La Chiesa d'Oriente o Chiesa siriaca orientale (in siriaco ܥܕܬܐ ܕܡܕܢܚܐ Ēdṯāʾ d-Maḏenḥā), detta impropriamente Chiesa nestoriana o Chiesa persiana è stata una Chiesa cristiana pre-efesina, sorta in Mesopotamia nel V secolo e durata fino al 1552.

La separazione della Chiesa d'Oriente dalle altre Chiese cristiane avvenne per il rifiuto di accettare la definizione del concilio di Efeso del 431, che condannò Nestorio e definì dogmaticamente che Maria è Theotókos (genitrice di Dio). A livello teologico, la Chiesa d'Oriente si caratterizzò quindi per il riconoscimento dei soli primi due concili ecumenici (concilio di Nicea I del 325 e concilio di Costantinopoli I del 381) e per la venerazione di Nestorio come santo.

La Chiesa d'Oriente conobbe una rapida espansione che portò i suoi missionari a fondare comunità fino all'India (dove già esistevano comunità cristiane autoctone, i cosiddetti "cristiani di san Tommaso") e alla Cina. La comunità monastica siriaco-orientale stabilitasi a Chang'an (antico nome di Xi'an, capitale della dinastia Tang) fu, nel VII secolo, la prima documentata comunità cristiana nel Paese orientale.

Con lo scisma del 1552 la Chiesa d'Oriente si divise in due: la Chiesa cattolica caldea (che entrò in comunione col Papa) e la Chiesa assira d'Oriente; da quest'ultima si è poi successivamente separata, nel 1964, l'Antica Chiesa d'Oriente.

Terminologia Nella tarda antichità per "Chiesa d'Oriente" s'intendeva la Chiesa patriarcale con sede a Seleucia-Ctesifonte, la capitale dell'Impero persiano (circa 30 km a sud dell'odierna Baghdad). Per contro, le chiese di Costantinopoli, Gerusalemme, Alessandria e Roma erano da essa considerate "d'Occidente". La denominazione di preferenza nei primi documenti della stessa chiesa fu proprio questa.Baum e Winkler (2003), p. 4 La Chiesa d'Oriente è conosciuta anche come "Chiesa persiana" a motivo della sua fondazione nell'Impero persiano, nonostante la sua area di diffusione fosse molto più estesa.

Per aver rigettato l'autorità del concilio di Efeso, che (a suo parere ingiustamente) condannò Nestorio come eretico, venne chiamata in Occidente "nestoriana". Attualmente si evita questo termine, anche perché gli studiosi concordano sul fatto che Nestorio non fosse "nestoriano" nel senso che non insegnò la dottrina conosciuta come nestorianesimo, secondo la quale in Cristo ci sono due individui distinti, l'uno divino, l'altro umano.

Altro nome è "Chiesa siriaca orientale" in riferimento alla lingua siriaca della sua liturgia (rito caldeo) e per distinguerla dal cristianesimo siriaco "occidentale", del quale sono esempi la Chiesa ortodossa siriaca, la Chiesa cattolica sira e la Chiesa maronita, che seguono il rito antiocheno.

L'identità con l'originale Chiesa d'Oriente è rivendicata da ognuna delle chiese in cui essa è ora divisa: la Chiesa cattolica caldea (circa 400.000 fedeli nel 2003,Baum e Winkler (2003), p. 155 circa 628,000 nel 2017); la Chiesa assira d'Oriente (circa 385.000 fedeli nel 2003,Baum e Winkler (2003), p. 154 circa 400.000 nel 2015); l'Antica Chiesa d'Oriente (circa 50–70.000 fedeli nel 2003, forse 100.000 nel 2015).

Storia Inizi del cristianesimo in Mesopotamia e Persia

La Chiesa d'Oriente considera come proprio fondatore san Tommaso apostolo. Secondo una tradizione consolidata, l'apostolo fu accompagnato nella sua predicazione in Siria e Mesopotamia da Addai (Taddeo di Edessa), uno dei settanta discepoli di Gesù. Originario di Edessa di Osroene, di cui fu il primo vescovo, Addai e il suo discepolo Mari fondarono il cristianesimo in Mesopotamia già nel I secolo. Mari è considerato il fondatore della più antica diocesi della Mesopotamia, quella di Kashkar e inoltre della sede di Ctesifonte, destinata a diventare la sede patriarcale della Chiesa d'Oriente.

La storiografia moderna però ritiene che la cristianizzazione della Mesopotamia non possa essere fatta risalire a prima del III secolo, senza negare tuttavia una possibile precedente evangelizzazioneJules Leroy, Storia del Cristianesimo a cura di Charles Puech, Bari, Laterza, 1983, p. 336. I due centri propulsori della nuova religione in Siria e Mesopotamia furono Edessa (Roha in siriaco, oggi Urfa) e Nisibi. Edessa ospitò una fiorente colonia ebraica ed era inserita in un universo ellenizzato. Nonostante il suo cosmopolitismo, la Chiesa d'Oriente conservò sempre come lingua liturgica il siriaco (una variante centro-orientale dall'aramaico), che rimane tutt'oggi la lingua liturgica delle chiese siriache orientali (sue discendenti). Le chiese di Mesopotamia e Persia adottarono il rito liturgico siro-orientale, nato proprio ad Edessa.

Al primo concilio ecumenico della storia del cristianesimo, quello di Nicea nel 325, parteciparono, secondo Eusebio di Cesarea, due vescovi venuti da città poste al di fuori dei confini dell'Impero romano: un persiano e un goto. Gelasio di Cizico parla della presenza di "alcuni provenienti dalla Persia". Le liste dei padri conciliari includono "Giovanni [vescovo] di Perside", la firma del quale appare immediatamente dopo quelle dei vescovi di Edessa, Nisibi, Resmata e Macedonopoli, città della provincia romana della Mesopotamia. Mansi, Sacrorum Conciliorum Nova Amplissima Collectio, vol. II, col. 694

Il primo concilio ecumenico riaffermò, senza specificarli, i privilegi del vescovo di Antiochia nel contesto del riconoscimento dell'autorità dei vescovi di Roma e di Alessandria sulle chiese di province civili romane al di fuori di quella di cui erano i metropoliti. Il secondo concilio ecumenico, tenutosi a Costantinopoli nel 381, stabilì con il canone II l'autorità del Patriarca di Antiochia sulla diocesi civile romana d'Oriente, che comprendeva diverse province romane, fra le quali Osroene e Mesopotamia, che confinavano con l'Impero persiano.

Formazione di una specifica Chiesa d'Oriente

Nel 315, dieci anni prima del Concilio di Nicea I, Papa bar Aggai, vescovo di Seleucia-Ctesifonte (310 - c.329), volle imporre il primato della sua sede, capitale persiana, sugli altri vescovati mesopotamici e persiani e adottò il titolo di Catholicos ("colui che ha autorità universale") d'Oriente. Nonostante la resistenza di alcuni vescovi (fra i quali Giovanni, che nel 325 partecipò al Concilio di Nicea I), questa pretesa fu accettata pienamente dal primo concilio di tutta la Chiesa d'Oriente, il Concilio di Seleucia-Ctesifonte (410), nel suo canone XII: "Accettiamo ben volentieri e riceviamo l'ordine imposto da Yazdgard, Re dei re, su tutti i vescovi di queste terre d'Oriente e su quelli che verranno dopo di noi, di obbedire in tutte le cose giuste e prescritte al vescovo, catholicos, arcivescovo, metropolita di Seleucia e Ctesifonte, fino alla venuta di Cristo, cioè a tutti i vescovi che siederanno sul sublime trono di tale Chiesa".

Il Concilio del 410 organizzò la Chiesa d'Oriente in province ecclesiastiche (canone XXI) sul modello delle province dell'impero bizantino. Ogni provincia faceva capo ad un metropolita. Quella primaziale di Seleucia-Ctesifonte, delle quali il catholicos era metropolita, e le cinque più vicine costituivano le province "interne", alle quali nel corso della storia si aggiunsero altre esterne.Chabot, 1902, pp. 271-273 Nel IX secolo le province della Chiesa d'Oriente erano 25, e alla fine dello stesso secolo quasi 30, alcune delle quali in Cina e in India.

Il Concilio adottò pure il simbolo della fede del Concilio niceno, non il simbolo niceno-costantinopolitano che il Concilio di Calcedonia (451) poi attribuì al Concilio di Costantinopoli I (381).

Separazione dal cristianesimo occidentale

Nel II e III secolo la Mesopotamia fu attraversata dai conflitti tra Impero romano e i Parti fino al 224 e poi i Sasanidi. A causa di una guerra semi-permanente, fu sempre più difficile per i cristiani dell'Impero sasanide rimanere in comunione con le chiese nell'Impero romano, che nel IV secolo, sotto l'imperatore Costantino I, aveva liberalizzato il credo religioso (Editto di Milano). I cristiani correvano il rischio di essere considerati traditori e alleati dei nemici romani, con i quali condividevano la fede cristiana. Un gran numero di martiri persiani furono uccisi durante le persecuzioni messe in atto da Sapore II a partire dall'anno 340 circa.AA. VV. Bibliotheca Sanctorum, vol. I, coll. 152, 153, 154, anno 1961. Yazdgard I (399–420/421), all'inizio molto tollerante, scatenò anch'egli una persecuzione; la situazione continuò sotto Bahram V (421-438).

Nel 424, al concilio di Markabta, i 36 vescovi presenti proclamarono la propria autonomia rispetto al Patriarcato di Antiochia e alle autorità ecclesiastiche dell'Impero romano e la loro fedeltà al proprio Catholicos al proprio re. Ciò non significa che la Chiesa d'Oriente, fuori dell'Impero romano, sia stata anteriormente soggetta al patriarcato di Antiochia: nessun documento dell'antichità ecclesiastica afferma una simile dipendenza, idea che appare per la prima volta in certi testi medievali. Wilhelm Baum, Dietmar W. Winkler, The Church of the East: A Concise History , Routledge, 2003, pp. 20–21

Nel 431 il concilio di Efeso condannò il nestorianesimo. La Chiesa d'Oriente non riconobbe tale decisione. La Chiesa d'Oriente non aderì neppure alle decisioni prese al concilio di Calcedonia (451), che espresse la condanna del monofisismo. I re (scià) persiani si schierarono apertamente con i nestoriani, ai quali garantirono protezione. Mentre si diffondeva in Persia il credo nestoriano, con il beneplacito di re Peroz I (457-484), il catholicos della Chiesa d'Oriente Babowai manteneva la comunione con le chiese d'Occidente. Barsauma, metropolita di Nisibi, una delle sei principali ("interne") sedi metropolitane della Chiesa d'Oriente, ex docente alla Scuola di Edessa, da dove fu espulso per nestorianesimo, convocò nel 484 il sinodo di Beth Lapat, che votò la deposizione di Babowai. Questi fu poi accusato di tradimento e giustiziato.

Nello stesso anno Peroz I venne ucciso in battaglia dagli Unni bianchi. Il suo successore fece nominare catholicos Acacio al vertice della Chiesa d'Oriente (485). Acacio convocò nel 486 a Ctesifonte un sinodo che annullò quello di Beth Lapat, ma adottò due decisioni del sinodo annullato: contro il monofisismo affermò la dottrina di Teodoro di Mopsuestia, maestro di Nestorio, motivo per cui le chiese d'Occidente etichettarono come nestoriana la Chiesa d'Oriente (canone 1); permise il matrimonio a tutti i membri del clero, anche se avessero scelto la vita di continenza come monaci (canone 3).

Nel 489, quando l'imperatore bizantino Zenone fece chiudere la scuola di Edessa per le sue tendenze nestoriane, Barsauma, che morì nel 491, l'accolse a Nisibi (circa 200 km più ad est), cioè in territorio persiano, facendo rivivere la Scuola di Nisibi, scuola teologica fondata nel 350, chiusa dopo il Concilio di Calcedonia (451) perché i suoi insegnamenti erano stati considerati eretici. La rifondata Scuola di Nisibi divenne poi il principale centro dei nestoriani in Oriente. Lo scià Cosroe I (501-579), incaricò alcuni insegnanti della Scuola di Nisibi di avviare una Scuola in una città di recente fondazione, Gundishapur, in Persia. Nacque così l'Accademia di Gundishapur, che divenne il maggiore centro culturale dell'impero sasanide.

Diofisismo e monofisismo