Ha collaborato per quasi trent'anni, fino alla morte, alle attività imprenditoriali di Silvio Berlusconi, ricoprendo cariche direttive specialmente nel settore televisivo e cinematografico. Carriera Iniziò la sua carriera lavorando come geometra nel settore dell'edilizia, occupandosi di acquisti per la società di costruzioni Enrico Romagnoli. Dopo una breve esperienza in Olivetti, nel 1973 andò a lavorare nella Italcantieri Srl (fondata il 2 febbraio dello stesso anno, con capitale di 20 milioni di lire), società attiva nel settore edilizio che il 18 luglio 1975 diventò una Spa con capitale di 500 milioni (che in seguito diventarono 2 miliardi); la Italcantieri costruì Milano Due, un centro residenziale nel comune di Segrate. Nello stesso 1975 Silvio Berlusconi diventò presidente della Italcantieri.

Nel 1979 la Fininvest, società di Berlusconi, creò Reteitalia, all'inizio specializzata in acquisizioni di programmi televisivi, e Bernasconi venne chiamato a dirigerla. Reteitalia venne infine chiusa nel 2002, quando il suo capitale ammontava a 52 milioni di euro.

Il gruppo Fininvest estese successivamente le sue attività al settore cinematografico in particolare tramite la società offshore con sede a Malta Silvio Berlusconi Communications di cui Bernasconi fu amministratore delegato; la società operò insieme a Mario e Vittorio Cecchi Gori nella Penta Film. Nel luglio 1986 Reteitalia comprò il 49% della Medusa Cinematografica, società di distribuzione cinematografica. Nell'ottobre 1988 Reteitalia completò l'acquisto dell'intera Medusa Cinematografica.

Il 15 dicembre 1993 l'Immobiliare Orione, del gruppo Fininvest, cambiò denominazione in Mediaset Srl, trasformata in Spa nel 1994, per rilevare il ramo d'azienda di Reteitalia Spa relativo alla gestione dei diritti di sfruttamento televisivi: Bernasconi dal 1994 al 1998 fu consigliere delegato di Mediaset per l'Area Diritti, mentre la presidenza dal 1994 a tutt'oggi è stata ricoperta da Fedele Confalonieri.

Nel 1995 Bernasconi fondò, all'interno del gruppo Fininvest, l'attuale Medusa Film, società di produzione e distribuzione cinematografica e di home video, e ne ricoprì la carica di presidente fino alla sua morte. Successivamente la carica venne affidata a Marina Berlusconi.

Attraverso le società possedute, la Medusa Film estese le sue attività alla gestione di sale cinematografiche e alla realizzazione di cinema multisala, mentre la joint-venture tra Fininvest e Blockbuster per la distribuzione di home video, avviata nel 1994, ebbe termine nel 1999. Nel 2001, alla morte di Bernasconi, il gruppo Medusa era il maggiore del settore in Italia, con una quota di mercato superiore al 20% e un investimento annuo di 100 miliardi di lire.

Come produttore cinematografico Bernasconi produsse tra l'altro, insieme allo statunitense Harvey Weinstein, il film di Giuseppe Tornatore Malèna per il quale tutti e tre furono candidati al premio BAFTA al miglior film non in lingua inglese per il 2000.

Morte Bernasconi morì la notte tra il 5 e il 6 luglio 2001, a causa delle condizioni del cuore, aggravatesi repentinamente nel giro di poche settimane: era stato colpito da amiloidosi AL, una rara malattia che richiede cure e ricerche altamente specializzate. Il funerale venne celebrato in forma privata l'8 luglio nella chiesa di Dio Padre a Milano Due.

Lasciò due figli: Federico, allora venticinquenne, laureato in Regia cinematografica a Los Angeles e Veronica, tre anni in più del fratello, redattrice di programmi a Canale 5. Negli ultimi anni della sua vita fu il compagno dell'attrice Eliana Miglio.

Il 20 maggio 2006 venne inaugurato, all'interno del Policlinico Universitario San Matteo di Pavia, il Centro per lo Studio e la Cura delle Amiloidosi Sistemiche Carlo Bernasconi, realizzato anche con il contributo determinante di Medusa Film e di amici e collaboratori di Bernasconi.

Vicende giudiziarie e inchieste varie Inchiesta sulla scalata di Parretti e Fiorini alla MGM Nel 1990 una cordata di imprenditori italiani, capeggiati da Giancarlo Parretti e Florio Fiorini e appoggiata dalla banca francese Crédit Lyonnais, tentò di scalare la casa cinematografica statunitense Metro-Goldwyn-Mayer ma l'anno dopo l'operazione si risolse in un fallimento che successivamente portò in bancarotta la stessa Crédit Lyonnais. Nel 1992 la Securities and Exchange Commission, la commissione di vigilanza della borsa degli Stati Uniti, aprì un'inchiesta che coinvolse la Fininvest, che aveva appoggiata la tentata scalata in diversi modi. In particolare, il gruppo di Berlusconi si era impegnato il 20 ottobre 1990 ad acquistare i diritti televisivi dei film della Metro-Goldwyn-Mayer per l'Italia e la Spagna al prezzo di 168 milioni di dollari statunitensi, ma Bernasconi ottenne da Fiorini un impegno scritto e mai reso pubblico per l'eventuale riacquisto (poi effettivamente avvenuto) di questi diritti al prezzo di 113 milioni più gli interessi. La segretezza di tale impegno configurava per la legge degli Stati Uniti il reato di frode. Nel gennaio del 1996 la SEC concluse l'inchiesta nei confronti di Fiorini.

L'acquisto di Medusa Cinematografica Nell'ottobre del 1995 la Procura della Repubblica di Milano inviò un invito a comparire a Berlusconi, a Bernasconi e ad altri tre manager del gruppo, Adriano Galliani, Giancarlo Foscale (cugino di Berlusconi) e Livio Gironi, per i reati di falso in bilancio e (limitatamente a Berlusconi) di appropriazione indebita relativi all'acquisto della rimanente quota di Medusa Cinematografica avvenuta nel 1988. Secondo il pubblico ministero Margherita Taddei, che già da un anno indagava sui libretti al portatore di Berlusconi, dei 28 miliardi e mezzo di lire pagati ai precedenti proprietari per l'acquisto di Medusa Cinematografica dieci miliardi e duecento milioni vennero restituiti sottobanco e finirono su alcuni libretti al portatore di Berlusconi. Nel mese successivo, il pm Taddei chiese il rinvio a giudizio per tutti e cinque gli indagati. Nel dicembre del 1996 si tenne l'udienza preliminare e nel febbraio del 1997 il giudice per le indagini preliminari Cristina Mannocci decise il rinvio di tutti e cinque gli indagati per falso in bilancio, mentre concesse a Berlusconi la prescrizione del reato per l'accusa di appropriazione indebita. Nell'ottobre dello stesso anno Berlusconi e gli altri imputati versarono di propria iniziativa circa 18 miliardi di lire a Reteitalia, come rimborso dei 10 miliardi e duecento milioni (con gli interessi maturati in 9 anni) che, secondo l'accusa, avrebbero distolto dal bilancio ma continuarono a negare ogni ammissione di colpa (di fatto, versarono il denaro a loro stessi contando di beneficiare delle attenuanti e di far scattare di conseguenza la prescrizione del reato). Da parte sua, durante il processo Bernasconi tentò pure di motivare la somma finita sui libretti di Berlusconi come la restituzione di un vecchio prestito di Luigi Berlusconi (padre di Silvio, morto nel 1989) ai precedenti proprietari della Medusa, che invece negarono tale ricostruzione.

Il 3 dicembre dello stesso anno il processo si concluse con la condanna di Berlusconi a un anno e 4 mesi (condonati per l'amnistia del 1990) e a una multa di 60 milioni di lire (10 condonati) e con la condanna di Bernasconi a un anno e 4 mesi (ugualmente condonati) e a 10 milioni di multa, mentre gli altri tre vennero assolti in quanto avrebbero firmato il bilancio del 1989 senza essere a conoscenza della sopravvalutazione e della restituzione di quella somma (il pm Taddei aveva chiesto un anno e 8 mesi per tutti e cinque). Le attenuanti vennero considerate equivalenti alle aggravanti e, di conseguenza, il periodo della prescrizione del reato venne calcolato in 15 anni per cui non fu applicato tale beneficio. Comunque, Bernasconi beneficiò della sospensione condizionale di tutte le pene mentre Berlusconi, per effetto della multa maggiore, fu escluso da tale beneficio.

Il 9 febbraio 2000 il processo di appello si concluse con l'assoluzione di Berlusconi, la conferma della condanna di Bernasconi a un anno e 4 mesi (già condonati) e dell'assoluzione di Galliani, Foscale e Gironi. La seconda Corte d'appello di Milano ritenne da un lato non provato che Berlusconi avesse conosciuto e approvato il falso in bilancio, dall'altro che Bernasconi avesse agito da solo mentre il sostituto procuratore Ugo Dello Russo aveva chiesto la conferma della condanna di Berlusconi. La Fininvest e la difesa commentarono la sentenza continuando a sostenere la regolarità di tutta l'operazione a dispetto delle testimonianze dei precedenti proprietari.

Il 1º ottobre 2001 la Quinta sezione penale della Corte suprema di cassazione, su richiesta della Procura Generale rappresentata da Carmine Di Zenzo, confermò l'assoluzione di Berlusconi, respingendo il ricorso dei magistrati milanesi. Nei confronti di Bernasconi, morto pochi mesi prima, il reato venne considerato estinto per morte del reo: nell'occasione, i legali di Berlusconi, De Luca e Amodio, ricordarono come il defunto manager avesse rivendicato la sua piena autonomia nell'affare.

Irregolarità fiscali Nel gennaio del 1997 la Procura di Milano inoltrò due richieste di rinvio a giudizio per manager o ex manager della Fininvest, per irregolarità fiscali e corruzione; in particolare il pm Taddei chiese il rinvio a giudizio per irregolarità fiscali per Bernasconi.

Inchiesta per riciclaggio Nel luglio 1998, mentre era in corso a Palermo il processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, la locale Procura, guidata da Gian Carlo Caselli, avviò una indagine sulla contabilità delle società al vertice del Gruppo Fininvest. Secondo il finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex-socio di Dell'Utri, nei primi anni '80 l'allora manager di Publitalia '80 avrebbe ottenuto un finanziamento occulto di 20 miliardi di lire dai boss mafiosi Stefano Bontate e Mimmo Teresi, per l'acquisto di pacchetti di film da parte di Reteitalia. L'inchiesta coinvolse anche Bernasconi, in quanto dirigente della società Rea - Reti emittenti associate. Dell'Utri e Berlusconi reagirono querelando Rapisarda e Bernasconi protestò la sua estraneità alla vicenda. Nel marzo del 2000 l'inchiesta per riciclaggio contro Dell'Utri e Bernasconi venne archiviata. L'11 dicembre 2004 il Tribunale di Palermo condannò Dell'Utri a nove anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e nella sentenza, depositata il 5 luglio 2005, confermò che, da un lato, il gruppo Berlusconi aveva ricevuto finanziamenti «non trasparenti» a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta e, dall'altro, aveva versato «per diversi anni somme di denaro nelle casse di Cosa Nostra».

Inchiesta sui diritti Mediaset