Assunse il potere dopo l'assassinio del padre ʿAbd Allāh II nel 903. Immediatamente dopo mandò a morte tutti i suoi fratelli e zii, oltre a ogni altro possibile rivale, e i cadaveri furono seppelliti all'Isola dei Porri.M. Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, vol. 2, p. 127. Mentre tali massacri ne rafforzarono la posizione nel breve periodo, la dinastia aghlabide perse però qualsiasi prestigio agli occhi dei suoi sudditi e del resto del mondo islamico.

La tribù berbera dei Kutāma, agli ordini del dāʿī ismailita Abū 'Abd Allah al-Shi‛i continuò a guadagnar terreno e consensi, fino a prendere il controllo della cittadina di Sétif. Dopo che due campagne militari aghlabidi, nel 905 e nel 906, erano totalmente fallite, al-Shīʿī operò un potente contrattacco e, dopo aver conquistato l'Ifrīqiya meridionale, le truppe aghlabidi furono totalmente mandate in rotta nella battaglia di al-Arbus del 18 marzo 909.

Tutta l'Ifrīqiya cadde così nelle mani dei Kutāma e la secolare dinastia aghlabide finì ad opera dei vincitori Fatimidi.

Ziyādat Allāh III fuggì con una buona quantità di gioielli verso il Mashreq ma non riuscì a ottenere alcun appoggio dai suoi signori abbasidi, finendo i suoi giorni (sia pur in modo dorato) nel 916, in Palestina.

Note

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