La marchesa di Santa Cruz è un dipinto a olio su tela (125x208 cm) realizzato nel 1805 dal pittore spagnolo Francisco Goya.

È conservato nel Museo del Prado di Madrid.

Raffigura la marchesa Joaquina Téllez-Girón nelle vesti di Euterpe. La donna è sdraiata su un canapè e regge in mano una cetra.

Storia

Joaquina Téllez-Girón era seconda figlia del duca di Osuna e moglie di Jose Silva-Bazán y Waldstein che nel 1802 diverrà marchese di Santa Cruz; sarà il primo Direttore del Museo del Prado. Fu una delle donne più belle e ammirate del suo tempo, amica e confidente di poeti e scrittori. Già i precedenza Goya aveva ritratto la marchesa, da bambina, nel gruppo familiare del duca di Osuna e figliFrancisco Goya, I duchi di Osuna con i figli, 1788, Madrid, Museo del Prado.

Goya rappresenta la marchesa come Euterpe, musa della poesia lirica, di cui regge in mano il simbolo della cetra, riferimento ad Apollo, per il mecenatismo della marchesa e per le aspirazioni poetiche che coltivava.

Il quadro è stato per anni uno degli elementi di spicco di una collezione privata, la collezione Valdés, a Bilbao. In seguito a rovesci finanziari e questioni ereditarie il quadro fu venduto nei primi anni ottanta e, attraverso vari passaggi, divenuta proprietà di un nobile inglese, Lord Wimborne che nel 1986 decise di venderlo all'asta a Londra.

In seguito a ricorso in sede internazionale e al successivo esborso di circa 6 milioni di dollari, il governo spagnolo riuscì a fermare la vendita ed assicurarsi la proprietà del quadro, che ora è conservato presso il Museo del Prado.

Analisi

È uno dei quadri in cui maggiormente Goya subisce l'influenza neoclassica del tempo, soprattutto dei contemporanei DavidJacques-Louis David, Madame Récamier, 1800, Parigi, Musée du Louvre o di CanovaAntonio Canova, Paolina Borghese 1805 – 1808, Roma, Galleria Borghese,, ma anche l'influenza dei più lontani GuercinoGuercino, Morte di Didone, 1631, Roma, Galleria Spada o RembrandtRembrandt van Rijn, Danae, 1636, San Pietroburgo, Ermitage.

Si noti, comunque, come la postura della marchesa risulti la stessa della Maja desnudaFrancisco Goya, La maja desnuda, 1800 ca, Madrid, Museo del Prado e della Maja vestidaFrancisco Goya, La maja vestida, 1800 ca, Madrid, Museo del Prado, ma in questo caso, in obbedienza ai canoni prima rinascimentali e poi accademici, il componimento è inserito nel grande filone dei riferimenti iconografici mitologici: le fogli di vite e i grappoli d'uvaCaravaggio, Bacco, 1596 - 1597, Firenze, Galleria degli Uffizi, la cetra attributo della MusaRaffaello, Parnaso, 1511, Roma, Musei Vaticani, sono tutti elementi di scuola classica che Goya sta per abbandonare definitivamente.

Tuttavia nella rappresentazione della donna Goya è ancora una volta insuperato maestro: la posa seducente e sensuale colpisce ancora oggi e lo sguardo trasognato conserva un che di infantile e di affettuoso, come se un filo invisibile unisse questo ritratto a quello della bambina di anni prima e, insieme, al pittore, che a quella famiglia portava sincero affetto.

Note

Bibliografia J. Chastenet, La vie quotidienne en Espagne au temps de Goya, 1966, Parigi Pierre Gassier, Goya, 1989, Roma, New Compton A. E. Pérez Sánchez, Goya, Milano, 1990 F. Calvo Serraler, Goya, Milano, 1996 Renato Barilli, L'alba del contemporaneo: l'arte europea da Füssli a Delacroix, 1996, Feltrinelli

Janis Tomlinson, Goya, 2002, Phaidon R. M. e R. Hagen, Francisco Goya, 2003, Roma, Editoriale L'Espresso R. Maffeis (a cura di), Goya – La vita e l'arte – I capolavori, 2003, Milano, Rizzoli Giuliano Serafini, Francisco Goya, 2004, Giunti

Voci correlate Francisco Goya Maja vestida Maja desnuda Neoclassicismo

Altri progetti

Collegamenti esterni Manuela B. Mena Marqués (1996), Retrato de la Marquesa de Santa Cruz.

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