I Carafa (talvolta riportati anche come CaraffaLa grafia di questo cognome è indifferentemente Carafa o Caraffa - Rivista del Collegio Araldico, anno XXXIV, marzo 1936. o Carfora) sono una nobile e antica famiglia di origine napoletana.
Divisa in numerosi rami, i cui principali e più importanti sono i Carafa della Spina e i Carafa della Stadera, e decorata dei più alti titoli, raggiunse l'apice della sua potenza con l'elezione al soglio pontificio di Gian Pietro Carafa, papa con il nome di Paolo IV.
Origini Le origini dei Carafa sono incerte e si perdono nella leggenda.
Una tradizione sostiene che il capostipite sarebbe stato un nobile pisano dei Sismondi il quale avrebbe salvato la vita all'imperatore Enrico IV frapponendosi tra lui e la lama di un attentatore. Il sovrano, avendolo abbracciato, gli disse: "Cara fe m'è la vostra", da cui il cognome "Carafa"Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d'Italia raccolte dal conte Berardo Filangieri di Candida Conzaga. Passando tre dita sulla corazza insanguinata del fedele gentiluomo, l'imperatore venne a segnarvi tre bianche fasce: da qui lo stemma con tre fasce d'argento in campo rossoBenedetto Minichini, Del cognome e dello scudo dei Carafa, nobili napoletani. della famiglia. Altri raccontano diversamente l'episodio, identificando l'imperatore con Ottone IDizionario di erudizione Storico Ecclesiastica di Gaetano Moroni Romano.Novaes, t.VII, pag. 102. ed il gentiluomo con un cavaliere della casa Caracciolo.
Secondo un'altra versione, la famiglia sarebbe stata di origine polacca o ungherese e stabilitasi in Italia attorno al 1000, tradusse il proprio cognome Korczak in "Carafa"
Altri studi propendono invece per una discendenza dei Carafa dal ramo dei Caracciolo detti "Rossi" (per distinguerli dai "Pisquizi" e dai "Cassano"), i quali furono soprannominati poi "Carafa" poiché, nel XIII secolo, erano concessionari di una tassa sul vino, comunemente detta appunto "campione della carafa"Roberto Fuda I Carafa in Calabria: dai primi feudi al principato, CORAB«Carafa», Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. A questo proposito, lo ScandoneF. Scandone, I Carafa di Napoli, in P. Litta, Famiglie celebri italiane, seconda edizione, Napoli, 1913 sostiene che il capostipite fosse Gregorio Caracciolo, il cui figlio Tommaso è chiamato "de Caraffa" in un documento del 1269. Dallo stesso documento si viene a sapere che a Gregorio (già citato nel 1186) appartenevano vari feudi tra Napoli, Acerra e Aversa. A ciò si aggiunge l'epigrafe di Letizia, morta nel 1340 e vedova di Philippi. Caraczoli. dicti CarrafaIl sepolcro, si trova a Napoli presso la chiesa di San Domenico Maggiore, nella cappella Carafa della Spina.. Sempre nel XIV secolo, fiorì a Napoli Bartolomeo Caracciolo detto Carafa (1300 circa – 7 dicembre 1362), nobile e diplomatico del Regno di Napoli, autore anche di una sintesi storica, la Breve Informazione e figlio di un padre omonimo. Anch'egli fu seppellito nella chiesa di San Domenico Maggiore di NapoliCarlo De Frede, , Dizionario Biografico degli Italiani, Vol XIX, 1976, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. Dalla stessa epoca, si ha notizia di un atto, custodito tra le pergamene della Certosa di San Martino di Napoli, nel quale Francesca Filomarino e il marito Nicola Caracciolo vendono a un certo Francesco Barbato, dell'Ordine dei frati minori e a un Bartholomeo Caracciolo Carafa (forse uno dei due già citati), un appezzamento fondiario in Casauria (Casoria), in località Pontone Sancti MartiniCitato in Giuseppe Pesce, Casoria. Ricostruire la memoria di una città, 2006, p. 75.
Carafa della Spina
Capostipite della famiglia Carafa della Spina fu Andrea, familiare della regina Giovanna I d'Angiò, il quale seguì Carlo III di Durazzo nella guerra d’Ungheria. I rappresentanti del Casato ricoprirono le più alte cariche in campo civile, militare ed ecclesiastico sino ad arrivare al soglio pontificio. Fu ascritta al Patriziato napoletano del Seggio di Nilo e, dopo la soppressione dei sedili (1800), fu iscritta nel Libro d'Oro napoletano.
Numerosi furono i feudi posseduti e furono insigniti di prestigiosi titoli, tra i quali: Barone di: Bianco (1629), Carreri (1629), Cerro, Forlì (1629), Petrella, Rionegro (1666), Ripalonga, Roccasicone, Rocchetta, San Nicola di Leporino, Torraca; Conte di: Arpaia (1605), Condojanni (1629), Conte palatino (1622), Cerro, Grotteria (1496), Policastro, Roccella (1522); Marchese di: Brancaleone, Tortorella, Castelvetere (1530) con annesso il Grandato di Spagna di prima classe (1581); Duca di: Bruzzano (1646), Forlì (1625), Montenero, Rapolla (1623), Traetto (1712); Principe di: Roccella (1594), Sacro Romano Impero (1563).
Carafa della Stadera
Capostipite della famiglia Carafa della Stadera fu Tommaso, figlio di Bartolomeo. Fu ascritta al Patriziato napoletano del Seggio di Nilo e, dopo la soppressione dei sedili (1800) fu iscritta nel Libro d'Oro napoletano.
Numerosi furono i feudi posseduti e furono insigniti di prestigiosi titoli, tra i quali: Barone di: Apricena, Binetto, Bonifati, Campolieto, Capriati, Civita Luparella, Colubrano, Girifalco (1506), Rocca d'Aspro, Rutigliano, Sant'Angelo a Scala, San Mauro, Sessola, Tortorella, Torraca, Trivigno, Tufara, Vallelonga; Conte di: Airola (1460), Cerreto, Fondi, Maddaloni (1465), Marigliano (1482), Montecalvo (1525), Morcone, Nocera (1521), Ruvo (1510), Soriano Calabro, Sant'Angelo a Scala, Santa Severina (1496), Terranova (1499); Marchese di: Anzi (1576), Baranello (1621), Bitetto (1595), Corato (1727), Montenero (1573), Montesardo, San Lucido, Tortorella (1710); Duca di: Alvito, Andria (1556), Ariano, Boiano, Campolieto (1608), Campora (1659), Cancellara, Castelnuovo (1630), Castel del Monte (1556), Cercemaggiore (1599), Frosolone (1674), Jelsi (1606), Laurino (1591), Maddaloni, Maierà (1667), Mondragone, Nocera (1521), Noja (1600), Paliano (1566), Sant'Eramo (1568); Principe di: Anzi (1633; titolo passato sul feudo di Belvedere nel 1634), Avella (1709), Belvedere (1634), Chiusano (1637), Colobraro (1617), Pietrelcina (1725), Stigliano (1522), San Lorenzo (1654).
Titoli nobiliari Principi Principe di Anzi Principe di Avella Principe di Belvedere Principe di Chiusano Principe di Colobraro Principe di Pietrelcina Principe di Roccella Principe di Sepino Principe di Stigliano Principe di San Lorenzo Duchi Duca di Alvito Duca di Andria Duca di Ariano Duca di Boiano Duca di Bruzzano Duca di Campolieto Duca di Campora Duca di Cancellara Duca di Castelnuovo Duca di Castel del Monte Duca di Cercemaggiore Duca di Frosolone Duca di Jelsi Duca di Laurino Duca di Maddaloni Duca di Maierà Duca di Mondragone Duca di Montenero Duca di Nocera Duca di Noja Duca di Paliano Duca di Rapolla Duca di Sant'Eramo Duca di Traetto Marchesi Marchese di Anzi Marchese di Arienzo Marchese di Baranello Marchese di Bitetto Marchese di Brancaleone Marchese di Castelvetere Marchese di Corato Marchese di Montebello Marchese di Montenero Marchese di Montesardo Marchese di San Lucido Marchese di Tortorella
Conti Conte di Airola Conte di Arpaia Conte di Cerreto Conte di Condojanni Conte di Fondi Conte di Grotteria Conte di Maddaloni Conte di Marigliano Conte di Montecalvo Conte di Montorio Conte di Morcone Conte di Nocera Conte di Policastro Conte di Roccella Conte di Ruvo Conte di Soriano Calabro Conte di Sant'Angelo a Scala Conte di Santa Severina Conte di Terranova Baroni Barone di Apricena Barone di Binetto Barone di Bonifati Barone di Campolieto Barone di Capriati Barone di Cerro Barone di Civita Luparella Barone di Colubrano Barone di Girifalco Barone di Petrella Barone di Rocca d'Aspro Barone di Rutigliano Barone di Sant'Angelo a Scala Barone di San Mauro Barone di Sessola Barone di Tortorella Barone di Torraca Barone di Trivigno Barone di Tufara Barone di Vallelonga Signori Signore di Mariglianella
Principi della famiglia Carafa Principi della famiglia Carafa della Spina Principi della Roccella