Piedimonte Etneo (Piamunti in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Geografia fisica
Piedimonte dista da Catania e 49 da Messina. Il territorio del Comune di Piedimonte Etneo si estende sul versante nord-est dell'Etna per circa ettari, di cui 794 ricadono nel territorio del Parco dell'Etna, tra le quote 130 e . Il suo confine si sviluppa lungo il vallone Zambataro fino a Ponte Boria, passa da contrada Morabito, Vallone Santa Venera, percorrendolo fino a Presa, da qui seguendo il limite settentrionale delle lave di Scorciavacca giunge fino a serra Buffa, Monte Frumento delle Concazze e Pizzi Deneri, a questo punto scendendo verso Monte Zappinazzo, Case Bevacqua, Rocca Campana e Terremorte si ricollega con il Vallone Zambataro. Il paesaggio è caratterizzato dalla coesistenza di due territori nettamente differenti: uno tipicamente vulcanico, con colate laviche datate o recenti, l'altro sedimentario solcato da incisioni torrentizie.
Flora Pur essendo esteso parecchio in altitudine, quasi raggiungendo con Pizzi Deneri, a quota , la parte sommitale del vulcano, lo sviluppo delle aree naturali è limitato rispetto alle zone antropizzate. Infatti tutta l'area collinare, dai 300 ai . circa si presenta coltivata. Nella fascia più bassa, a partire con il confine con Fiumefreddo di Sicilia, ritroviamo una sempreverde, il terebinto o "scornabeccu", che insieme al rovo, alla ferula, alla felce aquilina, al ricino caratterizza questi luoghi. Ad di altitudine troviamo sia boschi di castagno e roverella che terreni destinati al pascolo e alberati là dove prima c'erano seminativi e vigneti abbandonati. Proseguendo verso quota ecco comparire esemplari di pino laricio e di betulla dell'Etna. Sul fronte lavico troviamo la vegetazione tipicamente pioniera: saponaria, astragalo, ginestra.
Le aree coltivate nel territorio di Piedimonte Etneo, prevalenti, come abbiamo visto, su quelle a vegetazione naturale, si estendono dal suo estremo confine orientale fino ai di monte Stornello, e seguono una progressione ben precisa. Nella fascia più bassa, al confine con Fiumefreddo di Sicilia, si insediano le colture di agrumi (che non superano i ): arance, mandarini, clementine e limoni, coltivati su terreni totalmente terrazzati. A queste quote è anche discretamente sviluppata la coltivazione dell'ulivo. Salendo in altitudine, a partire dai 450 metri, troviamo i vigneti: Piedimonte fa parte della fascia di produzione dei vini D.O.C. dell'Etna, e, infatti, la qualità denominata Nerello mascalese dà un ottimo vino Etna rosso D.O.C. Questo tipo di vite viene coltivata soprattutto ad alberello, che è il metodo più tradizionale, in misura minore è possibile riscontrare vigneti coltivati a "tendone" e soprattutto a "spalliera". Altri vitigni coltivati sono il Carricante e il Nerello cappuccio; quest'ultimo ha caratteristiche complementari a quelle del Nerello mascalese e non a caso, per tradizione, i due vitigni vengono utilizzati in taglio per produrre i vini rossi tipici dell'Etna. In particolare il Nerello cappuccio permette di ottenere vini con una colorazione più intensa e con una struttura più solida e longeva, che bene si sposano con l'eleganza e la linearità dei vini prodotti con il Nerello mascalese. Il Carricante, che produce vini bianchi (fra cui l'Etna bianco D.O.C.) è il secondo vitigno chiave della viticoltura etnea, anche se la sua coltivazione si è quasi sempre limitata al versante orientale del vulcano e a zone più elevate ove il Nerello mascalese fatica in genere a raggiungere una perfetta maturazione. In contemporanea ai vigneti troviamo i frutteti che offrono diverse qualità di mele (Red Delicious, Golden Delicious, Cola e Gelato Cola), pere (fra cui la varietà pera coscia), pesche e ciliegie. Dai 1000 metri in su incontriamo noccioleti e castagneti.
Fauna La diffusione dell'agricoltura nel territorio piedimontese determina la presenza di specie animali poco specializzate che possono frequentare sia le coltivazioni e i centri abitati, sia le aree cespugliate e i boschi delle quote medio alte. Nei pressi dei centri abitati, dove è diffusa un'agricoltura tradizionale, con piccoli appezzamenti coltivati a frutteti, vigneti e orti, troviamo specie molto comuni quali: il rospo, il geco, la lucertola, il pettirosso, il passero, il fringuello, il cardellino, il merlo, il topo (domestico e selvatico), la donnola, il riccio e varie specie di chirotteri. A queste, nelle zone coltivate a maggior estensione, che comprendono anche i noccioleti e vigneti delle quote più alte, si aggiungono il coniglio selvatico, la gazza, la cornacchia grigia, l'assiolo e il barbagianni. Gli ambienti boschivi ospitano, oltre al ghiro e al quercino soprattutto una ricca fauna aviaria: colombaccio, cuculo, picchio rosso, cinciallegra, ghiandaia, fanello, zigolo nero. A partire dai di altitudine, dove i boschi si alternano zone aperte, troviamo la lepre, il calandro e la monachella. Un cenno a parte merita la volpe, che essendo particolarmente adattabile, si trova in tutti gli ambienti citati, da quelli più antropizzati fin nelle zone altomontane al limite della vegetazione.
Origine del nome La denominazione attuale risale al 1862, quando il Consiglio Civico, su richiesta del Prefetto della Provincia, che faceva rilevare l’esistenza nel Regno d’Italia di un altro paese con lo stesso nome (Piedimonte d’Alife), deliberò che per distinguerlo dall’altro suo omonimo all’originario nome di Piedimonte fosse aggiunta la parola “Etneo”.
In realtà il toponimo originale con il quale era conosciuto il luogo dove sorsero le prime case del paese era Belvedere, in riferimento alla magnifica vista che si può osservare dal colle in cui sorge, sul versante sud-orientale dell'Etna. Il nome compare, infatti, in vari documenti e lo storico Vito Amico, nel suo Dizionario topografico della Sicilia, del 1756, ne fa un preciso accenno, confermandone la tesi. Esso divenne Piemonte, e successivamente Piedimonte, nel XVII secolo, per volere dei nobili Gravina Cruyllas, tuttavia continuando ad essere chiamato col nome precedente per gli anni a venire.
Storia
Piedimonte Etneo nel suo nascere, agli albori del XVII secolo, fu battezzata con il nome di Belvedere, grazie agli incantevoli panorami che si ammirano dalla collina ove sorge, sita ai piedi del versante orientale dell'Etna. All'epoca il territorio faceva parte dei possedimenti dei Gravina Cruyllas, baroni di Francofonte e principi di Palagonia, e fu appunto Ignazio Gravina Cruyllas che nel 1650 stabilì sul feudo Bardella, della Baronia di Calatabiano, "una nuova habitatione" chiamandola Piemonte. Successivamente il nipote, Ignazio Sebastiano Gravina Amato, nonostante l'opposizione della vicina Linguaglossa, ottenne dal Tribunal del Real Patrimonio la licenza (licentia populandi) di popolare il feudo. L'atto di vendita fu stipulato il 30 agosto 1687, seguito il 22 settembre dal decreto viceregio che sanciva la nascita del nuovo paese. Ottenuta licenza e lasciata Palermo, Ignazio Sebastiano si trasferì nella baronia, dove si fece costruire due dimore: una all'"Aquicella" (detta Castello di San Marco) e l'altra a Piedimonte. Dal 1689 egli dimorò stabilmente a Piedimonte e da qui seguì personalmente la realizzazione di nuove abitazioni da destinare ai coloni. Già nel 1687 aveva fatto costruire il palazzo baronale, dei forni e nel 1693, un anno prima della sua morte, la chiesa di Sant'Ignazio, prima matrice di Piedimonte, che il Principe volle dedicare al culto di Sant'Ignazio di Loyola. A partire dal 1695, con l’investitura di Ferdinando Francesco, figlio primogenito del fondatore, iniziò per Piedimonte un periodo di grande sviluppo e di profonde trasformazioni. Al nuovo principe si deve infatti l’espansione settecentesca e la realizzazione di una serie di importanti opere pubbliche e civili. Dalla prima metà del XVIII secolo ci fu l’apertura dello “stradone” e la realizzazione del magnifico fondale stenografico di Porta San Fratello, vennero edificati l'acquedotto, il carcere, la chiesa di San Michele Arcangelo e il convento dei Cappuccini. In questo periodo si registra un rilevante aumento della popolazione, infatti molti furono gli immigrati provenienti dai paesi vicini, alcune famiglie vennero addirittura dalla Calabria e da Palermo, al seguito del principe. Piedimonte Etneo continuò a crescere nel corso del XVIII secolo, con l'apertura di nuove larghe strade, la costruzione di palazzi lungo il corso principale e della Chiesa Madre, con l'ampia piazza adiacente. Nel 1812 venne elevato a comune e il primo sindaco fu Domenico Voces Todaro, che era stato più volte amministratore civico. Nel 1826, a seguito delle richieste da parte della popolazione e del sindaco alla corte, re Ferdinando I acconsentì allo scorporo di San Basilio (l'attuale Presa) da Fiumefreddo e alla sua annessione a Piedimonte.
Sul finire del XIX secolo la politica piedimontese fu offuscata da gravi fatti di corruzione e clientelismo, per i quali venivano concessi favoritismi ai parenti dei politici, mentre la popolazione soffriva per le condizioni indigenti in cui era costretta a vivere. Venne così sciolto il consiglio comunale e si chiese, direttamente a re Umberto I, la nomina di un commissario che potesse prendere provvisoriamente le redini del paese. La risposta da Roma non si fece attendere e come da decreto del 28 agosto 1896, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, venne nominato il cav. Nicola Finelli .
Nel 1895 Piedimonte venne edificata la stazione ferroviaria, che permise il collegamento a Giarre.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 6 febbraio 2003.
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Lo stemma è suddiviso in due partizioni: nella prima è raffigurato l'Etna, innevato e fumante, e il paese adagiato sulla collina, con la porta San Fratello al suo ingresso; la seconda, riprende l'arma dei Gravina Cruyllas (troncato: al 1º d'azzurro, alla gemella d'oro in banda, accompagnata in capo da una stella a 10 raggi, d'argento; nel 2º d'azzurro, alla banda scaccata di due file d'argento e di rosso).
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa Madre, dedicata alla Madonna del Rosario (centro storico) Chiesa di Sant'Ignazio (centro storico) Convento dei Cappuccini (centro storico) Santuario di Santa Maria di Vena (frazione omonima) Santuario di San Gerardo (frazione omonima) Chiesa di Maria Santissima delle Grazie (Presa) Chiesa del Calvario (Presa Superiore) Chiesa di San Michele Arcangelo (centro storico) Abbazia del XII secolo intitolata a San Michele Arcangelo (Contrada Fogliarino). Architetture civili Porta San Fratello