LAccademia degli Umoristi (o degli Humoristi, come si diceva allora, con l'uso della "h" etimologica), insieme all'Accademia dell'Arcadia e alla splendida ma effimera Accademia delle Notti Vaticane fu una delle principali accademie letterarie romane del Seicento. Nel tempo contò tra i suoi membri molti protagonisti della cultura barocca italiana ed europea, come Gabriel Naudé, Luca Olstenio, Agostino Mascardi, Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, Giovanni Battista Doni, Vincent Voiture e Secondo Lancellotti. Anche Jean Chapelain, che pure non risulta, a differenza di Naudé o Peiresc, accademico umorista, prese parte al dibattito sorto in seno all'Accademia sulla poesia di Giambattista Marino con il suo Discours de M. Chapelain à M. Favereau, portant son opinion sur le poème d'Adonis du cavalier Marino (1623).

Fondazione Fu fondata il 7 febbraio 1600 per iniziativa del nobile romano Paolo Mancini, di sua moglie Vittoria Capocci e del nobile Gaspare SalvianiFlorinda Nardi, «"Letture" in Accademia: esempi cinque-secenteschi», in Semestrale di Studi (e Testi) italiani, n. 9, p. 119. In occasione delle nozze di Mancini (durante il Carnevale del 1603), nel suo palazzo si recitarono commedie e si declamarono poesie e discorsiGirolamo Tiraboschi, Storia della Letteratura Italiana. Tomo VIII, parte I, Milano, Società tipografica de' Classici Italiani, 1824, pp. 66-67.. Da questa piacevole casualità prese l'avvio una società letteraria che animò tutta la vita culturale del Seicento romanoAlmo Paita, La vita quotidiana a Roma ai tempi di Gian Lorenzo Bernini, Milano, Rizzoli (BUR), 1998 p. 171..

L'iniziativa attirò l'interesse del cardinale Antonio Caetani, molto colto e dai vasti interessi letterari, poeta satirico e autore teatrale, che appoggiò e promosse l'Accademia ai suoi inizivedi The Cardinals of the Holy Roman Church - Biographical Dictionary ., quando si chiamava ancora Accademia dei Begli Umori.

Il compito di redigere gli statuti dell'istituzione fu affidato a Felice Colonna, duca di Pagliano.Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, volume VIII, parte I, Venezia 1796, p. 43. Gli statuti del Colonna, aggiunge il Tiraboschi, "poi servirono di norma a tutte l'altre accademie".

Ascesa e culmine Grazie all'appoggio e alla protezione che poi ottenne da parte del cardinale Francesco Barberini, divenne un'istituzione semi-ufficiale. Aveva sede a Roma ma vantava aspirazioni cosmopolite.

Come tutte le accademie dei secoli XV-XVI-XVII, era presieduta (o governata) da un Principe, che organizzava le sedute, indirizzava i lavori, la rappresentava presso altre Accademie o di fronte alle autorità. La carica aveva durata annuale, ma poteva essere reiterata. Alcuni dei Principi dell'Accademia degli Umoristi furono tra i più prestigiosi e innovatori letterati del Seicento: Giovanni Battista Guarini (1611), Alessandro Tassoni (1606-1607), Giovan Battista Marino.

Le leggi dell'accademia degli Umoristi consentivano anche una limitata partecipazione femminile. «Feminis primariis ætate et forma prestantibus earumque viris eam frequentandi veniam dabant leges».

La sede La sua sede era il Palazzo Mancini, dove viveva la nobilissima famiglia del fondatore. Anche dopo il rifacimento del Palazzo (1687-1689), una sala era destinata alle riunioni accademiche (a cui potevano assistere anche le signore):

Affiliati L'Accademia degli Umoristi fu, fin dalla sua fondazione, un centro culturale dal respiro internazionale, e ospitò, per esempio, una ricca rappresentanza francese che comprendeva, tra gli altri, Gabriel Naudé, Jean Jacques Bouchard, François Marie Suarès e «honoris causa» Nicolas-Claude Fabri de Peiresc.Vale la pena di ricordare che quando nel 1637 morì Peiresc gli Umoristi ne celebrarono l'elogio funebre in quaranta lingue e incaricarono Bouchard di pronunciare una commemorazione solenne. L'elogio funebre, recitato il 21 dicembre 1637, venne poi stampato nel Tra gli italiani, l'Accademia annoverò tra i suoi soci i più bei nomi della vita intellettuale secentesca, come i poeti Antonio Querengo, Battista Guarini, Giovan Battista Marino, Prospero Bonarelli della Rovere, Alessandro Tassoni, il trattatista Pietro Sforza Pallavicino, il pittore e poeta Salvator Rosa, l'erudito Lukas Holste (latinizzato Holstenius), il cardinale Mazzarino, i cardinali Antonio e Francesco Barberini, nipoti di Urbano VIII, i futuri pontefici Clemente VIII e Alessandro VII, Giovanni Battista Doni e Leone Allacci, eruditi di chiara fama, e intellettuali del calibro di Agostino Mascardi e Cassiano dal Pozzo. Un elenco, non completo ma piuttosto ricco, di affiliati è fornito da Ludovico Antonio Muratori.L. A. Muratori, Vita di Alessandro Tassoni, in Raccolta delle opere minori di Ludovico Antonio Muratori, vol. XVIII, Napoli, Alfano, 1762, p. 12. Il Muratori attinge le sue informazioni a Domenico Vandelli, che nel 1739 ebbe per le mani "catalogo degli accademici Umoristi formato dal fu cavalier Prospero Mandosto [...] e dal dignissimo cavaliere suo figlio". Il Vandelli attestava di avere raccolto oltre cinquecento nomi di affiliati all'istituzione (Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, tomo VIII, parte I, Venezia 1796, p. 43).

Ruolo politico dell'Accademia L'accademia aveva un carattere elitario e distaccato dal mondo circostante, pur non essendo completamente estranea al contesto politico e sociale; al contrario tra i suoi membri ci sono personaggi impegnati e attivissimi nella vita della città di Roma, tanto che si può definire l'Accademia degli Umoristi un'istituzione altamente compromessa con il potere politico.

Infatti ritroviamo tra gli Umoristi gli esponenti delle più illustri famiglie romane, dai Colonna agli Aldobrandini, alle riunioni partecipano persino i papi Clemente XI e Urbano VIII, speso con seguito di cardinali e alti prelati. Nei primi anni l'Accademia sarebbe quindi stata animata da «un interesse molto più politico che culturale».Laura Alemanno, «L'Accademia degli Umoristi», in Roma moderna e contemporanea, III, 1, gennaio-aprile 1995, pp. 97-120.

LImpresa L'Accademia, come tutte le consorelle, aveva un simbolo o impresa. Essa è più di un'immagine e di un motto: è l'autorappresentazione che l'Accademia offre di se stessa, ne indica l'identitàFlorinda Nardi, '«"Letture" in Accademia: esempi cinque-secenteschi», in Semestrale di Studi (e Testi) italiani, n. 9, p. 118.L'Impresa degli Umoristi nacque per insistenza di Giovanni Battista Guarini (allora Principe dell'Accademia) nel 1611: ci furono numerosissime propostevedi Descrizione delle imprese proposte per l'Accademia degli Umoristi, in Miscellanea di materiali dell'Accademia degli Umoristi, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ms. 44/122. e infine fu accettata quella che divenne definitiva: una nuvola dalla quale cade pioggia sulle onde del mare e sotto verso lucrezianoLucrezio, De rerum natura, VI, 637. «Redit Agmine Dulci» (Ritorna dal campo di battaglia alla dolcezza)Girolamo Aleandro, Sopra l'Impresa de gli Accademici Humoristi, Roma, Giacomo Mascardi, 1611..

Così un contemporaneo commenta l'Impresa:

Rinascita e scomparsa Alla fine del Seicento l'Accademia perse importanza e non ebbe più attività. Nel 1717 il pontefice Clemente XI volle ripristinarla e ne nominò principe Alessandro Albani, non ancora cardinale.

Il tentativo non ebbe però successo e di lì a poco l'Accademia scomparve definitivamenteCarlo Antonio Vanzon, Dizionario universale della lingua italiana...; preceduto da una esposizione grammaticale ragionata della lingua italiana. Tomo IV, Livorno, Vannini, 1836, p. 91..

Note

Bibliografia Michele Maylender, Storia delle Accademie d’Italia, v, pp. 370–381. Giuseppe Gabrieli, Accademie romane. Gli Umoristi, «Roma», 13 (1935), pp. 173–184. Francis W. Gravit, “The Accademia degli Umoristi and Its French Relationships,” Papers of the Michigan Academy of Science, Arts, and Letters 20 (1935): 505–21. Rodolfo de Mattei, Dispute filosofico-politiche nelle accademie romane del Seicento, «Studi romani», 9 (1961), pp. 148–167: 160-167.

Luisa Avellini, Tra «Umoristi» e «Gelati», «Studi secenteschi» 23 (1982): 109-137. Marco Gallo, Orazio Borgianni, l’Accademia di S. Luca e l’Accademia degli Humoristi: documenti e nuove datazioni, «Storia dell’arte», 76 (1992), pp. 296–345: 301-310. Laura Alemanno, L’Accademia degli Umoristi, «Roma moderna e contemporanea», 3 (1995), pp. 97–120. Marco Gallo, Per Monsignor Torquato Perotti, accademico Humorista: un collezionista della cerchia di Maffeo e Francesco Barberini, "Valori tattili", I, 2013, pp. 66–99. Maria Fiammetta Iovine, Gli Argonauti a Roma. Alchimia, ermetismo e storia inedita del Seicento nei Dialoghi Eruditi di Giuseppe Giusto Guaccimanni, Roma, La Lepre Edizioni, 2014. Maria Fiammetta Iovine, Per una storia dell'Accademia degli Umoristi. Studi, problemi e prospettive di una strategia della volatilità, in Le Accademie a Roma nel Seicento, a cura di M. Campanelli, P. Petteruti Pellegrino, E. Russo, Biblioteca dell'Arcadia, Studi e Testi, 9, Roma, Edizioni di Storia e letteratura, 2020, pp. 27–42. Maria Fiammetta Iovine, L'Adone e gli Umoristi tra censura e Difesa da un codice vaticano appartenuto a Girolamo Aleandro. Con il ritrovamento di alcune proposte di correzione del poema mariniano e una censura anonima della prima epistola eroica di Antonio Bruni, «Studi secenteschi», 62 (2021), pp. 55–121. Maria Fiammetta Iovine, L'Académie des Humoristes. Savoir et pouvoir dans la Rome baroque, Tesi di dottorato, Université de Toulouse Jean Jaurès e Radboud University Nijmegen, 2022.

Qualche ulteriore informazione in: Emanuela Trotta, II carteggio tra Cassiano Dal Pozzo e Fabio Chigi, «Nouvelles de la République des Lettres», 1995, 2, pp. 87–110: 101-110.

I rapporti tra Marino e gli Umoristi sono ricostruiti in: Giulia Raboni, Geografie mariniane. Note e discussioni sulle biografie seicentesche di Marino, «Rivista di letteratura italiana», 9 (1991), pp. 295–311.

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