La resistenza vicentina fu l'insieme delle iniziative politiche, civili e armate svolte nella provincia di Vicenza durante l'occupazione tedesca dell'Italia centro-settentrionale e la Repubblica Sociale Italiana, come parte della Resistenza italiana. L'organizzazione politica iniziò tra la metà di giugno e il 25 luglio 1943 con la formazione del Comitato interpartitico antifascista, al quale parteciparono esponenti del Partito d'Azione, del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano.
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il comitato antifascista vicentino incluse anche la Democrazia Cristiana e divenne il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) provinciale, mentre i tedeschi occuparono la provincia tra il 9 e l'11 settembre. Tra l'autunno e l'inverno del 1943 si formarono i primi gruppi armati nell'area dell'altopiano di Asiago, a Thiene, nella fascia pedemontana, a Conco, al Tretto, a Recoaro Terme, ad Arzignano, a Malo, a Bassano del Grappa e a Rosà, mentre nel marzo 1944 la crescita del movimento partigiano si intrecciò con gli scioperi nei centri industriali e con le prime azioni dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) cittadini. In pochi mesi i battaglioni partigiani vicentini divennero brigate, quindi gruppi di brigate, poi riuniti nelle divisioni Ateo Garemi, Monte Ortigara, Vicenza e Martiri del Grappa.
Nel Vicentino la lotta di liberazione fu contrastata dai nazifascisti con rastrellamenti, rappresaglie e stragi, tra cui l'eccidio di Borga, l'eccidio di Valdagno, l'eccidio di Malga Zonta, il rastrellamento del massiccio del Grappa con l'eccidio di Bassano e la strage di Pedescala. Nell'aprile 1945 le divisioni partigiane avviarono l'insurrezione generale nelle rispettive zone di attività e il 4 maggio fu annunciata la fine della guerra nel territorio vicentino. Per il ruolo avuto nella guerra di liberazione, Bassano del Grappa e Vicenza furono insignite della Medaglia d'oro al valor militare.
Storia Premesse Durante la seconda guerra mondiale, fino al 25 luglio 1943, la città e la provincia di Vicenza furono coinvolte meno direttamente nei combattimenti rispetto a quanto era avvenuto durante il primo conflitto mondiale. L'Alto Vicentino subì però la perdita di molti Alpini impegnati nelle campagne di Grecia e di Russia. La presenza di campagne produttive e di un livello ancora discreto di occupazione rese meno grave la situazione economica locale. Le sconfitte subite dall'Italia provocarono nella popolazione stanchezza, delusione e un'opposizione allo Stato e al regime non ancora organizzata in partiti o gruppi politici. In questa situazione, comune alla maggior parte d'Italia, alcuni aspetti caratterizzavano il Vicentino: nei centri della fascia pedemontana e nel capoluogo l'industrializzazione aveva creato una classe operaia numerosa, legata alla memoria delle lotte sociali del primo dopoguerra e capace di forme di solidarietà e organizzazione collettiva. Gli scioperi antifascisti del marzo 1944 segnarono l'ingresso di molti operai nella Resistenza. nel capoluogo c'era un gruppo di intellettuali, tra cui Luigi Meneghello e Neri Pozza, vicini all'orientamento liberal-democratico di Antonio Giuriolo e aderenti al Partito d'Azione. nella società vicentina era forte l'influenza della Chiesa locale che, pur non opponendosi apertamente al fascismo, diffondeva valori diversi da quelli propagandati dal regime.
Dal 25 luglio all'8 settembre Il 25 luglio 1943, dopo la seduta del Gran consiglio del fascismo e la deposizione di Mussolini, vi furono manifestazioni di gioia sia a Vicenza sia in varie località del Vicentino. Particolarmente intense furono le manifestazioni di Schio e Valdagno, dove durarono fino al 28 luglio e dove venne chiesto il rilascio di un gruppo di studenti arrestati in maggio per attività antifascista. Negli avvenimenti ebbero un ruolo centrale gli operai dei due centri; una delegazione di lavoratori e partiti incontrò il prefetto per chiedere il ritorno delle libertà politiche, la liberazione dei detenuti politici e la fine del coprifuoco. Si trattò della prima chiara azione politica antifascista nel Vicentino dopo la caduta del regime.
Il quotidiano cittadino La Vedetta fascista fu trasformato ne Il Giornale di Vicenza e alla sua direzione fu posto Antonio Barolini. Nella sua breve esperienza, il nuovo quotidiano pubblicò articoli e appelli di orientamento antifascista; dopo l'occupazione nazista, il Tribunale straordinario aprì procedimenti contro Barolini e Neri Pozza; il giornale non pubblicò la notizia dell'arresto di Mussolini, ma solo quella della sua liberazione il 12 settembre, e il 30 luglio Il Giornale di Vicenza pubblicò l'articolo "Ordine e libertà" di Mario Dal Pra.
Sempre in quei giorni, la sede del Partito Comunista Italiano (PCI) fu spostata da Schio a Vicenza, favorendo il contatto tra gli operai comunisti e gli intellettuali del Partito d'Azione e la diffusione degli appelli alla resistenza con il foglio ciclostilato Voce del Popolo, uscito con due numeri straordinari l'8 e il 9 settembre. Il percorso del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza documenta il numero del foglio uscito il 9 settembre 1943, che proclamava l'armistizio e incitava gli italiani alla Resistenza.
L'inizio della resistenza In seguito all'Armistizio di Cassibile, i tedeschi occuparono l'Italia centro-settentrionale, mentre il re e il governo Badoglio fuggivano verso il Sud. L'esercito si ritrovò allo sbando, e gli ufficiali e i soldati che non riuscirono a raggiungere il Regno del Sud dovettero scegliere se arrendersi ai tedeschi o darsi alla macchia, cioè nascondersi per evitare la cattura. Il 9 settembre 1943 nacque a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale, mentre il 23 settembre, dopo la liberazione di Mussolini, nell'Italia occupata dai tedeschi fu instaurato il regime fascista repubblicano che assunse il nome di Repubblica Sociale Italiana.
Nei tre giorni successivi all'8 settembre 1943 i tedeschi occuparono il Vicentino, tra lo sconcerto della popolazione, che non sapeva che cosa sarebbe accaduto. In un clima di generale avversione al fascismo e alla guerra, di sfiducia nelle autorità e nelle forze armate, la gente si preparava a resistere ma, quando si capì che gli alleati non sarebbero arrivati molto presto, l'entusiasmo iniziale diminuì.Scrisse Meneghello: "restammo ciò che eravamo abituati ad essere: quattro gatti" (). A Schio si registrarono le prime vittime militari già dal 10 settembre. A Vicenza, l'occupazione tedesca fu completata l'11 settembre 1943.
A Vicenza, ai primi di ottobre si costituì la locale sezione del CLN.AISRV, Padova, b. 63, cart. Documenti versati da Maistrello Annita. Del Comitato provinciale di liberazione nazionale fecero parte rappresentanti del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), del Partito d'Azione, del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana (DC).Con rappresentanti del PSIUP (Segala, Luigi Faccio e De Maria), del Partito d'Azione (Ettore Gallo e Rigoni), del PCI (Marchioro) e della DC (Torquato Fraccon). Altre testimonianze indicano che in precedenza si era già costituito un Comitato unitario antifascista, che aveva tentato di riunire diversi gruppi. Come nel resto del Veneto, il comando militare fu affidato a un militare di carriera, il colonnello D'Aiello, ma poco dopo venne istituito un comitato militare provinciale con il maggiore Malfatti, Gino Cerchio e Mario Dal Pra.
Il 21 novembre 1943 a Marostica fu assassinato il sessantenne Alfonso Caneva, zio del federale di Vicenza Giovanni Battista Caneva, ucciso dal gruppo partigiano di Fontanelle di Conco e considerato la prima vittima della guerra civile in territorio vicentino. Il 26 dicembre 1943 a Valstagna fu assassinato anche il tenente colonnello della Guardia Nazionale Repubblicana Antonio Faggion, cui fu poi intitolata la XXII Brigata Nera "Antonio Faggion" di Vicenza. Il 10-11 gennaio 1944, durante il rastrellamento contro il Gruppo di Fontanelle di Conco, già indebolito dalla faida interna in cui erano stati uccisi quattro garibaldini, molti partigiani caddero prigionieri. Quattro partigiani catturati nel rastrellamento furono condannati a morte e fucilati il 14 gennaio 1944 a Marostica.
La resistenza armata iniziò lentamente per le difficoltà organizzative, i primi rastrellamenti e il maltempo in montagna. Alla fine del 1943 erano presenti nella fascia pedemontana e sull'altopiano alcune formazioni composte da vecchi antifascisti, renitenti alla leva, militari rientrati nelle loro case dopo l'8 settembre e militanti politici di diversi orientamenti. Alcune di esse, come quelle di Conco, del Tretto e di Recoaro, durarono poco perché furono distrutte o disperse.
Lo sviluppo del movimento resistenziale La Resistenza vicentina crebbe soprattutto nella primavera del 1944, quando le proteste sociali e politiche contribuirono alla nascita della lotta armata.
Gli scioperi, che si susseguirono con motivi ed esiti diversi dal dicembre 1943 all'aprile 1944 in tutti i centri industriali, da Vicenza a Bassano, da Arzignano a Piovene Rocchette, favorirono la crescita della Resistenza. In alcuni casi furono organizzati dagli operai; in altri furono influenzati dal PCI o dal CLN. Gli scioperi favorirono una partecipazione politica più ampia e coincisero con l'inizio della fase di maggiore attività partigiana.
Queste formazioni trovarono appoggio da parte della popolazione soprattutto nelle zone di montagna, in particolare sull'altopiano dei Sette Comuni. Gli interventi delle forze della Repubblica Sociale Italiana aumentarono il numero dei giovani che si unirono ai partigiani, inizialmente organizzati in piccoli gruppi armati e poi riuniti in brigate e divisioni.
Le formazioni combattenti Nella primavera del 1944 nel Vicentino erano attive o ancora in fase di organizzazione diverse formazioni partigiane. Nel 1944-1945 i loro nomi e le loro aree di attività cambiarono più volte, quando i gruppi furono riuniti in brigate, gruppi di brigate e divisioni. il Battaglione garibaldino Stella, comandato da Luigi Pierobon e poi da Armando Pagnotti (nome di battaglia "Jura") il Battaglione garibaldino Ismene nella zona di Malo comandato da Ferruccio Manea (nome di battaglia "Tar"). Il battaglione prese il nome di Ismene Manea, fratello del comandante "Tar" dopo la sua fucilazione il Battaglione garibaldino Apolloni, attivo nella Val Leogra il Battaglione garibaldino territoriale F.lli Bandiera a Schio il Battaglione garibaldino Martiri di Grancona 2° nei Colli Berici il Battaglione garibaldino Luigi Pierobon, attivo nella zona del Corno d'Aquilio-Lessini; prese il nome di Pierobon dopo la sua fucilazione nell'agosto 1944. il Battaglione garibaldino La Pasubiana, attivo nell'altopiano di Tonezza-Folgaria e comandato da Germano Baron (nome di battaglia "Turco") il Battaglione garibaldino Panarotta-Trentino, attivo nella zona di Levico e Caldonazzo il Battaglione garibaldino Pasubio, attivo in Val Sarentino il Battaglione garibaldino Martiri della Libertà in Thiene e dintorni il Battaglione garibaldino Avesani, attivo nella zona del Garda e del Monte Baldo il Battaglione garibaldino Manara, attivo nell'area della montagna veronese
Le formazioni garibaldine costituirono nell'aprile 1944 la Brigata "Ateo Garemi"; nell'agosto 1944 formavano il Gruppo brigate Garibaldi Ateo Garemi, che il 23 febbraio 1945 fu costituito in Divisione. Nella riorganizzazione successiva entrarono nell'area della Garemi anche le formazioni Martiri della Val Leogra (zona di Schio; comandante Valerio Caroti, "Giulio"), Pino (Altopiano di Asiago; comandante Giovanni Garbin, "Marte") e Mameli (falde dell'Altopiano di Asiago; comandante Roberto Vedovello, "Riccardo").
Nello stesso periodo erano attive altre formazioni: il Battaglione Guastatori operava in pianura, al comando di Nino Bressan il Battaglione Sette Comuni, al comando di Piero Costa, operava sull'altopiano (di area cattolica)