Il bombardamento di Guernica (nome in codice Operazione Rügen) fu un'incursione aerea compiuta dalla Legione Condor con la partecipazione dell'Aviazione Legionaria italiana contro la suddetta città basca il 26 aprile 1937, durante la guerra civile spagnola.

Le forze aeree italo-tedesche dichiararono di aver avuto come obiettivo dell'attacco il ponte Rentería, sul fiume Mundakako Itsasadarra, corso d'acqua situato nella regione di Busturia, nei Paesi Baschi, per appoggiare gli sforzi bellici dei nazionalisti franchisti nell'offensiva in corso nella provincia basca della Biscaglia per rovesciare le forze fedeli al governo della Repubblica spagnola, bombe che il forte vento deviò sulla città. In realtà si trattò di un bombardamento terroristico contro la popolazione civile e contro la città, come risulta da fonti e testimonianze sia contemporanee all'evento sia del dopoguerra..

Contesto storico Nel marzo 1937 il generale franchista Emilio Mola impartì gli ordini preliminari per una campagna terrestre nella regione della Biscaglia, con lo scopo di eliminare la presenza delle forze repubblicane formate dai nazionalisti baschi dell'Euzko Gudarostea, da battaglioni delle Asturie e di Santander, e da formazioni comuniste e repubblicane dell'Unión General de Trabajadores (UGT) e del Confederación Nacional del Trabajo (CNT). Queste formazioni controllavano i monti Maroto, Albertía e Jarinto, occupati dai baschi durante l'offensiva contro Villareal dell'anno precedente, dalle cui cime poteva controllare il fronte tenuto dalle forze nazionaliste che nell'autunno del 1936 avevano conquistato San Sebastián e ora - dopo quattro inutili attacchi verso Madrid - intendevano conquistare le regioni accerchiate del nord e occupare i porti di Bilbao, Santander e Gijón da cui i repubblicani ricevevano rifornimenti e cibo per la popolazione..

Le forze nazionaliste erano basate sulla divisione “Navarra” di Alfonso Vega, formata da quattro brigate carliste, e sulla brigata mista “Frecce Nere” formata da spagnoli comandati da ufficiali italiani e dotata di carri leggeri L3 FIAT-Ansaldo, supportate dalle forze aeree della Legione Condor della Luftwaffe concentrate a Vitoria in cui erano di stanza i caccia, e Burgos, dove erano presenti i gruppi di bombardamento. I baschi di contro avevano una piccolissima aviazione da caccia per la difesa, per cui la Legione Condor fu in grado di mettere a rischio gli antiquati Heinkel He 51 come cacciabombardieri per l'appoggio ravvicinato al suolo in attesa dei moderni Messerschmitt.. Il generale tedesco Hugo Sperrle, comandante della Legione, in quel periodo era con Francisco Franco a Salamanca, per cui le forze d'attacco che avrebbero cooperato con le forze del generale Mola furono lasciate al comando operativo del colonnello Wolfram von Richthofen, che poteva contare su tre gruppi di bombardieri Junkers Ju 52, un gruppo sperimentale di Heinkel He 111, tre gruppi caccia di He 51 e mezzo gruppo caccia di Messerschmitt Bf 109 non completamente operativi. L'Aviazione Legionaria italiana contribuì con l'appoggio di bombardieri Savoia-Marchetti S.M.81 e S.M.79 oltre che con i caccia Fiat C.R.32..

Dopo l'ultimatum lanciato alle forze repubblicane «[...] se non vi sottometterete subito raderò al suolo la Biscaglia», Mola ordinò un'avanzata da sud-est, che ebbe inizio il 31 marzo 1936 con un attacco terrestre contro le tre montagne. I nazionalisti mostrarono subito la propria schiacciante superiorità aerea: le cittadine di Elorrio e di Durango, nelle retrovie del fronte, vennero sottoposte a violenti incursioni a ondate successive di bombardieri Ju 52 e S.M.81 partiti da Soria. Durango, senza difese antiaeree e senza alcuna presenza militare, venne bombardata deliberatamente per colpire i civili, e mentre i civili scappavano lasciando la città, un'ondata di He 51 fatta alzare appositamente in volo andò a caccia delle colonne di civili in fuga. In totale 250 persone persero la vita durante l'azione..

Successivamente da Radio Siviglia il generale Queipo del Llano dichiarò che «[...] i nostri aerei hanno bombardato obiettivi militari a Durango» e dato che nel bombardamento venne colpita una chiesa, causando la morte di 14 suore e del sacerdote che stavano officiando la messa, per far ricadere la colpa di questo sugli avversari, dichiarò anche che «in seguito i comunisti e socialisti hanno rinchiuso preti e suore, uccidendoli senza pietà e incendiando le chiese». Sul fronte di terra le tre montagne furono colpite da un concentramento di artiglieria e da bombardamenti aerei della Legione Condor, che tagliarono tutte le vie di comunicazione e le linee telefoniche dei repubblicani come le linee avanzate. Il giorno seguente una serie di attacchi aerei contro la città di Ochandiano e i suoi dintorni provocò una breccia nel fronte, mentre i difensori sprovvisti di armi per contrastare le forze aeree italo-tedesche, venivano inevitabilmente colpiti dall'alto. Le forze basche continuarono però a resistere e riuscirono a trincerarsi e a battersi con efficacia..

Il 4 aprile Mola ordinò una sospensione dell'offensiva terrestre, ma gli attacchi aerei continuarono e i nazionalisti annunciarono il blocco dei porti repubblicani della costa Cantabrica nel tentativo di costringere alla resa i baschi per fame. Questo allarmò il governo britannico guidato da Stanley Baldwin, che temeva che il commercio anglo-basco costringesse la Gran Bretagna a prendere posizione in Spagna; il leader conservatore non intendeva riconoscere nessuna delle due parti, anche se alla luce dei fatti successivi è difficile considerare il Gabinetto britannico imparziale. L'ammiraglio Lord Chatfield, Primo lord del mare, era un ammiratore di Franco, così a tutte le navi britanniche venne ordinato di riparare a Saint-Jean-de-Luz, e per mascherare questo implicito appoggio ai nazionalisti, il governo inglese inviò l'incrociatore da battaglia Hood nelle acque basche.. Tutto ciò portò il fronte repubblicani vicino al crollo, per fortuna loro però la troppo cauta avanzata di Mola non riuscì a sfruttare appieno il vantaggio; questo esasperò von Richthofen che nel frattempo, nonostante la lenta avanzata dei nazionalisti, continuava a martellare le postazioni «dei rossi» senza risparmiare ulteriori bombardamenti alle città, compresa Bilbao che venne colpita varie volte..

Il bombardamento

Il 26 aprile 1937 alle ore 16:30 circa il campanile della chiesa di Guernica, una cittadina di circa abitanti posizionata a 10 chilometri dalla linea del fronte, cominciò a battere il segnale di attacco aereo. Era il giorno del mercato e molti contadini con il loro bestiame erano presenti nella cittadina, già piena peraltro di profughi che davanti all'avanzata del nemico vi si erano rifugiati. Al suono dell'allarme i cittadini scesero nelle cantine destinate a refugios contro le incursioni, ma inaspettatamente comparvero solo due ricognitori che dopo un largo giro sopra Guernica fecero ritorno alla base.

La maggior parte della popolazione della città quindi uscì dai rifugi, inconsapevoli di essere stati scelti per partecipare ad un tipico esperimento tedesco: valutare in pratica l'efficacia di un massiccio bombardamento aereo.Beevor in questo caso non parla di due ricognitori ma di un He 111 che sganciò in solitaria il suo carico di bombe. Un quarto d'ora dopo l'intero gruppo da bombardamento comparve in cielo, sganciando ordigni di ogni tipo, da bombe convenzionali a quelle incendiarie. Si scatenò subito il caos, le persone cercavano di rientrare nei rifugi, poi si allarmarono perché si resero presto conto che gli stessi non erano in grado di resistere alle bombe di maggior calibro e all'interno degli stessi si svilupparono fiamme e molte persone morirono soffocate dal fumo nei ripari. A quel punto le persone si riversarono fuori città fuggendo attraverso i campi, di conseguenza i cacciabombardieri italo-tedeschi scesero a mitragliare e a spezzonare uomini donne e bambini, oltre che l'ospedale e addirittura il bestiame. Ma l'attacco più massiccio non era ancora cominciato..

Una seconda ondata, che Sperrle considerava un semplice «colpo di forza» era basata sull'impiego dei moderni He 111 scortati da cinque caccia C.R.32 dell'Aviazione Legionaria tra i quali quello del capitano Corrado Ricci, che scaricarono sulla città già semidistrutta un ulteriore carico di ordigni esplosivi «fuoco e fiamme si scatenarono su Guernica prostrata mentre gli edifici crollavano e le cantine diventavano tombe», ma il bombardamento non era ancora finito. A questa seconda ondata parteciparono anche i tre Savoia-Marchetti S.M.79 dell'Aviazione Legionaria, che ufficialmente avevano come obiettivo il minuscolo ponte Rentería - in pratica privo di valenza militare - ma che di fatto sganciarono le loro bombe sull'immediata periferia di Guernica colpendo alcuni edifici, sganciando un totale di 36 bombe da 50 kg.

A questo punto entrarono in scena altri bombardieri medi per la terza e ultima fase dell'attacco; migliaia di piccoli spezzoni incendiari da raggruppati in tubi di alluminio da ognuno, i quali si aprivano durante la caduta, caddero sulla città in rovina, tramutando le strade in un inferno di fuoco in cui centinaia di persone morirono carbonizzate.. Secondo i testimoni oculari, intere famiglie rimasero sepolte nelle proprie case o nei rifugi crollati, mentre per le strade buoi e pecore coperti di fiamme correvano tra i ruderi prima di cadere morti. Esseri umani anneriti dalle fiamme barcollavano tra le macerie, mentre altri annaspavano cercando di salvare i parenti seppelliti. Il «colpo di forza» aereo era stato eseguito con una precisione e una completezza che non avevano avuto precedenti in nessuna guerra. Tutto finì in circa tre ore: alle 19:45 circa i sopravvissuti impauriti e inebetiti poterono finalmente mettersi alla ricerca dei loro cari tra le rovine fumanti e, dopo averli trovati, dar loro degna sepoltura.

Stando al governo basco, le perdite furono circa un terzo della popolazione: 1654 morti e 889 feriti, mentre ricerche più recenti hanno parlato di circa 2-300 morti. I soccorritori che giungevano da Bilbao rimasero increduli quando avvicinandosi vedevano il cielo sopra Guernica assumere il colore rosso-arancione delle fiamme, mentre della città rimaneva uno scheletro bruciato con circa il 70% degli edifici distrutto o inagibile.Una stima precisa dei morti è impossibile, sia a causa del numero imprecisato di rifugiati e contadini presenti quel giorno, sia a causa del rogo dei registri parrocchiali da parte delle forze franchiste.

Oltre alle cifre fornite dal governo basco, negli anni duemila alcuni gruppi di ricerca si sono impegnati nella ricerca e nell'accertare il numero delle vittime: nel 2008 la Asociación Gernikazarra affermò di aver identificato 126 persone, mentre nel 2012 il gruppo Gernikazarra Historia Taldea riferì che in quel momento era stato possibile risalire all'identità di 153 vittime, anche se è molto probabile che i caduti fossero molti di più. Vedi: e Le fonti citate da Beevor sono riferite a Memoria de la guerra de Euskadi de 1936 di Vicente Talón che riporta tra 200 e 300 vittime e La Guerra Civil en el País Vasco di Santiago de Pablo che parla di 300 morti. Secondo lo storico James Corum nel suo Inflated by Air. Common perceptions of civilian casualties from bombing utilizzando il rapporto tra numero di vittime e tonnellate di bombe sganciate durante il bombardamento di Dresda (tra 7.2 e 12), deduce che verosimilmente le vittime di Guernica sarebbero circa 400, vedi:

Reazioni successive

Le reazioni manifestatesi nel mondo furono così intense da far preoccupare lo stesso Franco e i suoi sostenitori, l'indignazione che ne scaturì fu pressoché totale al di fuori di Italia e Germania. Esterrefatti per le devastazioni subite da Guernica, i corrispondenti dei giornali esteri furono unanimi nel condannare il massacro, definendolo un «nefasto crimine»..