Il Mezzogiorno o Meridione d'Italia è un'area geografica italiana comprendente l'Italia meridionale e quella insulare.

L'estensione geografica del Mezzogiorno d'Italia corrisponde per sommi capi al bacino territoriale e storico-culturale un tempo occupato dai due Regni di Sicilia e di Napoli, riuniti nel 1816 nel Regno delle Due Sicilie, il più esteso Stato preunitario, comprendente le attuali regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e parte della regione Lazio (nello specifico, gli ex circondari di Gaeta e Sora, nonché quello di Cittaducale)«Meridionale: in part.: che fa parte delle regioni continentali e insulari del Mezzogiorno d'Italia (delimitate convenzionalmente dai fiumi Garigliano e Sangro), le quali, in età prerisorgimentale, costituivano il Regno delle due Sicilie.» Battaglia, Salvatore (1961). Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. X, p.160.«Il regno meridionale, Napoli e Sicilia con 6 milioni e 200 mila abitanti,... pare in principio per certa foga di riforme e per valori d'ingegni filosofici e riformisti gareggiare con la Lombardia austriaca.» Carducci, III-18-21, citato in Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. X, p.160.. La Sardegna, per quanto situata al di fuori di tale bacino, è comunque aggregata al Mezzogiorno.

Lo sviluppo di quest'area, così considerata in termini economici e sociali, è oggetto di studi da parte di enti quali la Svimez, con sede a Roma, e l'Associazione studi e ricerche per il Mezzogiorno, con sede a Napoli.

Geografia

Il Mezzogiorno italiano confina a nord-ovest con il Lazio, a nord-est con le Marche, e a est, ovest e sud con il mar Mediterraneo. Il suo territorio è prevalentemente collinare-montuoso, le pianure più estese sono: il Tavoliere delle Puglie (seconda pianura più estesa della penisola italiana), la pianura salentina, il Campidano, la piana di Metaponto, la piana del Sele, la Piana di Sibari, la piana di Catania e la pianura campana.

È attraversato da nord a sud dalla catena montuosa degli Appennini, ma la cima più elevata è il cono vulcanico dell'Etna (3 369 m). Le altre vette più elevate sono: il Gran Sasso d'Italia 2 912 m, monte Amaro 2 793 m, monte Miletto 2 050 m (Massiccio del Matese), il monte Terminio 1 806 m e il monte Cervialto 1 809 m (Appennino campano), il monte Pollino 2 248 m, serra Dolcedorme 2 267 m, monte Papa 2 005 m, lmonte Alpi 1 900 m (Appennino lucano), monte Botte Donato 1 930 m (Appennino calabro), Montalto (Aspromonte) 1 956 m. Aspromonte che rientra nel territorio del parco nazionale dell'Aspromonte, di cui costituisce una delle principali attrattive; il monte Cervati 1 899 m e il monte Gelbison (o Sacro Monte di Novi Velia) i quali si trovano ambedue nel parco nazionale del Cilento.

I mari che bagnano le regioni del Mezzogiorno sono l'Adriatico, lo Ionio e il Tirreno; pertanto, si potrebbero classificare in: Regioni adriatiche: Abruzzo, Molise, Puglia; Regioni ioniche: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia; Regioni tirreniche: Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Le sette città metropolitane del Mezzogiorno sono quelle di Cagliari, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Messina, Catania e Palermo.

Il clima è tipicamente mediterraneo sulle coste e temperato umido sui rilievi.

Il territorio meridionale è caratterizzato da elevata attività sismica; tra i principali eventi sismici che colpirono l'area vi furono il terremoto dell'Aquila del 2009, il terremoto dell'Irpinia del 1980, che provocò 2 914 morti e 280 000 sfollati, e ancora prima quelli della Marsica del 1915 e di Messina del 1908, tuttora il più grave disastro naturale mai registrato in Europa.

Storia

I primi insediamenti umani

Le prime tracce umane nel Mezzogiorno risalgono al Paleolitico in base ai ritrovamenti di utensili tipo "amigdala" a Capri (NA) e a Castelpagano (BN) e i manufatti di tipo "musteriano" a Palinuro (SA), Tufara (CB), Grottaminarda (AV), Nerano (NA), Montemiletto (AV)La Porta G. (1994) Neapolis, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, p. 15, nonché alla sella di Camporeale presso Ariano Irpino (AV). Considerando, inoltre, i più antichi nuclei indo-europei dei Siculi (1000-650 a.C.) e dei Sanniti (1000 a.C.)Aa., Vv. (1995) Le genti sicule, in “Viaggio nelle meraviglie dell'archeologia”, Istituto Geografico De Agostini, Novara, p. 9; Id., La civiltà nuragica, p. 133; Id., Le tribù del sannio, p. 361, , l'Italia meridionale fu colonizzata dai Greci che, nell'VIII secolo a.C. con un flusso migratorio originato da singole città greche, fondarono città come Zankle (Messina), Syrakousai (Siracusa), Akragas (Agrigento), Gela, Pithekusa (sull'isola di Ischia), Rhegion (Reggio Calabria), Kroton (Crotone), Kyme (Cuma), Metapontion (Metaponto) e Taras (Taranto).. Le colonie greche, che si estendevano dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania alla Puglia, divennero così la culla della civiltà europea e non solo.

In Sardegna, all'elemento etnico autoctono si affiancò invece quello fenicio, col quale i rapporti lungo le zone costiere furono perlopiù pacifici, e in seguito cartaginese, nei cui confronti si è ipotizzato un lungo processo di integrazione e/o di pervicace resistenza da parte delle tribù native; la battaglia del Mare Sardo delineò definitivamente la sfera d'influenza punica nel Mediterraneo occidentale, in cui la Sardegna rientrava interamente. La diffusione di manufatti punici presso i Sardi nuragici e viceversa attesta una grande vitalità, intorno al IV secolo a.C., degli scambi interni. La presenza camito-semitica esercitò una profonda influenza sulla civiltà isolana, segnandone l'approdo alle forme urbane e la scoperta della scrittura; i Romani avrebbero faticato a eroderne la struttura sociale, come attestano la grande partecipazione di protosardi e sardo-punici alla rivolta di Ampsicora del 215 a.C., le continue campagne militari contro i Sardi fino al II secolo a.C., una penetrazione italica assai scarsa e, infine, la sopravvivenza del punico fino ad almeno il II secolo d.C. inoltrato.

Dall'età romana ai Viceré

A partire dal IV secolo a.C., il Sud Italia fu progressivamente conquistato dai Romani, che diedero grande impulso alle unità urbane, costruendo strade, città, templi, palazzi, acquedotti e altre infrastrutture, imponendosi definitivamente dopo la seconda guerra punica.. Nel Mezzogiorno ci sono alcuni tra i più grandi ritrovamenti romani come Pompei, Ercolano, Stabia, Pozzuoli, Oplonti, Boscoreale e una delle più grandi e antiche collezioni si trova nel museo di Napoli.

Dopo la caduta di Roma e la costituzione del Regno d'Italia ostrogoto, la guerra greco gotica (che sancì la divisione dell'Italia fino al 1861), l'invasione longobarda e l'insediamento degli Arabi in Sicilia divisero il Mezzogiorno italiano: una parte rimase unita all'Impero bizantino, un'altra parte fu assoggettata ai Longobardi, in alcuni territori si svilupparono ducati più o meno autonomi, e infine la Sicilia venne governata dagli Arabi. Una volta instauratosi l'Emirato di Sicilia, Palermo divenne un importante centro culturale e politico del mondo musulmano. Questo equilibrio fu rotto dai Normanni che conquistarono tutto il Mezzogiorno, rimasto poi unito dinasticamente, tranne alcuni periodi, fino all'unità d'Italia.

Il Mezzogiorno italiano vide dunque l'alternarsi di molte entità politiche: Normanni, Svevi, Angioni, Aragonesi e infine Spagnoli dalla fine delle guerre d'Italia alla guerra di successione spagnola; dopodiché vi fu un Viceregno austriaco che finì con la conquista di Carlo II di Borbone, il quale fece iniziare il dominio borbonico che resse il Mezzogiorno quasi ininterrottamente dal 1734 fino al 1861.

Regno delle Due Sicilie

Il Regno delle due Sicilie nasce, nel dicembre del 1816, dalla volontà di Ferdinando I di unire la corona di Sicilia con quella di Napoli. L'economia del regno si sviluppò molto nei primi anni di regno di Ferdinando II, anche se dipendeva molto dal capitale dello Stato e delle imprese straniere ed era sviluppata in modo poco omogeneo. Le zone costiere, e specialmente nella zona di Napoli e Caserta, avevano un modesto sviluppo industriale: ciò è dimostrato dalle officine di Pietrarsa, dalle ferriere in Calabria, dai più grandi cantieri navali dell'Italia a Castellammare che fecero salpare il primo piroscafo, nonché dalla costruzione della Napoli-Portici.

Inoltre, il bilancio del Regno delle Due Sicilie era in attivo, pur avendo una spesa sociale non indifferente. Rimanevano rilevanti problemi nelle campagne: un'economia fondata sul latifondismo, la mancanza di strade asfaltate e infrastrutture nell'interno.

Nelle città meridionali si sviluppò una vivace borghesia, che portò alla nascita dell'illuminismo partenopeo e di altre correnti culturali fondamentali per lo sviluppo dell'Europa moderna. Questa vivace borghesia, nata sotto il periodo borbonico, sarebbe diventata sempre più ostile alla monarchia, che era ben voluta dalla chiesa e dal proletariato urbano e rurale. Questo determinò diverse rivoluzioni, fra cui quella del 1799, quella del 1821 e quella del 1848.

Dall'Unità d'Italia al periodo fascista

in tale contesto, il brigantaggio, seppur endemico nel territorio, divampò, fomentato anche dalla monarchia borbonica riparata nello Stato Pontificio. Si cominciò a discutere a livello nazionale della "questione meridionale" e venne introdotta nel dibattito politico la corrente di pensiero e ricerca storica detta "meridionalismo"Villari P. (1972) Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, Torino, Loescher (ed. orig. 1875), p. 156, .

Dopo il 1880, a seguito della crisi agraria che interessò il Mezzogiorno, si inasprì la povertà delle regioni meridionali, favorendo una massiccia emigrazione verso le Americhe. Ciò, unito all'introduzione da parte dei Paesi stranieri di dazi sui prodotti italiani, causò la rovina del settore agricolo meridionale e veneto. Le esportazioni di prodotti agrari crollarono e le campagne furono letteralmente abbandonate, poiché al contempo si verificarono le prime ondate d'emigrazione. Tutti i governi che si sono succeduti nel corso del XIX secolo e XX secolo operarono, spesso con risultati insufficienti, interventi speciali sulle aree interessate al fine di diminuire lo squilibrio che a molti livelli lasciava il Mezzogiorno lontano dalle restanti regioni italiane, come l'ampliamento della rete ferroviaria nel Meridione o la legge speciale per il risanamento di Napoli voluta fortemente da Francesco Saverio Nitti.

Durante il periodo fascista, parte dell'attuale Lazio (il circondario di Sora e quello di Gaeta) fu scorporata dalla ex provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie e quindi dal Mezzogiorno. Lo stesso accadde a territori abruzzesi come l'area di Amatrice, Cittaducale e Leonessa, assegnata al Lazio da Mussolini e si arrivò a un'enorme differenza di reddito tra le regioni del Nord e quelle del Sud per via della volontà del regime di creare uno Stato autarchico e dell'inizio della battaglia del grano, questo fu in parte colmato grazie agli interventi fatti durante il miracolo economico.

Dal dopoguerra a oggi

Dopo la seconda guerra mondiale, fu istituito un apposito ente pubblico che aveva funzioni di realizzare politiche incentivanti la produzione e sussidiarie delle economie locali: la Cassa per il Mezzogiorno (CASMEZ). L'attività di tale ente, che soprattutto nei suoi primi venti anni di vita aveva contribuito a ridurre il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese, è cessata negli anni novanta ed è stata più volte oggetto di sospetti per una presunta gestione clientelare da parte della politica a partire dagli anni ottanta, mentre nel corso del Novecento sono diventate sempre più forti le organizzazioni criminali.