La guerra sino-indiana (in cinese: , in hindi: भारत-चीन युद्ध Bhārat-Chīn Yuddha, guerra di confine sino-indiana) fu un breve ma intenso conflitto che vide contrapposta la Cina e l'India nell'ottobre del 1962 per il controllo della parte nordoccidentale del territorio indiano del Kashmir, l'Aksai Chin, e nordorientale NEFA ("North East Frontier Agency"), rispettivamente delimitati dalla Linea Johnson e dalla Linea McMahon, entrambe contestate da parte cinese.

L'India, nonostante il sostegno logistico statunitense, risultò sconfitta sul campo e si vide privata di un'ampia porzione - tuttora rivendicata - di territorio himalaiano (l'area conosciuta col nome di Soda Plains) dell'ex reame del Kashmir (oggi resta territorio indiano il Jammu e Kashmir) al confine nordoccidentale, mentre il confine nordorientale nell'Arunachal Pradesh non subì alcuna modifica di posizione.

L'attuale confine, contestato dall'India, corre molto a meridione della catena montuosa del K'un-lun e prende il nome di "Linea di controllo effettivo" (Line of Actual Control).

Le cause del conflitto La Cina ha da sempre considerato il Tibet quale sua zona d'influenza. Nel 1904 la Gran Bretagna, a quel tempo amministratrice del subcontinente indiano, decise di regolare le questioni confinarie settentrionali dei propri domini in modo definitivo.

Dei confini contestati, ai cinesi è indispensabile il possesso del solo territorio nordoccidentale, non tanto per questioni economiche, bensì strategiche, in quanto quivi è stato possibile costruire l'unica rotabile che collega il Tibet allo Xinjiang, due province cinesi altrimenti non collegabili via terra.

Dal punto di vista economico, infatti, quest'area, chiamata "Ladakh" dagl'indiani ed "Aksai Chin" dai cinesi, è un altopiano pressoché desertico, privo di qualsiasi risorsa utile. Trattasi - infatti - d'un deserto pietroso, circondato a settentrione dalla catena montuosa del Kun Lun che la separa dal Bacino del Tarim, ed a meridione dalle vette himalayane. L'intera area è costellata di diversi bacino endoreici e da parecchi laghi privi di flora e di fauna in quanto salati od eccessivamente alcalini per la presenza massiccia di soda. L'altitudine media dell'intero territorio è di circa metri sul livello del mare e la parte più desolata è quella settentrionale, nota col nome di "Soda Plains". La zona più ospitale è quella occidentale, solcata dal fiume Karakash, affluente del Tarim, che -peraltro - costeggia anche le Soda Plains, ed in collegamento con la Valle di Shaksgam, o - semplicemente - "Shaksgam", una valle transhimalayana che la Cina estorse al Pakistan nel marzo del 1963, essa pure oggetto di contesa con l'India. La parte più arida è quella orientale: essa costituisce un unico bacino endoreico e possiede il maggiore dei laghi dell'intera regione, il Lago Aksai Chin, ma riceve solo pochi millimetri di pioggia ogni anno.

L'area contesa nordorientale, segnata dal corso del fiume Brahmaputra, invece, fu riconosciuta britannica da parte cinese nel 1826, e prese il nome di "Linea McMahon". I territori indiani al di sotto di tale linea vennero ripartiti in North East Frontier Territories e Burma nel 1886, dopo la conquista della Birmania (odierno Myanmar).

La Gran Bretagna a nordovest, inoltre, occupava il reame del Kashmir dal 1846, ma in questa zona di cime tutte oltre i metri d'altitudine, priva di strade, non esisteva un vero e proprio confine ben definito col regno del Tibet. Un pellegrino buddista cinese, che attraversò l'Aksai Chin nel 751, per recarsi nella città indiana di Ptaliputra, così descrisse queste lande: «Vette elevatissime ricoperte di neve perenne e perennemente immerse nella bruma da una parte. Profondissimi baratri sul cui fondo ruscelli impetuosi emanano un boato che rompe il silenzio pressoché assoluto. In mezzo, stretti ed erti sentieri dove non incontreresti anima viva per anni. Cascate si formano da pareti a strapiombo. Fitti boschi avvolti nella foschia si trovano solo fino ad una certa altitudine: dopo solo muschio e dopo neppure questo: una landa spettrale e brulla. Di giorno un sole pallido all'orizzonte illumina un cielo terso. Di notte non riesci a capire dove finiscono le cime e dove inizia la luna, a meno che tu non la veda specchiarsi in uno dei numerosi laghi le cui acque sono trasparenti e di un colore azzurro-verde».

In quest'area si dipartiva un ramo collaterale della Via della seta, che portava i mercanti cinesi a scambiare la preziosa stoffa con le spezie nei porti indiani. Altrimenti, gli unici utilizzatori dei sentieri descritti dal monaco cinese erano i pastori tibetani quando (ed avviene tuttora) eseguono la transumanza delle mandrie di yak. In pratica, quest'area, da sempre, posta a cavallo tra mondo cinese e mondo indiano, non fu mai rivendicata da alcuno formalmente per millenni.

I precedenti amministratori del Kashmir, i Sikh avevano raggiunto un accordo coi tibetani, nel 1842, in base al quale la Confederazione Sikh prendeva possesso del territorio a sud del passo Karakorum e del lago Pangong. Anche i britannici riconobbero questo confine, che prese, in seguito, il nome di "Linea Johnson" nel 1846, al momento dell'annessione del Kashmir ai domini indiani della corona. La linea Johnson venne formalizzata, quale confine nel 1865, ma mai presentata alla controparte cinese di cui il Tibet si riconosceva vassallo. Essa posizionava l'intero Aksai Chin nella neocostituita provincia indiana del Kashmir.

Nel cinquantennio successivo la situazione degenerò. Temendo che la Russia zarista stesse per attirare il Tibet nella sua orbita, i britannici iniziarono a premere sulla Cina per poter ottenere un confine più favorevole all'India. Già dal 1865 furono avviati i contatti coi cinesi per l'annessione all'Impero britannico dell'Aksai Chin, ma senza risultati pratici. Nel 1892 i cinesi fissarono i paletti confinari sulla Linea Johnson, ma l'ufficiale britannico Sir John Ardagh propose una nuova modifica della linea confinaria nel 1897, spostandola più a nord, in modo da comprendere tra i domini britannici la catena montuosa del Kun Lun ed il bacino del fiume Yarkand. Questa nuova linea confinaria, rigettata dall'Impero Manciù è il confine riconosciuto attualmente dall'India ("Linea Johnson - Ardagh"). Poco dopo, nel 1899, venne proposta una nuova linea confinaria più favorevole alla Cina, la "Linea McCartney - Elgin", caldeggiata dall'allora governatore dell'India, Lord Elgin. In base a tale confine, unicamente la Lingzi Tang Plains sarebbe passata ai britannici. Ma i cinesi respinsero pure quest'accordo. In seguito a dispute di confine, sfociate in scontri armati con l'Impero Manciù, al potere in Cina fino al 1911, una spedizione militare britannica entrò a Lhasa, la capitale tibetana, cacciandone le guarnigioni cinesi. I tibetani, il cui stato era dalla metà del XVIII secolo vassallo della Cina, ne approfittarono per dichiarare l'indipendenza e porsi sotto tutela della Gran Bretagna. Gran Bretagna e Tibet indipendente firmarono un accordo (Accordo di Simla), nel 1913 per sistemare la questione confinaria.

Inizialmente, il nuovo confine prese il nome di "Linea MacCartney-MacDonald". Essa portava notevoli variazioni territoriali a favore dell'India sia a nordest che a nordovest. La Cina protestò ma era troppo debole per potersi opporre al fatto compiuto.

Poiché la Rivoluzione cinese cacciò l'imperatore ed instaurò una debole repubblica (1911) che dette origine ad un quarantennio di caos politico, e la Rivoluzione di Ottobre (1917) in Russia allontanò le mire di quella nazione verso i territori cinesi, gli inglesi non rivendicarono più il confine della Linea McMahon, né ritornarono su quello della Linea Johnson, cosicché il confine tra Tibet e possedimenti britannici tornò ad essere vago ed indefinito.

La situazione rimase politicamente tranquilla fino al 1947, quando la Gran Bretagna si ritirò dalla regione e l'India divenne indipendente. Ben presto sorsero contrasti tra la popolazione di religione indù e quella di religione musulmana, che portarono alla traumatica divisione dell'ex-possedimento britannico in due stati rivali, il Pakistan a prevalenza musulmana e l'India a maggioranza induista. Nel 1947 al Pakistan apparteneva anche un possedimento orientale non in continuità territoriale con esso (exclave), il Bengala, che, a seguito di una nuova guerra con l'India, divenne indipendente nel 1971 come Bangladesh.

Il reame del Kashmir era governato da un marajah di religione induista e la popolazione, a prevalenza musulmana, aveva sempre convissuto pacificamente con la minoranza indù. Nel 1947, il Kashmir votò l'annessione al Pakistan, ma il marajah optò per confederarsi all'India. Scoppiò una guerra civile che si allargò fino a coinvolgere i due paesi sponsorizzanti le parti in lotta, il Pakistan di Mohammad Ali Jinnah a favore dei musulmani e l'India di Jawaharlal Nehru in aiuto del marajà e della minoranza induista. La situazione si stabilizzò solo con un armistizio imposto dall'O.N.U. nel 1949. Ne seguì una partizione del Kashmir che scontentò entrambi gli schieramenti (e infatti non ne ottenne riconoscimento), con la parte orientale annessa al Pakistan e quella occidentale fusa col reame di Jammu ed annessa all'India.

Nel frattempo, in Cina il locale partito nazionalista era sconfitto dai comunisti di Mao Ze Dong (1949), che invasero il Tibet l'anno successivo (1950). L'invasione cinese del Tibet pose fine allo stato-cuscinetto retto dal Dalai Lama e creò un confine diretto tra Cina e India. Il primo ministro indiano Nehru protestò solo verbalmente per l'invasione cinese del Tibet, ma rilasciò anche una dichiarazione alla stampa internazionale che aveva il sapore d'una profezia: «Oggi i cinesi si sono presi il Tibet, ovvero il palmo della mano. Domani si prenderanno anche le singole dita: l'indice è costituito dal Nepal, il medio dal Bhutan, l'anulare dal Sikkim [quest'ultimo si unì - invece - spontaneamente all'India nel 1975, ma questa unione non fu riconosciuta dalla Cina]. Ed anche il pollice ed il mignolo se li prenderà, che sono costituiti dal Ladakh indo-pakistano [l'Aksai Chin indiano venne conquistato con la guerra del 1962 e parte del Kashmir pakistano venne acquisito nel 1963] e dai territori del North-East Frontier Agency».

Come già fece la Cina nazionalista, anche i comunisti rigettarono il confine proposto dalla Linea McMahon a oriente, affermando, altresì che il confine tra i due paesi neppure era costituito dalla Linea Johnson ad occidente. Fecero altresì notare come, nel trentennio precedente, i britannici avessero utilizzato non meno di undici differenti linee di confine, e che dal canto suo il governo indiano aveva stabilito vagamente la Linea Johnson quale confine riconosciuto dal momento dell'indipendenza.

La diplomazia sino-indiana L'India cercò di stabilire subito buone relazioni con la Cina, caldeggiando l'adesione del vicino al Movimento dei paesi non allineati ed invitandola alla conferenza di Bandung (1955).

La Cina, invece, già dal 1951 dichiarò che non intendeva riconoscere i confini imposti mezzo secolo prima dalla Gran Bretagna. Infatti, Zhou Enlai, il 15 giugno 1951, dichiarò che «Il confine naturale con l'India corre ben più a meridione delle vette del K'un-lun. La regione dell'Aksai Chin è stata da sempre parte integrante della nostra Madrepatria, tant'è che il suo nome significa "deserto rosso cinese". Confido che il governo di Delhi sia ragionevole e non si debba giungere ad imporre una guerra ai neutrali (cinesi ed indiani)». Ma le scaramucce iniziarono già dal 1951 con morti, feriti e prigionieri da ambo le parti, nonostante il riconoscimento ufficiale da parte indiana, nell'aprile 1954, dell'annessione cinese del Tibet.