Un mezzo di comunicazione di massa, o medium di massa, è un mezzo in grado di veicolare informazioni a un vasto pubblico.

La locuzione fu coniata insieme all'espressione «comunicazione di massa» nella prima metà del XX secolo in ambito anglofono.D. McQuail, D., Sociologia dei Media, Bologna, Il Mulino, 5ª ed., 2005, p. 21, ISBN 978-88-1511956-8. Secondo la definizione di McQuail i "mezzi di comunicazione di massa", o "media di massa" (in inglese mass media), sono mezzi progettati per mettere in atto forme di comunicazione «aperte, a distanza, con tante persone in un breve lasso di tempo».

In altre parole la comunicazione di massa (quella classe dei fenomeni comunicativi che si basa sull'uso dei media) è costituita da organizzazioni complesse che hanno lo scopo di «produrre e diffondere messaggi indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione».L. Paccagnella, Sociologia della Comunicazione, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 96. Per più di quattro secoli, l'unico vero medium di massa è stata la «parola stampata», grazie all'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (tra 1455 e 1457).L. Paccagnella, Sociologia della Comunicazione, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 84.Rosengren, K.E., 2001, Introduzione allo studio della comunicazione, Bologna, Il Mulino, p. 158, ISBN 88-15-08248-4.

Agli inizi del XIX secolo, lo sviluppo delle ferrovie, insieme ai progressi nella distribuzione delle reti elettriche, crearono le condizioni per la nascita del secondo mezzo di comunicazione di massa: il telegrafo.L. Paccagnella, Sociologia della Comunicazione, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 90. Ad esso seguirono, con un crescendo sempre più rapido, il telefono, il cinema, la radio e la televisione.

La nascita e l'apertura in senso commerciale delle reti telematiche, in particolare l'avvento di Internet, costituiscono al momento la tappa più recente di questo percorso. In virtù dei tratti peculiari che mostrano (peraltro non tutti in antitesi rispetto ai cosiddetti «media tradizionali»), ci si riferisce ai dispositivi basati sulle nuove tecnologie di comunicazione in rete con l'espressione «nuovi media».L. Paccagnella, Sociologia della Comunicazione, Bologna, Il Mulino, 2010D. McQuail, Sociologia dei Media, Bologna, Il Mulino, 2005R. Stella, Sociologia delle comunicazioni di massa, Torino, Utet, 2012, ISBN 978-88-6008-370-8.G. Tipaldo, L'analisi del contenuto e i mass media, Bologna, Il Mulino, 2014, ISBN 978-88-1524832-9.

Etimologia e uso del termine Mass media (pronuncia inglese: ) è una locuzione mutuata dalla lingua inglese, come unione di mass (in italiano "massa"), con media (plurale di medium, di origine latina; traducibile con "mezzo [di comunicazione]"). Medium fu scelto perché la lingua inglese non possiede un termine con il doppio significato di "mezzo" (come strumento) e "qualcosa che sta a metà tra due poli" (cioè tra l'emittente di un messaggio e il destinatario).L. Paccagnella, Sociologia della Comunicazione, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 79, ISBN 978-88-15-13842-2

Il termine mass media è usato solitamente al plurale sia in italiano sia in inglese, dove il singolare mass medium è adoperato raramente e pressoché solo nella letteratura scientifica; occasionalmente si incontra in italiano medium di massa al singolare.

Sia medium che media pertanto sono voci di ritorno, ragion per cui in italiano vengono pronunciati sia (corretta pronuncia italiana).

Storia Gli esseri umani, per la maggior parte della storia, hanno accumulato ed elaborato informazioni stabilendo relazioni comunicative faccia a faccia, le persone, cioè, «interagivano scambiandosi forme simboliche o impegnandosi in altri tipi d'azione all'interno di un luogo fisico condiviso, il luogo in cui si incontravano»J.B. Thompson, Mezzi di comunicazione e modernità, Bologna, Il Mulino, 1998, p. 121.G. Tipaldo, L'analisi del contenuto nella ricerca sociale. Spunti per una riflessione multidisciplinare, Torino, Stampatori, 2007, p. 16. Al contrario, sempre più al giorno d'oggi «non possiamo sfuggire ai media, perché essi sono coinvolti in ogni aspetto della nostra vita quotidiana»R. Silverstone, Perché studiare i media?, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 15. In un mondo sempre più interconnesso, ogni persona conosce per lo più in modo indiretto, perché «l'ambiente reale è troppo complesso per consentire una conoscenza diretta. [...] E pur dovendo operare in questo ambiente è costretto a costruirlo su un modello più semplice per poterne venire a capo»W. Lippman, Public Opinion, 1922; trad. it. L'opinione pubblica, Roma, Donzelli, 1995, pp. 18-19. È parte ormai dell'esperienza comune, riconoscere che un ruolo centrale nel processo di formazione delle immagini mentali che costituiscono il modello semplificato di ambiente (pseudo-environment) cui allude Lippmann è giocato dai media di massa, in virtù della capacità che gli appartiene di proporsi come «fonti facilmente accessibili e fruibili per la rielaborazione di significati complessi, contribuendo a costruire e socializzare rappresentazioni di realtà che gli individui tendono sempre più a utilizzare come “guida pratica” di orientamento nella complessità del mondo».

Prima dell'invenzione della stampa lo sviluppo dei media è stato piuttosto lento in quanto i libri, molto costosi, erano destinati ai pochi che sapessero leggere. Con la rivoluzione industriale e la successiva invenzione delle rotative e della carta economica, le notizie, prodotte più facilmente, iniziarono a trasmettersi più velocemente. In sostanza, le invenzioni che si sono susseguite nell'Ottocento hanno permesso, da un lato, di trasportare messaggi a distanza più velocemente e, dall'altro, di raggiungere intere masse di pubblico letterato più capillarmente. La prima invenzione fu il telegrafo, cui seguirono il telefono e il cinema.

Nel Novecento (il «secolo delle masse») i media di massa sono entrati nelle case di tutti: prima la radio, poi la televisione e infine Internet. I media hanno cambiato le abitudini quotidiane di un numero sempre maggiore di persone.

Malgrado la diffusione della stampa dal XV-XVI secolo in poi, tra i più la diffusione dei media di massa si fa risalire al XX secolo. In tale periodo divenne per la prima volta possibile, grazie alla radio, la diffusione dell'informazione in "tempo reale", cioè senza nessun intervallo di tempo tra l'emissione del messaggio e la sua ricezione. Ciò consentì la possibilità di misurare scientificamente la ricezione dei messaggi e diede origine a parecchi studi.

Il susseguirsi di innovazioni tecnologiche consentì per la prima volta la riproduzione di contenuti in grandi quantità a basso costo. Le tecnologie di riproduzione fisica, come la stampa, l'incisione di dischi musicali e la riproduzione di pellicole cinematografiche consentirono la riproduzione di libri, giornali e film a basso prezzo per un ampio pubblico. Per la prima volta la televisione e la radio consentirono la riproduzione elettronica dell'informazione.

I media di massa erano (almeno alle origini) basati sull': secondo tale modello un'opera procura denaro in modo proporzionale al numero di copie vendute, mentre al crescere del volume di produzione, i costi unitari decrescono, incrementando ulteriormente i margini di profitto. L'industria dei mass media è all'origine di grandi fortune personali. Se inizialmente con media di massa si faceva sostanzialmente riferimento a giornali, radio e televisione, alla fine del XX secolo, si assiste alla prepotente affermazione di Internet e del computer. Attualmente anche i telefoni cellulari sono da considerare mezzi di comunicazione di massa, ma non dei media di massa, bensì dei media digitali (nuovi media), che con reti digitali veicolano informazioni sia 'uno-uno' che 'uno-tutti'.

Caratteristiche Se definiamo con la parola "media" gli strumenti attraverso cui avvengono i processi di mediazione simbolica in una data comunità di utenti, allora possiamo affermare che il primo strumento a disposizione dell'uomo è stato, sin dai tempi della preistoria, il suo stesso corpo, attraverso i gesti e i suoni. E la pietra con cui l'uomo preistorico disegnò i graffiti fu il suo primo "medium" esterno. Successivamente, la tradizione orale delle conoscenze tramandate da genitore a figlio avviò un processo evolutivo che portò a definire come media fondamentali tre principali veicoli d'informazione: testo scritto, immagini, suoni.

Nell'età moderna e contemporanea, è interessante osservare come la natura di questi media fondamentali non sia stata alterata: l'uomo impara sempre e comunque dal testo scritto (dal papiro, ai codici medievali, al testo stampato e fino al moderno ipertesto); l'uomo impara sempre e comunque osservando le immagini (dai primi graffiti alla fotografia e ai filmati); i suoni, memorizzati sullo spartito mediante uno specifico linguaggio, oggi sono registrabili su supporti magnetici ed ottici e la loro funzione di mediazione resta intatta.

Tipi di media di massa L'ampia gamma dei mezzi di comunicazione di massa può essere ordinata come segue:

Stampati (libri, opuscoli, giornali, fumetti, riviste, ecc.) dalla fine del XV secolo; Registrazioni (dischi in vinile, nastri magnetici, musicassette, CD, VHS, DVD ecc.) dalla fine del XIX secolo; Cinema dalla fine del XIX secolo; Radio dagli anni '20; Televisione dagli anni '30; Internet dagli anni '90.

Processo di comunicazione mediale Per processo di comunicazione mediale si intende un processo di comunicazione in cui l’emittente è rappresentato dalle stazioni televisive o da mezzi di comunicazione in formato cartaceo e il ricevente è il pubblico. L’analisi di tale processo può essere effettuata partendo dalla formula di Harold Lasswell costituita da cinque voci (Who, What, Whom, Where, What effects) che in termini più operativi possono essere tradotti in Emittente, messaggio prodotto, mezzo, pubblico, effetti e che tiene in considerazione tutti gli elementi della comunicazione:

Who (emittente) ossia le televisioni o le testate giornalistiche e radiofoniche chi lavora per costruire un messaggio; What (messaggio) il contenuto risultante da un processo di ideazione e produzione e distribuzione i codici utilizzati per esprimerlo; Whom (pubblico) il pubblico nelle diverse tipologie reale o potenziale, un pubblico che deve essere conosciuto attraverso ricerche e categorizzato a livello culturale o socio-demografico; Where (mezzo) l’emittente o il mezzo utilizzato che caratterizza il codice da utilizzare; What effects (effetti) gli effetti a breve o lungo termine ma anche come un determinato prodotto modifica il comportamento o i modelli culturali del pubblico.

Il processo di ideazione e produzione ha inizio nella fase di codifica, ossia di traduzione dell'idea in un testo (nel caso televisivo in immagini). Il prodotto deve guidare lo spettatore nel processo interpretativo ed attrarlo su determinati passaggi chiamati marcatori. Tali possono essere rappresentati da punti con effetti speciali o musicali, scene centrali di un racconto ecc.. Alla fase di codifica segue quella di decodifica, cioè di decodifica da parte del ricevente e deve essere considerato come il flusso comunicativo di risposta da parte del pubblico. Tale risposta è determinata dal processo interpretativo e di decodifica che il ricevente attua sulla base delle sue specificità. Gli effetti sono infine il risultato del doppio flusso codifica-decodifica del processo di comunicazione mediale e rappresentano la risultante nel pubblico dopo che è avvenuta l’interpretazione.

Aspetti sociali I media e la democrazia