Leode è un personaggio dell'Odissea di Omero.

Il mito Leode, figlio del nobile Enope, era uno dei Proci, giovani e subdoli pretendenti al trono di Itaca, allorché Ulisse, il re, era impegnato nella guerra di Troia: era anche aruspice, dotato di preveggenza. Ulisse, una volta tornato in patria, dovette vedersela coi pretendenti che si erano insediati nella reggia volendo sposare, in sua assenza, la moglie Penelope. Aiutato dal figlio Telemaco e dai servi fedeli dette il via a una grande strage nella sala del palazzo. Leode fu il primo a tentare di tendere l'arco invitando coloro che avrebbero fallito a lasciare in pace Penelope per corteggiare altre donne. Nonostante Omero avesse presentato Leode come uno che aveva in antipatia gli stessi Proci e che odiava i loro soprusi, Odisseo gli riservò la sorte peggiore: vista la carneficina, Leode, si gettò alle sue ginocchia implorando di essere risparmiato, ma il re di Itaca, sordo alle sue preghiere, raccolse la spada di Agelao (un pretendente ucciso poco prima dall'eroe acheo), e con questa gli tagliò la testa che cadde al suolo mentre ancora parlava.

Nell'arte Uno dei frammenti di una fiala attica a figure rosse, databile al quinto secolo avanti Cristo, mostra la testa recisa di Leode.

Note

Bibliografia Omero, Odissea, XXII, 391 ss.

Voci correlate Odisseo Decapitazione

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