Castelvetrano (Casteḍḍuvitranu in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Trapani in Sicilia.

È nota come la Città degli Ulivi e dei Templi per l'importante coltivazione di ulivo, della varietà Nocellara del Belice, e la presenza dei templi di Selinunte, antica città greca del VII secolo a.C.

Geografia fisica Territorio Il territorio del comune si estende per nella Valle del Belice a confine tra il Libero consorzio comunale di Agrigento e il Libero consorzio comunale di Trapani a cui appartiene. Il territorio di Castelvetrano va dall'entroterra collinare fino alla costa sabbiosa dove sorgono le due frazioni balneari di Triscina di Selinunte e Marinella di Selinunte. È stato classificato nella zona sismica 2 (sismicità medio-alta).

Idrografia

Il territorio di Castelvetrano è attraversato da tre fiumi, il Belice, il Modione e il Fiume Delia, quest'ultimo tramite uno sbarramento, mediante una diga in terra, crea il Lago Trinità.

Clima La città e la corrispondente fascia costiera godono del tipico clima mediterraneo, con inverno piuttosto mite ed estate calda.

Origini del nome

Il toponimo Castelvetrano deriva dal latino Castrum Veteranorum, traducibile come Castello dei Veterani. Il nome fa riferimento a un insediamento sorto probabilmente attorno a un fortilizio assegnato a veterani selinuntini, ovvero coloni o soldati anziani legati all'antica città greca di Selinunte, evidenziando una continuità abitativa post-classica.

Storia Età antica Il territorio di Castelvetrano presenta resti di presenza umana sin dal paleolitico: tra i più importanti possiamo ricordare il sito del paleolitico superiore, di circa anni fa, a metri 200 a nord della roccia del Castello della Pietra, in cui sono visibili le tracce del villaggio con cerchi delle basi delle capanne preistoriche. Altro sito, è del periodo che va dalla antica alla media età del bronzo (da a anni fa), sito, nella contrada Marcita, all'interno del quale sono stati ritrovati: tracce del villaggio, tombe e numerosi bicchieri campaniformi. Successivamente nel 650 a.C., secondo Diodoro Siculo, si insediarono nel territorio coloni greci, provenienti da Megara Hyblaea, che fondarono la città di Selinunte, tra le due valli del Belice e del Modione. Selinunte raggiunse velocemente il suo massimo splendore nel VI e V secolo a.C. raggiungendo una popolazione di abitanti. La sua storia fu fortemente condizionata dalla posizione geografica a stretto contatto con i Cartaginesi che nel 409 a.C., sbarcati in Sicilia con un esercito di uomini al comando del generale Annibale conquistarono la città, dopo soli nove giorni di assedio. Successivamente la zona fu ripopolata con i suoi profughi e con altre popolazioni che il siracusano Ermocrate vi condusse. Alla morte di questo, Selinunte perse definitivamente la sua importanza politica; venne rioccupata dai cartaginesi, quindi da Pirro (276 a.C.), fino alla definitiva evacuazione della sua popolazione da parte dei Cartaginesi durante la Prima guerra punica (250 a.C.), e all'assorbimento del suo territorio nei domini romani. Dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente (476), la Sicilia passò sotto il controllo dell'impero bizantino. Presso la foce del fiume Modione era presente un insediamento bizantino che favoriva i collegamenti commerciali nel Canale di Sicilia. Tra le testimonianze più importanti dell'epoca bizantina figura il battistero paleocristiano di Selinunte (V-VI secolo).

Età medievale In età medievale nacque l'odierna città probabilmente a causa di una trasformazione sociale avvenuta dopo la conquista normanna (1130). I contadini iniziarono a popolare i borghi: nacque quindi, come nel resto d'Italia e d'Europa, la borghesia. L'esistenza della città è documentata a partire dal dominio angioino.

Il toponimo Castrum Veteranum era comunque usato già prima della nascita della città, forse per indicare un incrocio tra vie di comunicazione.

All'inizio del Duecento era barone di Castelvetrano Tommaso Lentini, che prese parte ai Vespri Siciliani. Essendosi ribellato al re, la baronia venne tolta a lui ed ai Lentini subentrarono i Tagliavia. Nel 1299 infatti Castelvetrano viene concessa ai Tagliavia futuri principi della città, il cui cognome muterà nel tempo in Aragona e Pignatelli. Tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, Castelvetrano divenne il centro dei possedimenti dei Tagliavia-Aragona.

Età moderna Nel 1522 il re di Spagna Carlo V elevò la città a contea. Nel 1564 Filippo II elevò la città a principato con l'investitura di Carlo d'Aragona Tagliavia (1522-1599) a I principe di Castelvetrano. Sotto il dominio spagnolo diverse opere pubbliche e monumenti arricchiscono la città. Il Principato di Castelvetrano passa ai Pignatelli nel 1600. Il XVII secolo fu un periodo caratterizzato da carestie ed epidemie.

Durante l'età moderna l'amministrazione di Castelvetrano risentì fortemente della natura feudale della città. Come nelle altre terre baronali siciliane, la scelta o la nomina degli amministratori locali spettava al feudatario, almeno fino alle riforme della seconda metà del XVIII secolo. In altri centri feudali tale facoltà poteva essere limitata dall'esistenza di mastre, ossia elenchi ristretti di famiglie considerate idonee all'accesso alle magistrature; a Castelvetrano, invece, non risulta l'uso di tali liste nella prima metà del Settecento e la redazione di squittini degli eleggibili è documentata soltanto a partire dal 1781..

Tra il XVI e il XVIII secolo si sviluppò tuttavia un'oligarchia cittadina strettamente legata al potere feudale, formatasi attraverso l'esercizio delle magistrature, il possesso fondiario, le professioni liberali e il favore dei principi di Castelvetrano. La storica Rossella Cancila ha definito tale processo come la formazione di un «patriziato» locale, dipendente dal feudatario, dal quale traeva parte rilevante della propria preminenza politica e sociale.

Nella prima metà del XVIII secolo il consiglio civico era composto da quaranta membri: ventiquattro «nobili», dodici artefici e quattro borgesi. La distinzione tra i ceti aveva anche una rappresentazione cerimoniale, poiché i nobili sedevano su sedie alte, mentre artefici e borgesi sedevano su banchi. Il primo ceto, pur costituendo il sessanta per cento del consiglio, ne manteneva saldamente il controllo e con esso una posizione preminente nella gestione della cosa pubblica..

L'esercizio delle cariche municipali contribuiva alla formazione di una vera e propria nobiltà civica. Secondo la concezione riportata nella Platea della palmosa Città di Castelvetrano del canonico Giovan Battista Noto, coloro tra i quali venivano abitualmente scelti capitani, giurati e sindaci erano comunemente considerati nobiles viri; l'ammissione al consiglio costituiva quindi uno degli elementi fondamentali del riconoscimento sociale della nobiltà cittadina.

La Platea del 1732 dedica infatti una specifica trattazione alle famiglie nobili più in vista della città e ai loro esponenti ammessi agli uffici pubblici. Tra questi figuravano membri delle famiglie Di Blasi, Mangiapane, Cusa, Modica, La Paola, Ponte, Fimia, Volpe, Colles, Fiore, Stelloni, Brescia e Valenti, Di Vita, Denaro, Piccione e Bonsignore, oltre ad altri esponenti del primo ceto. Particolare rilievo avevano le famiglie Di Blasi e Di Maio, indicate come le due casate poste al vertice della gerarchia della nobiltà castelvetranese e legate tra loro anche da ripetute strategie matrimoniali volte alla conservazione dello status e del patrimonio..

La nobiltà civica castelvetranese non costituiva tuttavia un corpo formalmente chiuso sul modello delle nobiltà municipali dotate di una mastra serrata. Lo stesso Noto distingueva fra nobiltà «naturale» o nativa, legata all'antichità familiare, alla continuità patrimoniale, al vivere more nobilium e all'esercizio reiterato delle magistrature, e forme di nobiltà «accidentale», acquisibili attraverso l'esercizio di funzioni pubbliche o le professioni liberali. Tale carattere relativamente aperto rese possibile nel tempo l'ingresso nel ceto dirigente di nuove famiglie, pur all'interno di un sistema fortemente gerarchizzato.

Età contemporanea Durante il Risorgimento Castelvetrano insorse due volte (1820 e 1848). Nel 1860 alcuni castelvetranesi si unirono ai Mille di Garibaldi. Tra questi va senz'altro ricordato Giovanni Pantaleo che seguì Garibaldi, per tutta la spedizione dei Mille. Parteciparono inoltre al Risorgimento diversi esponenti di alcune delle famiglie nobili della città, tra cui Carmelo Lentini, i Bonsignore e gli Amari Cusa.

Simboli

Stemma

Lo stemma della città di Castelvetrano, riconosciuto con decreto del Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato Benito Mussolini del 4 agosto 1930 è costituito dalla palma d'oro simbolo dei Tagliavia, in campo turchino, e dalla legenda , con chiaro riferimento a Selinunte, definita appunto "palmosa" nel terzo canto dellEneide di Virgilio. Gonfalone Il gonfalone, concesso con decreto del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat del 25 febbraio 1970, è costituito da un drappo di azzurro. Bandiera La bandiera è un drappo rettangolare partito di azzurro e di giallo. Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Madre di Maria Santissima Assunta, realizzata tra il 1520 e il 1560 per volontà di Giovan Vincenzo Tagliavia, "I Conte di Castelvetrano". La chiesa presenta un impianto basilicale-normanno a tre navate, il portale è decorato da arabeschi di gusto medievale. Chiesa di San Domenico, eretta nel 1470 sorge come mausoleo della famiglia Aragona-Tagliavia. Di notevole pregio sono il cappellone dell'altare maggiore e la cappella del coro, decorati da Antonio Ferraro da Giuliana e dal figlio Orazio. Tra le opere più importanti all'interno della chiesa si trovano: il sepolcro marmoreo del principe Carlo d'Aragona Tagliavia, il Sarcofago di Ferdinando d’Aragona Tagliavia (1549) e la statua marmorea della Madonna di Loreto (1489).

Chiesa di San Giovanni Battista, realizzata nel 1589, si presenta a tre navate e transetto lungo, con due file di colonne collegate in alto da archi a tutto sesto. Dopo l'incendio del 1898, che distrusse gli affreschi originali, la chiesa venne riaffrescata, dal pittore Gennaro Pardo (1900-1901). All'interno si conserva la statua in marmo di San Giovanni Battista realizzata nel 1521 dallo scultore Antonello Gagini.

Chiesa della Santissima Trinità di DeliaPagina 400, Tommaso Fazello, "Della Storia di Sicilia - Deche Due" , Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817. (XII secolo)

Chiesa del Purgatorio (XVII secolo), edificata tra il 1642 e il 1664 per volere di Diego Aragona Pignatelli, principe di Castelvetrano. Presenta un prospetto settecentesco con elementi tardo-manieristici e barocchi. L’interno, a tre navate divise da colonne, è decorato con stucchi e affreschi.

Chiesa di Maria SS. Annunziata (Badia), la chiesa moderna costruita nel 1990-91, si sviluppa conservando i resti dell'edificio preesistente, del 1259-60, crollato nel 1968 a causa del terremoto del Belice. La struttura moderna è realizzata in cemento armato con copertura lignea conservando l'antico ingresso monumentale e il fonte battesimale. Tra le principali attrazioni e servizi proposti da questo luogo di culto ricordiamo l'Oratorio San Vito diretto da Giovanna e Musumeci. Chiesa di San Giuseppe, la costruzione della chiesa iniziò nel 1616 e fu completata nel 1646. Oggi della chiesa si possono ammirare soltanto l'abside con l'altare maggiore e il campanile, in quanto, dopo il terremoto del Belice, sia il convento che la chiesa vennero demoliti.