Piazza San Pietro è la piazza antistante la basilica di San Pietro.
Posta a margine del centro storico della città di Roma, di cui è un simbolo, la piazza fa parte dello stato indipendente della Città del Vaticano ed è delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione.
Descrizione
La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura e urbanistica barocca, è dedicata all'omonimo santo ed è quotidiano punto d'incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo.
Lo spazio della piazza è formato da due parti: la prima, a forma di trapezio rovesciato il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche (annullare la grande distanza tra la piazza e la basilica), con una superficie di 12300 metri quadrati, e la seconda, un ovato tondo (costruzione geometrica elementare che Bernini studia da Sebastiano Serlio, il quale a sua volta riprende dal suo maestro Baldassarre Peruzzi) con l'obelisco egiziano al centro, con una superficie di 35300 metri quadrati.
I due grandi spazi sono unificati da 4 colonnati di 284 colonne e 88 pilastri che sorreggono un architrave continua, coronata da 96 statue in marmo. Nella situazione attuale davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca via della Conciliazione.
Storia La Platea Sancti Petri fino al XV secolo La piazza di San Pietro e la basilica retrostante occupano una piccola valle posta tra il colle Vaticano e colle Gianicolo occupata in epoca classica dal Circo di Caligola, dalla via Cornelia e da un'area cimiteriale ora denominata Necropoli vaticana, dove fu posta, secondo la tradizione, la tomba di san Pietro dopo il martirio nel vicino Circo. Per tale motivo nel IV secolo fu eretta su tale area la grande basilica costantiniana. Con tale costruzione venne creata, interrando anche l'area cimiterialeSu questa pietra. La Fabbrica di San Pietro in Vaticano, catalogo della mostra, 2000., una vasta spianata chiamata platea Sancti Petri, in parte occupata dalla chiesa, in parte dal quadriportico ed in parte lasciata libera.
Al suo margine nel Medioevo, quando assunse anche il nome di cortina Sancti PetriGianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la città, 2003, ISBN 88-16-40605-4, pag. 22., nacque il quartiere del Borgo che occupava l'area compresa tra il Tevere e la spianata.
Papa Pio II fece realizzare una scalinata marmorea davanti alla facciata della basilica, completata da due grandi statue di San Pietro e di San Paolo. Fece anche iniziare una loggia per le benedizioni, rimasta incompiuta e attribuita a Francesco del Borgo. Papa Niccolò V aveva progettato di trasformare l'informe spazio in terra battuta della platea in una piazza porticata all'interno del complessivo riordino dell'area vaticana in cui era impegnato Bernardo Rossellino, regolarizzando nel contempo le tre strade medievali del Borgo che vi afferivano. Il progetto non ebbe seguito immediato.
All'inizio del Cinquecento la piazza (platea Sancti Petri) era all'incirca rettangolare, priva di pavimentazione, con un dislivello di circa dieci metri tra il piede della scalinata che conduceva alla basilica e l'antistante quartiere del Borgo che giungeva al Tevere.
La Via Recta o via Alessandrina
Papa Alessandro VI per il Giubileo del 1500 fece aprire la prima strada nuova rettilinea di Roma, fra il ponte Sant'Angelo e il portone del Palazzo vaticano, forse regolarizzando la medievale via porticata, Portica Sancti PetriG. Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro cit. pag. 49. e traversando la platea con una striscia lastricata, inclinata di circa 6 gradi rispetto all'asse dell'antica basilica. Per realizzare tale strada fece demolire, con l'aiuto dei pellegrini, la cosiddetta Meta Romuli, una sepoltura monumentale romana a forma di piramide. Tale asse viario, chiamato dal nome del papa via Alessandrina e più tardi Borgo Nuovo, creava davanti al grande portale di ingresso ai palazzi vaticani una prospettiva di circa 800 metri (il Borgo più l'attraversamento lastricato della platea): si trattava della conferma che Alessandro VI non assegnava un ruolo prioritario alla basilica di San Pietro nel quadro della creazione della cittadella pontificia; egli proponeva invece come riferimento per questa operazione il palazzo, la curia, la residenza del papa.
La Via Recta, o via Alessandrina o Borgo Nuovo, è dunque il primo rettifilo centrato sul portone di un palazzo, come una lunga passatoia che dall'androne di questo entra nella città. Il prototipo alessandrino nasce nell'ambito di un programma che non è architettonico: non si prevedeva, in quegli anni, di ricostruire né San Pietro, né i Palazzi Vaticani secondo un disegno unitario. Mentre tutto verrà demolito e ricostruito attorno a quel portale, quell'asse non verrà più cancellato: il portone diventa il Portone di bronzo, e la sua immagine rimane impressa già molto prima di arrivarvi; l'atrio retrostante diventa il lungo corridoio del Bernini, allineato in fondo con la Scala regia che conduce alla Sala omonima, da cui si entra nella Sistina da una parte, nell'alloggio del pontefice dall'altra.
Rapidamente intorno a quest'asse il Borgo, precedentemente in stato di abbandono, venne riorganizzato in una commistione di edilizia popolare e palazzi cardinalizi progettati dai più importanti architetti del primo XVI secolo.
La basilica di San Pietro
Durante il pontificato di Giulio II venne deciso di riedificare completamente la grande basilica, iniziando i lavori dalla parte absidale, tanto che la piazza per oltre un secolo non sarà interessata dal grande cantiere. Tuttavia la lunga storia dei progetti, nell'alternanza tra pianta centrale a croce greca coperta la grande cupola (voluta da Bramante e Michelangelo Buonarroti) e quella a croce latina che si affermerà definitivamente nel clima della Controriforma, determinerà il rapporto con la città della basilica ed in definitiva il futuro assetto della piazza. La costruzione del grande edificio procedette lentamente, con un lungo elenco di progettisti: Bramante, Raffaello (con Giuliano da Sangallo e Fra' Giocondo), Antonio da Sangallo il Giovane con Baldassarre Peruzzi, Michelangelo, Jacopo Barozzi da Vignola, Giacomo Della Porta con Domenico Fontana, Maderno.
Interventi sulla platea dal Cinquecento
Durante tutto il XVI secolo la piazza non fu interessata dai lavori di ricostruzione della basilica che erano iniziati dalla parte absidale e che continuava a rivolgere, verso la piazza la vecchia facciata del quadriportico e le varie costruzioni addossate, compresa la loggia delle benedizioni quattrocentesca.
La piazza si presentava ancora senza pavimentazione, salvo la direttrice di via Alessandrina che puntava sull'ingresso al palazzo papale. Pio IV a metà del Cinquecento allarga la piazza sui lati e apre la Via Angelica, dalla piazza verso NordV. Vannelli, "Via Alessandrina e la Spina dei Borghi", Roma, 2017. Papa Paolo III incaricò Antonio da Sangallo per la costruzione della Scala Regia posta all'ingresso del palazzo apostolico dalla piazza e sempre in asse con via Alessandrina; la sua posizione condizionerà poi la realizzazione della piazza di BerniniV. Vannelli, "Op. cit.", 2017. Nel 1586 Sisto V fa trasportare davanti alla basilica, circa a metà dell'intervallo fra il piede dell'antica scalinata e l'isolato di fronte, l'antico obelisco egiziano che scavi archeologici hanno dimostrato risalire al I secoloLorenzo Bianchi, Ad limina Petri: spazio e memoria della Roma cristiana, 1999.. Dopo essere stato usato come Meta nel Circo Neroniano, si innalzava, poco discosto dall'edificio, sul fianco sud della Basilica. La posizione dell'obelisco suggerisce che già allora fosse matura l'idea di una grande piazza ordinata sull'asse della basilica.
Quando però, vent'anni dopo, la nuova fabbrica di San Pietro si erse in fondo alla piazza, l'obelisco risultò spostato di 1,56 metri verso nord rispetto al suo asse, perché l'architetto Domenico Fontana, nel trasportarlo e collocarlo, si riferì probabilmente alla basilica costantiniana allora parzialmente ancora in piedi e in uso nella porzione occidentale. Inoltre, se fosse stato collocato sull'asse dell'edificio nuovo, sarebbe risultato troppo vicino agli isolati a sud della piazza, la cui demolizione venne decisa molto più tardi.
La questione della piazza È solo dal Seicento che si pone la questione della piazza. Infatti papa Paolo V, nei primi decenni del secolo fa costruire da Maderno il corpo longitudinale della chiesa rinunciando definitivamente al progetto a pianta centrale di Michelangelo.
È in questa situazione che si passa dalle annose questioni relative all'impianto planimetrico della chiesa, alle questioni relative alla sua facciata ed alla definizione dello spazio antistante.
Il problema era quello di trasformare uno spazio abbastanza indifferenziato, quale era la platea Sancti Petri, in uno spazio monumentale e rappresentativo, direttamente funzionale alla basilica. Mentre, per costruire la navata, si distrugge l'antico quadriportico del Paradiso, si ripropone il problema di soddisfare alle sue funzioni di anticamera di san Pietro, ma più avanti, più all'esterno verso est.
Inoltre adesso i papi guardano dal Quirinale a San Pietro in una prospettiva formale e ideologica diversa da quella che avevano dal Vaticano. San Pietro cessa di essere la grandiosa cappella del palazzo papale e ritorna ad essere una delle basiliche di Roma, ed anzi ormai si concretizza il travagliato progetto, a cui avevano dato avvio Giulio II e Bramante, di fare della chiesa il centro simbolico della cristianità.
La piazza, negli anni seguenti, viene sempre voluta e pensata come chiusa anche per evidente contrapposizione alla precedente platea Sancti Petri, apertissima in ogni direzione. Comunque l'intervento secentesco comprende in realtà tre parti successive: la navata longitudinale con la sua facciata; la piazza San Pietro interna, «chiusa» ed unitariamente progettata; la piazza Rusticucci esterna, «aperta», vuoto ottenuto senza nessun disegno e «progetto».
La facciata
Subito dopo la navata, Maderno realizzò anche la facciata. II progetto fu scelto nel 1607 con un concorso a cui parteciparono anche Domenico e Giovanni Fontana, Girolamo Rainaldi, Giovanni Antonio Dosio e Ludovico Cigoli. Maderno ripropose il prospetto disegnato da Michelangelo, compreso l'ordine gigante, reinterpretandolo però su un unico piano prospettico, senza l'avanzamento del pronao centrale. Si ottenne così una facciata più larga che alta. Dopo che fu sostanzialmente finita si decise di costruire anche due campanili affiancati alla facciata, forse per correggere le sue proporzioni inusuali. La loro costruzione si interruppe nel 1622 e le due torri rimaste incomplete al primo ordine, finiranno per aumentare le dimensioni orizzontali della facciata,Rudolf Wittkower, op. cit., 1993, pag. 191. tanto che Bernini la definì "quatta".
Nello stesso periodo Martino Ferrabosco adeguò l'ingresso ai palazzi vaticani costruendo un nuovo avancorpo monumentale, marcato da una torre con orologio, sempre sull'asse della via Alessandrina.
Nella prima metà del Seicento anche Bernini provò a delimitare la cupola con due campanili, per dare un maggior rilievo assiale all'edificio, ma le critiche ed il cedimento delle fondamenta gli impedirono di procedere con la costruzione. Immaginerà poi una diversa soluzione, legata alla risistemazione complessiva della piazza.
Il primo progetto di Bernini