce il mercato domenicale., confermando l'importanza commerciale assunta dalla cittadina..

Dalla seconda metà del XIV secolo si ha notizia dell'avvio dei servizi di assistenza di un ospedale gestito dalla Confraternita dei Battuti, ubicato all'interno della cinta muraria, nei pressi della Torre Scaramuccia. La struttura darà assistenza per secoli ad ammalati, bisognosi, orfani e pellegrini.. San Vito acquisisce un ruolo di rilevanza anche nel contesto della giurisdizione patriarcale tanto che nel 1366 il patriarca Marquardo vi convoca il Parlamento Friulano..

Nelle lotte all'epoca del patriarca commendatario (senza obbligo di residenza) Filippo d'Alençon i Carraresi prendono San Vito (1385) utilizzando l'artiglieria.. Seguono alcuni anni di instabilità e scorribande fra fazioni rivali, che interessano tutto il Friuli. La nomina papale (gennaio 1395) del patriarca Antonio Caetani porta finalmente a una pacificazione. Altre lotte fra famiglie friulane coinvolgono San Vito nel 1408. Le campagne fuori le mura sono saccheggiate dalle milizie dei Panciera, che non riescono ad espugnare le fortificazioni cittadine e sono scacciate da una sortita dei difensori. Pare che proprio da questo combattimento sia derivata la denominazione di "Scaramuccia" per la "Torre di S.Nicolò"..

Nel 1412 San Vito è nuovamente coinvolta in scontri, questa volta fra le truppe veneziane e quelle di Sigismondo d'Ungheria, che aveva invaso il Friuli. Dopo diversi anni di scontri e tregue nel 1420 la Repubblica di Venezia conquista definitivamente il Friuli e San Vito passa sotto il controllo veneto, mantenendo i precedenti diritti e statuti.. Termina così il potere temporale dei patriarchi, che manterranno il ruolo religioso fino a metà del XVIII secolo.

Nel 1445 il patriarca riconosce la legittimità della conquista veneziana e in cambio riprende un limitato potere temporale su San Vito., San Daniele e Trivignano. Anche la struttura urbana si arricchisce di palazzi e chiese, abbelliti da opere di valenti artisti rinascimentali. Viene ristrutturato l'ospedale dei Battuti e costruita (1493) nei pressi una chiesetta a navata unica, riccamente decorata. (chiesa di Santa Maria dei Battuti).

Nella seconda metà del XV secolo i turchi ottomani effettuano ripetute e famigerate scorribande per il Friuli devastando e depredando anche le campagne circostanti le mura di San Vito, senza mai attaccarle direttamente..

Età moderna

Nel corso del XVI secolo la cittadina si espande, in particolare su iniziativa del patriarca Grimani. La cinta muraria è estesa ed il relativo fossato (le "fosse") acquisisce il tracciato attuale. A sud è costruita un'ulteriore porta fortificata di accesso (Torre Grimana) ed aperto lo stradone che la collega a Savorgnano. Lo stesso Grimani istituisce il giorno del mercato al venerdì..

Il 31 marzo 1655. è traslata nella chiesa di San Nicolò fuori le mura l'immagine della Madonna di Rosa, che attira in breve un notevole flusso di pellegrini. Negli anni successivi San Vito vive un periodo tranquillo e vitale in campo economico, culturale e religioso. Nel 1708 è attivato un nuovo monastero gestito dalle suore dell'Ordine della Visitazione, con compiti di educandato per le fanciulle locali. La struttura è realizzata immediatamente fuori le mura (zona nord-orientale). Il patriarca Dionisio Dolfin dispone che dopo la sua morte (1744) il suo cuore sia custodito nella chiesa del monastero.. Gli succede il nipote Daniele Dolfin, ultimo patriarca. I feudi di San Vito e San Daniele passano al completo controllo temporale della Repubblica di Venezia mentre le funzioni religiose dell'antico patriarcato di Aquileia sono trasferite alle nuove arcidiocesi di Udine (territori a controllo veneziano) e Gorizia (territori a controllo imperiale).

Nella seconda metà del XVIII secolo l'imprenditore carnico Jacopo Linussio acquista la tenuta agricola di "Casa Bianca" (o "Ca' Bianca"), la demolisce e fa costruire un grande complesso edilizio comprendente aree destinate a lavorazioni tessili, una chiesa, palazzi residenziali, barchesse e orti murati.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia (1797) a San Vito si insedia un forte contingente di truppe napoleoniche (500 uomini - 150 cavalli - 12 pezzi di artiglieria)., che requisisce a scopi militari le chiese di San Lorenzo e San Rocco. Si ritirano a gennaio 1798 in seguito agli accordi del Trattato di Campoformio (ottobre 1797) ed al passaggio del Friuli al governo asburgico. Ulteriori passaggi di truppe si hanno negli anni immediatamente successivi, in conseguenza della seconda e terza coalizione contro Napoleone.

Durante il periodo napoleonico del Regno d'Italia (1805-1814) San Vito ottiene subito la sua municipalità, come già accaduto nel 1797. Beneficia della riorganizzazione del catasto e della realizzazione di dettagliate cartografie, che superano le approssimative mappe descrittive di epoca veneziana. Alla restaurazione del dominio asburgico la città entra a far parte del Regno Lombardo-Veneto (1815). Negli anni successivi gode di diversi interventi architettonici promossi dall'architetto Lodovico Rota..

Nel 1847 è già attiva la filanda nei pressi dell'attuale stazione ferroviaria, che usa come forza motrice l'acqua delle fosse. e lavora i bozzoli prodotti dalla bachicoltura, diffusa nella zona. Nel 1848 (I Guerra d'indipendenza) San Vito partecipa ai moti irredentisti istituendo una Guardia Civica di volontari, che si disgrega all'arrivo delle truppe asburgiche.. Non si segnalano eventi legati alla II Guerra d'Indipendenza mentre il sanvitese Pietro Angelo Cristofoli è uno dei partecipanti alla spedizione dei Mille.

Età contemporanea

Anche dopo l'annessione al Regno d'Italia (1866) continua a mantenere un'economia centrata sull'agricoltura, gestita prevalentemente da grandi proprietari terrieri. Nel 1876 inizia il trasferimento dell'ospedale dal complesso dei Battuti a Palazzo Heiman, in Borgo Taliano, dove diverrà l'attuale ospedale civile "S.Maria dei Battuti"...