Mascagni visse tra il 1863 e il 1945 occupando un posto di rilievo nel panorama musicale dell'epoca, soprattutto grazie al successo immediato e popolare ottenuto nel 1890 con la sua prima opera, Cavalleria rusticana, tratta dell'omonima novella di Giovanni Verga. Oltre a quest’ultima, Mascagni compose altre 14 opere che gli valsero una popolarità mondiale. Tuttavia solo alcune di esse sono entrate stabilmente in repertorio, come ad esempio l'Iris, che toccò la ragguardevole cifra di 800 produzioni.
Mascagni scrisse inoltre un'operetta, Sì, oltre che altre composizioni di musica vocale, strumentale, nonché canzoni, romanze e brani per pianoforte. Compose anche musica sacra (ad esempio la Messa di Gloria), e fu il primo compositore italiano a scrivere per il cinema muto (Rapsodia satanica, da Nino Oxilia). In ultimo luogo, non va dimenticato l'interessante esperimento di The Eternal City, sorta di suite sinfonica, basata sulle musiche di scena del dramma omonimo, sulla scia degli analoghi lavori di Luigi Mancinelli (Cleopatra, Messalina).
Biografia
La nascita e le prime opere
Pietro Mascagni nacque il 7 dicembre 1863 a Livorno, in piazza delle Erbe.La casa natale situata in piazza delle Erbe, attuale piazza Cavallotti, venne demolita nel secondo dopoguerra e la sua presenza è oggi attestata da un'epigrafe posta sulla facciata di un moderno condominio.
Il padre, Domenico Mascagni, era fornaio, mentre la madre, Emilia Reboa, morì quando Pietro era ancora molto giovane.
Ebbe quattro fratelli: Francesco, Carlo, Elvira e Paolo.
Proveniva da una famiglia rinomata nella città, ma di condizioni economiche non agiate, nonostante il padre fosse uno dei più facoltosi e conosciuti panettieri del centro di Livorno. Dopo aver ultimato gli studi ginnasiali, ai quali affiancò anche lo studio del pianoforte e dell'organo, dal 1876 si dedicò agli studi musicali – contro la volontà del padre – seguendo gli insegnamenti di Alfredo Soffredini,V. anche . fondatore dell'Istituto Musicale Livornese (detto anche Ist. "L. Cherubini"), dove studiò anche violino, contrabbasso e alcuni strumenti a fiato; con Soffredini, in particolare, studiò armonia e contrappunto.
La sua prima composizione musicale, la romanza Duolo eterno!, risale al 1878, seguita da altre come Elegia per soprano, violino e pianoforte (1879), Ave Maria per soprano e pianoforte (1880), Pater Noster per soprano e quintetto d'archi (1880), Sinfonia in fa maggiore (1881).V. Sinfonia in fa maggiore. Sempre nel 1881 compose la cantata In filanda, a quattro voci soliste, e nel 1882 la cantata Alla gioia, su testo di Friedrich Schiller. Trasferitosi a Milano per studiare al Conservatorio con Amilcare Ponchielli e Michele Saladino, Mascagni condivise una stanza in affitto con Giacomo Puccini, più anziano di lui di cinque anni. In Conservatorio, però, Mascagni si trovò presto in difficoltà: i metodi e i contenuti della disciplina musicale impartita dai docenti si scontravano col suo temperamento e con la sua musica più moderna, anche se aveva Amilcare Ponchielli dalla sua parte. Nel 1885 Mascagni abbandonò il Conservatorio di Milano senza terminare gli studi, unendosi a compagnie d'operetta come direttore d'orchestra. Nel dicembre 1886, in tournée con la compagnia Maresca, fece tappa a Cerignola, dove il sindaco allora in carica, il commendatore Cannone, invitò lui e la futura moglie Argenide Marcellina Carbognani, che avrebbe sposato il 7 febbraio 1889, a fermarsi offrendogli di dirigere la neonata orchestra filarmonica locale. Mascagni resterà, salvo momentanee assenze per concerti e impegni artistici, nella casa di via Assunta sino al 1895, componendo ben cinque opere - Cavalleria rusticana, L'amico Fritz, I Rantzau, Guglielmo Ratcliff e Silvano - impartendo anche lezioni di musica e canto.
Cavalleria rusticana e Iris
Nel luglio del 1888 si iscrisse a un concorso, indetto dalla casa editrice Sonzogno, per la composizione di un'opera formata da un singolo atto. Mascagni chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti, poeta e professore di letteratura all'Accademia Navale di Livorno, di scrivere un libretto. Targioni-Tozzetti scelse Cavalleria rusticana (un dramma scenico che Giovanni Verga aveva tratto dalla sua omonima novella), avvalendosi della collaborazione di Guido Menasci.. L'opera, che fu completata l'ultimo giorno valido per l'iscrizione al concorso, si piazzò tra le prime tre su 73 partecipanti, insieme al Rudello di Vincenzo Ferroni e a Labilia di Nicola Spinelli; il 17 maggio 1890 Cavalleria rusticana esordì al Teatro Costanzi di Roma, ottenendo un successo clamoroso di pubblico e vincendo il concorso.. L'opera venne successivamente rappresentata in vari teatri, riscuotendo un ottimo successo. Nel 1891 avvenne l'esordio di un'altra opera, rappresentata al Costanzi di Roma, ovvero L'amico Fritz. Nel frattempo, però, Giovanni Verga non rimase soddisfatto dall'offerta di Sonzogno per i diritti di adattamento della sua novella e aprì una causa per plagio, sostenendo, fra l'altro, di non avere mai concesso ufficialmente il permesso all'adattamento, ma solo un generico assenso a un'informale richiesta del musicista. La causa fu vinta da Verga: lo scrittore siciliano ottenne come risarcimento il 25% degli utili derivanti dalla rappresentazione dell'opera.
Negli anni successivi, Mascagni iniziò a collaborare con Luigi Illica, già librettista di Catalani, Giordano e Puccini, per la stesura dellIris, commissionata dall'editore Ricordi. Contemporaneamente alla composizione di Iris, Illica e Mascagni lavorarono insieme a un altro progetto, Le maschere, stavolta per Casa Sonzogno. Nel frattempo continuò col suo lavoro di direttore d'orchestra, dirigendo, tra l'altro, sei concerti alla Scala di Milano, tra cui la Patetica di Pëtr Il'ič Čajkovskij, inedita in Italia, e una propria composizione per soprano e orchestra, il poema sinfonico A Giacomo Leopardi, scritto per il centenario della nascita del poeta. Nel novembre del 1898 fu di nuovo al Teatro Costanzi di Roma per dirigere la prima di Iris.
La fama mondiale
Dal 1899 al 1900 intraprese una tournée in qualità di direttore d'orchestra che lo portò a esibirsi a Pietroburgo, Vienna e negli Stati Uniti. Dopo l'esordio poco lusinghiero de Le Maschere (1901), che avevano esordito in contemporanea in ben sei città diverse (Roma, Milano, Venezia, Torino, Genova, Verona), il compositore livornese giunse a Vienna su invito di Gustav Mahler, dove, al Teatro Imperiale, diresse il Requiem di Giuseppe Verdi in tributo alla recente scomparsa del compositore emiliano. Seguirono altre tournée in Europa e negli Stati Uniti, fino a che, nel 1903, assunse la carica di direttore della Scuola Nazionale di Musica di Roma, alla quale affiancò, a partire dal 1909, anche la direzione artistica del Teatro Costanzi di Roma. Questo doppio incarico non impedì a Mascagni di continuare i suoi viaggi di lavoro per il mondo, comprese due tournée in Sud America durate diversi mesi.
Nel 1927 Mascagni ricevette la delega dal governo, in qualità di rappresentante dell'Italia, in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte di Ludwig van Beethoven che ebbero luogo a Vienna. Due anni dopo, nel 1929, alla fondazione della Reale Accademia d'Italia, Mascagni venne incluso tra gli Accademici insieme, tra gli altri, a Luigi Pirandello, Guglielmo Marconi, Gabriele D'Annunzio ed Enrico Fermi; nel 1932 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista.
Il 16 gennaio 1935 venne rappresentata al Teatro alla Scala Nerone, su libretto di Targioni-Tozzetti. Nel 1940, in occasione del cinquantenario di Cavalleria rusticana, l'opera fu incisa su disco. L'anno successivo diresse le celebrazioni per il cinquantenario dellAmico Fritz, col tenore Ferruccio Tagliavini. Tra il 1943 e il 1944, ormai ottantenne, Mascagni terminò la sua carriera di direttore al Teatro Adriano di Roma. Già nel 1943, subito dopo il bombardamento di Roma, in una sua lettera ad Anna Lolli scriveva: «Rendiamo grazie a Dio, il Fascismo è finito! Il sole della libertà splende su di noi!».Lettera ad Anna Lolli del 26 luglio 1943, citata in . Malgrado ciò va ricordato che «Al crollo del Regime, nel 1943, Mascagni aveva ricevuto dai "fondi segreti" di Mussolini 1 290 000 lire: per l'epoca, una somma enorme» (pari a 428 571 euro odierni). «[…] Soggiornava in un Grand Hotel romano, disseminando sospetti e attizzando zizzanie tra i colleghi…».
In un periodo non chiaro ha soggiornato presso il Castello ducale di Monte San Giovanni Campano a cui ha donato un suo meraviglioso pianoforte (chiamato "fortepiano") e ancora oggi visibile. All’interno del Castello attualmente c’è un ristorante chiamato "Corte D’Avalos" e una sala è proprio dedicata all’artista.
Morte Pietro Mascagni morì il 2 agosto 1945 nel suo appartamento al Grand Hotel Plaza di Roma, divenuto sua residenza stabile a partire dal 1927; il presidente del Consiglio dell'epoca, Ferruccio Parri, gli negò i funerali di Stato. Radio Mosca fece un minuto di silenzio e la folla si accalcò per omaggiare la salma. Le sue spoglie vennero trasferite nel 1951 presso il cimitero della Misericordia di Livorno.
Musica Dal punto di vista stilistico, la musica di Mascagni è spesso definita esasperata, sia per la propensione verso gli acuti, sia per il largo uso ch'egli fa del declamato. In realtà, ciò riguarda una parte della sua produzione operistica (specialmente l'ultima fatica, il Nerone), ovvero quella finale, quando si era già in pieno clima espressionista. Nei primi lavori (Cavalleria, Amico Fritz, Ratcliff, Iris, Maschere e Rantzau) è invece vivo uno stile fine, ma decadente, che riaffiora similmente nella poesia e nella pittura di quel tempo. L'unica vera e propria opera verista di Mascagni, insomma, fu Cavalleria, il cui successo venne poi emulato da Ruggero Leoncavallo con i Pagliacci. Quanto a Umberto Giordano, che spesso viene definito compositore verista (e giustamente, per opere minori come Mala vita), il suo stile è assai più vicino a Giacomo Puccini che a Mascagni. In sintesi, al di là dello stile dei musicisti coetanei di Mascagni (la cosiddetta Giovane Scuola Italiana), l'opera italiana, a cavallo tra Otto e Novecento, non fu interamente verista. Vi fu - è vero - un gran successo del verismo, specie dopo Cavalleria, ma ben presto, già dal 1896, quest'ultimo cedette il posto all'opera decadente (che comprendeva il simbolismo, l'esotismo e il dannunzianesimo) e, più tardi, a quella espressionista; di tutti questi stili, Mascagni si fece grande ambasciatore, dando prova di grande coraggio (nonché di spirito eclettico), anche se spesso mal compreso.
Mascagni e il cinema Pietro Mascagni compose la Rapsodia satanica per l'omonimo film di Nino Oxilia del 1917, caratterizzato dall'ambizioso tentativo di fondere le arti e realizzare quella "opera d'arte totale" teorizzata dal compositore Richard Wagner. Il 21 giugno 2014, nel centenario del colossal del cinema muto Cabiria, anche Rapsodia satanica è stato proiettato all'Auditorium Rai di Torino, con la musica di Mascagni eseguita dal vivo dall'Orchestra sinfonica Nazionale della Rai; lo stesso giorno è stata inoltre ripubblicata Canti brevi, la prima raccolta di poesie di Nino Oxilia del 1909.
Una rappresentazione di Cavalleria rusticana compare nel film Il padrino - Parte III, in cui Anthony Corleone esordisce come tenore nella parte di Turiddu al Teatro Massimo di Palermo dove avviene una strage. L'intermezzo di Cavalleria rusticana, l'intermezzo di Guglielmo Ratcliff e il notturno/barcarola di Silvano sono inoltre stati utilizzati da Martin Scorsese nella colonna sonora del film Toro scatenato e nella Stagione 6 della serie I Soprano
Sulla vita di Mascagni nel 1952 è stato realizzato il film Melodie immortali diretto da Giacomo Gentilomo, dove il compositore livornese viene impersonato da Pierre Cressoy.
Mascagni "one opera man"