Ha condotto la Nazionale del suo Paese alla qualificazione ai Mondiali del 1970, selezionandone i giocatori e forgiandone l'assetto tattico. La squadra, considerata da molti la più forte di ogni tempo, giocò dodici partite tra qualificazioni ed eliminatorie, ottenendo altrettante vittorie.
Biografia Saldanha nacque ad Alegrete, nello Stato di Rio Grande do Sul, nel 1917. Si trasferì a Rio de Janeiro all'età di quattordici anni e, ventenne, divenne leader studentesco grazie al suo grande carisma (militò tutta la vita nel Partito Comunista Brasiliano). A trentatré anni svolse l'apprendistato presso uno studio notarile. Giocò a calcio a livello professionistico, per pochi anni, col Botafogo e praticò con successo anche il basket. "João senza paura" - era questo il suo soprannome - si diede poi allo studio del giornalismo,. diventando uno dei più celebri ed illustri scrittori sportivi brasiliani, dedicandosi in seguito all'attività di commentatore per la radio e la televisione. Era noto per le critiche pungenti ma ponderate che muoveva all'indirizzo di giocatori, tecnici e squadre di calcio. Nel 1944 partecipò, in qualità di cronista, allo storico Sbarco in Normandia.
Carriera Botafogo
Nel 1957, il Botafogo gli offrì la direzione tecnica della squadra in crisi, nonostante la sua totale mancanza d'esperienza. Il club si aggiudicò il campionato statale quello stesso anno, unico successo ottenuto dall'allenatore durante la sua gestione. Nel 1959 rassegnò le proprie dimissioni come forma di protesta per le cessioni di Paulo Valentim e Didi, benché la sua posizione fosse già in discussione per via dei cattivi rapporti sia con i dirigenti che con i giocatori. Negli anni successivi tornò ad occuparsi di giornalismo.
Nel 1969, il presidente della Federcalcio brasiliana, João Havelange, decise di proporgli la panchina della Nazionale, nella speranza che i giornalisti criticassero meno una squadra che aveva uno di loro come allenatore.
Eliminatorie per la Coppa del Mondo 1970 Alla conferenza stampa organizzata per la presentazione, il neo allenatore elencò ai suoi ex colleghi giornalisti i nomi degli undici giocatori titolari e delle undici riserve con i quali intendeva conquistare i Mondiali che si sarebbero disputati due anni più tardi in Messico. Mai nessuno prima d'allora aveva fornito con tanto anticipo i nominativi dei calciatori che avrebbero composto la rosa.
La selezione brasiliana era reduce da un'edizione del Mondiale, quella svoltasi in Inghilterra nel 1966, in cui non fu in grado di superare il girone eliminatorio. Saldanha formò una compagine costituita per la maggior parte da giocatori provenienti dal Santos, provocando le critiche degli addetti ai lavori che giudicavano quella formazione ormai logora. La squadra venne impostata con il modulo 4-2-4, con il quale fu possibile far coesistere cinque giocatori che nei rispettivi club giocavano da numero dieci: Pelé, Rivelino, Gérson, Tostão e Jairzinho. Il tecnico soprannominò i suoi giocatori "fiere" e il gruppo divenne noto come "Le fiere di João".
Nel 1969 il Brasile giocò sei gare di qualificazione, vincendole tutte. Nonostante gli ottimi risultati, Saldanha venne pubblicamente attaccato dall'allenatore del Flamengo Yustrich e si presentò al confronto, a quanto si suppone, brandendo una pistola. La fiducia della torcida venne comunque riconquistata. Un sondaggio rivelò le vertiginose punte di popolarità raggiunte dal tecnico, appoggiato dal 78% della popolazione a Rio e dal 68% a San Paolo. La Seleção riuscì pure ad aggiudicarsi prestigiose amichevoli, come quella disputata allo stadio Maracanã contro l'Inghilterra campione del Mondo e vinta 2-1, di fronte a centosessantamila spettatori.
Ciononostante, il rapporto con la dirigenza cominciò ad incrinarsi, per diverse ragioni. Saldanha era comunista ed il Brasile era governato da una giunta fascista retta dal presidente Emílio Garrastazu Médici. Questi venne informato da Jarbas Passarinho, Ministro dell'Educazione, di tali simpatie politiche. Contestualmente, il dittatore cominciò ad imporre la convocazione di alcuni giocatori, in particolare quella dell'attaccante Dadá Maravilha dell'Atletico Mineiro. L'allenatore sbottò dicendo: Egli, dal canto suo, non fece nulla per ingraziarsi le simpatie della giunta militare, sostenendo addirittura la superiorità dei calciatori di colore rispetto a quelli bianchi. Un altro aspetto problematico riguardava Pelé: secondo Saldanha "O Rey" non era in grado di vedere correttamente e perciò considerava a rischio la sua partecipazione ai Campionati Mondiali. Inoltre sorsero dei contrasti anche con il vice allenatore, il quale presentò le proprie dimissioni. A distanza di 406 giorni dalla nomina, è lo stesso João Havelange ad esonerarlo dalla guida della squadra, il 17 marzo 1970. Dopo aver effettuato un sondaggio per Dino Sani, la panchina della Nazionale verrà affidata a Mário Zagallo, ex calciatore che aveva conquistato con la maglia verdeoro i Mondiali del 1958 e del 1962.
Morte Successivamente Saldanha tornò al giornalismo. Morì nel 1990 all'età di 73 anni, a Roma, dove si trovava per commentare i Mondiali per l'emittente brasiliana Rede Manchete.
Palmarès Allenatore Competizioni statali
Botafogo: 1957
Note
Bibliografia Franco Rossi, , Limina edizioni 1998, ISBN 88-86713-72-X. João Maximo, João Saldanha: sobre nuvens de fantasia, Ediouro Publicações, ISBN 8573164085.
Videografia
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Comunisti in Brasile