Per guerra di trincea s'intende un tipo di guerra di posizione nella quale la linea del fronte consiste in una serie di trincee e fortificazioni. Si ricorse a tattiche difensive basate sulla trincea nella guerra di secessione americana e nel conflitto russo giapponese (1904-1905). Conobbe il suo apice nei sanguinosi combattimenti della prima guerra mondiale: solamente durante la battaglia di Verdun (febbraio-dicembre 1916) 700.000 soldati vennero feriti o uccisi, senza che la linea del fronte mutasse in maniera sostanziale. Più di recente, anche la guerra tra Iran e Iraq (1980 - 1988) fu, parzialmente, una guerra di trincea. I soldati molto spesso durante queste guerre morivano a causa della poca igiene, malattie, malnutrizione, condizioni climatiche estreme, poche ore di riposo e potevano impazzire.
L'utilizzo delle fortificazioni in battaglia
L'impiego di fortificazioni è antico quanto la guerra stessa. Prima del XIX secolo, però, le ridotte dimensioni degli eserciti e la portata limitata delle armi rendevano impossibile difendere fronti molto estesi. Le grandi linee fortificate dell'antichità (come il limes romano o la muraglia cinese) erano volte principalmente a rendere difficoltoso il superamento dei confini, non ad impedirlo.
Nonostante la veloce evoluzione sia delle tecniche di fortificazione che degli armamenti nei secoli che vanno dal XIII al XVIII, nemmeno l'introduzione di nuove armi offensive quali l'arco lungo o il moschetto, o addirittura dell'artiglieria modificò in maniera sostanziale questa situazione: le fortificazioni richiedevano sempre un gran numero di uomini per poterle difendere efficacemente. Le unità di piccole dimensioni non avevano la potenza di fuoco necessaria a fermare un attacco.
Il ricorso a trincee precede il XIX secolo; si trattava di una tecnica impiegata soprattutto durante gli assedi: erano gli assedianti a predisporre trincee, in modo da portare artiglieria e truppe il più possibile a ridosso delle mura della città assediata, in vista di un attacco o per dar modo agli zappatori di scavare una galleria di mina. Già nel Medioevo venivano talvolta impiegate anche in battaglie campali, per offrire difesa ad una linea di truppe appiedate armate in maniera leggera (per esempio arcieri o balestrieri).
I fattori alla base
Il presupposto per la guerra di trincea fu la nascita dell'esercito di leva, introdotto dalla rivoluzione francese. Sino ad allora gli eserciti erano troppo piccoli per poter difendere a lungo territori molto estesi. Per questo le battaglie avevano durata limitata, o si trasformavano in assedi. Gli eserciti di leva, per le loro stesse dimensioni, rendevano difficoltoso tentare di aggirare l'avversario, e per questo la tattica preferita era quella di un attacco frontale da parte della fanteria o della cavalleria, appoggiate dall'artiglieria.
Ma l'evoluzione tecnica delle armi da fuoco, con l'avvento in particolare della mitragliatrice e i carri armati, rese sempre più difficile l'applicazione di questa tattica. La guerra di secessione americana iniziò con tattiche mutuate dalle guerre napoleoniche, ma terminò con battaglie che anticipavano gli orrori della prima guerra mondiale. Le fortificazioni da campo assunsero un'importanza sempre più rilevante. Esse consistevano in cavalli di frisia costruiti con tronchi appuntiti, che avevano la stessa funzione più tardi assolta dal filo spinato. Il "Gatling gun" era il precursore della mitragliatrice. La battaglia di Gettysburg dimostrò che un attacco frontale ad una linea fortemente difesa non aveva possibilità di successo e il ricorso alle trincee divenne generalizzato nell'ultima fase della guerra: nell'assedio di Petersburg (1865) vennero scavati 85 km di trincee.
I fattori principali di questa evoluzione erano due:
l'introduzione delle armi a retrocarica, che consentiva anche ad un numero limitato di soldati di sviluppare un'importante potenza di fuoco: di conseguenza un piccolo gruppo di difensori, adeguatamente coperto, era in grado di respingere un attacco di truppe numericamente molto superiori. Lo sviluppo delle armi automatiche rafforzò ulteriormente il vantaggio tattico dei difensori. I fucili a retrocarica non erano solo in grado di sparare più velocemente, ma, muniti di canna rigata, avevano una gittata e una precisione impensabile solo pochi anni prima, e che teoricamente raggiungeva il chilometro. venne intensificato l'impiego di ostacoli difensivi (prima i cavalli di frisia, successivamente il filo spinato) che non avevano lo scopo di uccidere o fermare il nemico, ma piuttosto di rallentarne l'avanzata, esponendolo per un tempo maggiore al fuoco dei difensori.
Negli anni successivi alla guerra civile americana un'ulteriore evoluzione fu la nascita della moderna artiglieria. I cannoni moderni divennero rapidamente una delle armi più micidiali presenti sui campi di battaglia. Questi sviluppi divennero ancora più marcati nella guerra russo-giapponese (1904-1905), dove i fronti composti da trincee divennero lunghi centinaia di chilometri.
La prima guerra mondiale
I primi episodi di guerra di trincea si verificarono durante la guerra di secessione americana (1861-1865) e durante la guerra russo-giapponese (1904-1905), ma è durante la prima guerra mondiale che la guerra di trincea si diffuse su larga scala costituendone sicuramente il capitolo più terribile e sanguinoso. Le novità introdotte dall'evoluzione delle armi da fuoco e di grandi eserciti di leva avevano modificato in maniera drammatica la natura stessa della guerra, ma la dottrina militare non aveva compreso appieno gli effetti e l'estensione di tale cambiamento. Allo scoppio della prima guerra mondiale i comandi militari avevano pianificato un conflitto di breve durata, non molto diverso dalle guerre precedenti.
Ma subito ci si accorse che era possibile respingere un attacco anche disponendo di una copertura molto limitata. Gli attacchi frontali comportavano perdite drammatiche, per cui si riteneva che solo un aggiramento sui fianchi desse qualche possibilità di vittoria. La battaglia della Marna fu appunto il tentativo delle forze franco-inglesi di aggirare le armate tedesche. Questi tentativi di reciproco aggiramento proseguirono con la cosiddetta corsa al mare. Ma una volta giunti sulle coste della Manica, non esistevano più possibilità di manovra. Ben presto si formò un sistema di trincee ininterrotto, dalla Svizzera al mare del Nord. Il fronte occidentale sarebbe rimasto praticamente fermo per più di tre anni, sino alle offensive di primavera del 1918.
La zona compresa tra le trincee avversarie era chiamata terra di nessuno. La distanza tra le trincee variava a seconda del fronte. Sul fronte francese era, generalmente, di 100 - 250 metri, anche se in alcuni settori (per esempio nei pressi di Vimy) era di soli 25 metri. Dopo il ritiro tedesco sulla linea Hindenburg, la distanza media crebbe sino a più di un chilometro, mentre sul fronte di Gallipoli, in qualche punto, le trincee non distavano più di 15 metri, rendendo possibili degli scontri basati sul lancio di bombe a mano.
Strutture delle trincee
Le trincee venivano quasi sempre scavate seguendo una linea a zig zag, a loro volta uniti da trincee trasversali. Non esistevano tratti rettilinei di lunghezza maggiore di 10 metri. In questo modo, qualora una parte della trincea fosse stata conquistata dal nemico, questi non avrebbero avuto modo di colpire d'infilata il resto della trincea e inoltre se avveniva un'esplosione al suo interno, con questa struttura essa non si propagava oltre. Inoltre questo schema costruttivo riduceva gli effetti di quei proiettili d'artiglieria che colpivano direttamente la trincea. Il lato della trincea rivolto al nemico era chiamato parapetto. Generalmente era munito di un gradino che consentiva di sporgersi oltre il bordo della trincea. I fianchi della trincea erano rinforzati con sacchi di sabbia, tavole, filo di ferro o spinato; il fondo delle trincee, che nei primi mesi della guerra era terra nuda, venne successivamente ricoperto di tavole in legno leggermente sopraelevate; questo per contrastare i disastrosi effetti sanitari dovuti alla prolungata immersione degli scarponi nelle trincee in presenza di acqua sul fondo.
La seconda linea di trincee era munita di bunker. Quelli britannici erano scavati in genere ad una profondità che variava tra i 2,5 e i 5 metri, mentre quelli tedeschi erano realizzati generalmente a profondità maggiori, e comunque non inferiori ai quattro metri. Talvolta erano realizzati su più livelli, collegati tra loro con scale in cemento.
Per rendere possibile l'osservazione della linea nemica, nel parapetto erano aperte delle feritoie. Poteva semplicemente trattarsi di una fessura tra i sacchi di sabbia, talvolta protetta da una lastra d'acciaio. I tiratori scelti impiegavano munizioni speciali per forare queste piastre. Un'altra possibilità era quella di impiegare un periscopio. A Gallipoli i soldati alleati svilupparono un particolare "fucile a periscopio" che rendeva possibile colpire il nemico senza esporsi al fuoco avversario.
Vi erano tre metodi per lo scavo delle trincee. Il primo consisteva nello scavare una trincea, contemporaneamente, in tutta la sua lunghezza. Era il metodo più efficiente, perché consentiva di operare con molti uomini su tutta la lunghezza della trincea. Ma se si trattava di una trincea in prima linea, gli uomini sarebbero stati allo scoperto di fronte al fuoco nemico. Pertanto questo metodo veniva impiegato solo lontano dalla prima linea o di notte. La seconda possibilità era di allungare una trincea già esistente. In questo caso vi erano solo uno o due uomini a scavare, ad un estremo della trincea. Chi scavava era in questo modo sufficientemente coperto. Lo svantaggio era che si trattava di un metodo molto lento. Il terzo metodo consisteva nello scavare una sorta di tunnel, di cui alla fine si faceva crollare la copertura. Secondo i manuali dell'esercito britannico, per scavare una trincea di 250 metri erano necessarie sei ore di lavoro da parte di 450 uomini. Una volta terminata, una trincea necessitava comunque di una continua manutenzione, per rimediare ai danni provocati dalle intemperie e dal fuoco nemico.
Il sistema delle trincee All'inizio della guerra la dottrina militare britannica prevedeva un sistema di trincee organizzato su tre linee comunicanti tra loro tramite trincee di collegamento. I punti dove si congiungevano trincee principali e trincee di collegamento erano pesantemente difesi, per via della loro importanza. Le trincee più avanzate, di norma, erano presidiate in forza solamente nelle prime ore del mattino e la sera, mentre durante il giorno vi rimanevano solo pochi uomini. Circa 60 - 100 metri dietro la prima linea si trovavano le trincee d'appoggio (ingl. travel trench), dove si ritiravano le truppe quando cominciava il fuoco dell'artiglieria. Dietro le trincee d'appoggio, tra i 250 e 500 metri, si trovavano le trincee di riserva, nelle quali si radunavano le truppe di riserva per un contrattacco se le linee di trincea più avanzate fossero state conquistate dal nemico.
Con l'aumento della potenza di fuoco dell'artiglieria questa suddivisione venne ben presto abbandonata. In alcuni tratti del fronte, però, si mantenne la linea delle trincee d'appoggio per distrarre il nemico attirandovi il fuoco dell'artiglieria. In queste trincee-civetta venivano accesi fuochi da campo, per dare l'impressione che fossero occupate, e, benché vuote, venivano riparate.