Guelfi e ghibellini erano le due fazioni contrapposte nella politica italiana del Basso Medioevo, in particolare dal XII secolo sino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo.
Origine dei nomi
L'origine dei nomi risale alla lotta fra le casate di Baviera e di Sassonia, contrapposte a quella di Svevia per ottenere la corona imperiale in seguito alla morte dell'imperatore Enrico V, avvenuta nel 1125.
Guelfi I Welfen, da cui la parola «guelfo», erano sostenitori dei bavaresi e dei sassoni e appartenevano a una delle più antiche e illustri dinastie di stirpe franca in Europa.Storicamente i guelfi vennero poi associati a chi sosteneva il papa e le loro fortezze vennero caratterizzate dalla merlatura squadrata. Sulla loro bandiera era disegnata la croce di San Giorgio.
Ghibellini Waiblingen, anticamente Wibeling, da cui la parola «ghibellino», identificava i sostenitori degli Hohenstaufen, signori svevi del castello Waiblingen. Successivamente la casata sveva acquisì la corona imperiale e con Federico Barbarossa cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d'Italia.
Sul piano politico si iniziò a identificare i ghibellini con la fazione legata all'imperatore e le loro strutture militari furono caratterizzate dalla merlatura a coda di rondine. La loro bandiera raffigurava la croce di San Giovanni Battista.
Contesto storico
I termini "guelfo" e "ghibellino" vennero inizialmente utilizzati in relazione alle opposte fazioni fiorentine e toscane: infatti, data la situazione geopolitica del tempo, in questa regione la contrapposizione tra due gruppi di alleanze familiari si fece più intensa.Enciclopedia Treccani. Nel periodo compreso tra il 1250 e il 1270 circa, il confronto diventò più virulento, creando un precedente che fece scuola per i decenni successivi.Battaglie di immagini tra Guelfi e Ghibellini nella Toscana comunale, F. Canaccini, 2012 (CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL'ALTO MEDIOEVO, Spoleto). Le prime menzioni dei due termini apparvero negli Annales Florentini. Nel 1239 comparve per la prima volta la parola "guelfi", nel 1242 la parola "ghibellini". Negli anni successivi le attestazioni divennero più consistenti: ad esempio, esistono un'epistola dei capitani della pars guelforum fiorentina (1246) e una menzione della cronaca di Giovanni Codagnello del 1248. Al contrario, nel secolo precedente lo scontro tra le due fazioni non fu interno alle città, ma solamente esterno, in quanto le città guelfe e quelle ghibelline si scontrarono nella più ampia guerra tra l'Impero e i liberi comuni.
Nonostante la preminenza di queste fonti, tale divisione in fazioni non fu esclusiva del contesto toscano, ma si inserì nel più ampio problema dello sviluppo delle partes all'interno dei comuni nell'epoca di Federico II. Infatti, tra la fine del XII secolo e la metà del secolo successivo, si formarono, all'interno di quasi tutte le città, due partes schierate o con il papato o con l'Impero.
Anche a Firenze, nei primi decenni del Duecento, esistevano le premesse che stavano portando in tutta Italia alla formazione delle parti. Lo sviluppo delle fazioni in questa fase è testimoniato dall'uso dei nomi "guelfi" e "ghibellini" - che facevano riferimento, nella lotta per la successione a Enrico VI, ai sostenitori della casa di Baviera (Welfen), rappresentata da Ottone IV, e a quelli della casa di Svevia (originaria del castello di Waiblingen), a cui apparteneva Federico II - e correva parallelamente alle contese locali, come quella tra Buondelmonti e Amidei del 1216. Tali contese trovarono quindi una nuova ragione di scontro in questa lotta.
All'interno della città esistevano, come ovunque, una serie di conflitti, che avevano dato luogo a quella che Davidsohn chiamò una guerra civile per il controllo del consolato, cioè del comune, tra i gruppi opposti degli Uberti e dei Fifanti. I conflitti privati sfociarono, poi, nella creazione di vasti schieramenti tendenzialmente polarizzati, come suggerisce la vicenda di Buondelmonti e Amidei (1216).
Fu l'intervento di Federico II a scatenare la formazione di schieramenti destinati a durare nel tempo. Quando l'imperatore fu incoronato nel 1220, il comune di Firenze era impegnato in una disputa con il proprio vescovo attestata sin dal 1218. Inoltre Firenze, alleata con Lucca, anch'essa in vertenza con il vescovo e con il papa, era in guerra con Pisa per motivi di confine. Quest'ultima, che aveva cercato e ottenuto l'appoggio di Federico II, era alleata con Siena e Poggibonsi. Così, quando l'imperatore elargì concessioni ai suoi fedeli, Firenze fu gravemente penalizzata, a differenza di altre città toscane. Ciononostante, nel 1222, l'alleanza fiorentino-lucchese riportò un'importante vittoria a Castel del Bosco.
La stipulazione di una nuova alleanza nel 1228 tra Pisa, Siena, Poggibonsi e Pistoia, in funzione antifiorentina, alimentò nuovamente il conflitto tra Firenze e le altre città toscane, concentrato tra Val di Chiana e Montepulciano. Sia il papato sia l'Impero tentarono la pacificazione con vari mezzi nel corso dei primi anni Trenta. Il legato imperiale Geboardo di Arnstein fallì una mediazione e poi bandì Montepulciano, governata da un podestà fiorentino, Ranieri Zingani dei Buondelmonti. Gregorio IX, approfittando della morte del vescovo fiorentino, insediò un suo fedele, Ardingus, a cui fece emanare costituzioni contro gli eretici. Nel 1232 Firenze, che continuava a rifiutarsi di venire a patti con Siena, fu interdetta e subì il bando imperiale.
Fu chiamato in città un podestà milanese, Rubaconte da Mandello, mandato dal papa in funzione antimperiale. Il nuovo magistrato però si fece promotore di una politica di difesa dei diritti del comune, anche in contrasto con il vescovo (che lo accusò di eresia) e trovò, quindi, il consenso del "popolo". Quando Federico II, forte della vittoria di Cortenuova, chiese l'invio di truppe per combattere nel Nord, nella milizia scoppiarono disordini tra Giandonati e Fifanti che si estesero all'intera città, portando alla cacciata di Rubaconte. L'ingresso del nuovo podestà, il romano filoimperiale Angelo Malabranca, rinnovò i disordini che erano stati temporaneamente sedati.
Nella seconda metà del Duecento, i termini "guelfi" e "ghibellini", grazie anche all'egemonia regionale e sovraregionale di Firenze, divennero le parti che appoggiavano rispettivamente il Papato e l'Impero in tutte le realtà urbane italiane.
Storia
I termini Guelfi e Ghibellini derivano dalle due famiglie rivali dei Welfen e degli Hohenstaufen (signori del castello di Waiblingen, il cui nome si dice essere stato usato in un'occasione come grido di battaglia) che erano in lotta per la successione imperiale tra il 1212 e il 1215. Essi furono utilizzati per indicare le due fazioni politiche del medesimo secolo, che, nella penisola italiana, sostenevano rispettivamente Papato e Impero. Inizialmente, il significato di questi termini era tuttavia diverso. All'inizio, infatti, essi erano ambedue partiti imperiali: il primo, quello che poi prese il nome di Guelfo, sostenne vari pretendenti della casa di Baviera tra i quali, alla morte di Enrico VI (1198), Ottone IV di Brunswick; l'altro, che poi prese il nome di Ghibellino, portava sugli scudi Federico II.
Soltanto più tardi i guelfi si sarebbero schierati dalla parte del papa. La stessa denominazione di guelfi e ghibellini fu un'invenzione linguistica avvenuta nell'ambito fiorentino, che ebbe straordinaria diffusione prima in Italia e successivamente in tutta l'Europa. Come gli Hohenstaufen divennero gli Stuffo e gli Svevi i Soavi, nella stessa maniera il nome di "Welf" divenne "Guelfo", e quello di "Weibling", "Ghibellino".Raveggi, L'Italia dei Guelfi e Ghibellini, Mondadori, 2009.
I guelfi e i ghibellini sono diventati così popolari nelle città italiane forse perché, com'è stato rilevato dal celebre medievista Christopher Wickham, l'Italia è una nazione che celebra... C. Wickham, Legge, pratiche e conflitti. Tribunali e risoluzione delle dispute nella Toscana del XII secolo, Roma 2000, p. 43.Rosa Maria Dessì, Guelfi e Ghibellini, prima e dopo la battaglia di Montaperti (1246-1358), Siena, Accademia degli Intronati, 2011, pp. 21-32.
In Italia furono tradizionalmente guelfi i comuni di Perugia, Milano, Mantova, Bologna, Firenze, Lucca, Padova; famiglie guelfe furono i bolognesi Geremei, i genovesi Fieschi, i milanesi Della Torre, i riminesi Malatesta, i ravennati Dal Sale e una parte delle dinastie di origine obertenga, come i ferraresi Este e alcuni rami dei Malaspina.
Tradizionalmente ghibellini, cioè filoimperiali e filosvevi, furono i comuni di Pavia, Asti, Como, Cremona, Pisa, Siena, Arezzo, Parma, Modena, Jesi (che diede i natali a Federico II) e Savona. In Italia, famiglie ghibelline furono i veronesi Della Scala, i bolognesi Lambertazzi e Carrari, i riminesi Parcitadi, i comaschi Frigerio e Quadrio, i milanesi Visconti, gli astigiani Guttuari, i toscani conti Guidi del Casentino e gli Ubaldini del Mugello, i ferraresi Torelli-Salinguerra, i forlivesi Ordelaffi, i fiorentini degli Uberti e Lamberti, i pisani Della Gherardesca, i trevigiani Da Romano, i senesi Salimbeni e Buonconti, i marchesi Aleramici del Monferrato e una parte delle dinastie di origine obertenga, come i Pallavicino e alcuni rami dei Malaspina.Raveggi, Tarassi, Medici, Parenti, Ghibellini, Guelfi e Popolo Grasso, La Nuova Italia, 1978, pp. 70-72 162-164.
Molto frequenti furono comunque i cambi di bandiera, per cui città e famiglie tradizionalmente di una parte non esitarono, per opportunità politica, a passare alla fazione opposta.
Il primo conflitto tra l'Impero e i comuni
Le origini del primo conflitto: le lotte in Germania Nel 1125, con la morte di Enrico V, due partiti si contesero la successione al trono. Da una parte vi erano gli Hohenstaufen, i signori di Waibling e di Svevia, ostili alla Chiesa, dall'altra i Welfen, i duchi di Baviera, favorevoli alla Chiesa.
Inizialmente, prevalsero i Welfen con l'elezione di Lotario, incoronato imperatore nel 1131; con la sua morte (1137), tuttavia, per il ruolo di imperatore Corrado III Hohenstaufen prevalse su Enrico il Superbo, il quale fu designato dal sovrano defunto. Nonostante Enrico avesse riconosciuto gli Hohenstaufen al potere, questi ultimi insidiarono i suoi domini: lo scontro fu inevitabile. Nel 1140, durante una battaglia nei pressi di Weinsberg, risuonarono come grida di battaglia le parole "guelfo" e "ghibellino".
A seguito della cessione della Baviera a Enrico Babenberg e della Sassonia a suo figlio, Enrico il Leone, avuto con la vedova di Enrico il Superbo, venne raggiunta una pace che Guelfo I di Toscana, fratello di Enrico il Superbo, non riconobbe. Guelfo cercò di riconquistare per sé la Baviera, riaprendo il conflitto.
Nel 1152, con l'elezione di Federico Barbarossa, la situazione si raffreddò. Infatti, l'imperatore Hohenstaufen era imparentato anche con i Welfen.
I liberi comuni e il Barbarossa: incoronazione e primi scontri