Il disastro del K2 del 1986 è un insieme di eventi che tra il giugno e l'agosto 1986 causarono la morte di tredici alpinisti impegnati in diversi tentativi di ascensione sulla montagna del Karakorum.

Descrizione La situazione al campo base A partire dal giugno del 1986, quattordici spedizioni sono impegnate in tentativi di ascensione al K2.Diemberger 1998, cap. The Village on the Moraine Tre spedizioni puntano alla vetta per la via normale lungo lo sperone Abruzzi: una spedizione franco-internazionale guidata da Maurice Barrard, una spedizione sud-coreana organizzata in stile "classico" con ossigeno, ed una spedizione austriaca. Altre tre spedizioni mirano a salire per lo sperone sud-sud-ovest lungo la cosiddetta Magic Line: la spedizione solitaria di Renato Casarotto, una spedizione statunitense ed una polacca. La spedizione italiana di Quota 8000 ha i permessi per entrambe le vie di salita. Una spedizione britannica, guidata da Alan Rouse, punta a salire lo spigolo nord-ovest; una spedizione internazionale guidata da Karl Maria Herrligkoffer punta alla parete sud; una seconda spedizione statunitense mira a salire per la parete nord, dal versante cinese.

A queste spedizioni si sommano alcuni gruppi "sciolti", aggregati alle spedizioni principali. Una è composta da due alpinisti baschi, Mari Abrego e Josema Casimiro; un'altra, aggregata alla spedizione italiana, composta dall'alpinista e documentarista austriaco Kurt Diemberger con la sua compagna di cordata, la britannica Julie Tullis, una terza, composta dagli svizzeri Beda Fuster e Rolf Zemp, aggregata alla spedizione di Herrligkoffer; ed infine, in solitaria, Tomo Česen.

L'incidente della spedizione americana Il primo incidente ha luogo la mattina del 21 giugno. Una cordata statunitense, impegnata sulla Magic Line, viene investita da una valanga mentre sta salendo alla sella Negrotto: i due componenti, Alan Pennington e John Smolich, vengono travolti in pieno. Il corpo di Pennington viene ritrovato più tardi in giornata, e tumulato presso il memorial Gilkey, mentre il corpo di Smolich non viene ritrovato. La spedizione americana decide di conseguenza di abbandonare l'attività, mentre la spedizione di Quota 8000 decide di concentrarsi sulla sola ascensione per la via normale.Diemberger 1998, cap. Success and Tragedy - Russian Roulette?

L'incidente della spedizione Barrard Il 23 giugno la spedizione franco-internazionale di Barrard vede quattro persone in vetta: lo stesso Maurice Barrard, sua moglie Liliane, l'alpinista polacca Wanda Rutkiewicz, ed il giornalista ed alpinista francese Michel Parmentier. Nella stessa giornata anche i due baschi raggiungono la vetta. In discesa, mentre i baschi raggiungono subito il campo 4 a 8.000 m, gli altri decidono di bivaccare a 8.300 m, dove già avevano passato la notte precedente. Il tempo peggiora durante la notte, ed il giorno seguente i due gruppi si incamminano in discesa; il gruppo internazionale si divide ulteriormente, con Rutkiewicz e Parmentier avanti, e i coniugi Barrard più dietro. I Barrard smarriscono però la via, e non riescono più a scendere, mentre gli altri, aiutati anche da alcuni membri della spedizione italiana, riescono alla fine a rientrare al campo base. Il corpo di Liliane Barrard viene trovato più tardi ai piedi della montagna, mentre il corpo di Maurice sarà recuperato solo nel 1998.

Il successo italiano ed il primo incidente dei polacchi Il 5 luglio sia gli italiani che gli svizzeri raggiungono la cima, senza incidenti; il 6 luglio, tentano la vetta Diemberger e Tullis, ma devono rinunciare. Anche loro tornano senza problemi al campo base.

L'8 luglio i polacchi Jerzy Kukuczka e Tadeusz Piotrowski raggiungono la vetta, dopo aver aperto una nuova via sulla parete sud, e scendono lungo la via normale. Bivaccano a 8.300 m, dove aveva bivaccato la spedizione dei Barrard, ed il 9 luglio scendono al campo 4, dove trascorrono la giornata, per riprendere la discesa la mattina del 10 luglio. Poco sotto la spalla del K2, Piotrowski perde un rampone; nel tentativo di mantenersi in equilibrio, perde anche il secondo, e precipita. Il suo corpo non verrá mai ritrovato.

La morte di Renato Casarotto Il 12 luglio Renato Casarotto inizia un tentativo solitario sulla Magic Line, mantenendosi in contatto radio con la moglie Goretta, al campo base. Le condizioni dell'ascensione sono difficili, soprattutto a causa del cattivo tempo; il 16 luglio, dopo aver raggiunto quota 8300 m, Casarotto abbandona l'impresa e scende. Dopo aver raggiunto senza problemi il fondo della parete alle 19 circa, mentre scende sul ghiacciaio a soli venti minuti dal campo base, l'alpinista viene tradito dal cedimento di un ponte di neve ritenuto sicuro e sul quale erano transitate senza problemi intere spedizioni.

Cade così in un crepaccio profondo 40 metri: riesce comunque ad avvertire la moglie, che stabilisce il contatto radio pochi minuti dopo la caduta. Si mobilita una squadra di soccorso, che raggiunge il crepaccio e riesce ad estrarre l'alpinista; questi però è rimasto gravemente ferito dalla caduta, e muore poco dopo essere stato riportato alla luce. La salma verrà successivamente tumulata all'interno dello stesso crepaccio.Diemberger, 1998, cap. Julie Has Doubts Nel 2003 alcuni alpinisti kazaki ritrovano la salma, portata a valle dal movimento del ghiacciaio, e le danno sepoltura definitiva nei pressi del memorial Gilkey.Federica Cocchi, Il K2 veglia sempre Renato, in Gazzetta dello Sport, 2 ottobre 2003, sezione Alpinismo, pagina 35, consultabile online Una parte dei contatti radio con la moglie e il luogo della caduta vengono ripresi e inclusi nel docufilm K2 - Sogno e destino, girato da Kurt Diemberger e Julie Tullis.

Dal 28 luglio al 12 agosto Le partenze Nei giorni successivi le spedizioni rimanenti continuano a preparare l'ascensione alla vetta, in particolare gli austriaci ed i coreani lungo la via normale. Il maltempo però continua ad impedire ogni operazione. Una grossa valanga, staccatasi poco sotto la spalla dello sperone Abruzzi, trascina via alcuni dei campi intermedi: materiale appartenente a questi campi viene ritrovato nel detrito della valanga stessa, ai piedi della parete.Diemberger, 1998, cap. The Ice avalanche and the Riddle of the Teapot

Il 28 luglio il tempo comincia a dare segni di miglioramento, e le diverse spedizioni ancora presenti si preparano a salire. Nonostante si trovino sullo stesso percorso, però, le spedizioni rimarranno sempre indipendenti tra loro.

La spedizione britannica inizia il ritorno; rimangono solo il cineoperatore Jim Curran, ed il leader Alan Rouse, che vuole tentare la vetta insieme alla polacca Dobrosława Miodowicz-Wolf, detta Mrówka (formichina). Gli austriaci invece partono per il tentativo alla vetta, con una squadra di sei persone: Willi Bauer, Alfred Imitzer, Hannes Wieser, Mandi Ehrengruber, Siegfried Wasserbauer e Helmut Steinmassl. Steinmassl e Wasserbauer rientreranno poi al campo base il 29 luglio, mentre Ehrengruber scenderà il 31 luglio da campo 3.Diemberger, 1998, cap. The Decision - We Go Together

Il 29 luglio partono dal campo base Kurt Diemberger e Julie Tullis. Il 30 luglio vengono raggiunti dalla squadra coreana, composta da sei alpinisti e diversi portatori d'alta quota Hunza, guidati dal sirdar Muhammad Ali.

Nel frattempo, anche i polacchi si muovono, diretti alla Magic Line, con una squadra di sei persone: Janusz Majer, Krystyna Palmowska, Anna Czerwinska, Wojciech Wróż, Przemislaw Piesecki ed il cecoslovacco Petr Bozik.Diemberger, 1998, passim

L'avvicinamento ed il problema della tenda Il 31 luglio le due squadre arrivano poco sotto campo 3, dove riscontrano la distruzione causata dalla valanga dei giorni precedenti. Qui incontrano Ehrenberger in discesa; questi comunica che sia il campo 3 che il campo 4 sono completamente distrutti, salvo per una tenda coreana rimasta intatta al campo 3. I portatori Hunza si rifiutano di proseguire oltre; ne segue un'animata discussione tra loro e gli alpinisti coreani, alla fine della quale i portatori si convincono a procedere. I coreani salgono fino al campo 3, mentre Diemberger e Tullis rimangono più sotto. Wieser scende a campo 2 per prendere delle provviste, mentre Bauer stringe un patto con i coreani. Questi lasceranno agli austriaci l'utilizzo della tenda superstite per il campo 4; il 2 agosto gli austriaci saliranno in vetta, attrezzando la via con corde fornite dai coreani, per poi scendere a campo 3, mentre lo stesso giorno i coreani saliranno a campo 4, occupando la tenda nella notte per poi salire in vetta il 3 agosto.Diemberger, 1998, cap. The Korean Tent

Il 1º agosto gli austriaci salgono a campo 4, mentre Diemberger e Tullis salgono a campo 3, dove si trovano insieme ai coreani che stanno preparando le operazioni del giorno successivo. In giornata le due spedizioni vengono raggiunte dal duo Rouse-Wolf, partito più tardi.

Il 2 agosto i portatori Hunza, dopo aver raggiunto campo 4, iniziano la discesa, insieme a due degli alpinisti austriaci. Il 4 agosto il sirdar Muhammad Ali viene colpito da una scarica di pietre poco sotto il campo 1, e muore sul colpo.

Sempre il 2 agosto gli austriaci partono per il tentativo alla vetta, mentre le altre tre spedizioni si spostano dal campo 3 al campo 4. Qui sorgono in totale tre tende: quella coreana da tre posti, quella di Diemberger-Tullis da due posti, e quella di Rouse Wolf da due posti. Gli austriaci non riescono a raggiungere la vetta, e ad una quota di circa 8.300 m tornano indietro. Raggiunto il campo 4, non intendono scendere, ma decidono di fermarsi per riposarsi e ritentare la vetta due giorni dopo, nonostante la forte opposizione dei coreani. Gli alpinisti devono adattarsi ad una sistemazione di fortuna, in tende sovraffollate: due degli austriaci, Bauer e Wieser si sistemano con coreani, il terzo, Imitzer, con Rouse e Wolf. In un tale sovraffollamento gli alpinisti non riescono a riposare durante la notte, ed il giorno dopo li trova in pessime condizioni fisiche. I coreani, legati ad un'organizzazione molto rigida e dotati di ossigeno supplementare, partono ugualmente il 3 agosto, benché un po' in ritardo sulla tabella di marcia, mentre sia la coppia Diemberger-Tullis che quella Rouse-Wolf rinunciano alla salita.Diemberger, 1998, cap. The Lost Day

La vetta Alle 16.15 del 3 agosto i coreani raggiungono la vetta, e ritornano verso il campo 4. Uno degli alpinisti è però troppo stanco, e decide di fermarsi a bivaccare sul percorso, assicurato ad un chiodo da ghiaccio. Alle 18, la vetta viene raggiunta anche da tre membri della spedizione polacca - Piesecki, Wroz e Bozik - che sono riusciti a completare la Magic Line; questi sono però troppo provati per ridiscendere dalla stessa via, e puntano a campo 4 lungo la via normale. Durante la discesa, Wojciech Wróż cade da una corda fissa sul collo di bottiglia, probabilmente a causa della mancanza di un nodo di sicurezza al fondo della corda, e scompare. I suoi due compagni di cordata, sotto shock, arrivano al campo verso le due del mattino. Al campo vi sono undici persone: i tre austriaci e i due coreani rientrati nella tenda coreana, Diemberger e Tullis nella loro tenda, Wolf nella sua tenda con Piesecki e Bozik, ospitati da Rouse, che preferisce passare la notte in una nicchia nella neve.