La repubblica di Ancona fu un libero comune dell'Adriatico, la cui indipendenza de facto durò dall'XI secolo al 1532. Si dedicò specialmente ai traffici marittimi con l'Oriente ed è considerata una delle repubbliche marinare italianeFonti non locali Dizionari Zanichelli, capitolo Repubbliche marinare (tutto il volume; il capitolo del libro riguardante Ancona è consultabile alla pagina: )

(Google libri, pp. 88 e 104) Horst Dippel, Costituzioni Degli Stati Italiani (volume 10: Documenti costituzionali di Italia e Malta, parte 1: Ancona-Lucca) edizioni Walter de Gruyter (Germania), 2009 (Google Libri, p. 130) (Google libri, p. 67) ISBN 978-88-8358-686-6

Fonti locali Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli, Città di Castello, Unione Arti Grafiche, 1960, volume I (pp. 221-558); volume II (pp 1-172). AA. VV., Ancona repubblica marinara, Federico Barbarossa e le Marche, Città di Castello, a cura della Deputazione di storia patria per le Marche, Arti grafiche, 1972. Alleata per secoli della Repubblica di RagusaLodovico Antonio Muratori, Giosuè Carducci, Vittorio Fiorini, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Rerum italicarum scriptores editore S. Lapi, 1942 (Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento ordinata da L.A. Muratori). e dell'Impero Bizantino, riuscì a resistere a Venezia, che non gradiva altre città marinare nell'Adriatico e che ripetutamente tentò di danneggiare i suoi traffici marittimi o di sottometterla.

La sua estensione fu sempre limitata al territorio compreso tra i fiumi Esino e Musone, dato che i suoi abitanti non erano interessati a guerre per l'ampliamento dello Stato e si dedicavano quasi esclusivamente alla navigazione, alle costruzioni navali ed ai commerci. Una caratteristica della sua storia fu la continua necessità di difendersi, aiutata in ciò dall'alleanza con Costantinopoli e con Ragusa, oltre che dai numerosi castelli che vigilavano i suoi confini.

Geografia

Il territorio della repubblica di Ancona comprendeva tutta la zona tra il mare e i fiumi Esino, Musone ed Aspio, ed era protetto da numerosi castelliVincenzo Pirani, Ancona dentro le mura, Bagaloni editore.: Monte San Vito, Fiumesino, Barcaglione, Camerata, Castel d'Emilio, Falconara, Agugliano, Polverigi, Offagna, Bolignano, Camerano, Poggio, Massignano, Varano, Sirolo, Numana, Paterno, Sappanico, Gallignano, Montesicuro. Questi centri, alcuni dei quali sono oggi comuni a sé, sono infatti detti castelli di Ancona. L'estensione territoriale era di circa 265 km².

Esistevano poi alcuni castelli che non erano soggetti direttamente al governo cittadino, ma appartenevano alle più importanti famiglie nobili della città; essi erano: il Cassero, dei conti TorriglioniAlvise Cherubini, Arte medievale nella Vallesina, Effeci, 2001, le Torrette e Sappanico, dei conti Bonarelli e Castelferretto, dei conti Ferretti.

Per pochi anni anche Castelfidardo (tra il 1445 e il 1454Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli, I volume, Unione arti grafiche, 1960, (pagina 465 e 517).) e il territorio dell'Abbazia di Chiaravalle (tra il 1440 e il 1486Chiaravalle sotto la giurisdizione di Ancona, vedi: Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli, I volume, Unione arti grafiche, 1960, (pagina 517); Chiaravalle viene dichiarata "abbazia nullius", cioè non soggetta a nessun centro urbano, vedi: Alvise Cherubini, Arte medievale nella Vallesina, Effeci, 2001, (pagina 224).) fecero parte della repubblica anconitana.

Durante questo periodo, sotto tutti i punti di vista il più florido nella storia della repubblica, l'estensione territoriale raggiunse i 315 km².

Storia min|upright=0.6|sinistra|il Papa Alessandro III fra Federico Barbarossa e sua moglie.

Acquisizione dell'indipendenza de facto min|upright=0.6|l'imperatore bizantino Manuele Comneno, alleato di Ancona. min|sinistra|upright=0.6|Federico Barbarossa fra i figli Enrico e Federico. L'indipendenza fu preceduta da due attacchi saraceni, quello terribile dell'839 e un altro nell'850Giovanni Diacono, Cronica venetum, M. G. H. S. S., VII, (pagina 18)..

I continui attacchi alle città adriatiche spinsero Ancona e Venezia ad allearsi nel tentativo di prevenirne altriGiacinto Romano - Arrigo Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, Milano, 1936..

All'inizio dell'XI secolo i documenti mostrano che la città godeva ormai di una libertà di fatto, nonostante la presenza del marchese imperiale e delle pretese della ChiesaMario Natalucci, Ancona nel Medioevo, Unione arti grafiche, Città di Castello, 1960, (pagina 97).. Nel periodo che va dal 1100 al 1181, papa Alessandro III dichiarò Ancona città libera nell'ambito dello Stato della Chiesa.

L'indipendenza non si sviluppò, come in altre città, intorno alla figura del vescovo, ma grazie alla collaborazione dei cittadini impegnati nelle attività della navigazione e del commercio, che strinsero un patto di solidarietà e stilarono un accordo con il marchese imperialeMario Natalucci, Ancona nel Medioevo, Unione arti grafiche, Città di Castello, 1960, (pagina 98)..

Contrasti con Venezia e con il Sacro Romano Impero La repubblica di Ancona intratteneva rapporti commerciali privilegiati con i turchi e con l'Impero Bizantino ed era una città cosmopolita, poiché egiziani, siriani, mori, bizantini, magiari, dalmati, croati, albanesi ed ebrei erano frequentatori assidui del porto e dei mercati cittadini. A causa degli intensi scambi commerciali con Costantinopoli, la Repubblica di Ancona entrò presto in collisione con la Serenissima Repubblica di Venezia; questa inizialmente non aveva dato troppa importanza all'espansione di un'altra repubblica marinara nel Mare Adriatico, sicura di poterla assoggettare economicamente ancor prima che militarmente. Ma Ancona aveva alleati importanti, era frequentata da mercanti fiorentini e lucchesi ed era diventata una città ricca e fiorente, con fondachi e mercati in Oriente.

I veneziani non accettavano la crescita della repubblica dorica e per questo motivo, negli anni settanta del XII secolo, si allearono con l'imperatore Barbarossa per porre fine alla sua esistenza. Ancona era però sostenuta dall'imperatore dell'Impero bizantino, Manuele Comneno.

Ancona, che già nel 1137 aveva respinto l'imperatore Lotario II e nel 1167 l'imperatore Federico Barbarossa, si preparava ad affrontare la prova più terribile: l'assedio del 1173guide rosse, volume Marche, pagina 88, Touring Editore, 1979, consultabile alla pagina.

L'assedio del 1173 min|upright=1.5|Francesco Podesti, Giuramento degli Anconetani, che raffigura un episodio dell'assedio del 1173 min|sinistra|il Palazzo degli Anziani di Ancona. Nel 1173* La fonte maggiore su quest'assedio è il volume Liber de obsidione Anconae, di Boncompagno da Signa, edito da Nicola Zanichelli nel 1937 e nuovamente da Viella nel 1999. Da esso, composto pochi anni dopo il fatto sono tratte tutte le notizie riportate in questo paragrafo. Un riassunto del testo di Boncompagno è consultabile su Storia d'Italia narrata al popolo italiano, di Giuseppe La Farina, alla pagina. La data dell'assedio oscilla tra il 1173 e il 1174; nel 1937 Giulo Carlo Zimolo, editore del principale documento di riferimento, chiarì definitivamente, attraverso una lettura comparata di tutti i documenti esistenti in merito, che l'evento avvenne nel 1173. Si veda a proposito: Leardo Mascanzoni, Boncompagno da Signa, l'assedio di Ancona e Bertinoro (1173) , edito nella “Nuova Rivista Storica”, XLI-III (Settembre-Dicembre 2007), pagine. 777-794. il Barbarossa, intenzionato a far valere i suoi diritti sulle città italiane che si comportavano come liberi comuni, inviò ad Ancona il suo luogotenente, l'arcivescovo Cristiano di Magonza, perché riuscisse a sottomettere una buona volta la repubblica dorica. Era la terza volta che l'Impero tentava di sottomettere Ancona nel giro di cinquant'anni: nel 1137 era stata assediata dall'imperatore Lotario II, nel 1167 dallo stesso Federico Barbarossa e in entrambi i casi le forze imperiali avevano dovuto desistere, anche grazie alla presenza del porto che rendeva impossibile isolare completamente la città. Questa volta, però, l'assedio aveva buone garanzie di riuscita, dato che le forze imperiali che circondavano la città potevano contare anche sull'alleanza con la flotta veneziana, che aveva bloccato il porto.

Il fatto che Venezia si fosse alleata con l'Impero (pur essendo formalmente in conflitto con esso, in quanto aderente alla Lega Lombarda) si spiega pensando alla rivalità commerciale che esisteva tra le due città marittime. Anche se il traffico marittimo di Ancona verso i porti orientali, pur attivissimo, non poteva essere paragonato a quello veneziano, nondimeno la Serenissima non gradiva l'esistenza di altre città marinare in Adriatico, mare in cui intendeva avere il monopolio dei traffici.

L'assedio fu lungo e pesante e gli alleati di Ancona, ossia la Repubblica di Ragusa, l'Impero Bizantino e le città dell'ex Esarcato di Ravenna, non potevano intervenire, in quanto non erano al corrente di ciò che stava succedendo.

Dopo alcune settimane gli imperiali inviarono un'ambasciata in città chiedendo la resa, il riconoscimento del potere imperiale e la consegna del console dell'Impero Bizantino; in cambio promettevano di risparmiare la vita ai cittadini. La richiesta di resa derivava da una considerazione: dopo il lungo assedio le riserve di cibo dovevano essere quasi finite e la città non avrebbe potuto resistere ancora a lungo. Gli anconitani erano effettivamente stremati dalla scarsità di cibo, ma ugualmente rifiutarono l'offerta e anzi riuscirono ad inviare degli emissari che, passando tra le file nemiche, si recarono a chiedere soccorso nelle città amiche della Romagna e dell'Emilia. L'episodio ispirò nell'Ottocento la tela di Francesco Podesti il Giuramento degli Anconetani.

Durante l'assedio sono da ricordare le gesta eroiche dell'eroina anconetana per eccellenza: Stamira (detta anche Stamura), una giovane vedova che con un gesto fulmineo appiccò il fuoco ad una botte piena di materie infiammabili, causando l'incendio di numerose macchine d'assedio nemiche, permettendo così ai cittadini di uscire dalle mura per rifornirsi di cibo; durante l'assedio rifulse anche l'eroismo del sacerdote Giovanni da Chiò, che in giorno di burrasca si gettò in mare per tagliare le gomene della nave Totus Mundus, ammiraglia della flotta veneziana che era ancorata nella rada del porto per il blocco del transito navale, mandandola a urtare contro altre navi e danneggiando così una parte della flotta.

Nel frattempo, alcuni cittadini erano riusciti a superare le truppe assedianti spingendosi a nord dell'Esino per richiedere una spedizione di soccorso. Con l'arrivo delle truppe della contessa di Bertinoro Aldruda dei Frangipani e del duca di Ferrara Guglielmo dei Marcheselli, si scatenò una battaglia che vide la sconfitta delle truppe imperiali. Le navi veneziane tolsero l'ancora e tornarono nella Serenissima. Ancona dunque uscì vittoriosa anche da quest'assedio, ed il periodo florido seguito alla vittoria permise di aumentare i traffici marittimi con l'Oriente e di ingrandire ed abbellire la propria cattedrale sul modello bizantino.