Poste Italiane (in sigla P.T., Poste e Telegrafi, o Telecomunicazioni) è una società per azioni italiana, controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, attiva nei servizi postali e telegrafici, nonché nei settori finanziario (BancoPosta, risparmio postale per conto di CDP) e assicurativo.

Discende dall'Amministrazione delle poste e dei telegrafi – in origine Regie Poste – monopolista dei servizi suddetti, che negli anni 1990 fu scorporata dal Ministero delle comunicazioni e costituita in ente pubblico economico.Originariamente dipendeva dal Ministero dei lavori pubblici del Regno d'Italia, e dal 1889 dal Ministero delle poste e dei telegrafi.

Nelle sue attività di fornitore del servizio universale, Poste Italiane è vigilata dal Ministero delle imprese e del made in Italy. Lo Stato ne è anche direttamente proprietario per il 29,26%, e indirettamente il 35,00% tramite Cassa depositi e prestiti.

Storia Il servizio pubblico postale nell'Italia post-unitaria Una prima riforma del servizio postale dopo la proclamazione del Regno d'Italia si ebbe con la legge n° 604 del 5 maggio 1862 che previde l'accorpamento dei vari servizi postali presenti nel neonato regno sotto un'unica amministrazione centralizzata posta alle dipendenze del Ministero dei lavori pubblici (ereditata dall'assetto del Regno di Sardegna) e titolare in esclusiva per la gestione di uffici per la spedizione, il ricevimento e la distribuzione di corrispondenze. Fu introdotto quindi il concetto di servizio postale pubblico, con la conseguente offerta dei servizi su tutto il territorio nazionale anche grazie all'introduzione della tariffa unica per tutto il territorio del Regno d'Italia, realizzata con l'adozione del francobollo. La norma del 1862 raccolse e regolò la materia, in particolar modo le modalità di raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali e l'istituzione dei servizi accessori di raccomandate, assicurate, ricevute di ritorno e vaglia postali.

Con la riforma del 1869 l'amministrazione centrale delle poste fu distinta dall'amministrazione provinciale: la prima era composta da tre divisioni amministrative, una ragioneria e un ufficio di ordine e di economato, mentre l'altra, dipendente dalla prima, era composta da direzioni (una per ogni capoluogo di provincia suddivise in quattro classi) ed uffici (siti in tutte le città del Regno e suddivisi in due classi a cui si potevano aggiungere eventuali succursali nelle grandi città, presso le stazioni ferroviarie e nei porti di scalo dei piroscafi postali).

Per iniziativa dell'onorevole Quintino Sella con la legge 27 maggio 1875, n. 2779, furono istituite le casse di risparmio postali. Nel 1876 vennero emessi i primi libretti di risparmio postale. Le casse di risparmio postali conferivano i risparmi raccolti alla Cassa Depositi e Prestiti.

Successivamente, con il Regio decreto n° 5973 del 10 marzo 1889, le direzioni generali delle poste e dei telegrafi vennero scorporate dal Ministero dei lavori pubblici e trasformate nel Ministero delle poste e dei telegrafi, incaricato di dotare l'Italia di una rete di uffici per inoltrare e ricevere posta, anche telegrafica, effettuare e ricevere chiamate telefoniche e realizzare operazioni finanziarie (trasferimenti di denaro e gestione del risparmio); inoltre per un certo periodo gli uffici operarono come sportelli per i nascenti servizi elettrici. Negli anni 1890 vennero introdotti il recapito espresso e la spedizione contrassegno.

Prima guerra mondiale Con lo sviluppo dell'alfabetizzazione, l'entrata in prima guerra mondiale e la creazione di prodotti come i francobolli commemorativi e le cartoline, i servizi postali crebbero in importanza e utilizzo, garantendo uno sviluppo commerciale dell'ente, che avrebbe incluso fra i suoi servizi anche la posta aerea e operato in contiguità con il servizio di posta militare.

Nel 1917 nasce il servizio dei conti correnti postali (che a partire dal 2000, sarà comunemente conosciuto come BancoPostaLa Storia delle Poste - 4.1. Poste On Line) Per alcuni anni le Regie Poste disposero anche l'apertura di uffici postali italiani all'estero. Durante la Grande Guerra furono introdotti anche gli assegni postali.

Ventennio fascista

Nel 1924, durante il fascismo, il Ministero delle poste e dei telegrafi (il quale ideò l'abbreviazione "PT") fu trasformato in Ministero delle comunicazioni e divenne un importante centro di potere, anche per la sua capacità di informazione per i cittadini. La rete di servizio fu potenziata con l'acquisizione e la realizzazione di nuove strutture logistiche. Nuovi palazzi, in stile razionalista, furono realizzati nei principali capoluoghi di provincia (per esempio Palermo, Forlì, Napoli, La Spezia, Pistoia).

Nel 1924 furono introdotti anche i "buoni fruttiferi postali", obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato Italiano, che ebbero successo in quanto erano distribuite in tutti gli uffici postali.

Nel 1921 fu fondata la Compagnia italiana dei cavi telegrafici sottomarini, futura Italcable, per la posa e l'esercizio dei collegamenti internazionali sottomarini.Due anni dopo fu fondata la Italo Radio per l'installazione e la gestione delle stazioni radiotelegrafiche verso l'estero. Nel 1941 questa società confluì nell'Italcable.

Nel 1925, con il R.D.L. 520 del 23 aprile, le attività passano dal Ministero delle comunicazioni alla nuova Azienda Autonoma delle Poste e dei Telegrafi, posta sotto il controllo del dicastero stesso.

Con il regio decreto 27 febbraio 1936, n. 645 ("Approvazione del codice postale e delle telecomunicazioni") venne riorganizzato il Ministero, e si ebbe una regolamentazione generale dei servizi, che appartenevano alla competenza e gestione esclusiva dello Stato.

Con lo sviluppo della telefonia e della radiofonia, il ministero inglobò l'Azienda di Stato per i servizi telefonici (A.S.S.T.) e la nascente EIAR (futura RAI, prima solo radiofonia, poi televisione).

Dalla seconda guerra mondiale agli anni '70

Dopo il secondo conflitto mondiale 1940-1945 le poste crebbero nel valore delle operazioni finanziarie, incrementando i servizi di risparmio, con i libretti, le emissioni di titoli e acquisendo, a scapito del sistema bancario, quasi tutti i pagamenti e le riscossioni dello stato. Nel giugno 1946, con la nascita della Repubblica Italiana, le Poste cessarono di chiamarsi regie.

Nel 1954 la RAI trasmette con gli impianti di ponti radio della rete postale.

Nel 1967 viene introdotto il codice di avviamento postale (o CAP) e si accelera il processo di automazione del sistema logistico per far fronte all'aumento dei volumi postali, ricorrendo alla realizzazione di nuovi centri di meccanizzazione postale (in collaborazione con Italposte che realizza 27 nuovi CMP e 369 uffici postali, oltre che 4.500 abitazioni per i dipendenti postali e dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici) e nuove tecnologie di lettura ottica degli indirizzi per una maggiore efficacia nello smistamento della corrispondenza (grazie ad ElsagStoria dell'IRI. 3. I difficili anni '70 e i tentativi di rilancio negli anni Ottante, a cura di Francesco Silva ed aa.vv, Laterza). Viene poi emanato il decreto del presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, che sostituì il precedente codice del 1936.

Anni '90: la trasformazione in S.p.A.

All'inizio degli anni '90 il disavanzo di bilancio era endemico come l'aumento dei costi del personale, che nel 1986 assorbivano circa il 93% (di cui 16% per trattamenti di quiescenza) delle entrate correnti. La produttività per addetto dal 1970 al 1985 si era ridotta del 24% a discapito della qualità dei servizi erogati generando una situazione di deficit sempre più critica.

Nel 1994 in Germania circa l'80% della corrispondenza veniva recapitata entro il giorno successivo alla spedizione, mentre in Italia si era ad una quota inferiore al 20% (nel 1989 il tempo medio di consegna della corrispondenza era di 8,5 giorni).

L'evidente divario nella qualità dei servizi postali italiani rispetto al resto d'Europa cercò argine con un intervento di riforma che con il decreto-legge 1 dicembre 1993, n. 487, convertito dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71, portò a una trasformazione di Poste italiane da azienda autonoma a ente pubblico economico, prevedendo un ulteriore passaggio in società per azioni entro il 1996 (attuato poi il 28 febbraio 1998). Il processo di trasformazione presumeva nella gestione dell'ente Poste Italiane l'adozione del principio di efficienza produttiva, il recupero della qualità dei servizi e il risanamento economico-finanziario.

Si giunse così al contenimento graduale del disavanzo di circa 4.500 miliardi di lire nel 1993, mediante politiche di riduzione dei costi di produzione (l'80% dei quali era dovuto al personale), un aumento dei ricavi derivanti dalla vendita di servizi alla pubblica amministrazione, un riordino del sistema tariffario, fino a raggiungere nel 2001 un risultato netto positivo. Tuttavia il cambiamento del modello organizzativo mise fortemente in discussione, sul piano politico-gestionale, l'equilibrio su cui si basava la vecchia amministrazione postale, ovvero:

una classe politica che troppo spesso attribuiva all'ente finalità di sostegno dell'occupazione e del reddito, arrivando ad orientare risorse ed investimenti verso certe aree di influenza elettorale; il mondo dell'industria che traeva profitto dal monopolio in diverse maniere, da mercati protetti a servizi mirati offerti dall'amministrazione postale a prezzi politici; le organizzazioni sindacali nazionali e locali, in possesso di ampia delega nella gestione dell'organizzazione e dunque del consenso interno.

Gli elementi sin qui analizzati resero in definitiva la trasformazione in società per azioni di Poste una tappa necessaria (l'alternativa poteva essere ad esempio il taglio delle attività meno redditizie, abdicando a discapito del servizio universale) e spianarono la strada per un abbandono delle logiche pubblicistiche passate e per intraprendere un nuovo rapporto con lo Stato - costruito di fatto sul Contratto di Programma (Obbligo del Servizio Universale) - più prossimo a principi aziendali di maggiore autonomia tariffaria e relazioni con il personale meno politicizzato (fenomeno ridimensionato, ma nei fatti ancora presente).

Il bilancio per il 1997 chiudeva con una perdita di 777 miliardi di lire, in recupero rispetto agli 893 miliardi di lire registrati nel 1996.

Nel novembre 1997 la direttiva adottata il 30 gennaio 1997 dal Presidente del Consiglio dei Ministri (cosiddetta direttiva Prodi) sui servizi postali assegna a Poste Italiane il compito di migliorare la qualità del servizio raggiungendo, tramite una nuova offerta di servizi, il pareggio dei costi di gestione della rete postale. Ciò avrebbe evitato tagli di personale e aumenti tariffari.Aveva lo scopo di eliminare le disfunzioni del servizio postale italiano, di rendere Poste Italiane un'azienda in grado di contribuire allo sviluppo del Paese, preservandone le caratteristiche sociali.

In particolare, la direttiva prescriveva: ...che si raggiunga il pareggio del bilancio, sia aumentando del 25% i volumi di traffico postale, a prezzi costanti, sia attraverso il fatturato proveniente dai servizi svolti per la pubblica amministrazione...; ...che siano salvaguardati, attraverso l'aumento dei volumi di traffico postale e della produttività individuale, sia i livelli occupazionali, che il presidio territoriale della rete postale.

1998-2002: il piano industriale di Corrado Passera e il risanamento