Le brigate internazionali erano delle unità militari, costituite da gruppi di volontari stranieri, per combattere nella guerra civile spagnola a fianco dell'esercito popolare della seconda repubblica contro le forze nazionaliste comandate dal generale Francisco Franco.

Storia Il 29 settembre 1936 il Comintern autorizzò e, il 22 ottobre 1936 il primo ministro della repubblica spagnola Francisco Largo Caballero approvò la formazione di brigate internazionali. Le prime organizzazioni che, in tutto il mondo, si attivarono per reclutare volontari, furono i partiti comunisti e i sindacati dei lavoratori. La prima unità, detta “11ª Brigata mista internazionale”, fu inviata a Madrid, già sotto assedio; era composta da operai, studenti, liberali, socialisti, comunisti, anarchici. Le brigate si distinsero principalmente nella difesa di Madrid e nella battaglia di Guadalajara.

Il 21 settembre 1938 il nuovo primo ministro Juan Negrín, su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di non intervento, dispose il ritiro dal fronte di tutti i combattenti non spagnoli, stimati in 13.000 unità nell'ottobre del 1938. Il 29 ottobre 1938, a Barcellona, le brigate internazionali tennero una sentita e commossa parata di addio.

Il governo provvisorio franchista di Burgos rispose rinunciando al sostegno di 10.000 militari italiani inviati al suo fianco dal regime fascista (ma ne rimasero circa 38.000, oltre ai tedeschi).

La consistenza delle brigate Il totale dei volontari intervenuti in Spagna sotto l'egida delle brigate internazionali fu di circa 59.000 unità, ma non esistono dati precisi in merito; i diversi autori, infatti, non concordano sul numero totale degli Interbrigatisti, c'è chi parla esagerando anche di 100.000, ma la cifra più vicina può collocarsi in quella indicata da Andreu Castell (59.000). I primi contingenti delle brigate internazionali furono sostenuti logisticamente dal Comintern dopo non poche esitazioni da parte di StalinL'armamento delle brigate internazionali fu all'inizio costituito individualmente dai fucili a ripetizione manuale tipo Mauser 1916 o 1896 su licenza spagnola, poi da una quantità difforme per calibro e qualità di fucili derivanti soprattutto dalla prima guerra mondiale, come i francesi Lebel e Berthier, gli austro-tedeschi Schmidt-Rubin, i giapponesi Arisaka, gli americani Remington P14 e P17 (validissimi e derivanti da giacenze USA rimaste in Francia dopo il 1918). Dopo la decisione stentorea di Stalin di inviare aiuti più consistenti, giunsero enormi quantitativi di fucili russi Mosin-Nagant 91/30, rozzi ma di grande robustezza, che andarono ad armare anche l'esercito repubblicano, non inquadrato negli internazionalisti. Le mitragliatrici più diffuse fra le brigate internazionali erano le medie russe Maxim 1910 (su rotelle e con scudo protettivo), le Maxim-Tokarev e le leggere Degtyarev 28 con caricatore a padella orizzontale e bipede. Le granate a mano erano polacche ad ananas, le Lafitte francesi, l'infinita varietà delle spagnole a frammentazione (dette Tonelete ecc.) e le bottiglie molotov anticarro autoprodotte. Le pistole erano perlopiù le diffusissime spagnole Astra 400, dette sigaro (puro); vi erano poi le nuovissime sovietiche Tokarev TT33 (rare). I mezzi pesanti d'appoggio erano essenzialmente i carri sovietici T26B (200 mezzi c.a), i migliori di tutta la guerra spagnola ma non rimpiazzati da Stalin dopo le varie perdite: tali carri (comandati dal generale sovietico Pavlov, poi scomparso nelle purghe staliniane nonostante i suoi meriti) furono decisivi sul Jarama e a Guadalajara così come i caccia sovietici Polikarpov ed i Chatos e Mosca, più agili dei velivoli italiani e tedeschi inviati da Hitler e dal duce..

I volontari giunsero da ben 53 nazioni dei cinque continenti. Circa 5.000 furono inquadrati direttamente nel regolare esercito repubblicano e ben 20.000 furono addetti a servizi sanitari, logistici ed ausiliari. Al loro interno, le brigate internazionali erano generalmente divise in raggruppamenti nazionali. Ogni Brigata era suddivisa in battaglioni. I volontari italiani erano inquadrati nel battaglione Garibaldi (dall'aprile 1937: Brigata Garibaldi); gli americani nella brigata Abraham LincolnTra i Lincolns vi era l'italo-americano Humberto Galliani, prima arruolato nel battaglione Garibaldi - di cui fu comandante per breve tempo prima di Randolfo Pacciardi - e poi passato, per dissensi politici, nello stato maggiore della XV Brigata; i canadesi nel battaglione Mackenzie-PapineauDal nome del loro battaglione i canadesi erano soprannominati Mac-Paps; gli irlandesi erano raggruppati nella Colonna Connolly.

I contingenti più numerosi erano costituiti da francesi (circa 9.000), tedeschi (circa 5.000), polacchi 5.000, italiani (circa 4.050), statunitensi (circa 3.000), britannici (circa 2.000) e jugoslavi (circa 1.600). Altre centinaia provennero da numerosi stati e continenti fra cui: Belgio, Svizzera, Cuba, Canada, Albania, Ungheria, Cina, Bulgaria, Cecoslovacchia, Irlanda, Scandinavia, Sud America, Africa e . In rapporto al numero della popolazione del paese d'origine, il contingente più numeroso fu quello cubano, con 800 volontari.

Circa la metà dei volontari risultarono "dispersi o feriti" alla fine della guerra. Lo storico César Vidal indica intorno al 30% il numero dei brigatisti morti e intorno al 50% i feriti. Tuttavia Ángel David Martín Rubio, specialista di storia spagnola, in particolare del periodo della Repubblica, della Guerra civile e del dopoguerra, ha effettuato uno studio minuzioso sull'ammontare complessivo delle vittime della Guerra civile, secondo il quale il numero dei caduti di nazionalità straniera combattenti a fianco dell'esercito repubblicano è di 13.706Le vittime della Guerra Civile spagnola, articolo riportato sul sito Storia & Identità. Annali Italiani .

Le diverse componenti internazionali I volontari italiani del battaglione Garibaldi

Il primo volontario italiano fu il socialista Fernando De Rosa che, già residente in Spagna, si arruolò subito dopo lo scoppio della guerra e assunse il comando del battaglione Octubre n.11cfr. AA.VV., La Spagna nel nostro cuore: 1936-1939, tre anni di storia da non dimenticare, AICVAS, 1996, p. 166-167.. Perì in battaglia il 16 settembre 1936 sul monte Cabeza Líjar, presso Guadarrama.

Prima delle brigate internazionali si erano costituite delle spontanee colonne, come la Colonna Italiana di ispirazione prevalentemente libertaria e giellista (Giustizia e Libertà) creata dagli esuli antifascisti quali Carlo Rosselli, Mario Angeloni (subito caduto in battaglia il 28 agosto 1936, a Monte Pelato) e Camillo Berneri o come la colonna Picelli aggregatasi subito al Batt.ne Garibaldi e la Centuria Gastone Sozzi, formate da comunisti.

Nell'estate del 1936, Rosselli propose a Randolfo Pacciardi, ex-segretario del Partito Repubblicano Italiano ed esule a Lugano, l'eventuale concorso alla formazione di una legione italiana nelle brigate repubblicane spagnole. Lo scopo fondamentale, dichiarato da Carlo Rosselli stesso in Oggi in Spagna, domani in Italia, era l'abbattimento del fascismo, il cui definitivo annientamento era preso come presupposto per l'instaurazione di una società organizzata su basi più libere ed egualitarie.

Già noto come capo militare per l'audacia dimostrata combattendo nella prima guerra mondiale, Pacciardi aveva già avuto l'idea di un corpo di volontari che accorresse a dar man forte alla repubblica democratica minacciata; pensava però a una «legione italiana» assolutamente apartitica, organizzata secondo il modello dei garibaldini che nel 1897-1898 avevano combattuto in Grecia contro i turchi o di quelli accorsi in Francia nel 1914 prima dell'entrata in guerra dell'ItaliaLiberal. Fondazione di Alberto Indelicato, Anno II n. 14 - ottobre-novembre 2002..

Considerato super-partes sia dai socialisti che dai comunisti, il 26 ottobre 1936 Pacciardi firmò a Parigi l'accordo per la formazione di una Legione antifascista italiana sotto il patronato politico dei partiti socialista, comunista e repubblicano e con il concorso delle organizzazioni aderenti al comitato italiano pro SpagnaRandolfo Pacciardi, Il battaglione Garibaldi. Volontari italiani nella Spagna Repubblicana, La Lanterna, Roma, 1945, pp. 41-42..

A Pacciardi fu affidato il comando del battaglione Garibaldi, con il grado di maggiore; con la carica di "commissario politico" gli furono affiancati i comunisti Antonio Roasio e Luigi Longo e il socialista Amedeo Azzi. Il battaglione era composto da cinque compagnie. Anche parte del battaglione Picelli e la centuria Gastone Sozzi confluirono nel battaglione GaribaldiEsiste una pubblicazione dell'AICVAS, il Quaderno 4, in cui è scritto: «22 ottobre 1936 viene formalmente sciolta la Centuria Gastone Sozzi (giovane comunista di Cesena ucciso nelle carceri italiane). I suoi combattenti entrano a far parte del battaglione Garibaldi. La terza compagnia del Garibaldi prenderà il nome di Gastone Sozzi».

Pacciardi guidò il battaglione alla difesa di Madrid, prima al Cerro de los Angeles, poi alla Puerta de Hierro e nella città universitaria. In seguito, a Pozuelo, venne promosso tenente colonnello. Fu alla testa del battaglione anche a Boadilla del Monte e a Majadahonda, ma il Garibaldi ottenne la prima vittoria del fronte repubblicano a Mirabueno, il 1º gennaio 1937, al comando di Guido Picelli. Nella battaglia del Jarama Pacciardi venne ferito a una guancia e ad un orecchio. Trasferitosi a Parigi per sottoporsi alle necessarie medicazioni, Pacciardi partecipò solo alle ultime fasi della battaglia di Guadalajara (il comando del battaglione era stato temporaneamente affidato al Vice Commissario Ilio Barontini). Ripreso il comando, combatté anche sul fronte di Morata de Tajuña e Casa de Campo, nell'aprile 1937.

Restò alla guida dei volontari fino al giugno del 1937, dopo che, in aprile, il battaglione Garibaldi, integrato dal battaglione Matteotti si era trasformato nella brigata omonima; diresse quindi i combattimenti a Huesca e Villanueva del Pardillo. In dissenso con i comunisti per la mancata realizzazione di una brigata completamente italiana e, pare, contrario all'uso della Brigata Garibaldi contro gli anarchici, Pacciardi lasciò la Spagna nell'estate del 1937 dopo aver assistito, a Barcellona, alla commemorazione di Carlo Rosselli, che era stato ucciso il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne da una formazione della destra francese filofascista.

Alla guida della brigata subentrarono cinque successivi comandanti in tredici mesi, sino allo scioglimento del 24 settembre 1938. Fra gli ultimi veterani della Garibaldi più noti, sopravvissuti oltre il 2005, sono Giovanni Pesce e Vincenzo Tonelli, deceduti nel luglio 2007 e nel luglio 2009.

Lo storico Andreu Castell segnala come nel battaglione, e poi nella brigata Garibaldi, vi fosse la maggior tolleranza e senso di fraternità fra comunisti filo-sovietici, trotskisti e anarchici. Diversi anarchici, sciolta la Brigata italiana, infatti, non vollero entrare nel ricostituito esercito popolare e lasciarono la Spagna.

I volontari albanesi nel battaglione Garibaldi Al battaglione Garibaldi aderirono anche 36 volontari albanesi, guidati dal kosovaro Asim Vokshi.

I veterani albanesi della rivoluzione spagnola formeranno in seguito il primo nucleo della resistenza partigiana in Albania, tra questi si ricordano in particolare: Mehmet Shehu (in carica più volte come Primo Ministro, Ministro della Difesa e degli Interni), Petro Marko (scrittore, partigiano e prigioniero politico) che riportò le sue memorie sulla guerra di Spagna nel romanzo Hasta la vista.

Alle vicende degli antifascisti albanesi durante la Rivoluzione Spagnola è dedicata una sezione al Museo Storico Nazionale di Tirana .

Volontari italiani militanti in altre formazioni