Sonetti lussuriosi è una raccolta di sonetti a sfondo erotico del poeta toscano Pietro Aretino, risalenti al 1525.

I sonetti furono ispirati da incisioni erotiche (se non pornografiche) realizzate da Marcantonio Raimondi su disegni di Giulio Romano, pubblicate una prima volta nel 1524 sotto il titolo I Modi o Le 16 posizioni e successivamente, insieme ai Sonetti, nel 1527.

Storia L'originale

Alla realizzazione de I Modi contribuirono tre figure eminenti del Rinascimento italiano: il pittore Giulio Romano, l'incisore Marcantonio Raimondi e il poeta Pietro Aretino.

Secondo una tradizione, Giulio Romano, discepolo di Raffaello, avrebbe disegnato sedici scene erotiche come forma di protesta per una retribuzione insoddisfacente ricevuta dal papa. Questi disegni rappresentavano diverse posizioni sessuali.Pietro Aretino / Thomas Hettche (a cura di), Stellungen. Vom Anfang und Ende der Pornografie, DuMont, Colonia 2003, p. 9. Raimondi incise le scene su rame, creando sedici stampe pornografiche che si diffusero rapidamente a Roma, creando scandalo negli ambienti ecclesiastici. L'Aretino, amico di Raimondi, compose un sonetto per ciascuna incisione, utilizzando un linguaggio volgare e di deliberata rottura con il petrarchismo allora in voga.Johannes Bartuschat, Pietro Aretino: Ein Leben in Bildern, in Roland Cnyrim (a cura di), Text und Bild - Bild und Text: Intermedialität in der Romania, Peter Lang, Frankfurt a. M. 2008, pp. 39-60.

Intorno al 1524, Aretino fece stampare un libro contenente le incisioni e i sonetti, probabilmente intitolato Sonetti sopra i XVI modi. Poiché le incisioni originali erano in rame, per accostarvi il testo sarebbe stato necessario un secondo passaggio di stampa, difficile da realizzare; si ipotizza quindi che furono ridotte in formato da uno xilografo per adattarle al testo tipografico.Max Sander, Ein Aretinofund, 1929, p. 58.

Poco dopo la stampa, tutte le copie di questo "testo originario della pornografia moderna"Pietro Aretino / Thomas Hettche (a cura di), Stellungen. Vom Anfang und Ende der Pornografie, DuMont, Colonia 2003, ISBN 978-3-8321-7836-9, p. 14. furono sequestrate e bruciate per ordine di papa Clemente VII. Raimondi fu incarcerato, e il 28 luglio 1525 Aretino fu vittima di un attentato con pugnale, dal quale uscì gravemente ferito. Poco dopo, lasciò Roma rifugiandosi a Venezia, passando per Mantova.

L'opera fu quindi ritenuta perduta, almeno nella sua versione originale.

Il ritrovamento Nel 1928 l'antiquario Walter Toscanini, figlio del direttore d'orchestra Arturo Toscanini, acquistò un esemplare dei Sonetti.Max Sander, Ein Aretinofund, in: Zeitschrift für Bücherfreunde, 1929, pp. 58-62. Max Sander ne diede notizia nel 1929 in un articolo apparso sulla Zeitschrift für Bücherfreunde, senza però indicare dettagli precisi sul ritrovamento. Sander identificò il volume come una copia di quello menzionato da Aretino in una lettera del 9 novembre 1527 al diplomatico Cesare Fregoso:

Il volume misurava 160 x 100 mm, con coperta in pergamena morbida, chiusura con nastri verdi in seta e taglio decorato. I Sonetti erano collocati alla fine del volume: a causa di una lacuna meccanica (caduta di una pagina, scomparsa), mancavano il quinto e il sesto sonetto e le relative incisioni. Erano presenti anche due diversi sonetti con funzione di epilogo.Pietro Aretino, Sonetti sopra i XVI modi, a cura di Giovanni Aquilecchia, Salerno Editrice, Roma, 2ª ed., 2006, pp. 48-49.

Il libretto ritrovato era rilegato insieme ad altri quattro testi erotici: i due testi di Lorenzo Venier, un anonimo poemetto satirico (Il Manganello) e un Processus contra ser Catium Vinculum, in prosa, in latino maccheronico. Le caratteristiche tipografiche indicavano che i Sonetti costituivano una stampa indipendente rispetto agli altri testi, cui erano stati legati insieme per affinità tematica.

Nel 1978 l'esemplare fu venduto all’asta da Christie's a New York e acquistato dal collezionista Hans Peter Kraus. Successivamente fu ceduto al collezionista ginevrino Gérard Nordmann, che concesse i facsimili allEdizione nazionale delle Opere di Pietro Aretino.Pietro Aretino, Sonetti sopra i XVI modi, a cura di Giovanni Aquilecchia, Salerno Editrice, Roma, 2006, p. 70. Nel 2006, l’esemplare fu nuovamente battuto all’asta da Christie’s a Parigi, raggiungendo il prezzo di 325.600 euro, da un acquirente rimasto anonimo.Angelika Heinick, Bibliothek Nordmann. Kleine Geschichte der Wollust, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung, 19 aprile 2006. Online

Gli studiosi hanno classificato l'esemplare come "T" (T1-T16). Su di esso si sono basate numerose edizioni: 1982,Giovanni Aquilecchia, Per l'edizione critica dei Sonetti sopra i XVI modi di Pietro Aretino, in "Filologia e critica", VII, 2 (maggio-agosto 1982), pp. 267–282. 1984,Lynne Lawner, I Modi: The Sixteen Pleasures - An Erotic Album of the Italian Renaissance, New York, 1984. 1992Pietro Aretino, Poesie varie, a cura di Giovanni Aquilecchia e Angelo Romano, nella Edizione nazionale delle Opere di Pietro Aretino, tomo 1, Salerno Editrice, Roma 1992, ISBN 978-88-8402-095-6, alle pp. 103–114, con riproduzione fotografica di T su tavole fuori testo.Giovanni Aquilecchia (a cura di), Sonetti sopra i XVI modi, Salerno Editrice, Roma, 1ª ed. 1992, 2ª ed. 2006. 1999Bette Talvacchia, Taking Positions: On the Erotic in Renaissance Culture, Princeton University Press, 1999. e 2003.Thomas Hettche (a cura di), Stellungen. Vom Anfang und Ende der Pornografie, DuMont, Colonia, 2003.

La numerazione e la sequenza dei sonetti variano notevolmente a seconda delle edizioni e delle fonti manoscritte.Per una panoramica delle edizioni moderne vedi James Grantham Turner, Schooling Sex: Libertine Literature and Erotic Education in Italy, France, and England 1534-1685, Oxford University Press, Oxford, 2003.

Una nuova edizione critica dei Sonetti lussuriosi è stata approntata dall'italianista Danilo Romei nel 2013-2019. Nella sua pubblicazione Romei, lamentando la mancanza (fino ad allora) di un'edizione critica filologicamente rigorosa, giunge a ritenere apocrifi 13 sonetti (indicati con numeri romani da I a XIII) presenti nelle edizioni dal '700 in poi, e individua 18 componimenti (indicati con cifre arabe 1-18) univocamente autentici: i sedici sonetti composti dall'Aretino per accompagnare le altrettante illustrazioni di Giulio Romano e Raimondi, preceduti da un sonetto-proemio e seguiti da un sonetto-epilogo. L'edizione curata da Romei, accessibile in rete, è adottata come base testuale del presente articolo.; liberamente accessibile

Analisi Dal punto di vista formale, Aretino utilizza prevalentemente la struttura del sonetto caudato, variante del sonetto classico caratterizzata da un'appendice, detta coda, che prolunga la composizione con tre versi aggiuntivi. Questa forma poetica, ben attestata nella letteratura burlesca del Rinascimento italiano, si compone dunque di diciassette versi: due quartine, due terzine e una coda formata da un settenario e due endecasillabi. L'utilizzo di tale struttura, insolita per la lirica erotica, rafforza l'intento parodico dell'opera.

L'opposizione al petrarchismo è uno degli elementi fondamentali della poetica dell'Aretino. I Sonetti lussuriosi si pongono come una sorta di “anti-Canzoniere”, in cui l'oggetto del desiderio non è più la donna angelicata e silenziosa, ma una figura corporea, esplicita, sessualmente attiva. Lontano dall'ideale cortese di inaccessibilità, la donna nei sonetti aretiniani è pienamente presente, consenziente, spesso dominante nel rapporto erotico. Aretino rovescia così le convenzioni del petrarchismo, che esaltava l'amore platonico e la sublimazione del desiderio, per celebrare il piacere fisico in modo diretto, realistico e volutamente osceno.

La funzione dell'oscenità non è soltanto provocatoria, ma anche poetica e ideologica. L'uso di un linguaggio sessualmente esplicito, spesso crudo, rientra in una precisa scelta stilistica e culturale: rompere con i tabù morali e letterari, smascherare l'ipocrisia sociale e religiosa, restituire alla corporeità un ruolo centrale nell'esperienza umana. La violazione sistematica della soglia del pudore ha una valenza sia comica sia polemica. In tal senso, l'opera si colloca pienamente nella tradizione burlesca e satirica rinascimentale, ma assume anche una dimensione di letteratura contro le convenzioni, in grado di sovvertire norme e codici prestabiliti.

I sonetti, pur nella loro apparente trivialità, realizzano inoltre una forma di teatralità testuale. La struttura dialogica, la presenza di voci e punti di vista multipli, la tensione tra descrizione e invettiva, narrazione e commento, conferiscono al testo una complessità sorprendente. L'alternanza tra registri - dal volgare al lirico, dal comico al parodico - rivela la raffinata maestria retorica di Aretino e la sua capacità di trasformare anche la pornografia in letteratura.

# SonettoBenché il presente articolo sia basato sull'edizione di Danilo Romei (op. cit.), i collegamenti ai testi su Wikisource rimandano all'edizione Sonzogno del 1986, con la tradizionale divisione in due libri e l'inclusione dei tredici sonetti ritenuti apocrifi da Romei: di conseguenza non vi è corrispondenza tra le numerazioni. IllustrazioneStante la perdita delle illustrazioni originali, sia della prima edizione del 1524-7 (create da Giulio Romano e adattate da Marcantonio Raimondi), sia della seconda del 1530 (calcografie che Agostino Veneziano copiò dai disegni di Raimondi), nondimeno nell'edizione del 1550-55 (di cui sopravvive la copia di Toscanini, siglata T) figuravano le xilografie qui riprodotte, che un anonimo ricavò dalle calcografie dell'edizione del 1530. In T mancano comunque sia i sonetti 5-6 sia le relative immagini, per cui in questi due casi si è dovuto ricorrere ad immagini da altre fonti. 1 (proemio) Questo è un libro d'altro che sonetti — 2 Fottiamci, anima mia, fottiamci presto Immagine 3 Mettimi un dito in culo, caro vecchione Immagine 4 Questo cazzo voglio io, non un tesoro Immagine 5 Quest'è pur un bel cazzo e lungo e grosso Immagine 6 Perch'io prov'or un sì solenne cazzo ImmagineMancante in T. 7 Sta' cheto, bambin mio, ninna ninnà Immagine 8 O' 'l metterete voi? Ditel, di grazia Immagine 9 E' saria pur una coglioneria Immagine 10 Tu m'hai il cazzo in la potta, e 'l cul mi vedi Immagine 11 Io 'l voglio in cul, tu mi perdonerai Immagine 12 Apri le cosce, acciò ch'io vegga bene Immagine 13 Marte, maledettissimo poltrone Immagine 14 Dammi la lingua e appunta i piedi al muro Immagine 15 Non tirar, futtutello di Cupido Immagine 16 Miri ciascuno, a cui chiavando duoleI sonetti 16 e 17, mancanti nell'edizione disponibile su Wikisource, sono ricavati da T. Immagine 17 Tu pur a gambe in collo in cul me l'hai Immagine 18 (epilogo) Vedute avete le reliquie tutte —

Le incisioni

Nel caso de I Modi non è chiaro cosa sia più celebre: le illustrazioni o i Sonetti lussuriosi che le accompagnano.

Le poche immagini sopravvissute

L'anglista e storico dell'arte James Grantham Turner ha tuttavia messo in dubbio l'autenticità dell’esemplare illustrato in alto a sinistra, la cosiddetta “planche n°1”:

«Arétin» come nome comune

In Francia, raffigurazioni erotiche simili sono state designate con il nome generico «L’Arétin».Caroline Fischer, L’Arétin en France, in Dix-huitième Siècle, nº 28, 1996, L'Orient, pp. 367-384 (su Persée).

Lo scrittore Pierre de Brantôme, nelle sue memorie, racconta gli effetti erotici provocati dalla visione delle incisioni e dalla lettura dei Sonetti lussuriosi. Nella celebre raccolta La Vie des dames galantes (1585), descrive dettagli della vita sessuale dell’aristocrazia dell’epoca e attribuisce agli Arétins una funzione didattica:

Nel 1787 apparve L’Arétin François, una raccolta di poesie erotiche dello scrittore François-Félix Nogaret, corredata da esplicite illustrazioni dell’artista Antoine Borel.