Un arco trionfale o arco di trionfo (lingua inglese triumphal arc; lingua francese arc de triomphe; lingua tedesca Triumphbogen) è una struttura monumentale basata su di un'unità architettonica d'archi (almeno uno ma anche diversi altri) e trabeazione su pilastri, spesso progettata per attraversare una strada e solitamente isolato, cioè non collegato ad altri edifici. Nella sua forma più semplice, è costituito da due massicci pilastri collegati da un arco, tipicamente coronato da una trabeazione piatta o da un attico su cui può essere montata una statua o che reca iscrizioni commemorative. La struttura principale è spesso decorata con intagli, rilievi scolpiti e scritte dedicatorie.. Esemplari più elaborati possono avere più archi o, in un tetrapilo, passaggi che conducono in quattro direzioni.
Gli archi trionfali sono una delle tipologie più influenti e distintive dell'architettura romana, sviluppati nel II secolo a.C., durante la Repubblica romana (509-27 a.C.) e massicciamente diffusisi al tempo dell'Impero romano (27 a.C.-395).. Frutto della maestria romana nella costruzione di arco e volto, l'arco trionfale (in lingua latina fornix e successivamente arcus) commemorava generali vittoriosi o eventi pubblici significativi (ad esempio la fondazione di nuove colonie o la costruzione di una strada o di un ponte) in età repubblicana, divenendo poi strumento di propaganda del princeps in età imperiale (celebrazione di vittorie militari o ascesa al trono, memoriale di un familiare defunto, omaggio di una città o colonia, ecc.). Gli archeologi distinguono tra "arco trionfale" vero e proprio, costruito per celebrare un trionfo, a un tempo cerimonia civile e rito religioso precipua dell'Antica Roma indetta dal Senato romano in seguito a una vittoria militare, "arco commemorativo" o "arco onorario", costruito essenzialmente dall'imperatore romano per celebrare sé stesso, e l'arco, tipicamente nelle mura cittadine, che era semplicemente una grande porte d'accesso alla città. Spesso, gli archi trionfali romani erano struttura nate in legno ed altri materiali deperibili solo successivamente sostituiti da archi in pietra. La maggior parte dei reperti antichi sopravvissuti proviene in realtà dagli altri due gruppi.
La sopravvivenza di grandi archi trionfali romani come l'Arco di Tito (81 d.C.) o l'Arco di Costantino (315) ha ispirato molti stati e sovrani post-romani, fino ai giorni nostri, ad erigere i propri archi trionfali a imitazione di quelli romani. Archi trionfali in stile romano sono stati costruiti in molte città in tutto il mondo a cavallo tra XVIII e XIX secolo, tra cui ricordiamo l'Arco di Trionfo (Parigi), l'Arco di trionfo di Narva (San Pietroburgo), il Marble Arch e il Wellington Arch (Londra). Dagli Anni 1820, gli archi sono spesso porte commemorative e memoriali di guerra o porte cittadine, come la Porta di Brandeburgo (Berlino), il Washington Square Arch (New York) o la Porta dell'India (Nuova Delhi), che, sebbene ispirate agli archi trionfali, furono costruite per commemorare le vittime di guerra, per commemorare un evento civile (ad esempio l'indipendenza del paese) o per fornire un ingresso monumentale a una città, anziché per celebrare un successo militare o il generale che l'aveva conseguito.
In architettura, "arco trionfale" è anche il nome dato all'arco diaframma sopra l'ingresso del presbiterio di una chiesa medievale dove può essere collocato un crocifisso (da cui il più diffuso nome di "arco santo") e più in generale una combinazione di «una porta grande e due piccole» come fatto da Leon Battista Alberti (1404-1472) per il Tempio Malatestiano (Rimini) e la basilica di Sant'Andrea (Mantova)..
Archi trionfali romani
L'uso dell'arco a tutto sesto, della volta e della cupola marcano il distinguo tra l'architettura romana e l'architettura greca e furono facilitati dall'uso romano dell'opera cementizia (in lingua latina opus caementicium) e del laterizio... L'uso dell'arco in sé fu con buona probabilità diffuso nella Penisola italiana dagli Etruschi e ripreso dai romani, insieme ad altri elementi architettonici,. che ne fecero la base per lo sviluppo di tutte le loro più iconiche realizzazioni: acquedotti, ponti, anfiteatri e cupole. Sempre dagli Etruschi i romani appreso l'uso di archi come porte o portali di accesso alle città. Gli originari archi trionfali etruschi, esempio dei quali si trova oggi a Perugia e Volterra, erano a campata singola e già riccamente decorati..
I due elementi chiave dell'arco trionfale romano – arco a tutto sesto e trabeazione quadrata – erano già stati utilizzati a lungo ma come elementi architettonici separati nell'architettura greca. Gli Antichi greci, infatti, preferivano l'uso delle trabeazioni nei loro templi e limitavano quasi interamente l'uso dell'arco a strutture sottoposte a pressione esterna, come tombe e fogne. L'arco trionfale romano combinava un arco a tutto sesto e una trabeazione quadrata in un'unica struttura indipendente. Quelle che originariamente erano colonne di sostegno divennero elementi puramente decorativi sulla superficie esterna dell'arco, secondo il modello pseudodiptero già tipico del tempio romano,.. mentre la trabeazione, liberata dal suo ruolo di supporto dell'edificio, divenne la cornice per i messaggi civici e religiosi che i costruttori dell'arco desideravano trasmettere attraverso l'uso di statue ed elementi simbolici, narrativi e decorativi.
Descrizione
L'arco trionfale romano tipico era affiancato da colonne corinzie o composite su stilobate, usate per inquadrare pannelli scolpiti. Nei primi archi, le colonne, come anticipato, erano incassate ma, a partire dal II secolo, furono staccate dalle pareti. Sopra le colonne s'innestava la trabeazione, sormontata da un alto attico riportante iscrizioni dedicatorie in grandi caratteri latini. L'attico era a sua volta coronato da un gruppo scultoreo, di norma con una quadriga.
Gli archi più grandi spesso avevano tre arcate o fornici, quella centrale significativamente più grande. La tipologia di arco più rara, con passaggi in entrambe le direzioni, spesso posta in corrispondenza di una intersezione stradale, è chiamata tetrapilo , , poiché presenta quattro pilastri. Ne esiste un'ulteriore variante chiamata tetrachionio, , è un tetrapilo privo di copertura centrale con i quattro pilastri angolari sostituiti da altrettante strutture coperte autonome, tra loro separate, come l'Arco di Palmira. Gli archi romani sono solitamente approssimativamente cubici, come l'Arco di Settimio Severo (Leptis Magna) o l'Arco di Tito, ma gli esempi post-romani tendono ad essere oblunghi, con facce principali ben definite e facce laterali più piccole, similarmente all'Arco di Costantino. L'arco a tre fornici sulla facciata lunga e fornici alle estremità, quindi con otto pilastri, è detto ottopilo, , come nel caso del recente (XIX secolo) Arco di Trionfo del Carrousel a Parigi. Rarissimi i casi di archi a due fornici,. come l'Arco di Germanico (Saintes), 18-19 d.C.
La decorazione di un arcus serviva a costante promemoria visivo del trionfo e del trionfatore. In quanto tale, si concentrava su immagini concrete piuttosto che su allegorie. La facciata era ornata da colonne di marmo, mentre i pilastri e gli attici da cornici decorative. Pannelli scolpiti raffiguravano vittorie e conquiste, le gesta del trionfatore, le armi catturate dal nemico o la processione trionfale stessa. I pennacchi solitamente raffiguravano Vittorie alate, mentre l'attico era spesso decorato con un'iscrizione dedicatoria che nominava e lodava il trionfatore. Anche i pilastri e i passaggi interni erano decorati con rilievi e sculture indipendenti. La volta era ornata da cassettoni. Alcuni archi trionfali erano, come anticipato, coronati da una statua o da un currus triumphalis, un gruppo di statue raffiguranti l'imperatore o il generale su una quadriga.. Le iscrizioni sugli archi trionfali romani erano opere d'arte in sé, con lettere finemente intagliate, a volte dorate. La forma di ogni lettera e la spaziatura tra di esse erano attentamente progettate per la massima chiarezza e semplicità, senza alcun fronzolo decorativo, enfatizzando il gusto romano per la sobrietà e l'ordine. Questa concezione di quella che in seguito divenne l'arte tipografica rimase di fondamentale importanza fino ai giorni nostri.
Storia
Si sa poco di come gli Antichi romani considerassero gli archi trionfali. Gli unici autori della letteratura latina a parlarne diffusamente furono Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.) e Plinio il Vecchio (23-79 d.C.). A Livio dobbiamo la datazione dei sopracitati primi esemplari al II secolo a.C., mentre Plinio li descrisse più approfonditamente, riportando che avevano lo scopo di «elevare al di sopra del mondo ordinario» l'immagine di una persona onorata, solitamente raffigurata sotto forma di statua con una quadriga.. Tuttavia, i progetti degli archi trionfali imperiali romani, sempre più elaborati nel tempo e, come visto, legati a precise caratteristiche, erano chiaramente intesi a trasmettere una serie di messaggi allo spettatore.
Il termine moderno "arco trionfale" deriva dall'idea che quest'unità architettonica fosse legata all'assegnazione e alla commemorazione del trionfo, a un tempo cerimonia civile e rito religioso precipua dell'Antica Roma, a generali romani vittoriosi previo voto autorizzativo del senato romano. I primi archi eretti per commemorare un trionfo furono realizzati all'epoca della Repubblica romana, erano chiamati fornix (lett. "fornice") e recavano immagini che descrivevano e commemoravano la vittoria e il trionfo. I primi esemplari noti, legati a testimonianze degli storici romani, datano al II secolo a.C., nel contesto delle Guerre puniche. Lucio Stertinio eresse due fornici nel 196 a.C. nel Foro Boario per commemorare le sue vittorie in Hispania Ulterior.. Un altro fornice fu costruito sul Campidoglio da Publio Cornelio Scipione nel 190 a.C. (c.d. "Arco di Scipione l'Africano"). e Quinto Fabio Massimo Allobrogico ne costruì uno nel Foro Romano nel 121 a.C. (c.d. "Fornix Fabianus"), ancora esistente al tempo di Cicerone (106-43 a.C.). Nessuna di queste strutture è però sopravvissuta e si sa poco del loro effettivo aspetto.
Le pratiche trionfali romane cambiarono significativamente all'inizio del periodo imperiale, quando il princeps Augusto (r. 27 a.C.-14 d.C.) decretò che i trionfi ed i relativi onori fossero riservati ai soli membri della famiglia imperiale: in pratica, ciò significava l'imperatore regnante o i suoi consanguinei. Il termine fornix fu allora sostituito da arcus (lett. "arco"). Mentre i fornici repubblicani potevano essere eretti da un trionfatore a sua discrezione e a sue spese, gli archi imperiali erano sponsorizzati da decreti del senato o da ricchi detentori di alte cariche per onorare e promuovere gli imperatori, il loro ufficio e i valori dell'impero. Gli archi non erano necessariamente costruiti come ingressi, ma – a differenza di molti archi trionfali moderni – erano spesso eretti attraverso le strade ed erano destinati a essere attraversati, non aggirati, da cui la necessità di decorarne anche l'interno.